IL CALVINISMO ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO 1. La storia del fondatore

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 Introduzione

 

Mi rendo conto che affrontare un argomento del genere sia assolutamente impegnativo soprattutto considerando le tante inchieste, indagini, disquisizioni teologiche che sono stati fatti nel corso dei secoli. Tuttavia non si può fare a meno di osservare un proliferare dell’ideologia calvinista anche nello stesso movimento “dei fratelli”.

 

Ciò che mi spinge ad analizzare i famosi cinque punti del Calvinismo conosciuti con la sigla TULIP, non è assolutamente uno spirito polemico o di giudizio, ma il desiderio di conoscere correttamente quale sia il pensiero del Signore, pur essendo consapevoli delle nostre debolezze.

Per questo motivo, lo scopo di questo studio non sarà solo quello di analizzare da vicino questi cinque punti ma dire come il salmista:

“Insegnami, o Signore, la via dei tuoi statuti e io la seguirò sino alla fine” (Sl 119:33).

 

 

La vita di Giovanni Calvino: gli anni della formazione

 

Jean Cauvin, latinizzato in Johannes Calvinus, nacque il 10 Luglio 1509, nella città francese di Noyon, in Piccardia dove il padre Gérard si era trasferito dalla vicina Pont- L’Eveque nel 1481.

Gérard Cauvin, già segretario di cancelleria, fu avvocato del vescovo di Noyon, poi funzionario delle imposte e ancora segretario del vescovo, con il quale ebbe gravi contrasti tanto da essere scomunicato. Il padre di Calvino morì nel 1531.

La madre, Jeanne Lefranc, ebbe altri tre figli: il maggiore, Charles, che morì nel 1536 e dopo Giovanni, Antoine, che vivrà a Ginevra con il fratello e François, morto in tenera età.

La madre di Calvino morì nel 1515 ed il vedovo Gérard si risposò, avendo altre due figlie, una delle quali, Marie, vivrà anch’essa a Ginevra con i fratellastri.

 

Poche sono le informazioni sulla giovinezza del futuro riformatore. In ogni caso, Calvino fu iscritto in uno dei collegi che costituivano l’Università della capitale anche se non è chiaro se, dapprima, in quello di Sainte-Barbe dove avrebbe avuto come maestro il noto Mathurin Cordier o se in quello di La Marche, per poi passare sicuramente al collegio di Montaigu, continuandovi lo studio quinquennale delle arti liberali, con la prospettiva di scegliere i corsi superiori di teologia, legge e medicina.

 

Giovanni conseguì il diploma in arti liberali e verso il 1528 si trasferì ad Orléans per studiare diritto civile nella locale università. Infatti a Parigi questa disciplina non era insegnata, essendo limitato lo studio della giurisprudenza al solo diritto canonico. L’università di Orléans, fondata nel 1306, era la quarta di Francia, dopo quelle di Parigi, Tolosa e Montpellier, ma la più rinomata per i suoi corsi di diritto.

 

Sembra che lo studio dei testi dell’umanista Guillame Budé, gli studi giuridici De Asse et partibus eius e le Annotationes in quatuor et viginti Pandectarum libros, ma anche il suo De transitu hellenismi ad Christianismus, dove il Budé considera, nello spirito dell’umanesimo cristiano, la cultura classica una preparazione all’annuncio dell’Evangelo, siano stati meditati attentamente da Calvino che si mostrò interessato ai nuovi principi umanistici.

Andò per un anno a Bourges ad ascoltare le lezioni dell’italiano Andrea Alciato e ad apprendere il greco dal tedesco Melchior Wolmar, un professore che poi verrà espulso dall’Università per la sua fede luterana che egli condivideva con un cugino di Calvino, Pietro Olivetano, anch’egli presente a Bourges.

Nulla fa ritenere che essi abbiano esercitato influssi di carattere religioso su Calvino, il quale continuò a occuparsi di diritto e di studi umanistici, tanto che il primo scritto di Giovanni fu Il Commento al De clementia di Seneca, un ‘opera di sola erudizione, pubblicato a sue spese fino ad indebitarsi nell’aprile del 1532.

A motivo della morte del padre, alla fine di maggio del 1531, Calvino tornò brevemente a Noyon, dove ottenne il rinnovo del beneficio ecclesiastico.

 

A Orléans conseguì la laurea in diritto civile il 14 febbraio 1532, fu nominato sostituto annuale del procuratore di Orléans e l’anno successivo è documentata ancora la sua presenza a Noyon, mentre nell’ottobre 1533 si trasferiva nuovamente a Parigi.

 

 

L’adesione alla Riforma

 

Fu probabilmente l’illusione che il re simpatizzasse con le posizioni riformatrici della sorella Margherita, di Gérard Roussel e di Lefèvre d’Estaples, a spingere il neo-rettore dell’università parigina, Nicolas Cop, amico di Calvino, ad auspicare, il 1° novembre 1533, nel suo discorso di inaugurazione del nuovo anno accademico, la riforma della Chiesa e a prospettare la dottrina, di “famigerata” origine luterana, della “giustificazione per sola fede”.

 

Lo scandalo fu enorme nell’università e a corte; destituito dall’incarico il 19 novembre e convocato per giustificarsi dal parlamento, Cop non si presentò e fuggì da Parigi.

La circostanza che anche Calvino lasciasse la capitale in quei giorni, che egli fosse in possesso di una copia del discorso di Cop e la tardiva testimonianza di Teodoro di Bèze, hanno fatto ritenere che il discorso fosse stato scritto da lui, un’ipotesi contestata da chi non rileva nella forma e nella sostanza del documento lo stile e il pensiero di Calvino, il quale, del resto, poche settimane dopo era nuovamente a Parigi, trasferendosi da qui, nel gennaio 1534, nella provincia della Saintonge, vicino Angouleme, presso un discepolo di Lefèvre, il canonico Louis du Tillet, uomo di non tranquilla fede cattolica e di posati studi teologici, come testimonia la sua ricca biblioteca.

 

Qui Calvino scrisse, pubblicandola solo nel 1559, la Psycopannichya, confutazione dell’opinione di origine anabattista che l’anima, con la morte si addormenti.

L’opera è del tutto in linea con l’ortodossia del tempo e, da sé sola, non mostra alcuna adesione a idee riformate, tanto che uno storico cattolico del tempo afferma chein questi anni Calvino si conformava in tutto alla confessione cattolica. Ma probabilmente si trattava ormai di un atteggiamento esteriore e di necessaria convivenza: in aprile Calvino era a Nerac, nella corte di Margherita d’ Angouleme, luogo di ritrovo di intellettuali che, se non possono essere definiti luterani, erano anche distanti dall’ortodossia cattolica, poche settimane dopo andò a Noyon dove, il 4 maggio 1534, nel capitolo della cattedrale, rinunciò ai benefici ecclesiastici di cui godeva.

A questa circostanza è legato un oscuro episodio: un editto di Noyon del 26 maggio 1534 attesta che un “Iean Cauvin dit Mudit” fu arrestato per aver disturbato in chiesa la cerimonia della festa della Trinità.

Il cognome Cauvin si riscontrava frequentemente nella provincia e il soprannome Mudit non appare mai associato con Giovanni Calvino che, anni dopo, nel 1545, scrisse di “ringraziare Dio” di non essere mai stato in prigione: né sarebbe stato sconveniente, per un riformatore, confessare di aver patito il carcere per la propria fede.

 

Da Nyon sarebbe andato a Parigi, per avere un incontro con un medico spagnolo, “l’eretico” Michele Serveto, che tuttavia non si presentò; i due si incontreranno vent’anni dopo, a Ginevra, in diverse e tragiche circostanze; da qui sarebbe andato ancora ad Orlèans e a Poitiers.

 

Il 18 ottobre 1534 scoppiò in Francia lo scandalo dei placards (manifesti): in diversi luoghi della capitale, di altre città della Francia e persino nell’anticamera della stanza da letto di Francesco I, nel castello di Amboise, furono affissi manifesti che denunciavano l’eresia della messa cattolica: secondo Antoine Marcourt, ispiratore della clamorosa protesta, è una bestemmia e una profanazione ripetere il sacrificio di Cristo nella messa e pretendere che il suo corpo sia presente nell’ostia, perché egli fu in realtà crocifisso storicamente una volta sola e ora siede in cielo alla destra di Dio, come afferma l’autore alla lettera agli Ebrei.

 

La reazione delle istituzioni ecclesiastiche e dello stesso re fu violenta: mettere in discussione una tradizione ormai millenaria e radicata nelle coscienze, sembrava voler scalzare alle radici non solo tutta la confessione cattolica, i valori del sacerdozio e l’autorità papale, ma le basi dello Stato che anche su quelle tradizioni trae giustificazione e appoggio.

Nel gennaio 1535 il re e la corte invocarono il perdono divino con una penitente processione per le strade di Parigi, ma non trascurarono di accendere roghi e innalzare patiboli. In tutta la Francia furono decine le vittime della repressione e migliaia coloro che, già critici o dubbiosi, scelsero il silenzio o l’esilio. Fra questi ultimi fu Calvino che, preso il nome di Martinus Lucianus – anagramma di Caulinus – insieme con Louis du Tillet, passando per Strasburgo, prese la strada di Basilea.

 

Basilea era già una città riformata in lingua tedesca, rifugio di numerosi evangelici o dissidenti religiosi di diversi paesi europei, da Celio Secondo Curione a Elei Couraud, da Guillame Farel a Pierre Viret, da Giovanni Ecolampadio a Pierre Caroli, da Claude de Farey a Pierre Touissant e a Erasmo, qui giunto nel maggio 1535 per morirvi l’anno dopo.

Si dice che Calvino abbia revisionato la versione francese della Bibbia tradotta dall’Olivetano, stampata a Neuchatel in quello stesso anno da Pierre de Vingle, il tipografo dei placards e che ne sia stato l’autore della prefazione, dove non interpreta, secondo la tradizione del Vangelo, l’Antico Testamento come prefazione al messaggio del Nuovo, ma Antico e Nuovo Testamento come un’unica manifestazione della Parola di Dio, rimanendo Cristo il centro della rivelazione.

 

 

Gli ultimi anni di Calvino

 

La salute di Calvino cominciò a peggiorare a causa di continue emicranie, emorragie polmonari e infiammazioni intestinali.

A causa della gotta, doveva a volte essere trasportato sul pulpito, dal quale p#332971;icò per l’ultima volta il 6 febbraio 1564.

 

Il 28 aprile salutò i pastori con il suo Discours d’adieu aux ministres, dove ricordò i travagli della sua vita di “povero e timido studioso”, spesa al servizio dell’Evangelo, nella quale subì anche minacce ed insulti.

 

Morì la sera del 27 maggio 1564 e conformemente alla sua volontà, venne sepolto in una tomba anonima, in modo che le sue spoglie non potessero essere oggetto di culto, cosa che egli aveva sempre denunciato.

 

 

Conclusione

 

L’analisi seppure breve della vita di Calvino e al di là di ciò che verrà analizzato ed anche criticato negli articoli successivi circa il TULIP1, non vuole togliere nulla al coraggio sicuramente mostrato da questo cristiano che ha lottato a motivo della fede che aveva nel Signore Gesù Cristo, contro un sistema religioso che la faceva da padrone a quei tempi.

 

 

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1. Si tratta della frase-simbolo di donLorenzo Milani, il quale si riferiva all’uso autoritario del potere, per mezzo del quale si pretendeva con arroganza ogni tipo di ubbidienza e non si permetteva quella crescita culturale che, a suo parere, avrebbe “svezzato” i poveri di fronte all’ubbidienza cieca verso qualsiasi ordine dall’alto.