IL CALVINISMO ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO 9. La grazia irresistibile

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Introduzione

 

Questo quarto punto della teologia riformata è direttamente connessa con le altre tre che abbiamo avuto modo di vedere: la depravazione umana, l’elezione incondizionata e la redenzione limitata. Quindi questo quarto punto è una naturale conseguenza di quanto la teologia riformata asserisce in relazione ai tre precedenti punti.

 

In altre parole il punto concernente la grazia irresistibile asserisce che quando Dio elegge un eletto e gli rivolge la sua Grazia, egli non può in alcun modo resistere o ostacolare l’azione di Dio. Per suffragare tale concetto si prende come esempio Romani 9:18, un brano che abbiamo già avuto modo di affrontare in uno dei precedenti articoli.

Per rispondere a questo concetto bisogna necessariamente approfondire tre punti essenziali:

• A chi è rivolta la Grazia di Dio?

• Un passo fondamentale: Efesini 2:8.

• Si può resistere alla Grazia di Dio?

 

 

A chi è rivolta la Grazia di Dio?

 

Il termine “grazia”, nella Scrittura, si trova ben 244 volte. Tale termine traduce in greco il sostantivo “charis” che indica propriamente il favore, la grazia. Perciò, a seconda del contesto, la parola “grazia” può assumere diversi aspetti o forme. Ma sempre vi sarà questo profondo significato di “favore immeritato” che il Signore ci elargisce.

 

Un primo esempio l’abbiamo nella persona di Noè:

“E il SIGNORE disse: «Io sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato: dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti». Ma Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE” (Ge 6:7-8).

Questa è la prima volta che si trova il termine “grazia” nella Scrittura. In un contesto assolutamente drammatico della storia dell’umanità, la quale si era corrotta dinanzi al Signore, seguendo la propria malvagità, Dio sentenzia un decreto preciso: egli avrebbe distrutto l’uomo sulla faccia della terra per mezzo del diluvio. Ma vi è uno sprazzo di luce: Noè trovò grazia agli occhi del Signore”. Questo significa che Noè si distinse per il suo timore nei confronti del Signore e Dio lo scelse per essere strumento di salvezza per la sua generazione.

Perciò Dio voleva mostrare la sua grazia solo nei confronti di Noè?

No, anche nei confronti della sua famiglia, ma soprattutto nei confronti di tutti gli uomini. Infatti chiunque si fosse ravveduto del suo peccato, dimostrando ciò con la sua entrata nell’arca, sarebbe scampato al giudizio del diluvio.

È assolutamente chiaro che solo chi confida nel Signore, chi crede in lui, può veramente sperimentare realmente la Grazia del Signore:

“Molti dolori subirà l’empio; ma chi confida nel SIGNORE sarà circondato dalla sua grazia (Sl 32:10).

Questo è uno dei tanti testi che segnala la netta contrapposizione tra il giusto e l’empio. Quest’ultimo subirà molti dolori a motivo della sua malvagità, ma il giusto sarà “circondato dalla Grazia di Dio”, come un potente rifugio. Questa espressione non implica semplicemente il dono della Grazia, ma anche un’intima esperienza di essa.

Inoltre Paolo nella lettera ai Romani insiste sul fatto che tutti possono essere giustificati mediante la Grazia di Dio:

“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio Romani 3:24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Ro 3:23-24).

Come già abbiamo avuto modo di osservare, questo brano dimostra come tutti hanno la possibilità di poter sperimentare la giustificazione in Cristo mediante la Grazia di Dio, esattamente come tutti si trovano nella condizione di peccatori privi della sua gloria nel momento in cui vengono al mondo. Perciò, il Signore a tutti mostra la sua Grazia, in quanto, come più volte ribadito, egli “vuole che tutti pervengano alla verità per essere salvati” (1Ti 2:4).

Paolo a Tito ricorda chiaramente che la Grazia di Dio si è manifestata a tutti gli uomini:

 “Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo” (Ti 2:11-12).

Come ha fatto la Grazia del Signore a manifestarsi a tutti? La risposta la si può trovare solo ed esclusivamente nella Persona amata del Signore Gesù. Egli si è manifestato ad un mondo perduto per rivelare i caratteri del Padre Celeste. Chi vedeva il Signore poteva vedere il Padre (Gv 14:9). Perciò il Signore Gesù ha rivelato a questo mondo il pieno significato della Grazia, della Giustizia e della santità.

Come ricorda l’evangelista Giovanni, la Parola piena di grazia e di verità ha abitato in mezzo agli uomini:

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (Gv 1:14).

Il mistero dell’incarnazione del Signore Gesù, rimarrà sempre un mistero che come esseri mortali non potremo mai comprendere nella pienezza. Ma rimane il fatto inconfutabile che Dio si è manifestato in carne nella Persona del Signore Gesù.

Colui che è la Parola eterna di Dio, il Logos eterno, si è incarnato per rivelare all’uomo la Grazia di Dio. Ecco perché l’uomo è assolutamente inescusabile. Egli può conoscere la Grazia di Dio solo in Cristo Gesù. Dio lo mette in condizione di conoscere il suo stato di perdizione ed il suo bisogno di salvezza, come abbiamo visto negli articoli precedenti.

 

 

Un passo fondamentale: Efesini 2:8

 

Un testo biblico che bisogna assolutamente approfondire è Efesini 2:8, un versetto che conosciamo penso tutti a memoria:

“Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio”.

Un concetto implicato nel punto della Grazia irresistibile, è che la fede viene vista come il dono che Dio conferisce ai suoi eletti e che per questo motivo non possono in alcun modo resistere alla chiamata di Dio. Ora è assolutamente chiaro dal testo di Efesini che vi sono due sostantivi a cui si può riferire il pronome dimostrativo greco “touto”, ovvero “questo”. Può essere sia la grazia che la fede. Ora bisogna conoscere una regola della grammatica greca ovvero che il genere del pronome deve concordare con il genere del sostantivo. In pratica essendo “touto” di genere neutro femminile, anche i sostantivi precedenti devono avere le stesse caratteristiche. Questo è effettivamente vero sia per “grazia” che per “fede”. Perciò stando alla grammatica greca sia la grazia, che la fede possono essere inclusi nel pronome “questo”. Per dipanare allora ogni dubbio bisogna andare al contesto biblico.

Infatti Paolo, nei versi precedenti dà inequivocabilmente un’importanza primaria alla Grazia ed alla misericordia di Dio. Inoltre vi sono altri testi del Nuovo Testamento che indicano chiaramente la Grazia di Dio come un dono immeritato (Ro 5:15, Ef 3:7, Ef 4:7). Perciò alla luce del contesto biblico specifico e più ampio, Paolo si riferisce in Efesini 2:8 alla Grazia e non alla fede.

 

Tuttavia vi è un passo biblico che è molto caro alla teologia riformata:

“… fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio” (Eb 12:2). (secondo la NR). Tuttavia bisogna affermare che nel greco il testo suona in un modo un po’ diverso. Infatti trasliterando al greco abbiamo la seguente espressione “aforôntes eis ton tês pisteôs archêgon kai teleiôtên Iêsoun”. Le parole sottolineate sono quelle che ci interessano. In nessuna parte del testo compare il verbo greco “ktizo”, né “poieo” che indica l’atto di creare o di formare. Abbiamo invece dei sostantivi “archegon” e “teleioten” che indica letteralmente colui che conduce e che porta a compimento. Perciò letteralmente il testo andrebbe tradotto così “Fissando lo sguardo su Gesù, Capo ( o conduttore) e Perfezionatore della fede”. Infatti l’autore subito dopo presenta Cristo come perfetto esempio di fede.

Il passo emblematico che indica chiaramente come nasce la fede l’abbiamo in Romani 10:17:

“Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo”.

È la potenza della Parola di Dio che produce nell’animo di chi ascolta, la fede in Cristo Gesù.

 

 

Si può resistere alla Grazia di Dio?

 

Da ciò che è stato detto, è molto importante ora rispondere a questo quesito.

Si può respingere la Grazia di Dio?

Si può resistere alla Grazia di Dio?

Se la risposta fosse affermativa, ciò invaliderebbe l’Onnipotenza di Dio?

Vogliamo allora osservare sette lezioni tratte dalla Parola di Dio.

 

1. L’empio può perseverare nella sua malvagità anche se gli viene offerta la grazia.

“Anche se si fa grazia all’empio, egli persevera nella sua malvagità. Se si fa grazia all’empio, egli non impara la giustizia; agisce da perverso nel paese della rettitudine e non considera la maestà del SIGNORE” (Is 26:10).

Questo primo brano è molto interessante in quanto ci viene chiaramente mostrato che si può resistere alla Grazia di Dio. Infatti anche “se si fa grazia all’empio”, egli persevera nella sua malvagità, manifestando tale tenacia nel “non imparare la giustizia” e continuando ad agire da perverso, senza tenere minimamente conto della persona gloriosa del Signore.

 

2. È possibile scadere dalla grazia.

“Dichiaro di nuovo: ogni uomo che si fa circoncidere, è obbligato a osservare tutta la legge. Voi che volete essere giustificati dalla legge, siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia” (Ga 5:3-4).

Che cosa significa “scadere dalla Grazia di Dio”? Con tale espressione non si vuole intendere la perdita della salvezza. Per capire bene e correttamente quest’espressione, bisogna andare al contesto del capitolo 5 dei Galati. Come possiamo osservare dal brano, Paolo parla di coloro che pretendevano di mettere sullo stesso piano la Legge di Mosè con la piena sufficienza dell’opera di Cristo. Essi pretendevano di essere giustificati mediante le opere della legge, svilendo o sminuendo l’opera di Cristo. Questo significa “scadere dalla Grazia di Dio”, ovvero rifiutarla, non tenerne conto come questi giudaizzanti che avevano posto la loro attenzione solo sulla Legge e non sulla croce di Cristo.

 

3. Abbandonare il Signore significa rifiutare la Sua Grazia.

“Quando tu annunzierai a questo popolo tutte queste cose, essi ti diranno: «Perché il SIGNORE ha pronunziato contro di noi tutta questa grande calamità? Qual è la nostra iniquità? Qual è il peccato che abbiamo commesso contro il SIGNORE, il nostro Dio?». Allora tu risponderai loro: «Perché i vostri padri mi hanno abbandonato», dice il SIGNORE, «sono andati dietro ad altri dèi, li hanno serviti e si son prostrati davanti a loro, hanno abbandonato me e non hanno osservato la mia legge. Voi avete fatto anche peggio dei vostri padri; perché, ecco, ciascuno cammina seguendo la caparbietà del suo cuore malvagio, per non dare ascolto a me; perciò io vi caccerò da questo paese in un paese che né voi né i vostri padri avete conosciuto; là servirete giorno e notte altri dèi, perché io non vi farò grazia»” (Gr 16:10-13).

Anche questo testo è molto importante ed interessante nello stesso tempo. Il Signore si sta lamentando contro il popolo di Giuda a motivo del fatto che esso si era rivolto ad altri idoli, a falsi dèi pagani,anziché volgere il suo sguardo sul Signore. È implicito infatti in queste parole il fatto che in più occasioni il Signore abbia manifestato la sua misericordia e compassione, nel parlare al suo popolo della sua situazione di peccato e dell’assoluta necessità di tornare sui “sentieri antichi”. Ma Giuda non ascoltò i profeti che Dio mandò, esattamente come non ascoltò il profeta Geremia. Perciò il Signore alla fine dice: “…perciò io vi caccerò da questo paese in un paese che né voi né i vostri padri avete conosciuto; là servirete giorno e notte altri dèi, perché io non vi farò grazia”. Con queste parole il Signore non voleva dire di non aver mai mostrato Grazia al Suo popolo, in quanto tanti passi dicono l’esatto contrario. Ma è quando si abbandona il Signore, che si rifiuta nello stesso tempo la sua Grazia.

 

4. Chi è idolatra allontana da sé la Grazia di Dio.

“Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; ma io ti offrirò sacrifici, con canti di lode; adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal SIGNORE” (Gn 2:9-10).

Queste parole provengono da un uomo molto provato in quanto Giona si trovava nel ventre del pesce, come punizione per il suo peccato e per la sua apatia spirituale. Egli, in questa terribile circostanza esprime questa grande lezione: chi onora falsi idoli, “allontana da sé la grazia”. Anche quest’espressione indica una precisa volontà da parte dell’uomo nel rifiutare la Grazia che il Signore vuole concedere a lui. Per contro Giona, esprime il suo desiderio al Signore di adempiere i voti che egli aveva fatto.

 

5. Disprezzare lo Spirito della Grazia.

“Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?” (Eb 10:29).

Questo passo della lettera agli Ebrei è assolutamente chiaro e solenne. Per inciso vorrei dire che con queste parole non si vuole insegnare la possibilità della perdita della salvezza, ma sicuramente si vuole sottolineare l’evidente possibilità che si possa disprezzare “lo Spirito della grazia”. Infatti è lo Spirito che, mediante la sua opera di convinzione, parla al cuore dell’uomo, come già abbiamo visto, rivelando a lui la bellezza della Grazia divina.

Ma cosa può fare l’uomo?

Due atteggiamenti possibili: o si accetta per fede tale Grazia, oppure la si respinge, esattamente come si può respingere lo Spirito della Grazia. Con tale atteggiamento si “calpesta il Figlio di Dio e si considera profano il suo prezioso sangue”.

Quale responsabilità!

 

6. Volgere in dissolutezza la Grazia di Dio.

“Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Gd 4).

Anche questo particolare comportamento esprime un chiaro e netto rifiuto della Grazia di Dio. Giuda, fratello del Signore, parla di empi che si erano introdotti nelle agapi fraterne ed essi “volgevano in dissolutezza la Grazia di Dio”, ovvero la respingevano, sostituendo a tale Grazia il loro modo di fare assolutamente iniquo e ribelle. Infatti essi, tra le altre cose, “negavano l’unico Padrone… il Signore Gesù”.

 

7. Il rifiuto del Signore Gesù equivale al rifiuto della sua Grazia.

“Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui” (Gv 3:36).

Questo chiarissimo concetto è evidente dalle stesse parole del Signore Gesù. Come egli afferma chiaramente, chi rifiuta il Figlio, sopra di lui rimane l’ira di Dio. Ma l’ira del Signore è l’esatto contrario della sua Grazia. Infatti nella sua ira, Dio condanna, nella sua Grazia salva.

 

 

Conclusione

 

Come abbiamo più volte evidenziato, l’uomo può, per sua libera e volontaria scelta rifiutare il Signore Gesù e di conseguenza rifiutare la Grazia di Dio.

Inoltre, visto che la Grazia di Dio è rivolta a tutti gli uomini, va da sé che se fosse irresistibile, tutti sarebbero salvati, quando così non è. Tutto questo non svilisce la volontà sovrana di Dio, in quanto egli stesso ha stabilito queste regole. È stato lui a decidere di fare l’uomo “a sua immagine e somiglianza”, donandogli una sua volontà ed intelligenza.

Ma per la Grazia sua, possiamo veramente ringraziare il Signore che ogni figlio di Dio vero e genuino , ha sperimentato questa straordinaria realtà:

“In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Gv 5:24).