IL CALVINISMO ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO 10. La perseveranza dei santi

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Introduzione

 

Con quest’ultimo punto del cosiddetto TULIP si conclude questa serie di articoli sul Calvinismo.

Possiamo certamente dire che questo punto risulta essere forse quello su cui non vi è niente da dire o obiettare. Infatti quando si parla di “Perseveranza dei santi” si intende porre l’accento sulla certezza totale della salvezza.

Infatti un punto su cui, giustamente, la teologia riformata insiste è che un cristiano quando è salvato spiritualmente è salvato per sempre.

Ma come abbiamo fatto per gli altri punti, andiamo alla Parola di Dio per verificare se le cose stanno realmente così.

 

 

Una precisazione su Efesini 2:8

 

Prima però vorrei tornare un attimo indietro, in quanto, mi è stata fatta giustamente notare, da alcuni attenti lettori che ringrazio, un’imprecisione da me fatta nell’articolo precedente a proposito del passo di Efesini 2:8.

Infatti io scrivevo:

“In pratica essendo «touto» di genere neutro femminile, anche i sostantivi precedenti devono avere le stesse caratteristiche”.

L’imprecisione sta nel fatto che un pronome dimostrativo neutro non può essere né maschile, né femminile, ma appunto neutro.

Perciò questo pronome in realtà non si può riferire né alla grazia, né alla fede, in quanto il genere del pronome, secondo la grammatica greca deve concordare con il genere del nome e “grazia e fede” sono di genere femminile.

Perciò dal contesto si può osservare che il “dono di Dio” di cui parla Paolo, riguarda tutto il concetto e l’argomento da lui sviluppato precedentemente.

Inoltre “touto”, unito alla congiunzione “kai” che sarebbe il nostro “e” in italiano può avere anche una valenza avverbiale e perciò potrebbe essere tradotto “e particolarmente, specialmente, per di più”.

Detto questo proseguiamo.

 

 

Romani 8:35-37

 

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada. Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”.

 

Queste parole di Paolo sono assolutamente uniche e straordinarie. Egli desidera focalizzare l’attenzione sul fatto che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Cristo. È qualcosa di impossibile. Per accentuare tale affermazione, egli menziona sette circostanze angosciose nelle quali il cristiano si può trovare.

 

 La tribolazione. Nessun cristiano può sottrarsi alle circostanze tristi della vita. Egli potrà incontrare dolore, sofferenza, angoscia. Ma un vero figlio di Dio non potrà mai separarsi dall’amore di Cristo, nemmeno dinanzi a tali circostanze. Ovviamente parliamo sempre di veri nati di nuovo, di veri figli di Dio non di cristiani apparenti o falsi.

• L’angoscia. In questo caso Paolo vuole evidenziare in termini generali ogni circostanza che provoca dolore nell’animo. Il Signore Gesù realizzò simili circostanze, basti ricordare la sua esperienza nell’orto del Getsemani. Ma qualsiasi dolore anche quello più forte ed intenso, non potrà mai separarci dall’amore di Cristo. Un vero figlio di Dio, pur con le sue debolezze e difficoltà, non potrà mai rinnegare il Signore nemmeno dinanzi a simili circostanze.

Il Signore è il rifugio in tempo d’angoscia:

“Il Signore sarà un rifugio sicuro per l’oppresso, un rifugio sicuro in tempo d’angoscia; quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te, perché, o Signore, tu non abbandoni quelli che ti cercano” (Sl 9:9-10).

Anche in questo caso troviamo davvero confortanti le parole del salmista. Il Signore è per colui che teme il Signore il “rifugio sicuro” proprio nel tempo d’angoscia e di difficoltà. Ma è assolutamente necessario assumere l’atteggiamento che è descritto in queste parole; ovvero confidare nel Signore, essendo certi che egli non abbandona coloro che Lo cercano.

Dobbiamo sempre ricordare che Dio conosce ogni nostra angoscia:

“Esulterò e mi rallegrerò per la tua benevolenza; poiché tu hai visto la mia afflizione, hai conosciuto le angosce dell’anima mia” (Sl 31:7).

Come nel caso della tribolazione, anche per quanto concerne l’angoscia, Dio conosce perfettamente ogni nostra difficoltà. Molte volte ci si trova di fronte a delle scelte difficili da prendere, a dei bivi nella nostra vita che possono radicalmente cambiarla. Dio conosce ogni nostra difficoltà. Perciò abbiamo ben motivo di rallegrarci nel Signore, per la sua bontà e benevolenza.

• La persecuzione. Il Signore Gesù disse molto chiaramente che chiunque avesse voluto seguirlo, sarebbe stato perseguitato. Non vi sono distinzioni di sorta. La persecuzione può essere fisica, psicologica, spirituale, ma il cristiano è chiamato ad affrontarla. Ciononostante, nemmeno la persecuzione più feroce potrà separarci dall’amore di Cristo. Anzi in mezzo alla persecuzione il cristiano ha cura non solo di rimanere fedele al Signore, ma egli stesso ne uscirà come un un figlio di Dio migliore. È vero, succede ed accade che alcuni, in mezzo alla persecuzione abbandonano il Signore e lo rigettano. Ma la domanda rimane: parliamo di veri nati di nuovo o solo di cristiani apparenti?

• La fame. Con questo termine si indicano tutte le difficoltà di ordine materiale. Non possiamo certamente dire che queste circostanze non esistano. Anzi ci sono tanti luoghi del mondo nei quali si soffre molta fame e si muore per questo. Ma il vero figlio di Dio sarà in grado di affrontare queste situazioni confidando nel Signore e non certamente rinnegandolo.

 La nudità. Con questo termine si intende la mancanza di vestiti per coprirsi. Anche queste sono circostanze davvero dolorose e difficili su cui il Nemico può fare leva. Ma anche in questo caso il figlio di Dio potrà sempre contare sull’aiuto del Signore.

• Il pericolo. Quante volte ci troviamo nei pericoli più svariati? Quante volte dobbiamo affrontare situazioni difficili? Come risponderemo al Signore? Rimanendo attaccati a lui. La salvezza ci è data come dono ed i suoi doni non sono revocabili. È vero che talvolta ci si lamenta, si mormora e ci si comporta come un giorno fece Giobbe in mezzo alla prova ed alla difficoltà discutendo anche con il Signore. Ma non si potrà mai arrivare al punto di rinunciare alla salvezza eterna, per alcun motivo.

 La spada. Come sappiamo la spada è uno strumento di morte. Molti cristiani sono condannati a morte a motivo della loro testimonianza e nel corso dei secoli la Chiesa del Signore ha dovuto affrontare proprio queste problematiche. Come abbiamo già detto, anche oggi, in molte parti del mondo, ci sono cristiani che soffrono e che muoiono per l’Evangelo. Ma anche quest’attacco terribile di Satana non potrà mai separarci dall’amore di Cristo. Il suo amore ci avvolge e ci protegge.

 

Quindi, sette realtà, sette circostanze difficili che raggruppano la totalità dell’esistenza umana, ma la conclusione può essere solo una “Noi siamo più che vincitori in virtù di Colui che ci ha amati”.

 

 

Romani 8:29-30

 

“Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati”.

 

Rimanendo sempre in Romani è interessante osservare questo passo che già abbiamo analizzato nell’articolo sull’elezione incondizionata. Senza ripetere concetti già espressi possiamo notare cinque tappe del piano redentivo del Signore che ci permette di dire che il cristiano può essere certo della sua salvezza.

 

• La preconoscenza di Dio. Il Signore ha sempre avuto da ogni eternità, prima ancora che noi esistessimo, una conoscenza intima dei suoi. Come sappiamo il Signore è al di fuori del tempo, essendo l’eternità senza tempo. Prima ancora che noi venissimo al mondo egli già ci conosceva in un modo unico ed impareggiabile. E mai è scritto nella Scrittura che qualcuno di coloro che Dio ha conosciuto da sempre si sia perso.

• La predestinazione. Abbiamo già avuto modo di osservare che la predestinazione non è connessa all’argomento salvezza, quanto a ciò che il cristiano ha ricevuto con la salvezza. Il figlio di Dio è predestinato alla gloria. Anche in questo caso tutto ha origine dalla misericordia e dalla clemenza del Signore. Coloro che Dio ha preconosciuti, hanno anche ricevuto tutto ciò che consegue alla salvezza, ovvero la vita eterna ripiena di gloria. Nella Gerusalemme celeste vi entreranno solo coloro che hanno “i nomi scritti nel libro della vita dell’Agnello”.

• La chiamata. Abbiamo precisato che la chiamata del Signore è rivolta a tutti quanti, senza distinzioni. Ma Paolo parla di coloro che hanno risposto in modo chiaro e positivo alla chiamata di Dio.

• La giustificazione. Il verbo “giustificare” ha una valenza giuridica. Significa “dichiarare giusto” in modo definitivo. Quando si è giustificati da Dio si diviene realmente giusti. Questo non significa non peccare più, ma la giustificazione di Dio implica un fatto ancora più importante e glorioso: avere la garanzia che si appartiene a Dio per sempre. Dio non giustifica per poi giudicare nuovamente colui che ha giustificato.

• La glorificazione. Quest’aspetto riguarda specificatamente tutto ciò che noi realizzeremo quando saremo alla sua presenza, ma che già oggi possiamo pregustare per fede. Noi siamo già stati “benedetti di ogni benedizione spirituale in Cristo” (Ef 1:3). Nessuno di coloro che fanno parte della grande famiglia di Dio si perderà, sempre se parliamo di veri e reali figli di Dio.

Per sottolineare quest’aspetto vi è un altro passo meraviglioso della Scrittura.

 

 

Giovanni 10:28

 

“… e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano”.

 

Queste parole mirabili le esplicò il Signore Gesù quando si rivelò come il buon Pastore. È un passo talmente chiaro che non ha bisogno di commento.

Il Signore Gesù dona la vita eterna per le “sue pecore”, ovvero per coloro che hanno il sigillo, la caparra e la persona dello Spirito in loro. Se fosse vero che un figlio di Dio si può perdere o perché il Signore revoca la sua salvezza, o perché è lui a rigettarla, non sarebbero vere queste parole del Signore. Infatti possiamo osservare tre cose:

 

• Essi hanno la vita eterna. Questo è il dono che riceve colui che è salvato da Dio. Avere la vita eterna significa realizzare la vera vita, abbondante e sovrannaturale del Signore, già qui su questa terra. Ma la domanda è: questo dono può essere tolto? Andiamo allora alla seconda realtà.

• Non periranno mai. Parole che sono assolutamente chiare e limpide. Non vi sono clausole o eccezioni. Le pecore che appartengono al gregge del Signore non potranno mai “perire”.

Questo significa che un vero figlio di Dio non potrà mai conoscere la morte spirituale. Ci sarebbero tantissimi passi in contraddizione. Ma come sappiamo la Bibbia non si può contraddire.

• Nessuno le rapirà dalla mia mano. Una pecora del Signore è nelle mani, nelle braccia del buon Pastore.

Come potrà il nemico, il brigante o il ladrone depredare anche una sola pecora del gregge del Signore?

Se fosse vero che un figlio di Dio può rifiutare la salvezza di Dio ciò significherebbe che Satana ha il potere di rubare le “pecore” al Signore.

Ciò è possibile?

Nel modo più assoluto: No!

 

È vero che ci sono passi nella Scrittura che di primo acchito sono più ostici rispetto a quelli che abbiamo letto e che apparentemente dicono l’opposto. Li cito di passaggio: 1Ti 1:19, 2P 2:20-22, Eb 6:4-8, Eb 10:26-29 più qualche altro.

Non li analizzo in quanto l’argomento di questa serie di articoli è il Calvinismo e non la dottrina che sostiene che si potrebbe perdere la salvezza.

Tuttavia sono convinto che, se si leggessero questi passi parallelamente a queste parole del Signore Gesù “Non chiunque mi dice: «Signore, Signore!» entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: «Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?». Allora dichiarerò loro: «Io non vi ho mai conosciuti…»”, (Mt 7:21-22), tutto risulterebbe più chiaro e limpido.

 

 

Conclusione

 

Sono contento che il Signore mi abbia dato questa possibilità di condividere con la fratellanza queste modeste riflessioni intorno al Calvinismo.

Come già dissi all’inizio, il mio scopo non era certamente la polemica, ma la disamina serena di ciò che afferma la Scrittura in merito a questi cinque punti del TULIP.

Vorrei concludere con le straordinarie parole del salmista:

“Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola” (Sl 199:16).

Che così sia per ciascuno di noi!