UNA TESTIMONIANZA DI 1200 ANNI FA Una traduzione di Paolino d’Aquileia

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Coraggiosi uomini di Dio in tempi certamente difficili

 

Vorrei portare all’attenzione dei miei fratelli e sorelle questo testo, che presento tradotto dal latino originale, che ha 1200 anni.

Non è tanto l’antichità o l’importanza che possiede nella storia della teologia, quanto piuttosto il caldo senso di comunione che mi ha colto mentre leggevo queste pagine, il commosso momento che mi ha preso percependo vicino a me questo fratello morto da oltre dodici secoli.

Ed è questo il sentimento che mi ha spinto a voler condividere con altri fratelli e sorelle contemporanei questa lettura.

In effetti al lettore risulterà un poco inconsueta, vorrei tuttavia ricordare che spesso si tende a considerare un “unicum” indifferenziato il periodo che va dall’editto di Milano (nell’anno 313) alla Riforma (inizio nell’anno 1517).

 

Un periodo di dominio assoluto del papato, mentre in realtà il processo che ha portato all’assolutismo del vescovo di Roma è stato controverso, per nulla scontato ed ha sempre avuto notevoli oppositori, che – diciamo così – sono un poco celati nelle pieghe della storia.

 

Con questa premessa è più semplice accettare la vita e l’opera di Paolino e del suo amico Arn di Salisburgo, uomini di Dio, capaci di scontrarsi vittoriosamente contro le ingerenze romane, capaci di riprendere con durezza il pontefice per certi suoi atteggiamenti dogmatici errati.

A questo fatto si aggiunga la constatazione che molti degli orpelli che oberano attualmente la tradizione ridondante della chiesa cattolica erano nell’anno 800 lungi dall’essere condivisi e che soprattutto l’amore per la Parola era molto diffuso, basti sapere che il circolo di pensatori del quale Paolino faceva parte si pose come primario obbiettivo una correzione, in senso filologico, delle Scritture.

 

Mi sia ora permesso di presentare brevemente lo scrittore.

 


Paolino d’Aquileia: personaggio poco conosciuto

 

Paolino II patriarca d’Aquileia: nulla sappiamo delle sue origini. Carlo Magno lo chiama grammatico, fatto che lo assegna alla ristretta cerchia degli intellettuali di quel periodo, donandogli il 17 giugno 776 alcuni beni confiscati ai seguaci del ribelle duca Rodguado del Friuli. Seguì Carlo in Francia, dove fu amico di celebri personaggi, fra cui Alcuino e Pietro da Pisa.

Alla morte di Sigualdo patriarca d’Aquileia (verso il 787), Carlo diede il patriarcato a Paolino; il quale partecipò nel 792 al concilio di Ratisbona radunato per condannare l’eresia di Felice di Urgel.

 

Nel 794 partecipò al Concilio di Francoforte, in cui l’adozionismo fu condannato, e presentò con i vescovi italiani il suo libellus sacrosyllabus, di cui in questa sede presentiamo un estratto tradotto; ma non si sa quali fossero le idee di Paolino a proposito della venerazione delle immagini – anche se è lecito supporre fosse fortemente contrario alla loro adorazione – di cui pure si trattò nel concilio. Le vittorie riportate sugli Avari, nelle odierne Ungheria e Romania, dagli eserciti italiani nel 791 e nel 795 posero il problema dell’evangelizzazione di quel popolo, e nel 796 fu tenuta sul Danubio un’adunanza di vescovi a cui intervennero Paolino e Arn vescovo di Salisburgo, insistendo sul metodo pacifico da usare con quei barbari.

 

Ritornato in Friuli, Paolino tenne a Cividale il concilio provinciale della sua metropoli e ne rimane un importante gruppo di canoni, in cui è approvata l’inserzione del filioque nel Simbolo, è regolata la disciplina degli ecclesiastici e del matrimonio, sono inculcati la santificazione delle feste e il pagamento delle decime.

Inviò poi un esemplare di questo sinodo anche a Carlo Magno, e per comando di lui mise mano nel 798 ad un trattato teologico contro Felice di Urgel, che portò a compimento nell’800.

Morì l’11 gennaio 802 e fu sepolto a Cividale.

 

Il concilio di Francoforte del 794 fu un momento importante nella storia della teologia.

Gli argomenti in discussione erano essenzialmente due:

 

• L’eresia spagnola di Elipando di Toledo e di Felice di Urgel, i quali sostenevano l’adozionismo, cioè Gesù non sarebbe stato figlio di Dio, ma solamente adottato, in questo modo passava subdolamente sotto mentite spoglie un dualismo strisciante.

 

• L’altro argomento fu il culto delle immagini, dove contrariamente al nostro senso comune, i vescovi italiani sostennero con forza la necessità di non usare immagini e di non adorarle, in conformità con la Bibbia e con le leggi imperiali.

Non stupisca, di nuovo, questa distinzione tra i vescovi italiani e il papa, che era comune in quel tempo. Paolino patriarca di Aquileia era in effetti uno dei più importanti ecclesiastici del periodo, in grado di opporsi al papato e capace di parlare e scrivere a nome di tutta la chiesa italiana del centro nord. Sono presentati qui due passi del suo scritto, l’inizio del suo intervento e una parte centrale in cui affronta meglio l’argomento dell’adozionismo, ma ora lascio il testo a Paolino, ricordando solamente che sono parole di 1200 anni fa.

 

 

Combattere l’eresia solo con le armi della Parola

 

“Io Paolino, un indegno peccatore ed ultimo tra tutti i servi di Dio, patriarca di Aquileia, sede in cui sono il servitore di Dio, ma solo per il titolo, non certo per miei meriti; insieme al degnissimo Pietro, arcivescovo di Milano e a tutti i nostri fratelli e vescovi della Liguria, del Piemonte, delle Venezie e dell’Emilia, con la nostra esigua intelligenza e con il cuore riposto nella guida certa e santa dello Spirito Santo, abbiamo preso la lingua e la penna e non temiamo di rispondere a questi velenosi personaggi, che sono nemici della retta fede, perché la santa ed universale chiesa è fondata su roccia ferma e immobile e le porte degli inferi non prevarranno su di essa.

È vero che nel mare tempestoso di questi tempi, contro le voci degli eretici, i flutti dei violenti e dei perfidi e la schiuma del pettegolezzo, è giusto lottare e cercare di riemergere, con la forza di Cristo e per il bene di tutti i fedeli cristiani, contro questi nemici della fede….

 

Infatti l’anima incorporea attraverso i sensi corporei vede, parla, ascolta e i sensi corporei attraverso l’anima comprendono. Infatti se muore l’anima, gli occhi rimangono aperti e le orecchie sono attive, ma non possono né vedere né ascoltare. Con la lingua parla l’anima, e la lingua parla per l’anima. Se una parte qualsiasi della carne del corpo è tagliata l’anima ne soffre, senza anima in verità in una parte tagliata di carne né dolore né sofferenza si può cogliere. Attraverso la carne l’anima sente e con l’anima la carne soffre, gioisce e sente.

 

Tu forse sospetti, che nelle nostre affermazioni la nostra memoria sia volata via, perché disse il beato apostolo (Efesini 3, 16- 17) nell’uomo interiore abita Cristo e per fede nei vostri cuori. Noi con tutta l’umiltà di cuore e con tutta la semplicità della verità diciamo che lo stesso Paolo, cosa di cui tu forse in modo inconscio ti stai ricordando, disse: «Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Tessalonicesi 5, 23).

Tre, quindi, dice: spirito anima e corpo. E quindi una cosa è lo spirito e una cosa è l’anima? Non sono sostanze divise, ma sono dignità distinte. Infatti l’anima spirituale e il corpo spirituale sono ciò che vuole essere conservato all’avvento del nostro Signore Gesù Cristo per servirlo. È in questo uomo spirituale, che diciamo uomo interiore, che comprendiamo che il mirabile dottore (Paolo) afferma vivere per fede Cristo nei nostri cuori.

Infatti l’uomo è sia animale sia spirituale, e questo ultimo non per essenza, ma per grazia. Animale deriva certamente da anima e del pari spirituale da spirito, in modo che questi due, come evidentemente in verità scrive il Dottore, sono diversi uno dall’altro. L’uomo naturale (animale), dice, non riceve le cose dello Spirito di Dio (1Co 2:14). Questo è l’esteriore, che tende alle cose esteriori. L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa, in questo modo divide la questione, ed egli stesso non è giudicato da nessuno (1Co 2, 15).

Questo è, come si dice, l’interiore, nel quale credo che Cristo abiti, che è in noi per la contemplazione della Grazia e per farci riflettere sulla dolcezza del cibo dell’amore e con soavità ci fa riposare.

Ora mi viene da chiederti in quale natura pensi che Gesù Cristo, proprio lui, l’unico mediatore tra Dio e l’umanità degli uomini, si è degnato di essere, in quale è nato, cresciuto e ha sentito il dolore della passione?

Dove ha dimorato?

Se non vuoi negarlo, cosa che è meglio neppure pensare, è stato secondo l’umana natura. Infatti la natura Divina è senza dolore, non feribile, non sottoposta a cambiamento. Quindi è vero, per forza vero, che è stata l’umana. Io vorrei che si potesse distinguere cosa sia la natura umana, sola carne e sola anima e insieme anima e carne. Ma tuttavia non possiamo, sarebbe nefasto farlo, contraddire la verità. La natura umana è la somma di entrambi, dell’anima e della carne.

Quindi io mi chiedo: nella sola carne o nella sola anima, oppure in entrambe insieme sono stati inflitti i dolori della passione?

Infatti la carne senza l’anima non sente nulla; l’anima senza carne non esiste e non poteva neppure essere crocifissa.

E quindi se non è stata crocifissa con la carne, come ha sentito il dolore?

Io credo infatti, che senza anima non si senta nulla. E quindi attraverso la carne si sente il dolore e la carne soffre grazie all’anima, né credo quindi che né la carne senza anima né l’anima senza carne possa essere detta pienamente natura umana.

Nella connessione di entrambe, cioè della carne e dell’anima, si compie la perfetta natura umana.

 

 

L’unicità di Cristo: uomo-Dio perfetto Salvatore

 

E perciò con tale definizione sancita dai nostri padri, la quale grande e profonda sagacia è così lontana dalla presente ignavia e ignoranza,fu stabilito, con l’aiuto dello Spirito Santo, di credere in due nature nella persona di Cristo: cioè la divina e l’umana, perché anima e carne non sono due, ma un uomo. Crediamo in Dio e nell’uomo figlio di Dio. Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Gesù Cristo uomo (1Ti 2:5).

Che cessino quindi, ora e qui, tutte le superflue e accattivanti invenzioni, cessino le calunniose e querule discussioni, che non sono basate sui fatti, ma semplicemente sulla sovversione dei semplici.

Non abbocchiamo a dottrine varie e peregrine, ma confessiamo insieme con i nostri padri, uomini ortodossi e cristiani, che hanno tenuto la retta fede inviolabilmente nel cuore: due nature in Cristo, divina e umana, vero Dio e vero uomo, in entrambe legittimo figlio di Dio, non adottivo, eterno per il Padre, nato sulla terra da madre vergine, consustanziale con Dio Padre e lo Spirito Santo, consustanziale anche con noi nella nostra natura. Nostra diciamo, nella condizione della carne, non certo in comunione con noi nella miseria del peccato.

Peccato, infatti, non fece (2 Pietro 2:22), ma prese quelli degli altri; tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato, ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! «Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo pace, è caduto su di lui» (Isaia 53, 4- 5).”

 

 

Alcune osservazioni per concludere

 

Si noti solamente come Paolino si appoggi sulla Scrittura per controbattere all’eresia (con una differenza sostanziale rispetto alla risposta del papa e dei vescovi franchi, che si fondavano l’uno sull’autorità e il prestigio della propria carica, gli altri sulla tradizione e sull’autorità), ed in effetti la sua posizione risultò quella adottata da tutta la cristianità nell’VIII secolo.

 

Un altro spunto di ragionamento è sicuramente il fatto che Paolino non usi assolutamente il culto dei santi per fornire forza alle sue idee, si noti che neppure Paolo è definito santo.

In effetti il culto dei santi era ritenuto pericoloso, diciamo appartenente a un cristianesimo di serie inferiore, ed era da Roma che, proprio in questi anni sotto un impulso dato da una serie di pontefici importanti per la storia della chiesa cattolica, partiva un potente traffico (non ci sono altri termini per definirlo, ci furono casi scabrosi di mercanti- truffatori colti sul fatto nell’attraversamento delle Alpi) di reliquie, che era destinato ad inondare l’Europa.

Molto ancora sarebbe da scrivere, vorrei solo aver brevemente chiarito chi era Paolino e in che mondo viveva, nel condividere con voi queste belle pagine, che mi hanno toccato e commosso. Grazie per la lettura.