Pensa!

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Sembra che fra gli avvenimenti più attesi dagli italiani vi sia il festival di Sanremo, il che la dice lunga sul nostro spessore culturale. Raramente infatti le canzoni contengono messaggi che abbiano un qualche valore, limitandosi a frasi melense e sdolcinate sorrette da musichette accattivanti. Così qualche settimana fa milioni di italiani sono rimasti di nuovo incollati per cinque sere davanti al televisore, a ricevere dosi abbondanti di frasi futili e spesso senza senso.

Ci sono però di tanto in tanto delle eccezioni. Ricordo, ad esempio, che qualche anno fa un giovane e coraggioso cantautore italiano ha interpretato sul palco sanremese una canzone di denuncia delle organizzazioni criminali, soprattutto mafiose, e il modo in cui queste condannano chi, con parole e fatti si mette loro contro, ma voleva anche denunciare in modo più generale la facilità con cui, senza riflettere e pensare, si esprimono giudizi, si pronunciano sentenze e si eseguono condanne. Mi sono tornate in mente alcune parole di questa canzone:“Pensa, prima di sparare pensa, prima di dire e di giudicare prova a pensare. Pensa, che puoi decidere tu. Resta un attimo soltanto, un attimo di più, con la testa fra le mani. Pensa!”.

Sono parole che indubbiamente incoraggiano a… pensare! A pensare alle tante volte in cui abbiamo espresso valutazioni e giudizi così d’istinto, senza prima riflettere su quello che dicevamo e sulle conseguenze, talvolta anche devastanti, che le nostre parole avrebbero potuto avere.

Mi sono chiesto se, nonostante siamo donne e uomini salvati dal giudizio del Signore che pendeva sulle nostre teste, non stiamo creando (o forse, purtroppo, l’abbiamo già creato!) un sistema pronto sempre a condannare e a puntare il dito verso sorelle e fratelli con i quali stiamo facendo lo stesso cammino e siamo pronti a “sparare” nei loro confronti parole di condanna e di giudizio.

Quante volte abbiamo “sparato” parole di giudizio verso chi si è confidato con noi?! Quante volte abbiamo “aggiustato la mira” e aspettato il momento giusto per colpire con le nostre parole chi si è trovato in difficoltà o nella prova?! Quante volte non abbiamo nemmeno provato a pensare, prima di dire, di giudicare e quindi di condannare?!

Il Signore nella sua Parola paragona la nostra lingua ad un’arma, che può condannare, trafiggere e uccidere, se usata nel modo sbagliato: “C’è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada” (Pr 12:18). Forse oggi più che mai, dovremmo metterci all’ascolto della Parola del Signore e invece che parlare contro gli altri, restare in silenzio davanti a lui, pronti ad ascoltare ciò che egli ha da dirci.

Non possiamo testimoniare un Dio che, pur condannando il peccato, è pronto a perdonare il peccatore e poi ergerci noi a giudici degli altri. Paolo ci ricorda che “tutti compariremo davanti al tribunale di Dio” e che “ciascuno di noi renderà conto di sé stesso a Dio” (Ro 14:10, 12): questo dovrebbe farci capire che è della nostra vita e della nostra relazione con lui che dobbiamo soprattutto e prima di tutto preoccuparci e che dovremmo astenerci dal giudicare e, peggio ancora, dal disprezzare il nostro fratello (Ro 14:10). È bene ripetercelo, perché forse non l’abbiamo capito: ogni forma di giudizio è una forma di disprezzo e di disprezzo di “colui per il quale Cristo è morto” (Ro 14:15).

Ma torniamo al testo di Proverbi che continua così: “ma la lingua dei saggi procura guarigione”.

Ma: chi di noi è “saggio”? Chi di noi ha una lingua in grado di esprimere parole di sapienza, che portino davvero guarigione? Certo, non possono essere le nostre parole a portare guarigione, ma la nostra lingua può trasmettere “LA Parola” che – lo sappiamo bene – può portare la vera guarigione. Lasciamo allora a colui, che è il solo a conoscerlo veramente, ogni giudizio sul cuore dell’uomo, mentre noi, come discepoli di colui che è venuto per guarirci, dovremmo impegnarci a stare “quell’attimo di più con la testa fra le mani…” o, come diceva un caro fratello, in silenzio davanti al Signore, piegati “sulle ginocchia del cuore”, per ricevere da lui (e soltanto da lui!) la parola che “procura guarigione”!