Leggittimare ciò che è “contro natura”?1?

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Ordine creazionale capovolto

 

Nei primi capitoli della Genesi troviamo la descrizione delle leggi stabilite da Dio “nel principio”, per regolare l’universo, la terra e le relazioni fra gli uomini.

È solo su questo fondamento che è possibile stabilire un’etica veramente biblica.

Dio non modificherà quest’ordine creazionale fino al giorno in cui esso sarà interamente rinnovato nella “nuova creazione”. A causa del peccato dell’uomo, quest’ordine continua a presentarsi ancora oggi come profondamente malato, ma questo non ci autorizza a considerarlo abolito. L’ordine è stato modificato,dal peccato dell’uomo, ma non è stato abolito!

 

Fra le leggi creazionali che costituiscono quest’ordine vi è anche la distinzione fondamentale per la razza umana: quella fra il maschio e la femmina (Ge 1:26-27), una distinzione senza la quale la razza umana sarebbe già scomparsa da tempo! Sempre l’ordine creazionale prevede per la relazione fra l’uomo e la donna un solo ambito di sviluppo: il matrimonio (Ge 2:24).

È – vale la pena sottolinearlo – un ordine frutto dell’Amore di Dio per tutta la creazione e per l’uomo (maschio e femmina) in particolare!

 

Considerare l’omosessualità come un’espres-

sione legittima e normale dell’amore umano e chiederne il riconoscimento attraverso la forma istituzionale del matrimonio. significa di conseguenza operare un capovolgimento totale dell’ordine creazionale originale.Per questo motivo l’omosessualità si configura come un atto di rivolta contro l’ordine della creazione e contro la Persona che, per amore, ha concepito e voluto quest’ordine.

 

 

Nella legge

 

Partendo da questa prospettiva creazionale, si comprendono le motivazioni delle indicazioni contenute nella legge di Mosè. In essa infatti l’omosessualità è considerata un peccato estremamente grave (Le 18:22-25; 20:13), più dell’adulterio che, pur nella sua perversa gravità, si configura all’interno dell’ordine creazionale. L’omosessualità infatti – come già detto – non costituisce una deviazione dall’ordine divino della creazione (come la fornicazione e l’adulterio), ma un suo radicale capovolgimento.

 

Il contenuto della legge, in relazione all’omosessualità, suggerisce almeno tre riflessioni:

1. L’omosessualità praticata era condannata con la morte perché costituiva una pubblica offesa contro Dio.

2. I comandamenti ad essa relativi avevano l’obiettivo di proteggere la società dalla tendenza ad operare la propria distruzione. Il capovolgimento dell’ordine creazionale porta inevitabilmente alla distruzione della famiglia e, di conseguenza, a quello della società. Inoltre la crisi demografica, già devastante nei Paesi occidentali, diventerebbe drammatica se la formazione di coppie omosessuali diventasse prassi comune.

3. Comportamenti come l’omosessualità sono considerati da Dio “abominevoli” (nella Scrittura “abominevole”è un male che richiama il giudizio definitivo di Dio) e definiti come “mostruosità” (mescolamento di ciò che dovrebbe essere accuratamente separato).

 

 

Nel Nuovo Testamento

 

Nella descrizione che Paolo fa dell’uomo decaduto a causa del peccato (Ro 1:18-32) l’omosessualità sia maschile che femminile, ha un posto di primo piano.

Paolo sottolinea la tragica scelta dell’uomo che, invece di riconoscere l’ordine stabilito dalle leggi creazionali di Dio, preferisce agire in funzione dei suoi pensieri e della sua volontà.

Questa volontà dovrebbe essere soggetta alla verità, costituita dall’ordine creazionale di Dio; in realtà segue come una schiava passioni e piaceri. All’ordine creazionale viene sostituita una realtà che, nella lucida descrizione di Paolo, assomiglia molto al caos. Ma Paolo dice qualcosa di più che fa pensare e tremare: questo disordine non è soltanto la conseguenza di una libera scelta degli uomini, ma è il risultato dell’azione sovrana di Dio che li ha abbandonato “in balia della loro mente perversa”.

Di conseguenza il diffondersi attuale dell’omosessualità ed i tentativi di legittimarla (come è accaduto di recente in Argentina) non vanno valutati solo nella prospettiva della crescente depravazione dell’uomo, ma anche in quella ben più inquietante di un giudizio di Dio che è in atto!

 

È necessario a questo punto spendere una parola sulla situazione di persone che soffrono a causa di tentazioni omosessuali, siano esse maschi o femmine. È necessario infatti distinguere fra chi subisce tentazioni di questo genere e chi vi si lascia andare e, peggio ancora, le pubblicizza come fenomeni normali. Non possiamo definire la tentazione omosessuale come una forma di peccato, almeno fino a quando la persona non si lascia interiormente condizionare e non la esprime fisicamente. Un cristiano che avesse di queste tentazioni è chiamato a ricercare l’aiuto di Cristo per resistere, lottare e vincerle (esattamente come una persona eterosessuale non sposata!). Va da sé che uomini e donne che dovessero vivere queste situazioni di tentazione dovrebbero essere aiutati piuttosto che giudicati dalla Chiesa.

 

 

Quale testimonianza?

 

Per quanto riguarda invece coloro che praticano apertamente la loro omosessualità e che vogliono imporla alla società come un modo normale e legittimo di esprimere la loro sessualità, occorre trovare dei modi appropriati di testimonianza:

• affermare, con convinzione e con amore, quali sono le strutture relazionali che caratterizzano l’ordine creazionale di Dio;

• esprimere compassione, perché dei legami vissuti “contro natura” non possono, nonostante apparenze contrarie, non essere causa di profondo disagio e di sofferenza;

• annunciare la necessità del ravvedimento e dell’accettazione della grazia: non c’è peccato che non possa essere lavato dal sangue di Cristo (1Gv 1:7);

• rivelare che un cambiamento di vita è possibile: nella chiesa di Corinto vi erano “effeminati” e “sodomiti”che non lo erano più perché “lavati, santificati, giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio” (1Co 6:9-11).

 

Affermare che “Dio vuole l’amore, non lo giudica”, come ha fatto il pastore della chiesa valdese di Trapani per giustificare la celebrazione di un “matrimonio” fra due lesbiche, significa proporre la visione di un “dio” che non è più IL “Dio” della Bibbia per il quale amare significa compiere la sua volontà e vivere in Cristo la liberazione da ogni peccato.