Chi puà legare e sciogliere? Quali sono i caratteri della fede?

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“Legare” e “sciogliere”: che significa?

 

Sono Stefania dalla Germania. Vorrei fare una domanda su Matteo 18 versetti 15-18 e specificatamente il versetto 18 che dice: “Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete in terra, saranno legate nel cielo e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo”.

Cosa vuole significare questo versetto? Aspetto una risposta.

 

 

Contestualizzare un testo biblico: chiave per comprenderlo!

 

Carissima Stefania,

ti ringrazio per la domanda che hai sollevato. Come sempre è motivo di stimolo e di edificazione “investigare le Scritture” per avere la corretta comprensione di un testo, non solo per chi pone la domanda ma anche, e direi soprattutto, per chi si accinge a rispondere.

“Dispensare rettamente la parola della verità” (2Ti 2:15) è una responsabilità di tutti i credenti e, per questo abbiamo bisogno della guida e, dell’assistenza divina (Sl 119:18-27).

 

Il capitolo 18 di Matteo, al quale ti riferisci, contiene una serie di insegnamenti di grande valore, diretti proprio ai discepoli in relazione al loro comportamento.

Il Signore Gesù (vv. 2, 5) prendendo come esempio un bambino, ci insegna che come figli di Dio dobbiamodipendere dal Padre e ricercare l’umiltà nelle relazioni fraterne.

Nei versetti 6, 7 mette in guardia i discepoli dagli scandali, ossia, da tutto ciò che può rappresentare un ostacolo alla fede.

Nei versetti 12 a 14, attraverso la celebre parabola della pecora smarrita, siamo esortati a prenderci cura dei più deboli e bisognosi.

 

Purtroppo, dobbiamo ammettere che orgoglio, comportamenti che non danno buona testimonianza e insensibilità non sono sempre estranei nella chiesa, ma siamo comunque esortati a non rimanere indifferenti di fronte al peccato il quale, oltre che ostacolare la comunione con il Signore, turba anche le corrette relazioni fraterne.

“Se tuo fratello ha peccato contro di te…”; è bello notare che il Signore non dice: “Aspettati delle scuse” e neppure “Non occupartene perché è un problema che riguarda l’altro”, ma: “Va’ e convincilo fra te e lui solo”.

I problemi, da qualunque parte provengano, devono essere affrontati e risolti al più presto per impedire che siano usati dal maligno e portati a conseguenze imprevedibili.

 

In molte occasioni è proprio il confronto fraterno e un dialogo sincero e privato che possano mettere in luce incomprensioni reciproche e portare alla soluzione del problema.

Questa è sicuramente la soluzione migliore che permette di ristabilire una corretta comunione fraterna, “Guadagnando il fratello” senza che il problema esca dall’ambito personale.

Se ciò non dovesse accadere il Signore indica una seconda fase: “Prendi con te ancora uno o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni”.

 

Talvolta i problemi non sono di facile individuazione e soluzione e l’intervento di altri due o tre fratelli in qualità di testimoni aiuterà ad uscire da una visione troppo soggettiva per avere una visione più obiettiva della situazione.

Fratelli che sappiano dare anche un buon consiglio che può risultare estremamente utile per la soluzione della difficoltà.

 

 

La realtà della chiesa ci coinvolge sempre e comunque

 

Se anche questo tentativo fallisce c’è un ulteriore passo da fare: “dillo alla chiesa …” se il problema non viene risolto non può essere neppure ignorato.

Questo ulteriore approccio ci ricorda che esiste una dimensione comunitaria, il “corpo unico” (1Co 12:12) dove ogni membro viene non solo informato ma anche coinvolto nel portare il suo contributo nella preghiera e nella ricerca della volontà di Dio.

 

Infine, se colui che ha commesso il peccato si “rifiuta di ascoltare anche la chiesa” (v. 15) non rimane che la disciplina, ossia l’esclusione dalla comunione, “sia per te come il pagano e il pubblicano”, cioè persone con le quali agli Ebrei era proibito stringere relazioni particolari.

 

Certo, quest’ultima decisione deve essere presa proprio quando ogni tentativo possibile per la riconciliazione è fallito.

Questo ci ricorda e ci ammonisce che il peccato non deve essere tollerato nella chiesa ma deve essere respinto con assoluta determinazione.

Così, in estrema sintesi, ho cercato di contestualizzare il versetto 18 che, come dici, appare di più difficile interpretazione e che vorresti capire meglio.

 

“Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terra saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra saranno sciolte nel cielo”.

 

Queste parole sono collegate al versetto precedente dove si parla della disciplina di colui che non vuole riconoscere le proprie responsabilità di fronte al peccato o che persiste in esso.

È chiaro che la disciplina (esclusione dalla comunione) è una decisione grave che deve essere presa dalla chiesa riunita con spirito di preghiera dopo aver, con grande attenzione e senso di responsabilità, analizzato ogni cosa.

È un potere che il Signore ha concesso alla chiesa, il potere di “legare o sciogliere”. Circa il senso di queste due espressioni possiamo dire che per i rabbini ebrei il termine legare significava dichiarare una cosa illecita o illegale, al contrario il termine sciogliere significava dichiararla lecita o legale.

 

Questo vuol dire che ogni questione o problema che la chiesa avrà riconosciuto come risolto sulla terra (sciolto) sarà riconosciuto tale anche in cielo e quindi definitivamente risolto.

In questo caso la chiesa avrà agito con correttezza nel timore del Signore confidando nella sua guida e nella sua presenza (nota i vv. 19, 20).

Se, al contrario, il problema non ha trovato soluzione sulla terra (legato), per motivi e responsabilità che il Signore saprà perfettamente valutare ce lo ritroveremo irrisolto anche nel cielo, dove “l’opera di ciascuno sarà messa in luce” (1Co 3:13) e infallibilmente giudicata.

 

Come puoi vedere il Signore considera molto seriamente le decisioni prese dalla chiesa, ma nessuna questione irrisolta sarà cancellata come se nulla fosse accaduto.

Questo naturalmente non significa che egli abbia delegato la sua autorità ma tutto ciò ci deve ricordare che siamo responsabili di decisioni che hanno conseguenze eterne e quindi deve essere bandita ogni forma di superficialità e leggerezza.

 

 

I caratteri della fede: quali e quanti?

 

Sono Antonio. Nella consueta lettura della Parola di Dio e precisamente del passo di 1Samuele 13:13 ho notato della disubbidienza di Saul al comandamento che per bocca di Samuele Dio gli aveva dato.

Per Saul l’ubbidienza, cioè la dipendenza da Dio, doveva essere il primo carattere della fede: se esso non c’è, la fede non esiste.

Leggendo 2Pietro 1:1-7, si possono considerare come caratteri della fede quelli indicati ai versetti 5, 6, 7? E se le qualità espresse dall’apostolo Pietro non sono caratteri della fede, quali e quanti sono i caratteri della fede? Dove posso trovarli nella Parola?

 

 

La mancanza di fede produce disubbidienza

 

Caro fratello Antonio,

un sentito grazie per la domanda.

La figura del re Saul e senz’altro tra le più controverse che incontriamo sulla Bibbia.

Dopo un inizio che lasciava ben sperare al tempo del primo incontro con Samuele dove manifestò quell’umiltà e quella povertà in spirito indispensabili per servire il Signore (1Sa 9: 21 e 15: 17) si rivelò, una volta unto re, una personalità instabile e schizzofrenica, dominata dall’orgoglio, dall’invidia e dal desiderio di essere onorato (1Sa 15: 30).

 

Certamente, come ben dici, la vera fede incide profondamente nella vita e nel comportamento e produce opere (Gm 2: 14-18) e le opere sono obbedienza alla volontà di Dio (Eb 11:8).

L’episodio raccontato in 1Samuele 13 rivela chiaramente lo stato d’animo del re e la sua condizione spirituale.

Quando vide che “il popolo cominciò a disperdersi e ad abbandonarlo” (1Sa 13:8), non vedendo giungere Samuele per offrire l’olocausto propiziatorio, cominciò ad agitarsi pensando che la benedizione di Dio nella battaglia contro i Filistei fosse legata al sacrificio e, vedendo che le cose stavano precipitando, pensò addirittura che la cosa stesse sfuggendo di mano anche al Signore.

Offrì di propria iniziativa l’olocausto prendendo un ufficio che non poteva essere suo disubbidendo così a Dio (1Sa 10:8).

 

È stata sicuramente l’assenza della fede e l’incapacità di affidarsi a Dio che ha spinto Saul “ad agire stoltamente” (1Sa 13:13) attirando su di sé la severa sentenza di Samuele: “il tuo regno non durerà” (1Sa 13:14).

Per ciò che riguarda il testo di 1Pietro 1:1-7 dove chiedi se i caratteri indicati, virtù, conoscenza, autocontrollo, pazienza, pietà, affetto fraterno e amore possano essere caratteri della fede, la risposta è assolutamente affermativa.

Sono i caratteri della santificazione progressiva che deve seguire ogni autentica conversione a Cristo (Eb 12: 14; Ef 4:22-24).

 

 

Virtù da “aggiungere” alla fede

 

Il v. 5 dove l’apostolo Pietro chiede “ogni impegno da parte nostra per aggiungere alla fede” le sette caratteristiche, che poi egli successivamente elenca nel testo, ci parlano di una cooperazione fra l’uomo e Dio.

Da una attenta lettura dei versetti che precedono il 3 e il 4 dove si dice che: “la sua potenza divina ci ha donato … ci ha chiamati con la sua propria gloria e virtù … elargendoci preziose promesse … si capisce che la grazia di Dio richiede impegno ma fornisce anche la forza e la capacità di impegnarsi.

 

La fede iniziale con la quale abbiamo risposto all’amore di Dio costituisce la base per “aggiungere” le virtù di cui parla il testo, ma ancora la fede è lo strumento attraverso il quale possiamo acquisirle ed esprimerle.

A questo proposito vorrei suggerirti la lettura di un bell’articolo del fratello Augusto Lella apparso su “IL CRISTIANO” di agosto 2010 intitolato “I sette gradini della perfezione” che riguarda proprio il testo che hai citato. Mi auguro anzi che tu lo abbia già letto.

 

Per cercare i caratteri della fede espressi da uomini e donne di Dio della Bibbia, non si ha che l’imbarazzo della scelta. Vorrei suggerirti una lettura attenta del meraviglioso capitolo 11 di Ebrei dove l’autore dopo aver dato una bella definizione di “fede” al versetto 1 passa in rassegna molti personaggi, Abele, Enoc, Noè, Abramo, Sara, Mosè ecc. le cui gesta furono caratterizzate e motivate da una profonda fiducia in Dio e possiamo trovare un abbondante materiale di studio.

 

Un metodo che potrei consigliarti, che mi è stato molto utile nel meditare questo argomento, è il seguente: alla luce di Ebrei 11:1 dove l’autore definisce la fede biblica sono andato a studiare la vita di un determinato personaggio, citato nel capitolo, nelle pagine dell’Antico testamento che ci raccontano la sua storia. Considerando le brevi ma importantissime note che ne fa l’autore dell’epistola, noterai come i testi si intersecano e completano a vicenda favorendo la comprensione di aspetti che diversamente potrebbero apparire difficili.

 

La Parola di Dio è meravigliosa!

Preghiamo il Signore che ci doni di goderne lo studio e soprattutto di curarne l’applicazione nella nostra vita.