Dio ha scelto la scrittura, e… noi?

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Bibbia e generi di diffusione

 

Da qualche anno si sta assistendo, soprattutto in alcuni paesi esteri, a un considerevole aumento della stampa e della commercializzazione di “Bibbie” in generi di diffusione diversi da quello che prevede la sola scrittura.

Tra questi ve ne sono molti che contengono al loro interno rappresentazioni grafiche, disegni di alcuni fatti, eventi e personaggi “biblici”. In queste edizioni, appartenenti al genere fumettistico e simile, vi sono anche alcune parole, spesso parafrasi del testo biblico. Tuttavia, sono le immagini, le vere e proprie protagoniste. Il più delle volte la scelta di adottare questi generi di diffusione è la conseguenza del desiderio di avvicinare alla Bibbia anche adolescenti e giovani.

Davanti a ciò è, però, importante chiedersi:

• Qual è il mezzo di diffusione che Dio ha scelto per la “sua” Parola?

• Qual è il prezzo che paga il messaggio di Dio per l’uomo nel caso in cui la “sua” scelta non venga da “noi” pienamente rispettata?

 

 

Il Signore ha utilizzato la scrittura

 

Il Signore è stato il primo a utilizzare la scrittura per diffondere in mezzo al suo popolo la sua Parola. Dopo che tutto il popolo udì dal monte Sinai la voce di Dio che pronunciò i dieci comandamenti, Mosè salì sul monte e quando ne discese, aveva “due tavole della testimonianza … scritte da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio e la scrittura era scrittura di Dio incisa sulle tavole” (Es 32:15-16).

Dio mise per iscritto le parole dei comandamenti poiché quella era la forma immutabile e duratura per mezzo della quale il popolo poteva ricordarsi di quello che gli aveva detto il Signore.

 

Tuttavia, quando Mosè scese, in che condizione trovò il popolo?

Il popolo vedendo che “Mosè tardava a scendere… si radunò intorno ad Aaronne e gli disse: «Facci un dio che vada avanti a noi»… egli… fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!»” (Es 32:1,4).

Il popolo si era fatto un dio al quale era stata attribuita un’immagine. A tal proposito, poco prima, gli era stato comandato dal Signore quanto segue: “Non avere altri dèi oltre a me. Non farti scultura né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire” (Es 20:3-5).

 

L’uomo associa un’immagine al suo dio perché essa è un qualcosa di facilmente manipolabile. Il dio che ne deriva si presta alla libera interpretazione umana ed è l’uomo che decide tempi e ragioni delle sue azioni.

Il Signore invece si è rivelato tramite la sua Parola scritta, ha lasciato che fosse la scrittura e non delle immagini a parlare all’umanità intera di lui. Fu “la scrittura di Dio” che presentò a Israele chi era Dio e quali erano le esigenze della sua perfetta santità.

 

 

L’ordine di Dio: “Scrivi”

 

Il Signore diede delle precise indicazioni a degli uomini di scrivere, sotto la sua ispirazione, il suo messaggio per l’uomo. Gli disse di utilizzare un genere di diffusione rappresentato dalla sola scrittura.

Vediamo quali sono state alcune delle ragioni per cui la diffusione del messaggio di Dio all’uomo nel tempo e nello spazio è stata affidata a un testo scritto.

 

a) Scrivere per non dimenticare e per parlare alle generazioni future

 

Nel libro dell’Esodo leggiamo che “Il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo fatto in un libro, perché se ne conservi il ricordo»” (Es 17:14). Di quello che era accaduto a Refidim, dove Israele “sconfisse Amalec e la sua gente” (Es 17:13), se ne doveva conservare il ricordo e per tale motivo i fatti dovevano essere scritti. Solamente tramite la scrittura si sarebbe raggiunto quell’obiettivo.

 

Anche il Nuovo Testamento ci evidenzia come la scrittura è il mezzo che Dio ha usato per non fare dimenticare a noi quello che nel passato è accaduto e quindi per parlare alle generazioni future. Mentre Paolo stava esponendo ai Corinzi le vicende del popolo di Israele nel deserto, affermò: “Tutte queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche” (1Co 10:11). Ecco come chiaramente si evince che la scrittura è il mezzo che Dio ha scelto per fare giungere fino alla “fase conclusiva delle epoche” il suo messaggio affinché non sia dimenticato e continui a parlare a noi e alle generazioni dopo di noi.

 

 

b) Scrivere per lasciare all’uomo un messaggio chiaro e ben definito

 

Il Signore dopo aver esposto tutta la legge a Mosè “disse…: «Scrivi queste parole perché sul fondamento di queste parole io ho fatto un patto con te e con Israele» ” (Es 34:27).

Questa volta l’ordine di scrivere è riguardante non dei fatti ma delle parole. Le parole sono quelle che il Signore stesso disse a Mosè al momento della stipulazione del patto con Israele. Scrivere era un qualcosa d’indispensa-

bile perché il patto tra Dio e il suo popolo era stato fatto “sul fondamento” delle parole del Signore. Solamente tramite la scrittura il popolo ne poteva essere fedelmente informato. Mosè seguì l’ordine di Dio e “quando… ebbe finito di scrivere in un libro tutte quante le parole di questa legge” lo fece mettere “accanto all’arca del patto del Signore… come testimonianza” nei confronti di Israele (De 31:24-26). Vediamo come il libro scritto contiene non un messaggio vago e indefinito ma chiaro e ben definito. Per tale motivo diviene il mezzo di “testimonianza”nei confronti della fedeltà di Israele a Dio. Quel messaggio, essendo stato scritto in un libro, fu messo al sicuro da variazioni, cambiamenti e aggiunte cui un qualcosa di trasmesso diversamente dalla forma scritta è invece esposto.

 

 

c) Scrivere per diffondere il messaggio in modo efficace e fedele

 

A Geremia il Signore disse: “Scrivi in un libro tutte le parole che ti ho dette” (Gr 30:2) e ancora “prenditi un rotolo da scrivere e scrivici tutte le parole che ti ho dette” (Gr 36:2).

In seguito a quest’ordine Geremia detta a Baruc, le parole da scrivere e questo scrisse in un rotolo da scrivere a dettatura di Geremia tutte le parole che il Signore aveva dette a Geremia” (Gr 36:4). Così una volta che il libro scritto era stato realizzato, nonostante che Geremia fosse “impedito” (Gr 36:5), fu comunque letto da Baruc “in presenza del popolo” (Gr 36:6).

 

Del resto anche Paolo mentre si trovava in carcere scrivendo a Timoteo gli disse che “la parola di Dio non è incatenata” (2Ti 2:9). Anche quando le persone delle quali il Signore si è servito per scrivere la sua Parola sono“incatenate”, Geremia e Paolo, il fatto che è stata scritta le permette di superare gli impedimenti umani e di diffondersi in modo sempre efficace e fedele nello spazio e nel tempo. Risultati simili non sarebbero stati ottenibili per mezzo di una trasmissione di altro tipo.

 

Tornando a Geremia, il libro fu letto in “presenza del popolo” (Gr 36:10), davanti ai “capi” (Gr 36:15) e infine alla presenza del “re” (Gr 36:22). Ricordiamoci che queste “parole… scritte con inchiostro nel libro” (Gr 36:18) non sono solo “parole” ma Parola di Dio e quindi, in quanto tale, egli vigila su di essa “per mandarla ad effetto” (Gr 1:2).

Così, mentre alcuni del popolo (Gr 36:11) e i capi (Gr 36:16) furono toccati dalla Scrittura il re, si fece beffe della Parola di Dio e dopo che gli furono lette “tre o quattro colonne… le tagliava con il temperino da scriba e le gettava nel fuoco del braciere finché tutto il rotolo fu consumato dal fuoco nel braciere” (Gr 36:23).

 

A questo punto potremmo pensare che la Parola di Dio sia stata bruciata e quindi eliminata dall’uomo. Tuttavia, come abbiamo visto nel caso delle sbarre della prigione, l’uomo neanche con il fuoco può fermarne la sua diffusione. Infatti, il testo scritto può essere riprodotto con facilità e possono essere fatte delle nuove copie ugualmente fedeli ed efficaci.

Tutto ciò avvenne per lo stesso libro di Geremia il quale ricevette un nuovo ordine dal Signore: “Prenditi di nuovo un altro rotolo e scrivici tutte le parole di prima che erano nel primo rotolo che Ioiachim re di Giuda ha bruciato” (Gr 36:28). Tutto questo è un risultato che può essere raggiunto solo mediante la scrittura.

 

Anche nel Nuovo Testamento Gesùapparso a Giovanni, disse per ben sette volte scrivi: queste cose dice…” (Ap 2:1,8,12,18; 3:1,7,14) riferendosi a quello che lui stesso avrebbe detto alle sette chiese cui dovevano essere inviate le sette lettere.

All’apostolo, che si trovava in esilio a “Patmos” (Ap 1:9), fu inoltre detto dal Signore: Scrivi perché queste parole sono fedeli e veritiere” (Ap 21:5). Il messaggio fedele e veritiero di Dio doveva essere scritto perché questo è il mezzo che Dio ha scelto per diffonderlo in modo altrettanto fedele e veritiero.

La diffusione è riuscita con piena efficacia anche in questo caso. Il messaggio è giunto fino a noi nonostante l’impedimento, rappresentato dalla persecuzione, che aveva confinato Giovanni nell’isola di Patmos.

 

 

d) Scrivere per fare conoscere il messaggio con facilità e fedeltà

 

Ad Abacuc fu detto:

Scrivi la visione, incidila su tavole perché si possa leggere con facilità” (Ab 2:2).

Questo profeta ebbe in “visione” il messaggio che doveva annunciare al popolo di Dio e, per fare in modo che questo messaggio fosse poi conosciuto con facilità e quindi dichiarato con fedeltà a tutti coloro ai quali era inviato, era necessario scriverlo.

La scrittura rende possibile la conoscenza del messaggio da parte di Dio per l’uomo ma non solo. Rende possibile tale conoscenza in modo facile, basta pensare alla rapida riproducibilità del messaggio scritto, e allo stesso tempo fedele, basta pensare al fatto che il messaggio ha assunto una forma definitiva e immutabile.

 

Anche nel Nuovo Testamento troviamo l’ordine di Dio rivolto all’uomo di scrivere un qualcosa che egli gli aveva mostrato. Come, infatti, dimenticarsi di quanto detto a Giovanni:

Scrivi dunque le cose che hai viste quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito” (Ap 1:19).

Ora Giovanni le aveva viste e le conosceva ma noi no! E per questo gli fu detto di scrivere in modo tale che noi, con facilità e allo stesso tempo con fedeltà, potessimo conoscere il messaggio contenuto in quello che Giovanni aveva visto.

 

 

e) Scrivere per rivelare Cristo e il piano di salvezza per l’uomo

 

Anche Cristo Gesù ha dato sempre piena e suprema autorità a quanto scritto dietro indicazione del Padre. Egli numerose volte ha affermato: “Sta scritto!” (es. Mt 4:4) o: “È scritto” (es. Mt 21:13).

Nell’epistola agli Ebrei ci sono riportate le parole di “Cristo” (Eb 10:5) il quale afferma: “Allora ho detto: «Ecco vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare o Dio la tua volontà»” (Eb 10:7).

Da queste parole comprendiamo come l’ordine di scrivere il messaggio di Dio per l’uomo avesse lo scopo preciso di rivelare all’umanità intera Cristo, la sua presenza, la sua venuta, la sua opera. Di Cristo “è scritto”, cioè il Signore ha scelto la scrittura per rivelare Cristo all’uomo.

A questo proposito è detto che “Gesù fece in presenza dei discepoli altri segni miracolosi che non sono scritti in questo libro ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il figlio di Dio, e, affinché, credendo abbiate vita nel suo nome” (Gv 20:30-31).

 

Quello che il Signore ha ordinato di scrivere ha uno scopo ben preciso: annunciare all’uomo Cristo e condurlo a credere in Cristo. Infatti, tutta l’opera che Cristo ha svolto per donare la salvezza all’uomo è un qualcosa che era stato scritto prima ancora del suo compimento: “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Co 15:3).

Certe forme di diffusione attribuiscono addirittura delle caratteristiche fisiche e un’immagine a Cristo. Egli è rappresentato con sagome e forme che certe volte ricordano quelli dei “super-eroi” entrati in scena per salvare il mondo dal male.

Il Signore però non ci ha mai detto niente nella sua Parola di tutto ciò. Egli ha affidato la diffusione del messaggio della salvezza in Cristo a un testo scritto. Esso è l’unico in grado di presentarci fedelmente e correttamente chi è Cristo, “l’autore” della nostra salvezza (Eb 2:10).

 

 

f) Scrivere per l’edificazione della chiesa

 

Quando Paolo scrisse alla chiesa di Corinto per la seconda volta facendo riferimento alla prima epistola disse:

“Vi ho scritto a quel modo affinché, al mio arrivo, io non abbia tristezza da coloro dai quali dovrei avere gioia… vi ho scritto in grande afflizione e in angoscia di cuore con molte lacrime, non già per rattristarvi, ma per farvi conoscere l’amore grandissimo che ho per voi … anche per questo vi ho scritto: per vedere alla prova se siete ubbidienti in ogni cosa” (2Co 2:3, 4, 9).

 

Anche Giovanni, scrivendo la sua prima epistola rivolto ai suoi destinatari, affermò: “Ragazzi, vi ho scrittoperché avete conosciuto il Padre. Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Giovani, vi ho scritto perché siete forti, e la parola di Dio rimane in voi, e avete vinto il maligno… Vi ho scritto, non perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché tutto ciò che è menzogna non ha niente a che fare con la verità… Vi ho scritto queste cose riguardo a quelli che cercano di sedurvi” (1Gv 2:14,21,26). Da questo comprendiamo che il Signore ha scelto la scrittura anche per indirizzare il suo messaggio alla sua Chiesa che dal messaggio scritto è incoraggiata, esortata, corretta, ammonita, avvertita, insomma: edificata.

 

Dio ha scelto la scrittura e noi?

 

Dio ha scelto la scrittura! Egli conosceva perfettamente com’era indispensabile che il suo messaggio fosse scritto e per iscritto diffuso a tutta l’umanità nel tempo e nello spazio. Qualsiasi altro genere di diffusione non era, non è e mai sarà, sufficiente a comunicare in modo fedele e corretto tutto quello che Dio ha da sempre voluto dire all’uomo.

 

Del resto solo nella forma scritta il messaggio assume dei caratteri di stabilità, immutabilità, diviene definitivo ed è protetto e preservato da variazioni, errori, aggiunte, libere interpretazioni, personali descrizioni, soggettive valutazioni.

Anche se “gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione” le “Scritture” (2P 3:16), abbiamo la possibilità di riconoscerli perché il messaggio come abbiamo visto rimane sempre lo stesso, investito e rivestito da Dio nella sua forma scritta della sua integrità, completezza e immutabilità. Davanti ad un’altra forma di diffusione come riconoscere chi travisa, chi male interpreta, chi descrive personalmente secondo “le proprie voglie” (2Ti 4:3)?

 

Nel caso in cui la sola scrittura con il tempo perda d’importanza a favore di altro che, anche se con l’intento di non sostituirla, potrebbe creare un’insidiosa alternativa, il prezzo che paga il messaggio di Dio per l’uomo è alto.

Rinunciando gradualmente alla diffusione della Parola di Dio nella forma che comprende la sola scrittura, rinunceremo gradualmente con essa a un messaggio che:

• non si dimentica e parla alle generazioni future;

• ha una forma chiara e ben definita;

• si diffonde in modo efficace e allo stesso tempo fedele;

• è fatto conoscere con facilità e allo stesso tempo con fedeltà;

• rivela Cristo e il piano di salvezza per l’uomo;

• edifica la Chiesa.

 

Attendendoci un possibile e considerevole incremento nei prossimi anni di “Bibbie” in “nuovi” generi di diffusione è importante ricordare che il Signore per la “diffusione” della sua Parola nel tempo e nello spazio ha scelto la scrittura.

Facciamo attenzione quando c’è proposto di affiancargli o sostituirgli altro che contribuirebbe a deprezzare un messaggio che, deprezzato, specialmente dalla sua Chiesa, non lo deve mai essere!

E noi, figli di Dio, se vogliamo rimanere in completa sintonia con la volontà del Padre, siamo chiamati a seguire la sua scelta perché la Parola è la “sua” e non la “nostra”.

 

Che il giusto, corretto e sempre più auspicabile desiderio di avvicinare alla Bibbia adolescenti e giovani non ci porti a trasmettere loro un qualcosa che presenta un messaggio deprezzato perché non si è utilizzato, per comunicarlo, lo strumento che Dio ci ha utlizzato ed indicato: la scrittura.