L’amore di Dio

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Uniti in un unico “Corpo”

 

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. In lui voi pure entrate a far parte dell’edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2:20-22).

 

“Per questo motivo piego le ginocchia davanti alPadre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen” (Ef 3:14-21).

 

Paolo aveva parlato dell’unione dei due popoli: Giudei e Gentili, avvenuta per mezzo di Cristo. Ai suoi tempi ciò costituì un vero trauma, specialmente per i Giudei, così attaccati alle loro tradizioni.

Ma questo popolo unico, creato da Cristo, è la Chiesa, della quale noi credenti facciamo parte.

L’apostolo si riallaccia all’esortazione:

“Entrate a far parte dell’edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito” (v. 22).

Qui Paolo accenna a due figure della Chiesa, cioè come edificio e come dimora di Dio.

 

Ricordiamo che l’apostolo, nel suo vasto linguaggio pieno di figure e paragoni, raffigura ancora la Chiesa nei suoi scritti, al corpo di Cristo, al campo di Dio, alla famiglia di Dio, al tempio di Dio, al gregge di Dio, allacasa di Dio.

 

 

Umiliarsi nella preghiera

 

Egli prosegue dicendo: “Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre” (3:14).

È piena di insegnamenti per noi questa volonta di pregare da parte di Paolo, perché penso sia la prima cosa da fare quando una persona entra a far parte dell’edificio di Dio, la Chiesa: pregare il Signore per lei.

 

L’apostolo si umilia profondamente, perché si inginocchia. Oggi forse si è un po’ persa questa abitudine, almeno qui da noi in Italia, ma in altri contesti essa viene conservata quasi sempre (ad esempio nelle assemblee in Serbia). Si dice che il Signore guarda il nostro cuore e non la nostra posizione, e questo è vero… ma il nostro cuore è sempre predisposto all’umiliazione quando è davanti al Signore, oppure siamo freddi o con la mente altrove?

 

Paolo accenna ad una importante prerogativa di Dio, cioè quella di dare il nome a tutte le famiglie e le creature nei cieli e sulla terra. Questa prerogativa, come sappiamo è quella di un genitore verso un figlio appena nato, ma nel caso di Dio l’attribuzione del nome si riferisce verso quelli che entrano a far parte della sua famiglia, del suo edificio.

E noi abbiamo un nome comune, un casato, un’appartenenza, (oggi forse lo definiremo “cognome”), ed è quello di cristiani. Abbiamo accettato Cristo, abbiamo creduto in lui, ma è il Signore che ci ha inseriti nella sua famiglia dandoci un no­­me!

 

 

Quattro richieste, quattro doni

 

L’apostolo prega il Padre affinché dia quattro doni ai suoi lettori:

 

• La forza

• La presenza di Cristo nella loro vita

• Un amore praticante

• La conoscenza dell’amore di Dio.

 

Colpisce il modo nel quale il Padre Celeste le deve concedere: “secondo le ricchezze della sua gloria”Non quindi in forma limitata, ma con abbondanza!

Essendo Dio il più ricco in tutto e in gloria, certamente darà ciò che l’apostolo chiede con grande generosità e abbondanza.

Teniamo quindi conto di questa caratteristica di Dio: egli può darci tutto copiosamente!

 

 

“Essere potentemente fortificati per mezzo dello Spirito suo, nell’uomo interiore”

 

Prendere forza è sempre stato un problema per l’uomo.

Si comincia da piccoli con dei ricostituenti (tutti noi, che abbiamo i capelli bianchi, ricordiamo il famoso olio di fegato di merluzzo); si prosegue da giovani con degli energetici, si continua ancora da anziani con vitamine e quant’altro.

C’è poi il riposo che consente di riacquistate le forze.

Tutto questo è certamente valido dal punto di vista materiale e fisico, ma dal punto di vista spirituale?

 

L’apostolo Paolo chiede questa forza al Signore, il quale la può dare “con potenza” e per mezzo dello Spirito Santo che risiede nei credenti. L’efficienza di questa forza, che agisce nell’interno (“nell’uomo interiore”) si manifesta in tanti modi: nel modo di pensare, nel modo di agire, nell’onestà, nella fiducia nel futuro, nella fermezza nella fede, nell’amore che si manifesta esteriormente, nella testimonianza che si dà, ecc.

 

Il segreto è di lasciare agire lo Spirito Santo che è in noi senza limitarne l’azione, senza ostacolarlo e senza dimenticarlo, rendendosi totalmente disponibili alla sua guida.

 

 

“Cristo abiti per mezz della fede nei vostri cuori”

 

Paolo stesso diceva:

“Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

Quindi sperimentava veramente la presenza di Cristo in lui. In questa preghiera chiede quindi la presenza di Cristo nei cuori dei suoi lettori, “per mezzo della fede”.

La fede è una condizione importante per avere la presenza di Cristo, ma è altrettanto importante affinché la presenza di Cristo sia reale e non formale.

 

Molti oggi si definiscono cristiani, ma in pratica non lo sono. Il vero cristiano si nota dal comportamento, dalla buona testimonianza che rende, dalle opere che compie, come è detto in questa stessa lettera (2:10).

 

“Radicati nell’amore”

 

“Radicati e fondati nell’amore (si ha proprio l’idea di un albero con le sue radici e di un edificio con le sue fondamenta), siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi, quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo”.

 

Paolo ritorna all’esempio delle fondamenta dell’edificio (Cristo), al quale aggiunge anche quello delle radici di un albero, per dare l’idea della stabilità di chi è in Cristo, per chiedere al Padre di “rendere capaci” i suoi lettori di comprendere le dimensioni dell’amore di Cristo.

 

• “Rendere capaci”: questa “capacità” non è una qualità che si acquista subito dopo la conversione, ma è il frutto della conoscenza che si acquisisce sempre di più durante la vita cristiana, durante il cammino della santificazione.

Al momento dell’accettazione di Cristo nel proprio cuore se ne conosce forse solo una parte.

 

• “Abbracciare”: cosa significa?

Intanto si tratta di un verbo usato nel nostro linguaggio corrente quando si vuole indicare un’appartenenza. Si dice ad esempio “abbracciare un’idea”, “abbracciare una causa”, “abbracciare un partito”, ecc. E noi dobbiamo“abbracciare l’amore di Cristo”, frase che dovrebbe entrare nel nostro corrente linguaggio cristiano, cioè dobbiamo scegliere la nostra appartenenza: noi apparteniamo a Cristo

 

Abbracciare significa anche contattare ed è una manifestazione di amore. Quando due persone si abbracciano manifestano il loro amore reciproco appunto con il contatto dell’abbraccio. Il Signore ci ha amati per primo, quindi ci ha “contattati” col suo amore. E noi dobbiamo contraccambiare questo abbraccio: così sembra dire l’apostolo Paolo.

 

Abbracciare significa anche afferrare saldamente (proprio come fa il naufrago quando afferra il salvagente che gli viene lanciato). Significa quindi fare nostro qualcuno o qualcosa. Facciamo quindi nostro l’amore di Cristo. Quando ci raduniamo per adorarlo dobbiamo ricordarci di appropriarci di questo amore sublime, necessario per la nostra salvezza. Ma non solo in quelle circostanze, ma tutti i momenti della nostra vita.

 

Paolo aggiunge che quest’abbraccio con l’amore di Cristo deve essere vissuto “con tutti i santi”: non solo privatamente quindi, ma comunitariamente, insieme agli altri fratelli. È una cosa buona, oltre che piacevole (così diceva il salmista, Sl 133:1), ma penso che l’ascolto delle reciproche esperienze possa incrementare la conoscenza dell’amore di Cristo. E abbracciare insieme l’amore di Cristo è uno dei segreti dell’unità.

 

“Larghezza, lunghezza, altezza, profondità”: le dimensioni sono quattro. Noi nella nostra vita siamo abituati alle tre dimensioni, così sono i solidi. Sui disegni tecnici vengono rappresentate solo due dimensioni per volta, anche se per mezzo dei ribaltamenti e delle sezioni viene indicata anche la terza dimensione. Ma la quarta dimensione è veramente qualcosa che è al di fuori della nostra portata umana.

Non è così per l’amore di Cristo: c’è qualcosa in più, esiste una quarta dimensione, che sfugge alla mente degli uomini.

 

“Larghezza e lunghezza”danno l’idea di una estensione, un’area, che è tutto il mondo; vengono in mente le parole di Gesù:

“Dio ha tanto amato il mondo…” (Gv 3:16).

Tutti gli uomini sono potenzialmente inclusi, nessuno è escluso.

 

“Altezza”: è un amore che scende dall’alto e che ci trasporta verso l’alto, un amore che viene da Dio, un amore la cui sorgente è al di là dell’universo.

È un amore particolare e speciale da parte di chi, dalla sua altezza e grandezza, si è ricordato degli uomini, di ciascuno di noi, per trasportarci alla sua altezza.

 

“Profondità”: è un amore che penetra nel profondo dell’animo umano, tanto è vero che chi lo accetta ne resta colpito, avvolto, travolto. È un amore che dura per sempre e che condiziona, con la sua efficacia, la vita presente e la vita futura.

 

Ricordiamoci quindi di questo amore straordinario a quattro dimensioni, non solo quando siamo “con tutti i santi”, ma anche quando siamo impegnati nelle nostre incombenze quotidiane, tutti i giorni.

Un giorno nei cieli canteremo insieme questo amore e loderemo la sorgente di questo amore. Questa sarà la nostra attività principale per tutta l’eternità.

 

 

“Conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”

 

È questo il passo dei contrasti e dei paradossi. Come si può conoscere una cosa che supera ogni conoscenza?

E ancora: come si può essere pieni di tutte le qualità di Dio?

Paolo si esprime in questo modo per indicare una direzione da seguire, una mèta verso la quale tendere. Questa è la vita dei credenti, nella quale la fede spinge veramente al paradosso, all’impossibile per mezzo di Dio.

“A colui che può, mediante la sua potenza in noi, fare infinitamente di più rispetto a ciò che domandiamo e pensiamo”.

Ecco la spiegazione dei paradossi: la presenza di Dio in noi (per lo Spirito Santo) può realizzare tutto quello che sfugge alle nostre umane possibilità e ai nostri umani pensieri. Quale consolazione per noi sapere che il Padre nel suo immenso amore ci sostiene, ci aiuta e ci incoraggia, e ci dà al di là di quanto debolmente domandiamo e pensiamo!

 

 

Dio totalmente coinvolto

 

Abbiamo notato che in questa preghiera di Paolo vengono toccate tutte le persone della Trinità?

• Dio Spirito Santo ci fortifica con la sua presenza.

• Dio Figlio, Cristo Gesù, è presente nei nostri cuori e nella nostra vita con il suo amore a quattro dimensioni.

• Dio Padre, che ci fornisce la pienezza della sua potenza e della sua gloria.

 

La forza, la presenza di Cristo, il suo amore infinito e la conoscenza dell’amore di Dio, hanno uno scopo:

“La gloria di Dio nella chiesa”.

Questo dovrebbe essere sempre lo scopo delle nostre riunioni, delle nostre attività, della nostra testimonianza!

 

Dare gloria al Signore “per mezzo di Cristo”: ecco il mezzo per eccellenza. Il ricordo del suo sacrificio che ci ha dato la vita è uno dei mezzi per lodare il Padre che ha permesso tutto questo per noi, per farci entrare nella sua famiglia.

 

Questa gloria va data a Dio “per tutte le età”: tutte quindi, in quanto non esistono età particolari per lodare il Signore.

Infine: “nei secoli dei secoli”, cioè per sempre. La lode a Dio la esprimiamo su questa terra, ma essa continuerà nei cieli per sempre quando saremo alla sua divina presenza. Sarà la nostra attività principale.

Ma possiamo farlo anche oggi, dopo essere entrati a far parte del Suo edificio, e dopo aver, sia pure limitatamente per le nostre imperfezioni, considerato il Suo grande amore per noi.