martedì, Febbraio 19, 2019
Home 2012

Archivi Annuali: 2012

La risurrezione di Lazzaro in ogni suo momento particolare, dal modo con il quale Gesù la preparò, alle parole con le quali affrontò il dolore delle sorelle e degli amici, alla potenza con cui rivelò la sua piena autorità sulla morte, rivela l’obiettivo del nostro Redentore di lasciare agli uomini del suo tempo e di ogni tempo la testimonianza della sua trionfale vittoria sulla morte.
Una piccola bambina, strappata alla sua famiglia e costretta a vivere come schiava lontana dalla sua casa e dal suo paese, rivela tutta la forza della fede che le era stata testimoniata da genitori consacrati e fedeli, affermando con semplicità la sua certezza che Dio è potente e mostrando compassione ed amore nei confronti di chi l’aveva ridotta in servitù. La sua storia è un esempio prezioso per noi ancora oggi!
Poche parole, per ricordare le origini di una festa che, nata in una cultura pagana per essere poi assorbita dalla cultura “cristiana” con una chiara operazione di sincretismo, rivela ancora oggi le evidenti contraddizioni legate alla sua nascita ed al suo percorso storico. Invece di “festeggiare” Gesù, vi dovrebbe essere il desiderio di conoscere i motivi della sua incarnazione, della sua morte e della sua risurrezione.

Pescherecci

Quarantuno anni i fa (ero poco più che un ragazzo) ebbi l’inatteso dono di poter partecipare, ad Amsterdam, ad un Congresso europeo sull’evangelizzazione. Furono molti gli insegnamenti che il Signore lasciò nella mia mente e nel mio cuore in quei giorni, ma, fra i tanti, uno l’ho sempre ricordato in modo particolare. Un anziano fratello finlandese, nel riproporre il valore della centralità della chiesa locale nella formazione e nell’evangelizzazione, esemplificata negli Atti ed insegnata nella lettere apostoliche, usò questa splendida metafora: “La pesca non si fa con i transatlantici ma con i pescherecci!”.
Nella sua terza lettera, attraverso il confronto fra un uomo umile e amante della verità (Gaio) ed un uomo ambizioso (Diotrefe), Giovanni affronta quello che da lì a pochi anni sarebbe diventato un problema cruciale nella vita della Chiesa: il primato degli uomini. Nel suo breve scritto Giovanni riafferma il primato assoluto di Cristo e denuncia come “male” la ricerca del primato da parte degli uomini.
Una giovane mamma cristiana con un bel pancino, a pochi mesi dall’inizio della sua gravidanza, al momento dei saluti dopo un incontro familiare con una sua parente, anche lei “figlia di Dio”, si sente rivolgere con suo grande stupore le parole di augurio forse più abusate e più frequenti nel mondo: “In bocca al lupo!”. Ma non c’è stata la risposta di rito tipica di queste situazioni: “Crepi il lupo!”; non c’è stata proprio risposta.
Una giovane mamma cristiana con un bel pancino, a pochi mesi dall’inizio della sua gravidanza, al momento dei saluti dopo un incontro familiare con una sua parente, anche lei “figlia di Dio”, si sente rivolgere con suo grande stupore le parole di augurio forse più abusate e più frequenti nel mondo: “In bocca al lupo!”. Ma non c’è stata la risposta di rito tipica di queste situazioni: “Crepi il lupo!”; non c’è stata proprio risposta.
Ad una lettera indirizzata a tutti i credenti, nella quale Giovanni esprime in modo chiaro i contenuti della testimonianza apostolica, messa in forse dai numerosi seduttori infiltratisi nella Chiesa del tempo, seguono due brevi lettere di carattere personale, il cui obiettivo è quello di incoraggiare a mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti. Giovanni vuole assicurarsi che venga messo in pratica quanto ha insegnato.