lunedì, Febbraio 18, 2019
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Archivi Mensili: Marzo 2012

Un padre disperato e squilibrato, dopo l’ennesima lite con la compagna per l’affidamento del loro unico figlio, “ha risolto il problema” gettando il bambino, di soli sedici mesi, nelle acque del Tevere in una delle più gelide giornate di questo eccezionale inverno romano.
Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo dei “confini”, dei limiti che in qualche modo ostacolano il nostro cammino cristiano ed il nostro servizio per il Signore e, di conseguenza, limitano anche la ricchezza delle benedizioni che egli vuole riversare su di noi. La preghiera di Iabes costituisce per noi un prezioso esempio, perché esprime il desiderio di superare i propri limiti, allargando “i confini” delle benedizioni e del servizio.
In un momento in cui il movimento “negazionista”, che così si chiama perché nega la realtà storica dell’olocausto e delle brutalità del regime nazista, si fa sempre più strada, è importante ricordare: da un lato, in quali abissi di crudeltà può sprofondare l’uomo a causa del suo peccato, e, dall’altro lato, quale soccorso e quali consolazioni il Signore può dare ai suoi figli anche in momenti di inenarrabile sofferenza.
Un vero cristiano non può accontentarsi di essere “credente”, deve anche impegnarsi a diventare “discepolo”. La vita eterna, che egli ha ricevuto in dono per mezzo della fede nel sacrificio di Cristo, comincia infatti qui da ora sulla terra attraverso la possibilità di vivere una relazione personale con il Padre e con il Figlio ed è proprio nel vivere concretamente questa relazione che si rivela l’autenticità della fede.
Come Signore della Chiesa, Gesù agisce anche come Giudice nei suoi confronti, ma il suo giudizio non ha lo scopo di distruggere una realtà, per costruire la quale ha versato il suo sangue, quanto piuttosto quello di proteggerla e salvarla da situazioni non coerenti con la sua vita interna e la sua missione esterna. Per questo le riprensioni di Gesù sono sempre motivate, circostanziate e incoraggiate dalla promessa di vittoria.