Parlami

1287

“Perché non me lo hai detto prima?”

Prima o poi, in una relazione interpersonale, si arriva ad un punto in cui una delle due parti pone questa domanda. In quel momento si prende coscienza del fatto che, se ci si fosse parlati con maggiore schiettezza, si sarebbe potuto evitare il deteriorarsi di una situazione o della relazione stessa.

Ti è mai capitato? A me è capitato diverse volte.

In quel momento ci accorgiamo che se le troppe parole sono fonte di problemi, anche parlare troppo poco può essere deleterio!

 

 

O troppo o niente…

 

La parola è la facoltà più straordinaria che abbiamo, quella che ci distingue dal resto degli esseri viventi che popolano la terra, quella che più ci ricorda che siamo stati creati a sua immagine e somiglianza.

Sappiamo però che il peccato ha reso le nostre labbra un’arma con la quale rischiamo di fare molti danni soprattutto quando diciamo tutto ciò che ci passa per la mente come un fiume in piena:

 

“Nella moltitudine delle parole non manca la colpa, ma chi frena le sue labbra è prudente” (Pr 10:19).

“Chi sorveglia la sua bocca e la sua lingua preserva sé stesso dall’angoscia” (Pr 21:23).

Quindi, mi dirai, per non sbagliare, non è meglio stare zitti?

D’altra parte è scritto:

 

“Anche lo stolto, quando tace, passa per saggio; chi tiene chiuse le labbra è un uomo intelligente” (Pr 17:27-28).

 

Certo, piuttosto che proferire sciocchezze, è meglio stare zitti. Ma è anche vero che ci sono momenti in cui le nostre parole sono opportune:

 

“Le parole dette a tempo son come frutti d’oro in vasi d’argento cesellato” (Pr 25:11).

 

Sono una persona piuttosto introversa e mi sono reso conto che, per eccessiva prudenza, a volte rischio di non parlare quando invece sarebbe opportuno farlo.

Se le troppe parole non portano nulla di buono, è anche vero che la mancanza di una buona comunicazione verbale è spesso alla base di tanti problemi nelle nostre relazioni interpersonali.

 

 

Hai una buona parola? Dilla!

 

Ci sono parole inutili, non costruttive che conducono alla rovina chi le ascolta (2 Ti 2:14) e sono come una cancrena che consuma la carne (2Ti 2:17). Ma questo non deve frenarci dall’utilizzare le nostre parole quando queste possono essere utili e costruttive:

 

“Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta” (Ef 4:29).

 

Ci sono due lati della medaglia: da una parte ci sono parole cattive che possono ingannare, ferire, offendere, parole che farai bene ad evitare, ma esistono anche parole buone, piene di grazia, che conferiscono grazia a chi le ascolta, parole con le quali puoi edificare, ovvero costruire, e tali parole hai il dovere di pronunciarle!

 

“Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno” (Cl 4:6).

 

“Le parole della bocca del saggio sono piene di grazia; ma le labbra dello stolto sono causa della sua rovina”(Ec 10:12).

 

Parole di grazia conferiscono grazia!

Un credente che si lasci controllare dal Signore, sarà trasformato dalla grazia di Dio e le sue parole saranno portatrici di quella medesima grazia nelle relazioni interpersonali. Quando sarà necessario, saranno parole benevole, gentili, dolci:

 

“I malvagi sono in abominio al SIGNORE, ma le parole benevole sono pure ai suoi occhi” (Pr 15:26).

 

“Le parole gentili sono un favo di miele; dolcezza all’anima, salute alle ossa” (Pr 16:24).

 

“La risposta dolce calma il furore, ma la parola dura eccita l’ira” (Pr 15:1).

 

In altre occasioni saranno parole che liberano, riprendono o portano nutrimento.

 

“Le parole degli empi insidiano la vita, ma la bocca degli uomini retti procura la liberazione (Pr 12:6).

 

“Vale più udire la riprensione del saggio, che udire la canzone degli stolti” (Ec 7:5).

 

“Le labbra del giusto nutrono molti, ma gli stolti muoiono per mancanza di senno” (Pr 10:21).

 

Facile a dirsi, starai pensando, ma dove troveremo la luce necessaria per trovare la parola giusta per ogni occasione?

 

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Ti 3:16-17)-

 

“La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Sl 119:105).

 

Noi siamo fatti di ciò che mangiamo. Siamo cresciuti e siamo diventati ciò che siamo grazie al nutrimento ricevuto fin da piccoli.

 

Anche spiritualmente sarà la stessa cosa, cresceremo con le parole di cui ci siamo nutriti.

Come avremo parole di grazia se non ci cibiamo di parole di grazia?

Come possiamo istruirci ed esortarci a vicenda se la sua parola non abita in noi?

 

“La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza…” (Cl 3:16).

 

Se ci nutriamo della Scrittura, attingeremo ad essa per trovare le parole adatte in ogni circostanza, quelle parole buone, costruttive, edificanti per i nostri rapporti interpersonali e sapremo cosa dire:

 

“Le labbra del giusto conoscono ciò che è gradito, ma la bocca degli empi è piena di perversità” (Pr 10:32).

 

Ma la bocca degli empi è piena di perversità. Se la nostra mente è nutrita di profanità continue che ci vengono propinate dalla radio, dalla televisione, attraverso internet e altri media, saranno quelle a fornirci le parole da utilizzare nei nostri rapporti interpersonali:

 

“Ma ciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l’uomo” (Mt 15:18).

 

 

QUANTE OCCASIONI!

 

La vita di tutti i giorni ci fornisce continue occasioni di mettere in pratica questi principi.

 

Non devi quindi predicare necessariamente su un pulpito, ma pensa quante occasioni hai nella tua vita per pronunciare parole buone che contribuiscono all’edificazione, ovvero alla costruzione, nei tuoi rapporti interpersonali con i credenti della chiesa, il tuo coniuge, i tuoi amici, i tuoi parenti, i tuoi colleghi di lavoro!

 

Quante volte hai avuto la sensazione che avresti fatto meglio a dire qualcosa e invece non lo hai fatto?

Quante occasioni di testimoniare, recare conforto, chiarire una incomprensione?

 

Se riflettiamo con attenzione, ci verranno in mente tanti rancori che si sarebbero potuti evitare parlando con più schiettezza.

Forse potevamo recuperare delle amicizie o ravvivare delle relazioni fraterne.

 

Quante incomprensioni tra parenti potrebbero essere risolte con facilità attraverso un dialogo sereno?

E quanti matrimoni potrebbero essere salvati?

 

Di seguito, considereremo a titolo di esempio alcune situazioni tipiche in cui l’uso corretto e tempestivo delle parole può fare la differenza.

 

Incomprensione

 

A chi non è capitato di avere un’incomprensio-
ne, con un amico, con il proprio coniuge, con un parente, con un fratello in fede?

Cosa facciamo quando ciò accade?

 

Ricordo due episodi della mia vita in cui, senza volontarietà, ho offeso qualcuno con le mie parole.

In entrambi i casi, non sono stato abbastanza attento da accorgermi dell’offesa arrecata e quindi ho continuato la mia vita ignaro del fatto che qualcuno potesse avere del rancore nei miei confronti, fino a che ne sono venuto a conoscenza in due modi diversi.

 

Nel primo caso, dopo circa quindici giorni dal fatto, una persona a me vicina è venuta a dirmi: “Cosa hai detto a quel tale? Sembra molto arrabbiato con te!”. Io sono caduto dalle nuvole ma la prima cosa che ho fatto, quando l’ho saputo, è stata quella di prendere il telefono per verificare con la persona in questione come mai ce l’avesse tanto con me e perché non me l’avesse detto. Fu una telefonata difficile perché in quei quindici giorni la persona si era costruita dei preconcetti su di me che le impedivano persino di accettare le mie scuse, considerate non sincere. Grazie a Dio, alla fine tutto si risolse.

 

Nel secondo caso, la persona offesa dalle mie parole, mi contattò direttamente dopo qualche giorno dandomi quindi la possibilità di spiegarmi e di scusarmi per quanto avevo involontariamente fatto.

In entrambi i casi, alla fine c’è stata riconciliazione ma è evidente che nel primo caso, la scelta di non venire a parlarmi ha portato a diversi inconvenienti, infatti sono state coinvolte altre persone, è stata fatta maldicenza, la persona offesa ha covato risentimenti che potevano essere evitati, il processo di riconciliazione è diventato più difficile.

La scelta di coinvolgere altre persone invece di rivolgerci direttamente al nostro interlocutore è quella più deleteria. Infatti, la maldicenza, quando trova terreno fertile, può fare danni che vanno molto in profondità:

 

“Le parole del maldicente sono come ghiottonerie, e penetrano fino all’intimo delle viscere” (Pr 18:8).

 

Quando poi l’incomprensione tra due persone è stata risolta, le parole diffuse ad altri sono talmente radicate che continuano a diffondersi anche molto tempo dopo incrinando i rapporti anche con altri. Si tratta di roba da cui stare alla larga:

 

“Chi va sparlando palesa i segreti; perciò non t’immischiare con chi apre troppo le labbra” (Pr 20:19).

 

 

Crisi coniugale

 

Quanti uomini e donne coltivano risentimenti nei confronti del coniuge ma non riescono a trovare il coraggio di parlarsi chiaramente?

Nel matrimonio, la mancanza di comunicazione può essere davvero letale o comunque portare a problemi molto gravi.

Alcune coppie hanno addirittura fatto naufragio nel loro rapporto proprio per questo motivo.

Molto spesso non osiamo dire all’altro ciò che davvero pensiamo. Ci teniamo per noi le nostre sensazioni e ci costruiamo la nostra idea dell’altro, agendo nella convinzione che non valga la pena parlarne, tanto l’altro non ci ascolterà, e se ci ascoltasse, non capirebbe. Così, rinunciamo al dialogo.

 

Ma, prima o poi, tutto ciò che non abbiamo il coraggio di chiarire con il nostro coniuge diventerà talmente insopportabile che scoppieremo come una pentola a pressione, diventando aggressivi e irritati, usando le parole come pugnali e reagendo in maniera spropositata rispetto a quanto sarebbe stato necessario, peggiorando ancora di più la situazione.

Nei casi peggiori però ci sono stati coniugi talmente rinunciatari a parlare in maniera schietta con il coniuge da logorarsi interiormente fino a cercare in una amicizia extraconiugale lo sfogo ritenuto necessario, parlando con terze persone di argomenti di cui non si riusciva a parlare con il proprio coniuge. Tali amicizie talvolta sono sfociate nell’adulterio.

 

Come credenti, anche nel nostro matrimonio dobbiamo avere parole che conferiscono grazia, parole che edificano, che possono rinforzare il nostro rapporto coniugale.

 

Per due credenti è assurdo parlare di incompatibilità di carattere; questo è solo un inganno diabolico con cui mascheriamo la nostra incapacità di sottometterci entrambi al Signore. Come possiamo pensare che due credenti che hanno il medesimo Spirito e hanno Cristo nella loro vita, non possano trovare in lui la forza per affrontare e risolvere i problemi della vita coniugale sottomettendosi entrambi alla Parola di Dio?

Se siamo in difficoltà, perché non pregare insieme piuttosto che cercare soluzioni altrove?

 

“Non privatevi l’uno dell’altro, se non di comune accordo, per un tempo, per dedicarvi alla preghiera; e poi ritornate insieme, perché Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza” (1Co 7:5).

 

Beati quei coniugi che prenderanno sul serio queste parole prendendosi del tempo per pregare, cercando davanti a Dio una soluzione ai loro problemi coniugali, per poi riprendere il cammino insieme con rinnovato amore.

 

 

Testimonianza

 

Come credenti dobbiamo trovare il coraggio di esprimere le nostre convinzioni quando le circostanze lo richiedono e dobbiamo testimoniare della nostra fede a coloro che ci circondano. Se stiamo zitti, lasceremo spazio alle sciocche ed insulse filosofie di cui il mondo è pieno.

 

“Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni” (1P 3:15 ).

 

Non dobbiamo essere aggressivi o offensivi, ma non possiamo rinunciare ad esprimere le nostre convinzioni cristiane con mansuetudine e rispetto, in modo da non dare occasione di biasimo agli altri.

Quante volte avresti potuto intervenire in una discussione che richiedeva una presa di posizione cristiana e hai preferito stare zitto, perdendo una occasione di testimoniare?

 

 

Preghiera

 

Molti credenti, per evitare il pericolo di essere come gli ipocriti (Mt 6:5), pensano che si debba pregare solo nella propria cameretta (Mt 6:6). Mentre Gesù stava utilizzando una iperbole per mettere in luce il fatto che una preghiera fatta per essere visti dagli uomini non abbia alcun valore mentre una preghiera che solo Dio può vedere ottiene il risultato di essere ascoltata, non possiamo negare che una preghiera fatta anche in pubblico, ma per essere comunque ascoltati da Dio, sia di grande utilità per i credenti.

Altrimenti, se nessuno pregasse in pubblico, come potrebbero esserci riunioni di preghiera comunitarie?

Abbiamo un bell’esempio in Atti 4:23-31 di preghiera comunitaria che sortisce un effetto straordinario nei partecipanti, portandoli ad una maggiore franchezza nella loro testimonianza:

 

“Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti, tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunziavano la Parola di Dio con franchezza” (At 4:31).

Pregare insieme rinforza la comunione, incoraggia i credenti e li rende più pronti a servire il Signore!

Hai mai pensato come la tua partecipazione attiva alla preghiera possa avere risvolti positivi per l’intera comunità?

 

 

Riprensione

 

“Vi esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati…” (1Te 5:14a).

 

La riprensione, a differenza di quanto si potrebbe pensare, è una delle parole più difficili da pronunciare per timore di non ottenere l’effetto voluto, ma una reazione negativa. Di conseguenza, molte volte rinunciamo ad ammonire chi si comporta male.

Eppure, la riprensione è una parola necessaria, un atto d’amore nei confronti dell’altro, perché ha in vista il suo ravvedimento.

Pensa ad un figlio che non venga mai corretto dai genitori. Come crescerà?

 

“La verga e la riprensione danno saggezza; ma il ragazzo lasciato a sé stesso, fa vergogna a sua madre” (Pr 29:15).

 

Pensa ad un peccato che non venga denunciato: quale effetto avrà sul resto della chiesa?

Hai mai pensato che omettere una parola di ammonizione per paura di offendere l’altro, può fare più male che bene?

 

 

Conforto

 

Quando una persona soffre e si consuma nella tristezza, può essere una vera ancora di salvezza avere qualcuno vicino che possa recare conforto con le parole giuste.

 

“Vi esortiamo… a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli…” (1Te 5:14b).

Confortare coloro che sono scoraggiati è uno dei modi migliori in cui puoi spendere il tuo tempo e le tue parole ed è un ministero cristiano che dovrebbe essere valorizzato molto di più tra i credenti.

Forse c’è un fratello che ha bisogno di incoraggiamento?

Non rinunciare a consolarlo con parole di conforto.

Ti assicuro che, per lui, sarà come se fosse stato Dio stesso a consolarlo.

 

 

Parlami

 

Le persone non hanno mai avuto tanti mezzi di comunicazione come il tempo in cui stiamo vivendo, eppuremolti vivono senza comunicare davvero con chi li circonda.

Tuo marito ti ha delusa?

Tua moglie ti ha offeso?

Perché non dirglielo?

Perché non parlarne insieme serenamente ora? Perché rimandare a domani?

 

Non rimuginare dentro di te perché un giorno potrai pentirti delle parole che non hai dette. Cerca insieme a lui/lei la volontà di Dio, pregando insieme affinché egli possa aiutarvi a costruire il vostro rapporto partendo dal punto in cui vi trovate.

Dilla quella parola.

Non tenertela dentro.

 

Forse qualcuno aspetta da molto che tu la dica quella parola.

Forse è tua mamma, forse tuo figlio, forse un amico.

Forse sarò io ad aver bisogno di una tua parola buona.

Forse sbaglierò e avrò bisogno che tu mi corregga.

Non avere paura di farlo.

Non lasciarmi andare alla deriva senza avvisarmi del pericolo che sto correndo.

Qualche volta, magari senza volerlo, ti offenderò con le mie parole o il mio comportamento. Dimmelo.

Non lasciare che il nostro rapporto si deteriori senza tentare di recuperarlo.

Non aver paura di disturbarmi quando vedrai che il mio viso è triste.

Magari sarà proprio il tuo conforto a riportare il sorriso sulle mie labbra.

Non stare zitto.

Parlami.