Viaggio ad Auschwitz: riflessioni…

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Nelle due riflessioni precedenti, pubblicate nei mesi di marzo ed aprile, ho cercato di dare un breve quadro di insieme, delle ragioni della nascita dell’antisemitismo, allo scopo di dare ai lettori, alla Chiesa dei giorni nostri, motivi sui cui pensare a fondo, affinché gli errori del passato commessi verso il popolo di Dio non abbiano a ripetersi.

 

 

Implicazioni contemporane

 

Non incorrere negli errori del passato ha per la Chiesa almeno tre tipi di implicazioni, che però sono strettamente interconnesse tra loro:

1. ‑Implicazioni socio economiche.

2. ‑Implicazioni internazionali: la questione del possesso della terra.

3. ‑Implicazioni circa la sicurezza interna dei cristiani.

Per ognuna di queste implicazioni possiamo individuare motivi di preghiera specifici.

 

 

Implicazioni socio-economiche

 

Tornando ad Auschwitz, la visita a quel luogo non è solo una visita per la memoria, non è solo una lezione di storia passata!

Guardando la straordinaria organizzazione messa in atto dai nazisti non si può fare a meno di porsi certe domande: quante persone hanno collaborato a quel progetto?

Quanti polacchi, francesi, italiani, tedeschi, jugoslavi, ungheresi, austriaci, “brave persone”, padri di famiglia,hanno più o meno consapevolmente contributo a stendere migliaia di chilometri di rotaie, ad allestire gli oltre 150 campi di “appoggio” (come quello di Fossoli vicino a Modena), a guidare i treni, a costruire le baracche, un numero sterminato di baracche, a perdita d’occhio, (un quadrato di quattro chilometri di lato…), quanti si sono arricchiti costruendo i forni crematori, producendo il gas Zyklon B da usare nelle camere, ecc… ecc… o più semplicemente hanno chiuso un occhio o forse due senza volersi chiedere dove portavano gli Ebrei?

 

Anche oggi quanti sono quelli che più o meno innocentemente collaborano con quanti vogliono spazzare via Israele dalla mappa geografica? Anche oggi c’è qualcuno che si arricchisce vendendo materiale all’Iran, affinché costruisca le sue centrali nucleari “per scopi pacifici” ed anche oggi c’è chi si arricchisce vendendo armi ad Hamas ed Hezbollah, oppure fa affari con gli emiri, andando poi a sedersi nell’assemblea delle Nazioni Unite a votare contro Israele a favore di uno “Stato palestinese” e per la divisione della città del gran Re, il che è chiaramente contro il piano di Dio.

 

Per non incorrere negli errori del passato dobbiamo vegliare, e denunciare tutto ciò che contribuisce alla preparazione della nuova shoah.

 

 

Implicazioni internazionali:

scenari di guerra e il possesso della terra

 

Noi vogliamo anche oggi chiudere uno o due occhi per non chiederci cosa sono venute a fare le due navi iraniane che nel febbraio 2012 hanno attraversato il canale di Suez?

Noi, la Chiesa, vogliamo aprire gli occhi e gettare uno sguardo fuori dalle nostre assemblee, per capire cosa rappresenta la cosiddetta “primavera araba”?

Vogliamo capire che un nuovo Auschwitz si sta preparando in Medio Oriente?

I falchi del terrore son pronti a manovrare la situazione di instabilità che si sta creando nei Paesi arabi (Egitto, Libia, Siria, chi sarà il prossimo?) per scatenare la distruzione contro il popolo eletto.

 

La Bibbia dice che la terra è di Israele, secondo una promessa fatta ai padri, che non può essere cancellata.

Il popolo palestinese è un’invenzione degli ultimi anni. Non è mai esistita una nazione palestinese, e meno che mai Gerusalemme ne è stata la capitale.

Il termine “palestinese” dovrebbe avere un’accezione esclusivamente territoriale: esistono palestinesi arabi e palestinese ebrei, nel senso che sono gli abitanti di un’area geografica che nella storia è stata chiamata“Palestina”.

 

La terra di Israele è stata promessa ai figli di Giacobbe, ma gli Arabi sono bene accetti se vogliono vivere in pace, come sta scritto nelle profezie.

Quando Gesù, il Principe della pace tornerà ci sarà una strada che collegherà l’Egitto alla Siria e gli Egiziani serviranno YHVH con gli Assiri (Isaia 19:23) e i figli di Isacco ed Ismaele vivranno di nuovo in pace (Genesi 25:9).

 

Infatti la Parola si è fatta carne in Gesù per salvare tutti gli uomini, ed Egli ama anche i figli di Ismaele!

Noi, la Chiesa, dobbiamo impegnarci nella preghiera ed intercessione affinché gli Arabi siano liberati dal maligno che vuole far credere loro che, eliminando Israele, risolverebbero tutti i loro problemi.

 

Preghiamo intensamente per Israele, e ancora più intensamente per i nemici di Israele, come ci ha insegnato il nostro Maestro (Mt 5:44, Lu 6:35) perché non si debba più vedere lo scempio che viene fatto dell’infanzia sotto il giogo di Hamas, Hezbollah e via dicendo, organizzazioni terroristiche che allevano i bambini insegnando l’odio per Israele!

 

Preghiamo perché i credenti in Yeshùa ed Issa (rispettivamente il nome di “Gesù” in ebraico ed arabo) i nati di nuovo dei due popoli, trovino già adesso il modo di vivere e lavorare insieme per la costruzione del Regno, che l’amore la pace e la collaborazione possano dare un esempio a tutto il mondo.

 

 

Implicazioni circa

la sicurezza interna dei cristiani

 

Preghiamo per la protezione fisica di questi credenti speciali, perseguitati, anche se in termini molto diversi, nei loro popoli.

I cristiani a Betlemme, Nazareth, Gaza, e in tutti i territori che sono sotto il controllo dell’Autorità Palestinese sono progressivamente espulsi perché rischiano tutti i giorni la vita e quella e delle loro famiglie.

 

Anche in Israele i religiosi ultraortodossi contestano, spesso con durezza, i credenti messianici, che considerano traditori. Ma il vivere in un Paese democratico dà comunque certe garanzie di cui non godono gli abitanti dei Paesi musulmani.

Ad esempio, quando la contestazione verso i Giudei messianici (cristiani) assume toni violenti, essa viene perseguita dalla legge: è notizia di pochi mesi fa che un terrorista ebreo, tale Jack Teitel, è stato condannato per aver inviato nel 2008 un pacco bomba alla famiglia del pastore messianico David Ortiz, nella città di Arad, nel Negev.

 

Preghiamo, per la sicurezza dei nostri fratelli, ma impariamo anche a tenere un occhio sulla Bibbia ed un occhio al telegiornale!

Noi credenti contemporanei abbiamo il privilegio di vedere ogni giorno tante profezie che si avverano sotto i nostri occhi!

 

 

Il ritorno del popolo nella terra promessa (Aliyah)

 

Un discorso a parte, data la sua rilevanza, merita l’adempimento delle profezie circa il ritorno del popolo d’Israele nella sua terra.

I profeti hanno predetto sin da lungo tempo che Dio avrebbe raccolto i dispersi della casa d’Israele.

 

Nel libro di Geremia troviamo un brano riguardo al ritorno del popolo nella terra d’Israele (Heretz Israel) che deve illuminarci su quanto sia importante Israele nel piano di Dio per la salvezza dell’umanità e negli avvenimenti degli ultimi tempi:

“Perciò, ecco, i giorni vengono – dice il SIGNORE – in cui non si dirà piú: «Per la vita del SIGNORE che condusse i figli d’Israele fuori dal paese d’Egitto», ma: «Per la vita del SIGNORE che ha condotto i figli d’Israele fuori dal paese del settentrione e da tutti gli altri paesi nei quali li aveva scacciati». Io li ricondurrò nel loro paese, che avevo dato ai loro padri” (Gr 16:14-15).

 

La liberazione dall’Egitto è per il credente ebreo il fatto più importante della Torah, che va ricordato e inculcato ai figli di Israele:

“Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: «Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste prescrizioni che il SIGNORE, il nostro Dio, vi ha date?», tu risponderai a tuo figlio: «Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il SIGNORE ci fece uscire dall’Egitto con mano potente. Il SIGNORE operò sotto i nostri occhi miracoli e prodigi grandi e disastrosi contro l’Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa, e ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci»”. (De 6:20-23).

 

Il Signore, per bocca di Geremia ci dice che negli ultimi tempi quel fatto, l’esodo dall’Egitto, passerà in secondo piano rispetto al ritorno di milioni di Ebrei da ogni parte del mondo.

Dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Unione Sovietica nel 1989, in milione e duecentomila ebrei russi hanno fatto “aliyah”, dando un senso straordinario a questo passo profetico:

 

“Guardate! Questi vengono da lontano; ecco, questi altri vengono da settentrione e da occidente, e questi dal paese dei Sinim” (Is 49:12).

 

“I figli di cui fosti privata ti diranno ancora all’orecchio: «Questo posto è troppo stretto per me; fammi spazio, perché io possa stabilirmi».

Tu dirai in cuor tuo: «Questi, chi me li ha generati? Infatti io ero privata dei miei figli, sterile, esule, scacciata. Questi chi li ha allevati? Ecco, io ero rimasta sola; questi, dov’erano?!»” (Is 49:20-21).

 

 

Stare dalla parte di Dio!

 

Oggi buona parte del dibattito politico su Israele, verte sulla necessità di costruire nuovi insediamenti, abitazioni necessarie per l’immigrazione continua, perché il paese “è troppo stretto”. Le nazioni vogliono stabilire i confini di Israele, contraddicendo un preciso principio biblico, espresso nella Parola

 

“Quando l’Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei figli d’Israele (De 32:8).

Le nazioni vogliono fissare i confini di Israele ed imporre la loro volontà, ma non sanno che così facendo si attirano le ire dell’Eterno, che ha stabilito esattamente il contrario.

Noi credenti nella Bibbia non dobbiamo parteggiare per lo “Stato” di Israele: noi dobbiamo parteggiare per il Dio di Israele!

Egli ha promesso di ricondurre tutti i dispersi della diaspora e lo sta facendo, sotto i nostri occhi!

 

Israele non è ancora tornato a Dio, ma il profeta Zaccaria ci assicura che ciò accadrà e che essi “guarderanno a colui che hanno trafitto”, e l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani afferma che “tutto Israele sarà salvato”.

Nel frattempo, sempre tenendo un occhio alle notizie, apprendiamo che il governo di Israele, pur non essendo ancora convertito, sta agevolando i piani dell’Eterno, progettando di costruire un aeroporto internazionale nel deserto del Negev! (Fonte: “Israel Today” marzo 2012).

Pensate, un Paese grande come la Lombardia che progetta di avere due aeroporti internazionali! Perché?

Perché il Paese sta aspettando il ritorno dei sefarditi dal Sud America, stimati in diversi milioni. Dove andrà ad abitare tutta questa massa di gente?

 

I deportati di questo esercito, i figli d’Israele, possederanno il paese dei Cananei fino a Sarepta, e i deportati di Gerusalemme che sono a Sefarad, possederanno le città della regione meridionale (Abdia 1:20).

 

Sefarad è la Spagna, i deportati di Gerusalemme, dopo un esilio di molti secoli nell’America Latina torneranno, ed andranno ad abitare le città che devono essere costruite nel sud del paese, il Negev appunto.

Ancora una volta la Bibbia e la cronaca vanno di pari passo, e noi abbiamo il privilegio di gustare questi fatti che sfuggono a coloro che non conoscono la Bibbia.

Dio ha stabilito dei tempi, ma questi li conosce solo il Padre (Mt 24:36), anche se Gesù stesso nel sermone profetico ci dice chiaramente quali siano i segnali degli ultimi tempi.

 

Esula da queste meditazioni esaminare puntualmente i segni predetti nel sermone profetico di Gesù, ma quello più importante è sintetizzato dalle parole:

“Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. Cosí anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte (Mt 24:32-33).

Il segno più importante è il fico germogliato.

Israele è il fico che sta germogliando: lo dimostra dal punto di vista naturale il ritorno degli Ebrei nella terra di Israele, e dal punto di vista spirituale il numero crescente di credenti messianici.

 

 

Cresce il numero dei Giudei messianici

 

Per quasi duemila anni il numero di Ebrei che riconoscevano Gesù come Messia è stato trascurabile, ma ora la progressione del Vangelo tra gli Ebrei in Israele e nel mondo, è impressionante.

 

Il pastore messianico Tony Sperandeo, della comunità “Ha Maayan” di Kfar Saba, a nord di Tel Aviv, (www.kehilat-hamaayan.org.il) racconta che, quando si è trasferito in Israele alla fine degli anni settanta, tutti i messianici si conoscevano fra loro (ovviamente perché erano ancora in pochi!), ma ora, gloria a Dio, vi sono circa ottanta congregazioni, fra piccole e grandi, che riuniscono forse da dieci a quindicimila credenti. Sono pochi ma sono tanti, se pensiamo cosa abbiano fatto dodici apostoli ripieni di Spirito Santo!

Negli Stati Uniti il movimento messianico è imponente; a Gerusalemme Joseph Shulam sta costruendo la prima“sinagoga messianica” (www.netivyah.org).

A Tel Aviv Jacob Damkani (www.trumpetof
salvation.org
) circa un anno fa ci ha detto con fierezza e commozione che stava per uscire il primo film evangelistico su Gesù, prodotto da Ebrei.

 

Io ho la sensazione che i credenti messianici siano stati mandati da Dio in mezzo al suo popolo per preparare la via alla seconda venuta, proprio come Giovanni Battista fu mandato davanti a Gesù per predicare il ravvedimento e preparare la via alla sua prima venuta.

Il fatto che fino a poche decine di anni fa essi fossero una minoranza minima significa che i tempi stanno stringendo, e che Dio sta, come promesso in Isaia 60:22, “affrettando i tempi”.

A noi credenti “Gentili” il compito di sostenerli in preghiera e con azioni pratiche, affinché il Vangelo sia predicato al popolo di Dio, sempre con maggiore intensità.

 

 

Conclusioni

 

Oggi, mentre sto ultimando di scrivere queste riflessioni, è il 27 gennaio 2013.

Due anni fa ero ad Auschwitz–Birkenau e partecipavo insieme a seicento giovani ad una manifestazione di commemorazione, con una piccola marcia dalla “Judenrampe” fino al monumento alla memoria.

Faceva “caldo”, eravamo poco sopra gli zero gradi centigradi, e lo spesso strato di ghiaccio si sbriciolava sotto i nostri scarponi, mentre avanzavamo mestamente, ben coperti nei nostri caldi vestiti tecnici.

Il silenzio era irreale, rotto solo dai brani letti dagli studenti e dal pezzo suonato alla tromba, struggente, mentre il pallido sole polacco calava dietro gli scheletri degli alberi che erano stati concimati con le ceneri di almeno un milione e mezzo di uomini, donne e bambini.

 

La memoria della Shoah non è fine a sé stessa. Il mondo dice con superficialità: “affinché ciò non si ripeta”.

Ma l’antisemitismo è di nuovo in aumento. È di pochi giorni fa la notizia di un gruppo neofascista napoletano che progettava di stuprare una ragazza ebrea.

 

George Bensoussan, direttore del memoriale della Shoah a Parigi ha affermato che la situazione per gli Ebrei in Francia è molto difficile, specialmente dopo la strage di Tolosa, e che ogni anno due-tremila Ebrei lasciano la Francia, fortemente islamizzata, per emigrare in Israele.

 

Noi sappiamo che il popolo eletto deve soffrire ancora molto. Il Signore ha promesso che li riporterà tutti nella terra promessa, ed è certo che, come in passato ciò avverrà anche per mezzo di persecuzioni che cacceranno via gli Ebrei dai loro comodi domicili attuali.

I brani profetici della Bibbia e le parole di Gesù stesso ci parlano di una grande tribolazione che vedrà soffrire tutto il mondo, ma avrà come centro Israele e Gerusalemme.

Noi, la Chiesa di Gesù Cristo, non vogliamo ripetere gli errori del passato e, se saremo chiamati ad azioni concrete di aiuto ad Ebrei in fuga, dovremo fare tesoro degli esempi dei tanti “giusti fra le nazioni”, di ogni ceto sociale religione e denominazione, che salvarono le vite degli Ebrei durante la seconda Guerra Mondiale, mettendo in pratica il passo biblico di Matteo 25:31-40.

 

Nel frattempo, “vegliate e pregate” ci dice il Signore, teniamoci stretti alla Parola della vita, predichiamo la Verità, sforziamoci di conoscere sempre più ciò che sta a cuore al Signore e comportiamoci di conseguenza, lasciando che sia il suo Spirito a guidare le nostre vite.

 

“Conosciamo l’Eterno, sforziamoci di conoscerlo; il suo levarsi è certo come l’aurora. Egli verrà a noi come la pioggia, come l’ultima e la prima pioggia alla terra” (Os 6:3).