“Colui che disperse Israele lo radunerà”

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Diritto storico

 

È noto che il diritto di possesso degli Ebrei sulla terra di Israele deriva da una promessa divina ed è una gioia poter constatare che il nostro Dio, del quale i doni e la vocazione sono senza pentimento, ha permesso che i fatti storici avvenissero coerentemente.

 

Ufficialmente si attribuisce la nascita della Stato d’Israele al 1948; ma è interessante notare che nella situazione di confusione creatasi dopo la prima guerra mondiale a causa della caduta dell’impero ottomano, la Società delle Nazioni incarica Francia e Inghilterra di assumere il controllo in Medioriente.

Qui, l’Iraq e la Giordania nascono per interessi coloniali di Francia e Inghilterra. La terra di Giordania viene infatti venduta ad uno dei fratelli Hussein e l’Iraq viene venduta all’altro fratello Hussein.

 

Tutto questo avveniva all’oscuro dalla Società delle Nazioni, nata come organo supervisore nel 1919. Occupandosi del Medioriente, la Società delle Nazioni invece riconobbe come unico popolo soddisfacente i punti relativi all’articolo 22 (unica religione, collettività festiva, connessione storica con i confini etc…), il popolo d’Israele e quindi esso doveva essere riconosciuto come Stato.

 

Le potenze vincitrici delinearono così una zona per la ricostituzione dello Stato ebraico, la Palestina! I fatti storici che prevedono un diritto internazionale per gli Ebrei sono coerenti con il diritto biblico. In quei territori per lo più desertici, si stanziava di tanto in tanto qualche beduino e niente più.

 

Verso queste minoranze è stata espressa, da parte della Società delle Nazioni, l’esortazione alla tolleranza. Così accade infatti per le persone non ebree, di qualunque provenienza che vivono in Israele e che ricevono diritti paritari. Quindi l’Inghilterra che aveva il compito legale di facilitare l’Aliyah, si comprò invece il favore della ricca e potente famiglia Hussein.

 

Ad oggi, esorto chiunque abbia amore per la verità a giudicare in modo critico frasi del tipo “Io non ce l’ho con gli Ebrei…ma quelli erano territori occupati” perché non è così.

Nonostante l’odio di ormai quasi tutte le nazioni per questo popolo, Dio non ha ritrattato le sue promesse. Da quando gli arabi attaccarono lo Stato ebraico appena nato nel 1948 e tutto il mondo stava a guardare aspettando che gli arabi finissero il loro compito, fino ad oggi, Dio ha messo la sua mano nelle guerre di difesa israeliane, prima fra tutte quella del 1967.

 

 

Diritto biblico

 

• “E stabilirò il mio patto fra te e me, e i tuoi discendenti dopo di te, in tutte le loro generazioni, per un patto eterno: per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te” (Ge 17:7).

 

• “…e darò a te, e alla tua discendenza dopo di te, il paese che diedi ad Abrahamo e a Isacco (Ge 35:12).

 

• “O nazioni, ascoltate la parola dell’Eterno e annunziatela nelle isole lontane e dite: «Chi ha disperso Israele, lo radunerà e lo custodirà come un pastore fa col suo gregge»” (Gr 31:10).

 

• “Così dice l’Eterno, che ha dato il sole per la luce del giorno e le leggi della luna e delle stelle per la luce della notte, che solleva il mare e ne fa mugghiare le onde, il cui nome è l’Eterno degli eserciti. «Se quelle leggi venissero meno davanti a me», dice l’Eterno, «allora anche la progenie d’Israele cesserebbe di essere una nazione davanti a me per sempre»” (Gr 31:35-36).

 

• “La parola dell’Eterno fu ancora rivolta a Geremia, dicendo: «Non hai fatto attenzione a ciò che questo popolo ha affermato dicendo: ‘Le due famiglie che l’Eterno aveva scelto, le ha pure rigettate?’. Così disprezzano il mio popolo, che ai loro occhi non è più una nazione». Così dice l’Eterno: «Se io non ho stabilito il mio patto con il giorno e con la notte e se non ho fissato le leggi del cielo e della terra, allora rigetterò anche la discendenza di Giacobbe e di Davide, mio servo, e non prenderò più dalla sua discendenza i reggitori della progenie di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Poiché io li farò ritornare dalla cattività e avrò compassione di loro (Gr 33.23-26).

 

• “Non temere, perché io sono con te; farò venire la tua progenie dall’est e ti radunerò dall’ovest. Dirò al settentrione: «Restituiscili!», e al mezzogiorno: «Non trattenerli!»” (Is 43:5).

 

 “Perciò, ecco, io l’attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Di là le darò le sue vigne e la valle d’Acor come porta di speranza; là mi risponderà come ai giorni della sua gioventù, come ai giorni che uscì dal paese d’Egitto…” (Os 2:14-15).

 

• “Io adunerò tutte le nazioni, e le farò scendere nella valle di Giosafat. Là le chiamerò in giudizio a proposito della mia eredità, il popolo d’Israele, che esse hanno disperso tra le nazioni, e del mio paese, che hanno spartito fra di loro (Gl 3:2)

 

 

Le profezie del ritorno oggi

 

“Io li condurrò nel loro paese, che avevo dato ai loro padri. Ecco, io mando un gran numero di pescatori a pescarli, dice il Signore” (Gr 16:16).

 

L’aliyah è consacrata al Signore. Essere consacrato significa essere messo da parte.

L’aliyah non è un progetto qualunque. È uno scopo, un piano messo da parte, speciale e prezioso per il Padre, per preparare Israele al ritorno del Figlio.

Che straordinaria chiamata per noi di questa generazione, e che benedizione: partecipare a qualcosa di consacrato, pianificato fin dai tempi antichi!

Il compimento delle profezie è riservato a Yahweh. È lui che li radunerà, li riporterà indietro e li pianterà nella terra promessa.

 

Alla luce di questo, straordinario è il progetto “Ebenezer Operation Exodus” presentato da Urs Kaeserman responsabile di Ebenezer in Svizzera e da Vadim Rabochiy, direttore dell’operazione nella Regione est-europea.

L’operazione si occupa degli aspetti pratici, economici e legali del ritorno di intere famiglie ebraiche alla loro terra di origine.

 

Sono stati presentati i progetti degli anni passati, a partire dagli anni ’80 quando alcuni Ebrei cominciarono a tornare da Shangay, o ancora quando i discendenti della tribù di Manasse rivendicavano i loro diritti dal Nord Est dell’India; incredibile è stata la storia degli Ebrei in Etiopia, che ora vivono in Israele e sono circa 130.000. Essi derivano dalla tribù di Cus, figlio di Cam.

 

L’ultimo imperatore in Etiopia fu Hailé Selassié che interruppe le relazioni con Israele. Qualche settimana dopo l’impero etiope cadde per far subentrare il regime comunista con conseguente crollo della nazione.

Nel 1984 molti Ebrei scapparono a piedi per arrivare in Sudan, con la speranza di raggiungere Israele, ma molti morirono durante il viaggio. Nel 1991 fu organizzata una nuova mandata, ma i ribelli che controllavano il paese con il terrore, fecero la parte dei “cacciatori mandati a dar loro la caccia sopra ogni monte, sopra ogni collina e nelle fessure delle rocce” (Gr 16:16b).

Il primo ministro israeliano di allora fece il possibile per completare il più in fretta possibile l’operazione. Fu così che nell’arco di 36 ore 14.088 ebrei etiopi arrivarono in Israele con 36 aeroplani.

 

Molti altri esempi di aliyah sono stati presentati, dalla Nigeria, dal Kazakistan, dallo Yemen e altri Paesi, affinché vengano i giorni della promessa di restaurazione:

“«Perciò, ecco, i giorni vengono», dice il Signore, «in cui non si dirà più: ‘Per la vita del Signore che condusse i figli d’Israele fuori dal paese d’Egitto’, ma: ‘Per la vita del Signore che ha condotto i figli d’Israele fuori dal paese del settentrione e da tutti gli altri paesi nei quali li aveva scacciati’. Io li ricondurrò nel loro paese, che avevo dato ai loro padri»” (Gr 16:14-15).

 

Obiettivo dell’operazione è anche quello di far sì che le famiglie immigranti intraprendano non solo un viaggio fisico, ma anche un percorso di redenzione.

 

 

Da che parte stai?

 

La terra di Canaan fu dunque un regalo che Dio, nella sua sovranità scelse di fare al suo popolo. Questo non dovrebbe essere motivo di stupore per noi che allo stesso modo godiamo del dono della sua grazia ogni giorno; non dovremmo essere politicamente corretti nel leggere i fatti odierni ma piuttosto dovremmo chiedere a Dio la saggezza per guardare il mondo attraverso i suoi occhi.

 

Come suggerì il fratello ebreo messianico Angel Gerber, Satana non può creare nulla di nuovo, egli può solo distruggere o almeno tentare di distruggere.

Per citare un esempio guardiamo come egli operò nella mente e nel cuore del faraone affinché emanasse l’editto di morte per i bambini in Egitto e non permettesse così che Mosè crescesse e liberasse il popolo d’Israele.

O ancora quando tentò il Signore per non rendere possibile la nostra redenzione attraverso la sua morte.

 

Allo stesso modo, sapendo che il Signore un giorno dovrà tornare a regnare a Gerusalemme, il suo tentativo continuo è quello di manipolare nazioni per cercare di annientare Israele e non rendere possibile il ritorno del Signore.

 

Noi da che parte stiamo?

Essere per Israele non significa pensare che tutti siano salvati, poiché sappiamo che solo per la fede in Gesù questo è possibile; però sappiamo che “i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili” (Ro 9:29) e sappiamo che un giorno “tutto Israele sarà salvato” (Ro 11:26) e, ancora, sappiamo che quella nazione è la primogenita tra le nazioni e come tale riceve il doppio della benedizione e anche doppio giudizio e correzione da parte del Padre.

 

Sappiamo che Israele sarà una luce per le nazioni e sarà anche lo strumento che Dio userà per giudicare le altre nazioni. Non rimaniamo indifferenti poiché sta scritto:

“Benedirò tutti quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà” (Ge 12:3).

 

Quest’ultimo termine “maledirà” nella versione ebraica originale ha più il senso dell’indifferenza, di un’attitudine del cuore a pensare che Dio non si curi più di loro.

Come Chiesa, non poniamoci con superbia al centro e non pensiamo di essere i degni sostituti di un popolo disubbidiente, perché questo popolo, sul quale siamo stati innestasti non per diritto ma per grazia, gode di una priorità speciale.