I bisogni della Chiesa in Europa

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La Chiesa in Europa ha bisogno

di ascoltare un messaggio incisivo

 

Questo bisogno ha a che fare con la riscoperta dell’importanza della Bibbia. Come ha detto qualcuno:

“L’attuale clima intellettuale post-moderno favorisce l’idea che gli assoluti della verità siano suscettibili di variazione a seconda dei bisogni contingenti”.

 

Solo alcune generazioni fa in Europa c’erano predicatori e teologi eminenti che predicavano ed insegnavano con forza dal pulpito e nelle facoltà teologiche asserendo che la Scrittura era l’unica regola di fede e di condotta accettata.

Nel nostro mondo post-moderno, in alcuni ambienti evangelici europei c’è la tentazione di cambiare idea.

Gli evangelici europei devono resistere e, per farlo, dovrebbero avere al centro la Parola di Dio, come sosteneva colui che è considerato ancora oggi il vero e proprio ideologo dei Fratelli a livello internazionale, Anthony Norris Groves.

 

I credenti europei hanno bisogno di sentire e, il che è più importante, di credere nell’infallibilità (come solevano dire i Riformatori) o nell’inerranza della Bibbia e quindi ritenerla la sola e finale autorità in ogni ambito.

 

Per questa ragione, le chiese evangeliche farebbero bene a dare un insegnamento biblico consecutivo, sistematico, profondo, solido e vario. Un insegnamento potente e significativo.

 

Le chiese dovrebbero essere istruite una settimana dopo l’altra nella dottrina degli Apostoli che comprendeva:

1. La lettura e l’interpretazione dell’Antico Testamento.

2. La vita e gli insegnamenti di Gesù.

3. L’insegnamento (allora orale) del resto del Nuovo Testamento.

 

A questo punto la domanda che i responsabili evangelici europei dovrebbero porsi è la seguente:

“Insegniamo nelle nostre chiese, in un programma della durata di diversi anni, tutto il consiglio di Dio che copre libri, dottrina, etica, eccetera?”

La Chiesa in Europa ha bisogno

di prendere in seria considerazione

la sfida dell’evangelizzazione

 

Dai pulpiti evangelici i credenti devono sentire che gli europei hanno gli stessi bisogni spirituali dei loro padri del passato (le statistiche segnalano che l’Europa oggi è uno dei continenti più bui: la pratica dell’occultismo e i falsi culti stanno aumentando), ma è praticamente impossibile raggiungerli con gli stessi mezzi di prima.

 

Gli evangelici hanno bisogno di evangelizzare questa generazione e di pensare di raggiungere quella successiva con un messaggio che s’indirizza all’uomo nel suo intero essere.

Possiamo non essere d’accordo, e ci sono buone ragioni teologiche per non esserlo, con il “vangelo sociale”, ma non dovremmo dimenticare che il Signore Gesù, proprio dopo aver mandato i settanta a predicare la Buona Novella, ha insegnato la parabola del Samaritano nella quale egli ha posto l’enfasi sull’azione sociale.

Pertanto la vera evangelizzazione può essere seguita (preceduta, continuando allo stesso tempo) anche dal coinvolgimento sociale.

Agli inizi dell’opera evangelistica in Albania, la popolazione aveva bisogno letteralmente di tutto. Ovviamente abbiamo predicato il Vangelo, ma abbiamo anche distribuito del cibo altrimenti gli Albanesi non avrebbero avuto le forze sufficienti per seguire la nostra testimonianza!

 

Jonathan Allan ha ragione quando dice che il mezzo evangelistico più efficace è quello che “dà la priorità alle relazioni”.

In Europa, come dappertutto, la maggior parte dei giovani giungono alla fede tramite i loro amici credenti.

 

Durante il Convegno annuale degli anziani e servitori a pieno tempo delle Assemblee del 2005 l’oratore principale, il fratello Hochmuth, anziano dell’assemblea austriaca di Salisburgo, ha posto l’enfasi su questo mezzo evangelistico. Egli ha segnalato la nascita di 20 (!) Assemblee vigorose negli ultimi quindici anni grazie a questo mezzo. Ha parlato anche di persone anziane che sono giunte alla fede.

 

Abbiamo bisogno di sentire un messaggio che produca trasformazioni radicali.

Il conte Guicciardini è stato uno dei molti aristocratici del suo tempo (come nelle Assemblee britanniche) che, dopo la loro conversione, hanno rinunciato a vivere nel lusso.

Müller ha fondato un orfanotrofio dopo l’altro senza avere un solo centesimo. Groves (il primo missionario delle Assemblee) ha donato ai poveri un quarto delle sue entrate.

 

Quando ho visitato per la prima volta l’Albania nel 1992 ho visto un’apertura al Vangelo che, e non solo secondo me, era unica in Europa. Certamente una delle ragioni della loro sete della Parola era la loro estrema povertà.

Oggigiorno non è più così facile raggiungere gli Albanesi come lo è stato nel recente passato. Una “pietra d’inciampo” è stata l’importazione del lato negativo del materialismo dall’occidente.

 

 

La Chiesa in Europa ha bisogno

di guardare ai grandi pilastri del passato

 

L’Europa è stata la culla della Riforma. Con tutti i limiti dei grandi uomini di quel periodo, abbiamo ancora qualcosa da imparare dalla dottrina e dai principi che essi hanno riscoperto (riguardo principalmente alla dottrina della Bibbia, di Dio, di Cristo e della salvezza; mentre altre, come l’ecclesiologia, non erano i loro punti forti) e faremmo bene a prendere in considerazione anche il loro stile di vita.

 

Se il grande musicista Johan Sebastian Bach fosse vissuto ai nostri giorni, avrebbe riscosso un grande successo e avrebbe avuto migliaia di fans entusiasti.

La sua musica era moderna per i suoi tempi. Ne sarebbe diventato orgoglioso. Ma egli si era consacrato al suo Maestro e umilmente era solito firmare le sue composizioni con un S.D.G. (Soli Deo Gloria): all’unico Dio sia la gloria.

In un tempo in cui i musicisti secolari ed altri sono idolatrati, i credenti europei dovrebbero dimostrare che i musicisti cristiani come anche i responsabili di chiesa, i predicatori, eccetera hanno lo spirito del loro Maestro: quello delvero servo.

Pertanto nessuno dovrebbe gloriare sé stesso ma dare solo a Dio la gloria.

 

Che dire dell’eredità dei Fratelli?

Si dovrebbero menzionare due pilastri che, fra gli altri, erano alla base del loro pensiero originario: la centralità della chiesa e della missione (in senso lato).

Noi non siamo battitori liberi. Come scriveva il salmista Davide:

“Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme” (Salmo 133:1).

Pensiamo di poter vivere e crescere da soli e di poter fare tutto ciò che vogliamo.

 

La chiesa locale è centrale nel pensiero del Nuovo Testamento.

I credenti della chiesa apostolica erano perseveranti nella “comunione fraterna” (At 2:42). Qui si può leggere la storia dei primi trent’anni di vita della Chiesa per vedere in che modo questa comunione venisse praticata nelle questioni d’ordine spirituale e in quelle d’ordine pratico.

 

L’Europa ha dato origine all’opera missionaria attraverso i Moravi, i veri precursori della missione moderna.

Poi è venuto sulla scena il vero e proprio “padre della missione moderna”William Carey, seguito da altri, di cui il Groves è stato un uomo chiave. Egli è stato il primo missionario dei Fratelli, comunque non dovremmo dimenticare che è stato anche un grande missiologo, ovvero studioso della missione.

La peculiarità del nostro Movimento è la missione.

Ken Newton ha detto giustamente che “il contributo più importante che i Fratelli hanno dato alla Chiesa è la missione”.

Oggi nell’Europa occidentale, quando si pensa alla Missione, i nostri pensieri vanno ai bisogni dell’Europa dell’Est. Questo è giusto e talvolta penso che abbiamo perso delle grandi opportunità agli inizi degli anni ’90.

Ma dovremmo anche pensare che l’Europa occidentale è una delle aree più pagane del mondo. La Francia in un modo, il Regno Unito in un altro, come anche l’Italia, la Spagna e l’Austria, sono ancora grandi campi di missioni.

 

 

La Chiesa in Europa

ha bisogno di uomini coraggiosi

 

Uomini, che siano umili, animati dallo spirito di servitori, comunque coraggiosi. Come Giosuè, abbiamo bisogno di esortazioni a “farsi animo” e ad andare avanti.

Chi resisterà di fronte all’incalzare dei molti “tsunami” antichi e nuovi?

Religioni e falsi culti antichi e nuovi ce la stanno mettendo tutta per tenere l’Europa nelle tenebre spirituali e nelle divisioni.

 

Il Cattolicesimo Romano, negli ultimi avvenimenti, ha mostrato nuovamente la sua vera faccia del sincretismo, una vera e propria miscellanea: le verità del vangelo aggiunte alla tradizione, l’opera salvifica di Cristo aggiunta alle opere, eccetera.

Specialmente nell’Europa meridionale (ma non solo!) dobbiamo amare i nostri amici cattolici ma predicare loro il vangelo. Per questo compito c’è bisogno di uomini coraggiosi.

 

Dove sono uomini coraggiosi come coloro che, nonostante l’opposizione, la persecuzione e persino la morte, sono stati i precursori della Riforma?

È doveroso, da parte nostra, menzionarne almeno tre; essi sono, in ordine cronologico: Valdo, Wycliff e Hus.

È molto interessante notare che questi provenivano da tre aree diverse dell’Europa, rappresentanti le parti meridionale, settentrionale e centrale.

Dove sono i Lutero che di fronte al re Carlo V si mostrò fermamente determinato a portare avanti il suo compito e non ebbe alcuna esitazione nell’affermare, alla fine del suo lungo rispondere: “Qui sto saldo, non posso fare altrimenti”?

 

In tante parti d’Europa, soprattutto in quelle settentrionali, ad esempio, l’Olanda e la Penisola Scandinava, l’etica lascia molto a desiderare. Questo è vero soprattutto per quel che riguarda il matrimonio. Unioni tra persone dello stesso sesso sono in netto aumento e non solo vengono tollerate ma approvate, come dimostra la cronaca recente in Francia.

Chi avrà lo stesso coraggio di Giovanni il battista che ha osato dire chiaro e tondo all’adultero tetrarca Erode: “Non ti è lecito averla”? (vedi Mt 14:4)

 

Se è vero che l’Europa è divisa in molti modi, noi come credenti evangelici italiani, facenti parti di questo grande blocco, dovremmo:

• essere pronti alla “battaglia” a favore della Scrittura,

• raggiungere la nostra generazione,

• conservare i grandi pilastri della fede,

• essere coraggiosi nel prendere delle posizioni controcorrente.