Alla conquista dei giganti asiatici

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Un continente estremamente

ricco di diversità di ogni genere

 

L’Asia ha sempre suscitato un interesse particolare negli occidentali. Si pensi a Marco Polo o ai traffici commerciali (soprattutto dopo le Crociate) delle nostre repubbliche marinare, in testa Venezia. È sicuramente un territorio vasto e molto “variegato”.

 

Il clima è molto diverso così come la morfologia del terreno. Si va dalle zone desertiche e calde del Medio oriente alle montagne dai picchi più elevati al mondo della catena dell’Himalaya (la “dimora delle nevi eterne”) con un freddo polare!

 

Le lingue sono molto diverse tra loro, come lo sono i territori insulari (ad esempio le quasi diciottomila isole dell’arcipelago indonesiano) e peninsulari (la vastità della Cina, terza nazione al mondo in quanto al territorio).

 

Come lo è il numero di abitanti che va da qualche centinaia di migliaia delle isole Maldive ai due stati più popolosi al mondo, Cina e India che, entrambi, superano il miliardo.

 

Come lo sono le razze e, non ultime, le varie religioni che tengono legate – ahimè – una fetta non indifferente, azni preponderante, della popolazione mondiale.

L’Asia nella Scrittura

 

Sono molti i motivi per cui ho deciso di partire dal gigante asiatico.

Prima di tutto per lo spazio notevole che l’Asia ricopre nella Scrittura, in modo particolare nell’Antico Testamento.

La culla della civiltà umana è nata lì (Ge 2).

È da lì che il Signore ha chiamato Abramo promettendogli delle benedizioni specifiche (Ge 22:1-3).

 

È lì che sono nate quasi contemporaneamente le due grandi città, Babilonia e Gerusalemme la cui storia ha percorso i secoli e che hanno anche notevoli risvolti futuri (si veda l’enorme contrasto fra le due spiegato a chiare lettere in Apocalisse capitoli 17-18 e 21-22).

È in Asia che Dio ha dato l’ordine a un uomo di costruire un’enorme arca per salvarlo dal terribile giudizio che avrebbe inviato di lì a poco (Ge 6-9).

Ed è da Babele che traggono origine le nazioni e le lingue (Ge10-11). È verso l’Asia che Dio ha dato ordine a un suo servo di “andare e proclamare” (sono gli stessi verbi usati per il “Grande mandato”) il suo messaggio ai crudeli Niniviti (Gn 1-2).

È sulla grande ed invincibile Babilonia che Dio ha riversato uno dei suoi giudizi (Is 13:19-21).

È la terza benedizione promessa ad Abramo che, come credenti, ci vede coinvolti e grandemente benedetti perché Israele fa parte dell’Asia e perché è in questa nazione che è accaduto lo straordinario evento dell’incarnazione e poi della morte, risurrezione e ascensione del nostro Signore Gesù Cristo.

È dalla posterità di Abramo che “sono state benedette tutte le famiglie della terra”.

 

È nel territorio asiatico che si è realizzata (almeno in buona parte) la profezia di Ezechiele capitolo 37 del ritorno in patria d’Israele. È in questi territori che si realizzeranno tante promesse e profezie dell’Antico e del Nuovo Testamento: ad esempio quella dell’enorme esercito (di 200 milioni) che attraverserà buona parte dell’Asia e il giudizio delle nazioni a Gog e Magog (Ap 9:16; 20:7-8).

I primi predicatori del vangelo, gli apostoli, erano asiatici. È dall’Asia che è partito il Vangelo per arrivare “fino all’estremità della terra”.

È sempre da una città asiatica (la terza dell’impero dopo Roma e Alessandria), Antiochia di Siria, peraltro una città cosmopolita, che è partito il primo nucleo di missionari (At 13) per arrivare fino a noi oggi.

 

 

Il primo missionario delle Assemblee

 

Un secondo motivo che mi ha spinto a iniziare dall’Asia è perché non solo William Carey, il “padre della missione dell’epoca moderna”, si è recato in Asia per svolgere la sua opera missionaria, ma anche perché il primo missionario delle Assemblee, Anthony N. Groves, ha operato in due nazioni asiatiche.

 

Questi nel 1829 si è stabilito a Bagdad, in Iraq. Rimasto vedovo, è rientrato in patria e poi si è stabilito nel 1836 in India dove ha dato origine alle Assemblee nella nazione che ne conta il maggior numero. Egli è il “prototipo” del missionario delle Assemblee, vivendo una vita di fede e per fede ma, ancor prima, ha influenzato Hudson Taylor ed è stato anche un pioniere nel campo della missione.

Oggi, in qualsiasi testo di missiologia (la branca che studia la missione) sono menzionati i seguenti tre elementi che Groves ha evidenziato, per primo, come decisivi per la missione: l’importanza della lingua, del cibo e dei costumi del popolo che accoglie il missionario.

Il missionario deve dedicare del tempo per imparare bene la lingua, deve cibarsi degli stessi cibi e vivere nello stesso modo della gente locale senza mai mostrare un senso di superiorità e di colonizzatore!

 

 

L’importanza dell’opera delle Assemblee in alcune nazioni asiatiche

 

Questo è stato il terzo motivo che mi ha spinto ad iniziare dall’Asia.

L’opera a Singapore, nata nel 1864 da un commerciante inglese Philip Robinson, ha avuto uno sviluppo notevole negli ultimi cinquant’anni. Come mai?

Ci sono quattro elementi che caratterizzano una chiesa in crescita: un buon anzianato, un insegnamento chiaro, una buona scuola domenicale e l’evangelizzazione in tutte le sue forme e aspetti.

Una delle assemblee di Singapore, quella di Frankel Bethesda ha visto uno sviluppo enorme dovuto a quanto sto per dire.

Nel 1953, ancora prima di iniziare la fondazione dell’assemblea, venne aperta una scuola materna e, due anni dopo, sempre prima di questo evento, si iniziò una classe di scuola domenicale con i bambini, figli di credenti. Oltre all’interesse verso i bambini, ha fatto seguito costantemente quello verso i ragazzi, gli adolescenti e i giovani.

E questa assemblea è passata da 25 membri adulti nel 1955 a circa mille alla fine degli anni ottanta!

E, naturalmente, si è dato peso anche agli altri elementi caratterizzanti la crescita.

Nel 1884 venne fondata la prima assemblea nell’allora Birmania (oggi Myanmar).

La situazione rimase così fino al 1978 anno in cui iniziò uno straordinario risveglio che ha portato al numero attuale di assemblee a ben 70 con 110 fratelli che lavorano a “pieno tempo” nelle loro Assemblee, 45 evangelisti itineranti, 25 insegnanti della Parola itineranti e alcune istituzioni bibliche di cui una con un programma quadriennale.

 

Segnalo lo straordinario lavoro evangelistico-sociale delle Assemblee giordane che aiutano (fanno questo ormai da una ventina d’anni) l’opera in nazioni “calde” con la distribuzione di milioni di copie di Nuovi Testamenti.

Attualmente stanno lavorando nei campi profughi dando aiuti spirituali-morali-sociali alle migliaia di profughi siriani.

Uno dei responsabili delle Assemblee giordane menziona il lavoro in un campo profughi con 165.000 persone bisognose di tutto!

Da mesi, dalla primavera del 2013, provvedono a tutte le necessità di 50 famiglie ogni settimana. Preparano un pasto caldo giornalmente per 120 famiglie. In tutto questo lavoro c’è soprattutto un interesse verso i bambini.

 

Le sfide

 

Un quarto ed ultimo motivo per cui parto dalla descrizione delle Assemblee in Asia sono le notevoli sfide che provengono da alcune nazioni di questo continente.

Quando nel 1990 il partito democratico ha cominciato a governare la Mongolia c’è stata immediatamente un’apertura religiosa ed alcuni missionari delle Assemblee della Corea del sud hanno approfittato di questa opportunità raccogliendo questa sfida.

Nel 1997 hanno fondato le prime due Assemblee di cui una nella capitale, Ulan Bator. L’opera si è sviluppata con l’arrivo nel 2003 di un missionario medico neozelandese.

Attualmente, nonostante le difficoltà di vario genere, fra cui il clima invernale rigido, per il quale i fratelli mongoli chiedono di pregare, l’opera sta sviluppandosi. Adesso, in questo territorio vastissimo ma popolato soltanto da poco più di tre milioni di abitanti, ci sono quattro assemblee, che sono in crescita numerica, più quattro gruppi.

Diversi missionari, nonostante la difficoltà climatica non indifferente, sono lì per aiutare il consolidamento dell’opera e i fratelli locali sentono il peso di voler fondare altre chiese e stanno facendo progetti per iniziare una scuola biblica.

Dopo il devastante tsunami che ha colpito diverse nazioni in una vasta area dell’Oceano Indiano il 26 dicembre del 2004 (sono morte circa 30.000 persone) danneggiando la già fragile economia, le Assemblee delle isole Andamane e Nicobare (ben 598 e non tutte abitate), con gli aiuti pervenuti da tutto il mondo (anche dall’Italia) stanno ricostruendo alcuni dei locali di culto che erano stati distrutti. Hanno raccolto la sfida e diversi di loro si stanno impegnando nell’opera; alcuni, sette, lavorano a pieno tempo nelle 5 assemblee e 8 gruppi. Chiedono di pregare per una crescita ulteriore di Assemblee in queste isole.

In più di una nazione del Medio oriente le persone sono affamate della Parola. Gli eventi della guerra del golfo sono stati uno strumento per far riflettere molti che hanno potuto ascoltare il Vangelo tramite la radio o hanno ricevuto opuscoli, eccetera, in occasione delle visite delle navi di Operazione Mobilitazione.

Soprattutto dalla metà degli anni ’90 le Assemblee di quelle zone hanno raccolto la sfida e hanno svolto una massiccia distribuzione di letteratura. Solo l’eternità farà vedere i frutti di questo lavoro faticoso e pericoloso (Is 55:11)!

In ultimo ci sono delle grandi sfide per cui le Assemblee di diverse nazioni dell’Asia, in prima linea la Corea del sud, ma anche Cina, Giappone Singapore, stanno pregando: raggiungere quelle che sono le nazioni più chiuse, prime fra tutte la Corea del nord, l’Indonesia e diverse del Medio Oriente.

 

 

Impegni per il futuro

 

I giganti asiatici possono essere conquistati dal Vangelo! Tanto lavoro è stato fatto, si pensi allo straordinario modo in cui il Signore ha operato in Cina che ha visto una crescita unica al mondo, ma tanto rimane ancora da fare.

Vista la complessità del lavoro, in molte parti dell’Asia le Assemblee stanno unendosi per operare insieme a diversi livelli.

Dopo la conferenza internazionale IBCM3 sono state organizzate delle conferenze per i responsabili delle Assemblee dell’Asia a cadenza bi-triennale. Tutte hanno avuto come tema centrale la sfida alla missione e hanno portato a risultati concreti.

Ad esempio nel 2004, in quella tenutasi a Manila (Filippine) c’è stata la creazione di un’associazione missionaria in cooperazione fra la Malesia e le Filippine che annualmente porta una squadra, che comprende membri di diverse Assemblee malesi e filippine, a lavorare in zone non raggiunte della Malesia e nella parte povera di Manila.

Molti credenti, incuranti delle grandi difficoltà, stanno lavorando in Asia. Fra di loro molti missionari. Per molti ci sono sofferenze di vario genere, non ultima quella spirituale di opposizione e anche di persecuzione.

La mia preghiera è che i lettori de IL CRISTIANO possano essere stimolati a pensare a questi “Orizzonti più ampi” e si impegnino a pregare affinché i giganti asiatici possano essere conquistati dal Vangelo!