Gesù disse: “Tornerò!”

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Due annunci importanti

 

Gli apostoli rimasero turbati nel sentire Gesù dire che stava per andare dove loro non lo potevano seguire (Gv 13:33).

Così Gesù li esortò ad avere fede in lui e fece questo importante annuncio:

 

“Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi” (Gv 14:2-3).

 

Alcune ore dopo, Gesù fece un altro annuncio riguardante il futuro, questa volta davanti al sinedrio. Rispondendo a una domanda del sommo sacerdote, disse:

 

“Io sono; e vedrete il Figlio dell’uomo, seduto alla destra della Potenza, venire sulle nuvole del cielo” (Mr 14:62).

 

Nel dire queste parole Gesù confermò un’antica profezia riguardante il momento in cui il regno degli uomini verrà rimpiazzato definitivamente e universalmente dal Regno di Dio (Da 7:13-14). Nel momento in cui disse queste parole, il nostro Signore stava per offrirsi per i peccati del mondo, in qualità di Messia Servo.

Durante i giorni precedenti a questi due annunci, Gesù aveva parlato apertamente della sua seconda“venuta” (Mt 24:3, 27, 37 ,39).

Quando ne parlava si trovava sul monte degli ulivi che, secondo il profeta Zaccaria, sarà il luogo in cui il SIGNORE verrà in gloria per combattere contro i nemici d’Israele (Za 14:3-5).

 

La precisazione di Zaccaria: “Il SIGNORE … verrà e tutti i suoi santi con lui” (Za 14:5), presuppone che i santi saranno stati riuniti con lui in cielo prima della sua manifestazione in gloria sulla terra.

 

L’apostolo Paolo ribadisce quest’ordine di eventi in 1 Tessalonicesi. Pregò che il Signore rendesse i loro “cuori saldi, irreprensibili in santità davanti a Dio nostro Padre, quando il nostro Signore Gesù verrà con tutti i suoi santi” (1Te3:13), poi rese i suoi lettori partecipi della rivelazione riguardante il rapimento della chiesa, seguita dal “giorno del Signore” ovvero il giorno d’ira di cui parlano le Scritture profetiche (1 Te 4:13–5:11).

 

La parola parousia, tradotta con “venuta” in Matteo 24, 1 Corinzi 15:23 e 2 Pietro 3:4,12, si riferisce alsecondo avvento di Cristo in tutti i suoi aspetti. Infatti la parola parousia significa “essere presente” e quindi non si riferisce soltanto al momento dell’arrivo del soggetto indicato, bensì al perdurare della sua presenza.

La prima venuta, o avvento, del Messia durò circa trentatre dei nostri anni.

Nel suo secondo avvento il Messia porterà a compimento tutto ciò che rimane da fare per adempiere le profezie (At 3:21) e per la riconciliazione di tutte le cose con Dio (si veda Cl 1:19-20; Ef 1:10; Ap capp. 6-22). Fra queste cose c’è l’esigenza “ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi” (1 Co 15:25; cfr. Sl 110:1).

 

 

La beata speranza

 

Una vita priva di speranza è, per definizione, caratterizzata dalla disperazione. Di qui l’alta incidenza di suicidi quando la sicurezza materiale è percepita come il valore primario e sopraggiunge una crisi economica. Più in generale quando viene meno la speranza di un futuro migliore, tanto sul livello personale quanto per il mondo, si crea un clima funesto di paura e di smarrimento.

 

In forte contrasto con questo scenario e lo stato d’animo che esso produce, gli scritti del Nuovo Testamento mettono l’accento sulla speranza, aggiungendo dei termini per indicarne la solidità.

 

Ad esempio Pietro benedice Dio perché “nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti” (1P 1:3), una speranza che niente e nessuno può intaccare (v. 4).

 

Paolo spiega che la speranza di coloro che sono giustificati per fede e hanno pace con Dio non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Ro 5:5). Niente può “separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Ro 8:31-39).

Ne consegue che questa speranza non viene meno di fronte alle afflizioni, anche perché si tratta dellasperanza della gloria di Dio” e non di qualche vantaggio temporaneo (5:1-4).

Nella sua Lettera a Tito, Paolo definisce la promessa della venuta di Gesù, “la beata speranza”.

 

L’apostolo sintetizza il cammino del credente in tre aspetti:

1. la salvezza per grazia,

2. la rinuncia all’empietà e alle passioni mondane per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, e infine,

3. l’attesa della beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù”(Ti 3:11-13). La realizzazione della “beata speranza” coinciderà con l’ultima, sostanziale dimensione della salvezza: “la redenzione del nostro corpo” (Ro 8:22-25).

 

Quando gli apostoli Pietro e Paolo affermano che quella del credente in Cristo è una speranza che niente e nessuno può intaccare, si riferiscono anche alla morte fisica, una sorte che è toccata a tutti i credenti, dal tempo degli apostoli fino a oggi.

Il Signore rivelò a Paolo diverse cose concernenti lo stato intermedio di queste persone, ovvero riguardante il periodo che va dal momento della loro morte fisica fino al momento della redenzione del corpo in concomitanza con l’adempimento della promessa del Signore di tornare per accogliere i credenti presso di sé.

 

Innanzitutto gli rivelò che l’essere assenti dal corpo significa “abitare con il Signore” (2Co 5:1-8). Quando Paolo stesso si trovò a dover affrontare questo passaggio, scrisse: “ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio” (Fl 1:23).

 

Inoltre Dio gli rivelò che tutti i santi attualmente alla presenza del Signore torneranno con lui, per partecipare personalmente alla realizzazione della beata speranza e per ricevere un corpo di risurrezione (1Te 3:13; 4:13-17).

L’autore della Lettera agli Ebrei usa un’immagine molto suggestiva quando parla della nostra speranza: “questa speranza la teniamo come un’ancora dell’anima, sicura e ferma, che penetra oltre la cortina, dove Gesù è entrato per noi quale precursore, essendo diventato sommo sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec” (Eb 6:19-20).

 

Infatti la certezza della speranza dipende, oltre che dalla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, anche dal fatto che Egli è entrato in cielo come il “precursore” di tutti coloro che sono santificati in lui. La sua presenza presso il trono di Dio costituisce, per chi si trova a vivere ancora sulla terra, un aggancio sicuro con la presenza di Dio analogo a quello che provvede l’ancora a un’imbarcazione.

 

Quando si medita questi brani diventa evidente che la prospettiva della vita delle persone che sono “rinate a una speranza viva” è molto diversa da quella di chi rimane senza speranza.

 

Non dovremmo mai perdere di vista il futuro che ci aspetta, anche perché più ci pensiamo e più la nostra vita attuale apparirà quella di pellegrini chiamati a essere sale e luce nel mondo mentre camminiamo verso la dimora celeste.

 

Più viviamo in questa prospettiva e più diventa facile deporre “ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge” per correre “con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio” (Eb 12:1-2).

 

In chiave analoga, quando parla della seconda venuta di Cristo, l’apostolo Giovanni osserva che: “chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com’egli è puro” (1 Gv 3:3).

Si tratta di una speranza che cambia non soltanto la prospettiva futura di chi la possiede ma che cambia la persona stessa a motivo della concretezza di tale prospettiva.

 

Il clima in cui viviamo e come rispondere

 

Il clima in cui viviamo è uno di negazione di tutto questo. L’uomo pone sé stesso come misura delle cose e scrive versi come “non credo nel peccato perché non credo in Dio!”.

Tanto meno l’uomo di oggi crede alla promessa della seconda venuta di Cristo.

A questo proposito, Pietro scrive:

 

“Sappiate questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi e diranno: «Dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione». Ma costoro dimenticano volontariamente che nel passato, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall’acqua e sussistente in mezzo  all’acqua; e che, per queste stesse cause, il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì; mentre i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi” (2P 3:3-7).

 

Dopo aver spiegato il vero motivo per l’apparente ritardo nell’adempimento della promessa della seconda venuta di Cristo (la pazienza  di Dio che non vuole che nessuno perisca), Pietro conclude: “Ma il giorno del Signore verrà come un ladro” (v. 10). L’apostolo si riferisce a ciò che la seconda venuta del Signore significherà per gli empi, ovvero per coloro che negano la promessa della sua seconda venuta.

 

Per proteggerci contro questa mentalità negazionista, Pietro ci esorta a tener desta la memoria e a “ricordare le parole già dette dai santi profeti, e il comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli”(vv. 1-2).

Se non facciamo così rischiamo di diventare incapaci di discernere “i segni dei tempi” come i Farisei erano incapaci di discernere i segni dei tempi relativi al primo avvento del Messia.

E saremmo ugualmente inescusabili.

Infatti Gesù ha pronunciato dei discorsi molto dettagliati che servono a metterci in guardia. Verso la fine di uno di questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: “quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina” (Lu 21:28).

Anche le lettere apostoliche contengono degli avvertimenti molto chiari (1Te 5:1-11; 2Te 2:1-11; 1Ti 4:1-4; 2Ti 3:1-9).

 

Chi fa tesoro di queste Scritture e di altre simili, troverà che la speranza non lo abbandonerà (1Co 13:13). Anzi essa apparirà sempre più “beata” mentre si avvicina il gran giorno della “apparizione del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù”.

 

 

Conclusione

 

Mai nella storia della Chiesa è apparso più importante di oggi coltivare “la comunione dei santi” e mai come oggi c’è il rischio concreto di trascurarla. Infatti la maggiore mobilità propria dei nostri tempi e la possibilità di interagire con altre persone in modo virtuale via internet, sono fattori che incidono pesantemente sulle abitudini di tutti.

Fra le altre cose possono diminuire la consapevolezza del bisogno insostituibile della comunione fraterna. Bisogna sapere che la fede non è una cosa privata e, per coloro che si identificano come discepoli di Cristo, la vita comunitaria non è opzionale.

 

Siamo di fatto membri gli uni degli altri. Inoltre siamo chiamati a essere, insieme, sale e luce sulla terra, mentre camminiamo verso il nostro destino eterno.

Quando sono divisi in frammenti, il sale e la luce si disperdono.

Non dovremmo mai dimenticare che Gesù pregò per l’unità dei suoi discepoli (Gv 17:20-23). Inoltre l’apostolo Paolo ci esorta a mantenere l’unità creata dallo Spirito Santo:

“Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi diconservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace (Ef 4:1-3).

 

Sforzarsi in questo senso diventa ancora più cruciale verso il termine dell’età presente:

 

“Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere, non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno (Eb 10:24-25).

 

Alla luce di brani come Luca 21:5-27 e 2Timoteo 3:1-5 appare sempre più evidente che “la notte è avanzata, il giorno è vicino”.

Quindi dobbiamo alzare il capo, sapendo che la nostra “liberazione è vicina” (Lu 21:28) e, contemporaneamente, dobbiamo incoraggiarci a vicenda affinché continuiamo a essere sale e luce mentre si avvicina il momento della “apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù” (Tt 2:13).

 

 

Per la riflessione personale

o lo studio di gruppo

 

1. Che cos’è esattamente la “beata speranza”?

 

2. Quanto incide questa “beata speranza” sulle priorità che trovano espressione nella nostra vita quotidiana?

 

3. Come possiamo evitare di lasciarci condizionare dal clima profano in cui siamo chiamati a vivere come pellegrini e dal negazionismo per quanto concerne la promessa della seconda venuta di Cristo?