Un nido fra le stelle ABDIA

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Introduzione

 

Il libro di Abdia è uno dei più brevi della Bibbia ed anche uno dei meno conosciuti. Raramente, nella mia vita, ho sentito citare questo libro. Eppure, esso offre un contributo importante allo sviluppo dell’argomento dellagiustizia divina.

 

Gerusalemme era caduta nel 586 a.c. e, in quell’occasione, gli Edomiti avevano approfittato della situazione per maltrattare i Giudei. Eppure, dopo quegli avvenimenti, mentre i Giudei si trovavano in esilio e le loro città erano in rovina, Edom continuava a prosperare e sembrava essere inattaccabile e al sicuro. Come poteva Dio essere giusto e permettere una cosa del genere?

Il libro di Abdia risponde a questa domanda fin dalle prime battute: Edom non l’avrebbe fatta franca.

 

“Visione di Abdia.

Così parla il Signore, DIO, riguardo a Edom:

«Abbiamo ricevuto un messaggio dal SIGNORE e un ambasciatore è stato mandato alle nazioni: ‘Alzatevi! Alziamoci contro di lui, alla guerra!’ Ecco, io ti rendo piccolo fra le nazioni, tu sei profondamente disprezzato»”(Ad 1-2).

 

Con queste parole dure, Dio annuncia il suo giudizio su Edom, rivendicando la sua sovranità sulla storia:Edom sarebbe stato annichilito per mezzo di altre nazioni le quali, consapevolmente o no, avrebbero realizzato il disegno di Dio!

 

 

L’orgoglio: un peccato sottovalutato

 

“«L’orgoglio del tuo cuore ti ha ingannato, o tu che abiti nei crepacci delle rocce, e stabilisci la tua abitazione in alto; tu che dici in cuor tuo: ‘Chi potrà farmi precipitare a terra?’ Anche se tu facessi il tuo nido in alto come l’aquila, anche se tu lo mettessi fra le stelle, io ti farò precipitare di lassù», dice il SIGNORE»” (Ad 3-4).

 

La Bibbia evidenzia l’orgoglio come uno dei peccati tra i più insopportabili agli occhi di Dio. Ad esempio, in Proverbi 6:16-19, gli occhi alteri sono inseriti in un elenco di sette cose che Dio considera abominevoli.

Ed era proprio l’orgoglio il peccato principale degli Edomiti: “Chi potrà farmi precipitare a terra?». Essi erano convinti di essere al sicuro, inattaccabili, invincibili. Avevano la certezza che nessuno avrebbe potuto avere il sopravvento su di loro.

 

Perché gli Edomiti si sentivano così sicuri?

Da dove veniva tanta spavalderia?

Il motivo è da ricercarsi nella particolare conformazione geografica del loro territorio che, in effetti, li rendeva difficilmente attaccabili.

Bozrah, la loro principale città, si trovava in altura ed era una fortezza praticamente inviolabile per un nemico.

Per questo motivo, la visione fa riferimento ad un’abitazione posta “nei crepacci delle rocce”, “un nido in alto come l’aquila”.

Ma Dio mise in guardia gli Edomiti perché la loro sicurezza era mal riposta. Anche se essi fossero riusciti a mettere il proprio nido non solo in cima ad un monte, ma addirittura fra le stelle, Dio li avrebbe raggiunti anche lì e li avrebbe fatti cadere.

 

Non c’è nessuna fortezza, anche in mezzo alle rocce, che Dio non possa espugnare.

Non sarebbe bastata la loro posizione geografica ad impedire ai nemici di attaccarli e sconfiggerli, quando Dio lo avesse voluto:

 

“Se ladri o briganti venissero a te di notte, come saresti rovinato! Non ruberebbero forse a loro piacimento?

Se dei vendemmiatori venissero da te, non lascerebbero niente da ra-cimolare.

Oh, come è stato frugato Esaù!

Come sono stati cercati i suoi nascondigli!

Tutti i tuoi alleati ti hanno respinto sino alla frontiera; quelli che erano in pace con te ti hanno ingannato, hanno avuto il sopravvento su di te; quelli che mangiano il tuo pane tendono un’insidia sotto i tuoi piedi, e tu non hai discernimento!” (Ad 5-7).

 

Tutte le certezze di Edom sarebbero crollate in un istante al momento stabilito da Dio.

Quando Edom fosse caduto in disgrazia, persino le nazioni con cui aveva avuto dei buoni rapporti non le sarebbero venute in aiuto. Tutti i programmi dell’uomo, le sue alleanze, le sue strategie militari e politiche, per quanto astute, non sono di nessuna utilità di fronte al giudizio di Dio.

 

Infatti, pochi anni dopo questa profezia di Abdia, gli stessi Edomiti vennero soggiogati dai Caldei che già avevano distrutto Gerusalemme. Dopo queste cose, nei secoli successivi, Edom fu occupata prima dai Nabatei e poi da Antigono, uno dei generali di Alessandro Magno.

Gli Edomiti, con tutta la loro arroganza, non poterono sottrarsi al giudizio di Dio, proprio come mostrato in visione ad Abdia.

 

 

Il giusto giudizio di Dio

 

“Quel giorno, dice il SIGNORE, io farò sparire i saggi da Edom e il discernimento dal monte di Esaù. I tuoi prodi, o Teman, saranno terrorizzati, e così tutti quelli del monte di Esaù periranno nel massacro.

A causa della violenza fatta a tuo fratello Giacobbe, tu sarai coperto di vergogna e sarai sterminato per sempre” (Ad 8-10).

 

La giustizia di Dio è stata oggetto di vari libri della Bibbia. Uno dei problemi che da sempre attanaglia l’uomo èl’esistenza del male di fronte al quale Dio sembra non reagire.

Nel libro di Abdia viene ribadito che, anche se non interviene subito, Dio non lascerà il colpevole per impunito perché il suo giudizio è giusto!

 

Gli Edomiti, discendenti di Esaù, erano nemici storici di Israele. Essi, quando avevano avuto l’occasione, avevano recato danno ad Israele, approfittando soprattutto dei momenti in cui Israele era già indebolito da altri nemici. In particolare, essi parteciparono alla distruzione di Gerusalemme ad opera dei Babilonesi nel 586 a.c., episodio a cui si fa preciso riferimento nel libro:

 

“Quel giorno tu eri presente, il giorno in cui gli stranieri portavano via il suo esercito, e i forestieri entravano per le sue porte e tiravano a sorte su Gerusalemme; anche tu eri come uno di loro” (Ad 11).

A questo punto, con una serie di sette frasi parallele, viene riportato tutto ciò che Edom ha fatto e, invece, non avrebbe dovuto fare nei confronti dei Giudei nel giorno della loro sventura:

 

“Ah! non gioire per il giorno della sventura di tuo fratello. Non ti rallegrare per i figli di Giuda nel giorno della loro rovina. Non parlare con tanta arroganza nel giorno dell’angoscia.

Non passare per la porta del mio popolo il giorno della sua sventura; non gioire, anche tu, della sua afflizione il giorno della sua sventura; non metter le mani sul suo esercito il giorno della sua sventura.

Non appostarti ai bivi per sterminare i suoi fuggiaschi e non consegnare al nemico i suoi superstiti, nel giorno della sventura!” (Ad 12-14).

 

Purtroppo in “quel giorno” Edom si è reso colpevole di tutte queste azioni violente. Gli Edomiti si erano uniti ai nemici di Israele partecipando alla violenza e al saccheggio, ma soprattutto si erano rallegrati della sventura altrui. Avevano goduto mentre Israele cadeva in disgrazia.

 

In contrasto al “giorno della sventura” in cui Israele è stato distrutto dai Babilonesi anche con l’aiuto di Edom, viene quindi introdotto nella frase successiva un’altro giorno, il “giorno del Signore” in cui Dio darà ad Edom e ad ogni nazione ciò che merita:

 

“Infatti il giorno del SIGNORE è vicino per tutte le nazioni e come hai fatto, così sarà fatto a te: le tue azioni ti ricadranno sul capo. Come voi avete bevuto sul mio monte santo, così berranno tutte le nazioni; berranno e si ingozzeranno, e saranno come se non fossero mai state (Ad 15-16).

 

Queste parole sono un avvertimento solenne per Edom: in quel giorno tu hai goduto, ma verrà un altro giorno, il giorno del Signore, in cui la sventura si abbatterà su di te! Come hai fatto, così sarà fatto a te: le tue azioni ti ricadranno sul capo.

 

Queste parole non valgono solo per Edom, ma fanno riferimento anche al giorno del Signore escatologico in cui Dio giudicherà tutte le nazioni. In un certo senso, il tempo presente è il giorno in cui gli uomini agiscono come vogliono e sembra che non debbano rendere conto a nessuno delle proprie azioni, ma Dio ha stabilito un giorno in cui tutti renderanno conto a lui di ogni loro azione perché il giudizio di Dio è giusto.

 

 

Parole incoraggianti

 

Il libro di Abdia, trattando del giudizio su Edom, serviva proprio di incoraggiamento agli scampati di Giuda.Essi erano andati in esilio in Babilonia proprio perché Dio li aveva giudicati.

Possibile che gli Edomiti, nonostante il loro atteggiamento, potessero farla franca?

Qualcuno avrebbe potuto nutrire dubbi sulla giustizia di Dio.

 

Il libro è strutturato proprio in modo da mettere in evidenza, nella prima parte, il giudizio terribile che si sarebbe abbattuto su Edom a causa del proprio orgoglio e del proprio atteggiamento nei confronti di Israele; poi, nella seconda parte del libro, viene ricordato ad Israele che in futuro le cose sarebbero state completamente diverse da come apparivano nel presente.

Giuda era in esilio mentre Edom sembrava poter continuare nella sua tranquilla esistenza ma, quando Dio avrebbe manifestato la sua giustizia, nel giorno che lui ha stabilito, le cose sarebbero andate proprio al contrario:

 

“«Ma sul monte Sion ci saranno degli scampati, ed esso sarà santo; e la casa di Giacobbe possederà ciò che le appartiene.

La casa di Giacobbe sarà un fuoco, e la casa di Giuseppe una fiamma; e la casa d’Esaù come paglia che essi incendieranno e consumeranno; non rimarrà più nulla della casa di Esaù», perché il SIGNORE ha parlato.

Quelli della regione meridionale possederanno il monte di Esaù; quelli della pianura possederanno il paese dei Filistei, il territorio di Efraim e quello di Samaria; e Beniamino possederà Galaad.

I deportati di questo esercito, i figli d’Israele, possederanno il paese dei Cananei fino a Sarepta, e i deportati di Gerusalemme che sono a Sefarad, possederanno le città della regione meridionale” (Ad 17-20).

 

Gli scampati di Israele potevano stare certi che l’ingiustizia non avrebbe trionfato perché Dio aveva ogni cosa sotto il suo controllo ed era degno di fiducia. Il Signore un giorno avrebbe stabilito un regno di giustizia in cui coloro che gli appartengono avrebbero regnato con lui e i nemici gli sarebbero stati sottoposti:

 

“I salvati saliranno sul monte Sion per giudicare la montagna di Esaù. Allora il regno sarà del SIGNORE” (Ad 21).

 

A distanza di circa 2500 anni, cosa è rimasto oggi di Edom?

Dov’è finito quel popolo orgoglioso?

Dove sono le sue fortezze inespugnabili?

Al contrario da quei tempi fino ad oggi Gerusalemme è stata ricostruita più volte e Israele esiste ancora, a testimonianza della fedeltà di Dio nei confronti di questo popolo dal quale è venuto il Messia e Salvatore Gesù Cristo che ha portato salvezza anche a tutti noi.

E possiamo essere certi che le promesse che Dio ha fatto, in questi versi come nel resto delle Scritture,avranno tutte il loro completo esaudimento quando Gesù il Messia tornerà per stabilire il suo regno eterno.

 

 

Conclusione

 

Questo breve libro porta con sé un messaggio che non ha valore solo per Edom o per le nazioni, ma fa riflettere sulla condizione di ogni essere umano.

 

Chiunque abbia letto la Divina Commedia di Dante Alighieri conosce la cosidetta “legge del contrappasso”secondo la quale ognuno viene punito con una pena contraria o, a seconda dei casi, analoga alla propria colpa.

Ad esempio gli ignavi, coloro che nella loro vita non si sono mai schierati, non prendendo mai posizione, per Dante sono costretti a correre per l’eternità dietro ad un vessillo bianco.

Altro esempio è quello degli indovini che, nell’inferno di Dante, hanno la testa girata al contrario perché quando erano in vita volevano vedere il futuro, quindi, per l’eternità, con la testa girata, sono destinati a vedere solo indietro!

 

La Commedia di Dante è ovviamente pura finzione. Nell’aldilà le cose non saranno come le ha descritte Dante perché nessuno può conoscere i dettagli dell’aldilà se non attraverso ciò che è stato rivelato nelle pagine della Bibbia. Tuttavia, leggendo il libro di Abdia, non ho potuto fare a meno di pensare al contrappasso (dal latinocontra e patior“soffrire il contrario”) che in un certo senso, alla fine della vita, attende ogni uomo che abbia disprezzato il Signore.

 

Ci sono persone che si sentono inattaccabili, invincibili, nutrono la certezza che nessuno possa fare loro nulla. Questo le rende arroganti nei confronti di Dio e degli altri.

Eppure cos’è l’uomo?

Basta un attimo e anche l’uomo più forte se ne va senza che nessuno possa fare nulla.

 

Ne abbiamo la prova ogni volta che guardiamo un telegiornale e vediamo la fine di dittatori che hanno terrorizzato e fatto del male a tanta gente. Quando vengono presi, si può leggere la paura nei loro occhi, la paura della morte che li accomuna ad ogni altro essere umano, grande o piccolo, famoso o sconosciuto, ricco o povero, potente o di umile condizione.

 

In questo mondo non vediamo giustizia. Gli uomini non sempre riescono a punire tutti i criminali, ma le parole di Abdia ci ricordano che Dio ha fissato un giorno in cui farà giustizia, giudicherà le azioni di ognuno e ciò che è rimasto nascosto, diventerà palese.

 

Non pensi di farla franca il malvagio, lo stupratore o l’assassino che non è stato assicurato alla giustizia.

 

Non pensi di non dover rendere conto a Dio colui che gioisce con malignità della disgrazia altrui, essendo anzi strumento della disgrazia altrui.

 

L’uomo pagherà il conto del proprio peccato a Dio. Per questo motivo, se non lo abbiamo ancora fatto, prima che venga il giorno in cui Dio giudicherà ogni cosa, dovremmo pentirci e confessare i nostri peccati, cercando la riconciliazione con Dio, cambiando il nostro modo di vivere, seguendo Gesù Cristo che ha dato la sua vita, pagando per i nostri peccati.

 

È una grazia riconoscere oggi la nostra fragilità ed essere umili davanti a Dio, colui al quale tutti dobbiamo rendere conto e davanti al quale tutto il nostro orgoglio e le nostre false sicurezze non servono a nulla.

Domani potrebbe essere tardi.

Domani potrebbe essere il giorno del Signore in cui le nostre azioni ricadranno sul nostro capo senza che ci sia più possibilità di ricevere il perdono.

 

Dio è giusto. Coloro che hanno confidato in lui in questa vita non avranno niente da temere in quel giorno ma coloro che hanno rifiutato Gesù Cristo farebbero bene a considerare le parole di Abdia, perché nessuno la farà franca nel giorno in cui il Signore giudicherà gli uomini.

 

Quanti si costruiscono “un nido fra le stelle” pensando di essere irraggiungibili, saranno ancora più delusi.

Più si è, o si pensa di essere, in alto e più la caduta sarà dolorosa.