La porta aperta alla libertà della Parola

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“All’angelo della chiesa d Filadelfia scrivi: «Queste cose dice il Signore, il Veritiero, colui che ha la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre.
Io conosco le tue opere. Ecco, ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché, pur avendo poca forza, hai serbato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome.

Ecco, ti do alcuni della sinagoga di Satana, i quali dicono di essere Giudei e non lo sono, ma mentono: ecco, io li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi per riconoscere che io ti ho amato.

Siccome hai osservato la mia esortazione alla costanza, anch’io ti preserverò dall’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra.

Io vengo presto, tieni fermamente quello che hai, perché nessuno ti tolga la tua corona.

Chi vince io lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; scriverò su di lui il nome del mio Dio, e della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio, e il mio nuovo nome.

Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese»”. (Apocalisse 3: 7-13).

 

Una storia con molte ombre e poche luci

 

La Chiesa del Signore, sta vivendo tempi di libertà: ciò è innegabile. Dopo i secoli bui dell’oscurantismo religioso “cattolico romano” medievale che, nonostante la Riforma, ha condizionato il vivere civile e religioso europeo, l’avvento della Rivoluzione Francese stabilì il principio di libertà, uguaglianza, fraternità, favorendo così, civilmente, il principio di libertà di pensiero sancito nella “Carta dei diritti dell’uomo” alla quale fece seguito nel 1848, il 17 di febbraio, il decreto del re Carlo Alberto di Savoia che riconosceva pari diritti a tutti i cittadini del regno di Piemonte e Sardegna nella manifestazione del proprio pensiero anche religioso.

 

Infine, nel 1861 venne proclamata l’Unità d’Italia e la nascita del Regno dei Savoia. Contemporaneamente venne dichiarata la fine del Regno temporale e secolare del cattolicesimo romano e dei papi.

Il  motto di Cavour, “Libera Chiesa in Libero Stato”, si consolidò in tutta la Nazione.

 

 

Una “porta aperta”, poi…. richiusa

 

Ne scaturì la “porta aperta” alla libertà di predicazione dell’Evangelo.

Nel lungo periodo del Risorgimento Italiano non pochi ebbero da soffrire a causa delle prevaricazioni dei governi di un’Italia divisa, ma sostanzialmente dominata dall’intransigenza dello stato Pontificio.Fra questi il conte Piero Guicciardini, Teodorico Pietrocola Rossetti e tanti altri che furono espulsi dal Paese come indesiderati cospiratori. Successivamente, con molti altri, riconobbero nel “modesto” decreto reale di Carlo Alberto l’intervento di Dio che, con “la sua chiave”, aveva aperto la porta per la predicazione dell’Evangelo.

 

La storia ci racconta che nell’800 e nel 900 a queste aperture “politiche” le minoranze evangeliche italiane hanno creduto operando efficacemente nonostante le avversità sorte poi ad opera del regime fascista che favorì la pervicace insistenza del Vaticano che tornò a pretendere,  con la tacita complicità di Vittorio Emanuele III, l’assoluto predominio del cattolicesimo romano in Italia: nel 1929 il governo mussoliniano promulgò la Legge sui “culti ammessi” con annesse imposizioni di riconoscimento di Ministri di Culto che provocarono la reazione di alcuni Fratelli che la ritennero una ingerenza illegittima nel campo della fede.

 

Successivamente, con la caduta del regime fascista e l’avvento della Repubblica Italiana, la Costituzione, promulgata il 22 dicembre 1947, con gli art. 3 e 21 ha riconosciuto  il diritto alla libertà di pensiero, di parola e di diffusione pubblica per tutti i cittadini Italiani.

Lo stesso diritto è stato poi dichiarato negli articoli 10, 11, 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea ( Strasburgo 12 dicembre 2007).

 

Questi avvenimenti storici stanno a dimostrare che il Signore agisce indipendentemente dall’azione della Chiesa riconoscendo, tuttavia, l’autenticità della fede. “…pur avendo poca forza, hai serbato la mia parola, e non hai rinnegato il mio nome..”(v. 8) e provvede direttamente agendo sui governi delle nazioni (Sl 67:4).

Anche oggi la Chiesa del Signore ha “poca forza” ma le è concessa l’opportunità di vivere e agire mediante la Parola con l’aiuto esclusivo e imprescindibile dello Spirito Santo.

Se, al contrario, possedesse potenza, denaro, successi proselitistici ecc. sarebbe una Chiesa tentata ad affidarsi a sé stessa o, peggio, a qualche falso profeta fra i tanti che proliferano nel cosiddetto “mondo religioso” anziché sull’unica guida dello Spirito Santo e fede nella Parola.

Il Signore riconosce alla chiesa di Filadelfia l’umiltà, la volontà e la tenacia: “Hai serbato la parola della mia costanza…”

 

 

Una testimonianza attiva e propositiva

 

La Chiesa odierna, che di fatto costituisce una minoranza nella cosiddetta “cristianità” mondiale, è chiamata a resistere davanti agli uomini ed a dimostrare la sua tenacia mediante la testimonianza dei singoli che “vivono” la fede come testimoni della Verità di Gesù Cristo evitando di scadere, come avviene per la stragrande maggioranza, nella figura di devoti “parrocchiani” gratificati da canti e preghiere e trasformati in passivi fruitori di belle parole e grazie (o presunte tali) contingenti ed effimere e poco o niente di più.

 

La testimonianza, invece, se praticata e vissuta come tale, è attiva, positiva e propositiva, continua ed incessante nel promulgare la Parola di Gesù il Salvatore con tutti ed in ogni occasione, e si affida unicamente alla “costanza di Dio” non sulla propria costanza, ma sulla sua fedeltà e sostegno che non la abbandona mai.

Però…bisogna crederci ed agire conformemente! Qui sta il problema!

Ma qui sta anche la promessa: “Ecco, io ti ho posta dinanzi una porta aperta, che nessuno può chiudere…” (v. 8).

 

Il Signore stesso prepara le opportunità di testimonianza che richiedono impegno; ma non costituiscono semplicemente e banalmente delle occasioni da utilizzare o da “sfruttare” secondo i criteri e la cultura del nostro tempo: per dimostrare la “nostra” capacità di influenzare le persone, per avere successo di pubblico, per fare proselitismo ed aumentare numericamente ecc.

La porta di cui parla l’Apocalisse si apre normalmente su situazioni complicate, gravi, difficili che riguardano persone o ambienti impregnati di credenze varie e diverse, risalenti ad uno spirito di menzogna e segnate sovente dalla sofferenza. A quelle persone a quegli ambienti il Signore vuole arrivare mediante l’opera della piccola realtà spirituale di Filadelfia, affinché si ravvedano e riconoscano con gioia il messaggio di salvezza e liberazione (1Ti 2:4).

 

A dimostrazione di quanto detto va considerato ciò che Dio afferma relativamente al popolo giudaico (v. 8) trattato con severità a causa dell’incoerenza e mancanza di sincerità che Dio ravvisa, affermando però “…ecco io li farò venire a prostrarsi dinanzi ai tuoi piedi e conosceranno che io ti ho amato…”.

Si evidenzia in queste affermazioni il desiderio di Dio che il suo popolo, Israele, riconosca e consideri che il suo amore è e rimane libero di manifestarsi verso chi vuole, e chi ne è oggetto costituisce elemento di testimonianza della sua misericordia che vuol sempre e comunque raggiungere il popolo del Patto. 

In questi casi la Chiesa può legittimamente rallegrarsi, tenendo presente che la gloria va riconosciuta unicamente all’opera del Signore e del suo Santo Spirito.

 

 

Il Signore è sempre presente,

anche nella persecuzione

 

Dietro la porta dell’animo umano e all’oscuro degli sguardi umani, inevitabilmente permane la tentazione di gloriarsi, ma il Signore mette in guardia la sua Chiesa sugli avvenimenti che incalzano l’umanità: “l’ora della tentazione sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra” (v. 10).

 

In quei tempi la prova era costituita dalla persecuzione praticata sui cristiani dagli Imperatori romani e da tutti quelli che osteggiavano, per interessi vari, la Nuova Via.

 Oggi può essere costituita dalla grave crisi economica, sociale e morale che imperversa nell’umanità intera, nella quale la realtà della chiesa di Filadelfia attuale rischia di soccombere.

Ma, a conferma della imperscrutabile azione di Dio, la Parola di consolazione e di sostegno ci annuncia subito: “… io ti preserverò dall’ora della tentazione…”.

Dobbiamo chiederci il perché di questa consolazione preventiva e darci una risposta.

Perché il Signore conosce i cuori e sa leggervi preventivamente la fragilità , la debolezza, l’incostanza ed anche la tentazione al rinnegamento che a fronte di gravissime difficoltà possono emergere prepotentemente.

 

Quindi nonostante le difficoltà che si presentano come umanamente insormontabili, il Signore continua ad operare, e la Chiesa può e deve essere fiduciosa nella sua presenza affinché la  prova possa essere superata.

Ma la fiducia non è fine a se stessa e non riguarda solo la vita particolare dei singoli e della Chiesa nel suo insieme; la richiesta di fiducia contiene un monito importantissimo “…tieni fermamente quello che hai, perché nessuno ti tolga la tua corona” (v. 11).

 

 

La chiamata

alla testimonianza e al servizio

 

Ma cos’ha la chiesa di Filadelfia del tempo e quella attuale se non quello che ha ricevuto?

La fede e la vocazione al servizio di testimonianza.

Prima di ascendere al cielo Gesù affermò:

“…mi sarete testimoni…fino all’estremità della terra…” (At 1:8).

Il “tesoro” della Chiesa non è costituito dal suo bagaglio di cultura teologica, di capacità sapienziale, dalle tradizioni “spirituali” consolidate, dalle opere di bene, dall’appartenenza corporativa a questa o quella congregazione più congeniale e/o confacente al modo di pensare dei singoli; o dall’ecumene delle “istituzioni ecclesiastiche”, con annesso il loro bagaglio di tradizioni sovente idolatriche, con le semplici comunità “ecclesiali” tradizionali.

Niente di tutto questo!

Il vero tesoro è la “vocazione” del Signore, la chiamata alla testimonianza del suo Nome, del nome di Gesù che è “…al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo ma anche in quello a venire..” (Efesini 1:21)

 

“Testimoniare”... cosa significa?

 

 1. Predicare.

Lo possono e lo devono fare nella Chiesa in primis i “profeti”, i “pastori” i “dottori”, con la collaborazione di tutti:

“…avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione… facciasi ogni cosa per l’edificazione…Infatti tutti potete profetare, a uno a uno, perché tutti imparino e tutti siano incoraggiati…”(1Co 14:26, 3)1 ed anche pregare e cantare e suonare “maestrevolmente” e con giubilo (Sl 33:1). 

“Tutti”: uomini, donne, giovani, anziani, in ogni dove e in tutte le occasioni e circostanze possibili, consuete e inconsuete; sempre con sobrietà ed autocontrollo, ma soprattutto senza timore (2Ti 1:7), perché il Signore con il suo Santo Spirito è sempre presente!

 

2. Operare.

L’apostolo Paolo scrivendo a Tito insiste molto su questo concetto:

• “Gesù Cristo… ha dato sé stesso…per riscattarci… e per purificarsi un popolo suo proprio, zelante nelle opere buone…” (Tt 2:14) ;

• “…siano ubbidienti e pronti a fare ogni opera buona (Tt 3:1).

• “…voglio che tu affermi con forza che quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura d’attendere a buone opere. Queste cose sono buone ed utili agli uomini…” (Tt  3:8).

 

Tutto ciò significa innanzitutto rispondere ad un appello:

“Fratelli siete stati chiamati a liberta’…” (Ga 5:13).

Il Signore ne ha creato i presupposti sociali e preparato le occasioni personali, quindi dobbiamo partecipare ad una autentica battaglia spirituale nella quale la “vittoria” appartiene al Signore ed alla Chiesa “la corona”.

 

 

Combattere il combattimento… “buono”!

 

Infatti Paolo afferma:

“…ho combattuto il buon combattimento…ho serbato la fede; del rimanente mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il Giusto Giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me ma anche a tutti quelli che hanno amato la Sua apparizione…” (2Ti 4:7, 8).

 

Paolo definisce il “combattimento” come “buono”, quindi efficace, fruttifero, portatore di buoni risultati alla gloria di Dio; un combattimento che deve veder impegnati tutti.

Infatti non basta e non è utile e tantomeno efficace essere soltanto dei “buoni” credenti “della domenica”, che cantano e pregano e niente di più.

 

Dobbiamo piuttosto essere credenti che hanno consapevolezza e volontà di essere dei buoni testimoni combattenti, impegnati nella divulgazione della Parola, “testimoni” di Gesù il Cristo di Dio, sempre certi che il Signore, con la sua autorità e con la sua “chiave”, mantiene aperte le porte della testimonianza e rende efficace la Parola nei cuori che la ricevono.

 

Entriamo per quelle porte ed operiamo per la sua Gloria insieme, tutta la sua Chiesa, la chiesa di Filadelfia attuale, prima che lo spirito di Laodicea le cui avvisaglie sono ormai evidenti, contamini gli animi e le coscienze.

Prima che Cristo sia messo alla porta e costretto a picchiare all’uscio per rientrare in forza della sua infinità bontà e misericordia (Ap 3: 20, 21, 22).