Non vivere mai quel “trentaseiesimo” anno 2CRONACHE 14-16

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Un anno da vivere diversamente

 

Dietro uno dei tanti riferimenti cronologici del secondo libro delle Cronache (2Cr 16:1) c’è qualcosa di molto importante su cui riflettere. Collegato a esso, vi è la vita di un uomo che quell’anno doveva viverlo diversamente.

 

Quanti anni trascorsi, se avessimo sempre fatto ricorso al Signore, avremmo potuto vivere diversamente!

Quanti anni presenti e futuri, affidandoci alla forza del Signore, potremo vivere diversamente, da quel triste“trentaseiesimo” anno del regno di un noto re giudeo.

 

 

“Fino al trentacinquesimo anno”

 

Il re di Giuda in questione si chiama Asa (2Cr 14:1). Quando fa il suo ingresso nella storia della nazione giudaica, da circa vent’anni Israele, è diviso in due. Da una parte c’è il regno del Sud (Giuda) da un’altra quello del Nord (Israele).

In quello del Sud si succedono due re poi nel 911 a.C. tocca a lui, ad Asa. Per quarantuno anni sarà lui il sovrano.

 

Nei primi trentacinque Asa può essere definito il re che cercava il Signore, il quale gli affidò il compito di ricondurre a lui il popolo.

Asa lo fece. Iniziò dalla sua vita e trasmise poi questa necessità all’intera nazione.

“Tolse via gli altari degli dèi stranieri” e tutto quanto era correlato all’idolatria come “alti luoghi… statue…idoli…colonne solari…” (2Cr 14:2, 4).

Davanti all’attacco dell’esercito etiope formato da “un milione di uomini” (2Cr 14:8) Asa, nonostante avesse un esercito che poteva contare soltanto sulla metà di soldati, vinse la battaglia (2Cr 14:11).

 

Perché?

Perché aveva cercato il Signore!

Invocò il suo Dio e disse: «Signore per te non c’è differenza tra il dare in soccorso a chi è in gran numero e il darlo a chi è senza forza; soccorrici, Signore nostro Dio perché su di te noi ci appoggiamo»” (2Cr 14:10).

 

Durante il suo regno “ordinò” a tutto il popolo di “cercare il Signore” (2Cr 14:3).

Questo avvenne concretamente (2Cr 14:6).

Un profeta di nome Azaria, descrisse il periodo del regno di Asa come quello in cui la gente di Giuda cercava il Signore (2Cr 15:4).

 

I Giudei, in quegli anni, erano noti come coloro che “avevano cercato il Signore con grande ardore”(2Cr 15:15).

Simbolo di questo era “l’altare del Signore” ristabilito nel tempio su cui si bruciavano di nuovo le offerte (2Cr 15:8).

Per raggiungere tale obiettivo, il Signore utilizzò Asa. Il quale, si lasciò usare. Indicativo è il catto che non si fermò neanche davanti agli affetti familiari pur di portare avanti il compito affidatogli. Non si fece scrupoli, a destituire “dalla dignità di regina sua madre Maaca perché lei aveva eretto un’immagine ad Astarte” (2Cr 15:16).

 

“Fino al trentacinquesimo anno” (2Cr 15:19) del suo regno Asa ci insegna l’importanza di cercare Dio.

Ci trasmette il bisogno di perseguire quest’obiettivo a livello personale, poiché avrà degli effetti anche a livello comunitario.

 

Dio mi ha affidato lo stesso compito. Cercarlo sempre nel mio interiore per essere una testimonianza all’esterno, così che egli possa usarmi nella mia chiesa, nella mia città, nella mia regione, nella mia nazione.

 

Oggi vi è ancora la stessa necessità del 911 a. C.: cercare Dio!

Davanti all’idolatria dilagante, alle battaglie che sembrano impossibili da vincere, alle priorità dimenticate che vanno ristabilite, alle pratiche pericolose che devono essere rimosse, senza riguardi personali, senza eccezioni.

Se cerco Dio personalmente, sarò uno strumento nelle sue mani per incoraggiare anche altri a cercarlo nello stesso modo.

 

 

“L’anno trentaseiesimo”

 

Asa regnò quarantuno anni.

Abbiamo visto cosa accadde “fino al trentacinquesimo”. Ne mancano ancora sei.

Ci aspetteremmo che Asa continui a cercare Dio. Tuttavia, “l’anno trentaseiesimo” del suo regno, accadde qualcosa d’inatteso.

 

Il re di Israele, Baasa, salì contro di lui (2Cr 16:1). Che cosa fa Asa?

Cerca Dio, verrebbe da rispondere.

Sbagliato!

Si reca “nella casa del Signore” (2Cr 16:2) ma non per invocare il suo aiuto.

Vi andò per prendere “dell’argento e dell’oro” da inviare “al re di Siria” (2Cr 16:2).

 

“Che cosa stai facendo, Asa? – verrebbe da chiedergli! – Quei tesori sono del Signore! Li stai usando per fare un regalo al re di Siria?”.

Asa voleva stringere un accordo con il re della nazione militarmente più potente in quel momento della storia. Il regalo serviva a “comprare” l’alleanza, facendogli rompere il patto con il popolo rivale così da averlo dalla sua parte nel momento della battaglia (2Cr 16:3).

 

Il risultato di questo “acquisto” fu in apparenza produttivo. L’esercito siriano attaccò delle città del regno del Nord e le espugnò. La minaccia nemica nei confronti di Giuda fu così ritirata. Per Asa, grazie alla sua “strategia”, sembrò esser tornata la tranquillità.

 

Vuoi vedere che l’aiuto di un sovrano umano non è poi così diverso da quello di Dio? Anzi, sembra più comodo, immediato, acquistabile con beni materiali.

Tuttavia, l’apparenza deve sempre fare i conti con la sostanza che in questo caso si chiama Canani (2Cr 16:7), un veggente, inviato da Dio. Il suo messaggio è diverso da quello di Azaria.

Il re che cercava Dio ora è divenuto il re che si è “appoggiato sul re di Siria invece” che “sul Signore”(2Cr 16:7).

 

Canani gli ricorda che cosa era accaduto quando, qualche anno prima, aveva cercato Dio:

“Gli Etiopi e i Libi non formavano forse un grande esercito… eppure il Signore perché ti eri appoggiato su di lui li diede nelle tue mani” (2Cr 16:8). Dio era pronto anche in quest’altra occasione a “spiegare la sua forza in favore” (2Cr 16:9) di Asa ma egli non vi fece ricorso.

 

Non era cambiato Dio, era cambiato Asa. Preferì l’aiuto umano, pensando che Dio in quell’occasione non sarebbe stato in grado di intervenire.

La voce di Canani divenne scomoda per Asa.

Il re “si indignò … e lo fece mettere in prigione” (2Cr 16:10).

Invece di riflettere, Asa mette a tacere chi da parte del Signore gli aveva detto la verità.

 

E il suo popolo?

Coloro insieme ai quali Asa cercava il Signore ora divengono oggetto della sua crudeltà (2Cr 16:10). Come Canani, anche la sua gente, divenne un ostacolo alle sue strategie.

 

 

Una lezione anche per noi

 

“L’anno trentaseiesimo” è noto nelle cronache bibliche come quello in cui Asa commise un grande errore di valutazione pensando che l’uomo valesse più di Dio.

 

Che non ci sia mai un “anno trentaseiesimo” nella nostra vita!

Non reputiamo mai Dio incapace di affrontare per noi alcuna battaglia, alcuna prova, alcuna circostanza.

Egli è sempre in grado di intervenire, di operare. Non rimane privo di forza, non è mai preso alla sprovvista.

Siamo noi che, nonostante tale grande risorsa a disposizione, preferiamo “altri aiuti”, pensando che possano riuscire meglio. Magari, facendosi anche risparmiare tempo.

Quando ciò accade, inevitabilmente, cambiano gli obiettivi. Gli altri accanto a noi saranno visti non più come sorelle e fratelli con i quali andare al Signore, ma come un ostacolo ai nostri progetti. Così viene meno la nostra utilità per la comunità.

 

Infine, se dovessimo trovarci, per le nostre scelte errate, nell’anno “trentaseiesimo”, il Signore ci manderà sicuramente un “Canani”, una voce e una parola per farci rendere conto dell’errore di valutazione commesso. Davanti ad essa non indigniamoci. Non mettiamola a tacere.

Riconoscere il proprio peccato è il primo passo per tornare a sperimentare che Dio vale più degli uomini.

Sì! Anche di quelli umanamente considerati “in alto e potenti”.

 

Ricordiamoci che “il Signore percorre con lo sguardo tutta la terra per spiegare la sua forza in favore di quelli che hanno il cuore integro verso di lui” (2Cr 16:9).

Facciamo nostra questa verità per non vivere mai, o mai più, un “triste” e “inutile”… “trentaseiesimo anno”.­