Chi sono gli angeli? NELL’ANTICO TESTAMENTO

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Introduzione

 

Secondo un comune vocabolario della lingua italiana, si dice “angelo” un “essere puramente spirituale ed intellettuale, di natura superiore a quella umana, rappresentato dall’arte in forma corporea e di giovanile bellezza, con ali e tra raggi di luce”. Un’altra definizione, dello stesso vocabolario, presenta l’angelo come un“messo celeste e ministro della potenza e della volontà divine”.

In senso figurato, tra gli altri significati della parola “angelo” troviamo soprattutto quello di “protettore”, ovvero “chi sta amorevolmente a fianco di qualcuno” ed anche “figura prediletta per la bellezza e la bontà, particolarmente nei rapporti affettivi”.

 

Queste definizioni, alla luce della Parola di Dio, contengono elementi di verità ma anche di fantasia, che riescono solo in parte a soddisfare il desiderio di conoscenza dell’uomo che cerca la volontà del Signore. Alcuni mesi fa, infatti, il Signore ha cominciato a stuzzicare il desiderio di conoscenza che Lui stesso aveva messo nel mio cuore, e così mi sono posto alcune domande: “Chi sono gli angeli? Esistono davvero o sono piuttosto una pittoresca invenzione della florida fantasia umana? Che cosa dice la Parola di Dio al riguardo?”

Per me è stato ancora più difficile scacciare il pensiero e il desiderio di approfondire questo tema, dopo aver scoperto che nella Bibbia la parola “angelo” si trova, al singolare, ben 199 volte (di cui 100 nell’Antico Testamento e 99 nel Nuovo Testamento) e che la parola “angeli”, al plurale, è riscontrata altre 86 volte (di cui 8 nell’Antico e 78 nel Nuovo Testamento).

Una frequenza così interessante non poteva che essere un ulteriore elemento di stimolo per realizzare questa ricerca.

Vi è poco materiale di studio sugli angeli, ma possiamo dire che vi sia altrettanto poco interesse nei loro confronti?

 

Di essi parla molto la Bibbia e decine e decine di persone potrebbero narrare episodi più o meno straordinari di interventi di Dio nella loro vita, tramite i suoi messaggeri. Non sono certo cessate le intromissioni angeliche nella storia dell’umanità, in particolare per continuare a svolgere il loro fondamentale compito di servizio per gli uomini: “…a favore di quelli che devono ereditare la salvezza” (Eb 1:14).

 

 

Chi sono gli angeli, per la Bibbia?

 

È nella Bibbia che noi possiamo trovare il pensiero di Dio su tanti soggetti di nostro primario interesse, ma anche su questioni che magari non risultano altrettanto centrali per la nostra vita, ma attirano ugualmente la nostra attenzione… come il tema degli angeli.

Nel presente studio, quindi, ci concentreremo su quanto le Sacre Scritture affermano in merito alla realtà degli angeli, con la piena fiducia che “ogni Scrittura è ispirata da Dio ed è utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia” (2Ti 3:16).

 

Da questo punto di vista, allora, in via preliminare può essere utile richiamare una delle possibili definizioni bibliche della parola “angelo”, secondo cui essa è “applicata nella Scrittura a un ordine di esseri sovrannaturali o celestiali la cui funzione è quella di agire come messaggeri di Dio nei confronti degli uomini, e come agenti che manifestano la sua volontà”.

 

Nell’Antico Testamento, troviamo frequenti riferimenti all’esistenza ed alle attività di questi messaggeri celesti. Il primo libro della Bibbia, la Genesi, parla di angeli già dal sedicesimo capitolo, mentre il libro di Giobbe, ancora precedente a Genesi in quanto a periodo storico di riferimento, riporta almeno due citazioni dirette (4:18 e 33:23) dell’esistenza di esseri angelici, le cui attività, evidentemente, erano ben conosciute sin dagli albori dell’u-
manità.

 

 

Sembianze e movimenti

 

È singolare notare quanto imbarazzo e quanta poca convinzione vi siano, anche nelle chiese cristiane, rispetto alla realtà degli angeli. In genere, sui demoni sappiamo abbastanza, e forse talvolta anche troppo, ma sugli angeli? Se pensiamo a loro, passiamo facilmente dall’immagine infantile dell’angioletto paffutello con due belle ali e tanti riccioli d’oro, all’idea materialistica secondo cui essi non esistono o, al limite, non intervengono nella storia e non sono visibili all’occhio umano.

Ma cosa dice la Scrittura al riguardo?

Già nella prima citazione biblica degli angeli di Dio, è evidente che essi appaiono e sono visibili alle creature umane.

In Genesi 19:1 leggiamo che due angeli giunsero a Sodoma verso sera e che Lot “non appena li vide, si alzò per andare loro incontro”.

Essi apparvero concretamente a Lot, il quale non stava sognando: li vide con i suoi occhi e andò loro incontro come avrebbe fatto con qualsiasi altra persona. Successivamente, questi due angeli furono visti anche da altri uomini di Sodoma, i quali volevano abusare di loro perché li avevano ben individuati come degli“uomini” (v. 5).

In altre parole, l’Antico Testamento ci insegna che gli angeli possono rendersi visibili ed assumere sembianze umane.

 

Da questo punto di vista, possiamo anche notare che gli angeli di Genesi 19, in realtà, erano due dei tre “uomini” che erano apparsi ad Abramo in Ge 18:2 e che erano rimasti con lui a mangiare (v. 8) e ad annunciare la gravidanza miracolosa di Sara (v. 10). Sempre sotto le chiare sembianze di “uomini” (v. 16) essi lasciarono Abramo e si diressero verso Sodoma, mentre il terzo angelo rimase ancora con il patriarca.

Secoli più tardi, al profeta Daniele apparve l’arcangelo Gabriele sottoforma di “uomo” (Da 9:21), mentre in precedenza, nella fornace ardente, una figura straordinaria era stata chiaramente individuata come un “quarto uomo”: essa era “simile a quella di un figlio degli dèi” e stava permettendo ai tre amici di Daniele di uscire indenni da quella durissima prova (Da 3:25).

 

Un’altra leggenda da sfatare nei loro confronti è quella relativa al loro movimento.

L’idea generale è che essi volino, anzi che quasi svolazzino gaiamente e all’impazzata qua e là, ma non abbiamo evidenze scritturali sufficientemente provate che quest’idea popolare corrisponda a quanto normalmente accade agli angeli. Se è vero, infatti, che nel Tabernacolo e nel Tempio i cherubini erano raffigurati con delle ali (Es 25:20; 1Re 6:27), se è vero che questa fu la visione dei serafini avuta dal profeta Isaia (Is 6:2) e la visione delle creature viventi avuta dal profeta Ezechiele (Ez 1:6-24; 10:5-21), se è vero che lo stesso angelo Gabriele arrivò dal profeta Daniele alla fine della sua preghiera “mandato con rapido volo” (Da 9:21), è anche vero che, di norma, nella Bibbia troviamo scritto che gli angeli si muovono come dei normalissimi uomini, anche se in varie maniere e talvolta con modalità non comuni o addirittura impossibili per un essere umano.

 

Per esempio, se è vero che, nel sogno di Giacobbe “gli angeli di Dio salivano e scendevano per la scala” (Ge 28:12), è anche vero che lo stesso Giacobbe, dopo aver lasciato il suocero Labano, incontrò degli angeli di Dio che “gli vennero incontro…” (32:1) come dei normalissimi uomini, evidentemente con dei movimenti comuni a tutti gli esseri umani di tutti i tempi!

In Zaccaria 2:3 troviamo conferma di questo: un angelo parla con il profeta e “si fece avanti, e un altro angelo gli andò incontro”.

 

I messaggeri di Dio sono stati visti più volte nell’antichità e i loro movimenti sono stati riconosciuti come analoghi a quelli degli uomini. Questo dato può essere ulteriormente confermato nel Nuovo Testamento, anche con riferimento alla figura dell’Angelo del Signore, ma già da ora possiamo affermare, senza tema di smentita, che nell’Antico Testamento gli angeli sono inviati di Dio ed appaiono ad uomini e donne sulla terra, in quanto l’Eterno stesso li ha incaricati di realizzare questa o quella specifica missione.

 

 

Nomi e compiti

 

Un’altra idea comune sugli angeli, specie in ambito cattolico, è quella relativa all’esistenza dei cosiddetti “angeli custodi”, categoria particolare di messaggeri divini che si occuperebbe della cura degli uomini, con particolare riferimento ai bambini. Nella Scrittura non c’è alcun brano biblico che potrebbe essere posto a sostegno di una simile teoria, anche se proprio la Parola di Dio menziona specifiche categorie di angeli e dà loro dei nomi comuni, senza che, però, fra questi vi siano gli “angeli custodi”.

 

La presenza di nomi comuni per gli angeli non implica, che vi debba essere necessariamente una specifica organizzazione angelica, e ancor meno una vera e propria gerarchia, o quantomeno una suddivisione in ranghi, come alcuni studiosi sostengono: di tutto ciò non vi è sufficiente evidenza scritturale.

Piuttosto, ci sembra opportuno soffermarci sulle categorie angeliche espressamente menzionate dalla Parola di Dio. Fra quelle riscontrabili nell’Antico Testamento, assumono particolare rilievo le due categorie dei “serafini” e dei “cherubini”.

 

I SERAFINI.

Ritroviamo i serafini soltanto nella visione del trono di Dio che ebbe Isaia (Is 6:1-13). Questi angeli si trovavano “sopra di lui” e vengono descritti con queste caratteristiche: “…ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava” (v. 2).

Si tratta di esseri alati, dunque, ma con delle caratteristiche assai particolari, mai viste nel mondo materiale: i serafini hanno ben sei ali, ma quattro servono loro per coprirsi davanti alla santità di Dio, e solo con le altre due essi volano.

Oltre a ciò, scopriamo (vv. 3-4) che essi “gridavano” così forte da far tremare il Tempio dalle sue fondamenta. Inoltre, con queste grida rivolte reciprocamente gli uni agli altri, i serafini lodavano Dio con le seguenti parole: “Santo, santo, santo, è il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della Sua gloria!”.

Riuscite a immaginare la scena? Tanti angeli straordinari, ciascuno con sei ali e ciascuno che urla all’altro parole di lode e di adorazione del loro grande Dio!

Ad un certo punto, dopo che Isaia si rese conto della perfetta santità di Dio e della sua natura di misero peccatore (v. 5), uno dei serafini “volò” verso il profeta e lo toccò con un carbone ardente preso dall’altare: con quello, l’iniquità di Isaia fu tolta ed il suo peccato fu espiato (vv. 6-7).

Da questo brano, dunque, possiamo dedurre che i serafini hanno il compito di celebrare a gran voce l’Eterno e d’innalzare lodi potenti al Signore dei cieli e della terra. Oltre a ciò, essi possono essere mandati da Dio per operare salvezza e guarigione.

 

I CHERUBINI.

Dei cherubini, l’Antico Testamento parla più diffusamente rispetto ai serafini, a cominciare dall’episodio della cacciata di Adamo ed Eva dal “paradiso terrestre”, allorché il Signore pose questi angeli “ad oriente del giardino di Eden, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita” (Ge 3:24).

Successivamente, troviamo i cherubini men-
zionati come elementi di abbellimento scultoreo e di copertura del propiziatorio dell’arca (Es 25:18-20) e più tardi anche del Tempio di Salomone (1Re 6:23).

 

Essi appaiono anche nella visione del profeta Ezechiele, dove hanno caratteristiche e movimenti straordinari:

“Sopra il capo dei cherubini c’era come una pietra di zaffiro, e si vedeva come una specie di trono che stava sopra di loro… La gloria del Signore si alzò sopra i cherubini… Il rumore delle ali dei cherubini si udì fino al cortile esterno, simile alla voce del Dio onnipotente quando parla… il fuoco era in mezzo ai cherubini… avevano una forma di mano d’uomo sotto le ali… Una ruota era presso ogni cherubino e il bagliore era quello di una pietra di crisolito; quando si muovevano, si muovevano dai loro quattro lati; e andando, non si voltavano. Tutto il corpo dei cherubini, i loro dorsi, le loro mani, le loro ali, come pure le ruote, erano pieni di occhi tutto intorno… Ogni cherubino aveva quattro facce: cherubino… uomo… leone… aquila… La gloria del Signore si fermò sui cherubini, che spiegarono le loro ali e s’innalzarono su dalla terra” (Ez 10:1, 4, 5, 7, 9, 11, 12, 14, 18, 19).

A questa descrizione possiamo aggiungere quella contenuta nel capitolo 1 di Ezechiele, specie nei vv. 4-15, dove si parla di quattro esseri viventi, che in realtà sono gli stessi cherubini del successivo capitolo 10 (cfr 10:15, 20, 22).

 

In particolare, i principali elementi integrativi offerti dalla descrizione di Ezechiele 1 rispetto a quella del menzionato capitolo 10, sono concernenti le loro sembianze e i loro movimenti, e soprattutto “avevano aspetto umano… avevano quattro ali… i loro piedi erano diritti e la pianta dei loro piedi era come quella di un vitello… le loro ali si univano l’una all’altra… ognuno aveva due ali che si univano a quelle dell’altro, e due altre ali che coprivano tutto il corpo… essi andavano dove lo Spirito li faceva andare… l’aspetto era come di carboni incandescenti, come di fiaccole… correvano in tutte le direzioni, simili al fulmine…e quando si fermavano, abbassavano le loro ali” (vv. 5, 6, 7, 9, 11, 12, 13, 14, 24).

 

Da questi brani scritturali, affascinanti ed allo stesso tempo misteriosi e difficili da interpretare, possiamo desumere che ci troviamo dinanzi a creature davvero straordinarie, non appartenenti all’ordine normale e naturale delle cose.

Dai testi biblici appena esaminati, inoltre, possiamo desumere che i compiti principali dei cherubini sono relativi alla custodia e alla protezione della santità e della gloria di Dio in mezzo all’umanità, ed in particolare in mezzo al suo popolo.

Possiamo affermare, in conclusione, che anche i cherubini abbiano, come i serafini, un posto speciale accanto a Dio onnipotente, come leggiamo anche in un Salmo: “…o tu che siedi sopra i cherubini… Egli siede sui cherubini…” (80:1; 99:1).

 

Oltre ai nomi comuni di alcune categorie di angeli, la Scrittura menziona anche dei nomi propri di creature angeliche, sempre al maschile, con particolare riferimento a Michele e a Gabriele.

 

GABRIELE:

Il più famoso di tutti gli angeli, citati per nome nella Parola di Dio, è sicuramente l’angelo Gabriele, il cui nome significa essere potente, avere forza e che può essere tradotto letteralmente con “uomo (potente) di Dio”.

 

Nell’Antico Testamento, egli viene menzionato per la prima volta in Daniele 8:15-27, alla fine della visione ricevuta da Daniele in merito alla storia futura: questa visione aveva ad oggetto un montone e un capro, e sta scritto che il profeta vide ad un certo punto, davanti a sé, una “figura simile a un uomo” che lo spaventò moltissimo, e lo spavento lo condusse a prostrarsi davanti ad essa.

Davanti al profeta c’era l’angelo Gabriele: la sua presenza fu davvero devastante per Daniele, nonostante le parole di rassicurazione rivoltegli dall’angelo stesso (v. 17). Il profeta, infatti, nel raccontare come proseguì quest’incontro, si esprime così (v. 18): “Mentre egli mi parlava, io mi lasciai andare con la faccia a terra, profondamente assopito; ma egli mi toccò e mi fece stare in piedi”.

Subito dopo, Gabriele rivelò al profeta il significato della visione del montone e del capro, inerente i progetti di Dio per l’umanità (vv. 19-25; cfr vv. 16-17), e concluse con un’esortazione dotata di grande autorità (v. 26b): “Ma tu tieni segreta la visione, perché si riferisce a un tempo lontano”.

In conclusione, Daniele svenne di nuovo e rimase malato per diversi giorni, ma poi riuscì a tornare alle sue faccende quotidiane, senza che nessuno si fosse accorto di nulla di ciò che gli era accaduto (v. 27).

 

La seconda citazione dell’angelo Gabriele, contenuta nell’Antico Testamento, si trova ancora nel libro di Daniele, stavolta nei versetti 9:21-23.

In quest’occasione, l’angelo viene mandato da Dio al profeta alla fine della preghiera di confessione delle colpe del popolo e di richiesta a Dio affinché egli mantenesse le sue promesse e facesse ritornare Israele dalla deportazione (v. 4-19). Daniele scrive: “quel-
l’uomo, Gabriele, mandato con rapido volo, si avvicinò a me”
 (v. 21).

L’angelo si rivolse a Daniele e, ancor prima di svelare la meravigliosa profezia delle “settanta settimane” in merito al futuro dell’umanità (v. 24-27), gli spiegò il motivo di questa sua seconda visita (v. 22-23): “Io sono venuto perché tu possa comprendere… c’è stata una risposta, e io sono venuto a comunicartela!”.

Vediamo, dunque, che Gabriele ha sembianze umane ma, allo stesso tempo, la sua presenza ha caratteri straordinari: viene mandato da Dio per dare buone notizie e, con la sua autorità, svela misteri che solo il Signore conosce.

 

MICHELE.

Il secondo angelo che la Bibbia menziona per nome è Michele, che letteralmente significa: “chi è come Dio?”. Al contrario dell’angelo Gabriele, il nome “Michele” era abbastanza comune nell’Israele dell’Antico Testamento, tant’è vero che lo ritroviamo menzionato altre volte nella Bibbia con riferimento a uomini più o meno importanti (es. 1Cr 5:13; 7:3; 8:16; 2Cr 21:2).

 

Le citazioni relative all’angelo Michele sono contenute, come avviene anche per Gabriele, solo nel libro del profeta Daniele, stavolta nei capitoli 10 e 12. In 10:13, per esempio, nell’ambito della visione della gloria di Dio concessa a Daniele, al profeta viene detto anche che “il capo del regno di Persia mi ha resistito ventuno giorni, però Michele, uno dei primi capi, è venuto in mio soccorso”.

La funzione di protezione e di sostegno, concessa da Dio a quest’angelo, viene confermata nei successivi vv. 20-21, dove si aggiunge: “Ora torno a lottare con il re di Persia… e verrà il principe di Grecia… non c’è nessuno che mi sostenga contro quelli, tranne Michele, vostro capo”.

Da questi versetti si intravedono compiti di primissimo piano di quest’angelo nell’ambito dell’organizzazione delle schiere angeliche, e dalle espressioni appena citate alcuni studiosi hanno dedotto che Michele fosse a capo della gerarchia dell’esercito dei cieli.

Nutro perplessità su questa conclusione, anche perché in questo caso siamo di fronte a brani biblici difficili, dai quali non è agevole trarre dottrine sicure o conclusioni di carattere generale.

La terza citazione di Michele all’interno del libro di Daniele è contenuta in 12:1, dove di lui viene detto ancora: “In quel tempo sorgerà Michele, il grande capo, il difensore dei figli del tuo popolo”.

Viene preannunciato un tempo di grande angoscia per Israele, ma anche di salvezza per tutti coloro che saranno scritti nel libro di Dio; oltre a ciò, nei successivi vv. 2-3 viene aperta una finestra sui tempi a venire e sull’eternità. Ancora una volta, Michele viene descritto come un capo angelico d’importanza particolare, ed anche come un grande difensore, stavolta con riferimento specifico ai figli d’Israele.

 

GLI ANGELI SENZA NOME.

Vi sono ancora altri angeli che vengono chiamati “angeli” dei quali sono illustrati compiti e mansioni, talvolta anche importanti, che possiamo raggruppare in sei gruppi.

 

1. Sono al servizio di Dio

L’idea degli angeli come un corpo spirituale al servizio di Dio è presente già nell’antico libro di Giobbe allorché Elifaz, “amico” del patriarca, lo rimprovera per il suo orgoglio di reputarsi giusto davanti a Dio, ed afferma che “Dio non si fida dei suoi servi, e trova difetti nei suoi angeli…” (Gb 4:18).

Anche nei Salmi di Davide troviamo chiara questa concezione degli angeli come servi di Dio: il Signore “comanda agli angeli” (91:11) ed essi sono “ubbidienti alla voce della sua parola… fanno ciò che egli dice e ciò che egli gradisce” (103:20-21).

Nel libro di Daniele troviamo un fugace accenno ai luoghi celesti, dove ci sono miriadi di angeli che “lo servono” e che sono la principale risorsa di servizio dell’Onnipotente (Da 7:10).

 

2. Lodano e benedicono Dio.

Di angeli che lodano e benedicono Dio, parlano i Salmi, che esortano queste creature spirituali a benedire il Signore (103:20) e a lodarlo (148:2), evidentemente perché sono in grado di farlo, ed anzi questo sembra proprio essere uno dei loro compiti principali e più preziosi.

 

3. Liberano e proteggono.

Mosè conosceva bene quest’aspetto della funzione angelica, relativo al loro compito di liberatori nel nome di Dio che li manda. Infatti, l’Eterno aveva promesso a Mosè:

“Io manderò un angelo davanti a te e scaccerò i Cananei” (Es 33:29).

Il popolo d’Israele, infatti, visse esperienze straordinarie di vittorie e di liberazioni da parte di Dio, durante il periodo che lo portò fino alla conquista della Terra Promessa.

Anni più tardi, quando incontrò il re di Edom, Mosè ricordò le opere grandi del Signore per liberare il popolo dall’Egitto, e disse:

“Egli udì la nostra voce e mandò un angelo e ci fece uscire dall’Egitto” (Nu 20:16).

Lo stesso Davide riconosce che il Signore “comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie” (Sl 91:11).

 

4. Sono degli intercessori.

Anche l’idea dell’intercessione degli angeli, fra Dio e gli uomini, è presente già nell’antico libro di Giobbe. Elihu, nell’esporre il mistero di un Dio che prende l’iniziativa con gli uomini per salvarli, afferma che egli ha pietà dell’uomo se soltanto “presso di lui c’è un angelo, un interprete, uno solo fra i mille, che mostri all’uomo il suo dovere…” (Gb 33:23).

In forma esemplificativa, si può attribuire funzione “mediatrice” fra Dio e gli uomini anche a quegli angeli che Giacobbe vide nel suo sogno a Betel, dove vi era una scala che poggiava a terra e dall’altro capo giungeva fino al cielo (Ge 28:12).

 

5. Sono guerrieri dell’esercito di Dio.

A Giacobbe, gli angeli che gli vennero incontro dovettero sembrare proprio dei guerrieri, se al vederli il patriarca esclamò:

“Questo è l’esercito di Dio!” (Ge 32:1, 2).

Prima della conquista di Gerico, inoltre, al generale israelita Giosuè apparve improv-
visamente “un uomo in piedi con la spada sguainata”, al quale Giosuè si avvicinò chiedendo per quale parte egli stesse, e ricevette questa misteriosa e meravigliosa risposta: “No, io sono il capo dell’esercito del Signore… arrivo adesso!” (Gs 5:13-14).

Lo stesso Davide, nei suoi Salmi associa spesso gli angeli a degli eserciti (es. 103:20-21; 148:2), evidentemente perché ne conosceva l’indole guerriera e l’aveva sperimentata nella sua vita travagliata.

 

Secoli più tardi, il profeta Eliseo ed il suo servitore, nella cittadina di Dotan, fecero un’esperienza meravigliosa.

Il re di Siria voleva catturare Eliseo e aveva mandato un esercito per prenderlo (2Re 6:8-14); non appena il suo servo si accorse che la città era circondata da carri e cavalieri nemici, fu spaventato e chiamò il profeta (v. 15), il quale lo tranquillizzò con queste parole (v. 16): “quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che  sono con loro…”.

Ma chi erano questi alleati invisibili del profeta? Eliseo pregò il Signore che aprisse gli occhi del suo servo (v. 17a) e Dio glielo concesse, cosicché il servitore (v. 17b) “vide a un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco…”.

 

Anche se non sono chiamati esplicitamente “angeli”, si tratta naturalmente di schiere angeliche mandate da Dio per proteggere e per salvare i suoi figli! Quest’esercito celeste, fu usato dal Signore per accecare l’esercito umano dei Siri (v. 18) e per dare una strabiliante vittoria ad Eliseo.

 

6. Sono agenti del giudizio di Dio.

I due angeli mandati da Dio a Sodoma (Ge 19:1) furono strumenti del giudizio divino su quella città, per la quale predissero (v. 13): “Noi distruggeremo questo luogo… il Signore ci ha mandati a distruggerlo”.

Ed infatti così accadde (vv. 16-25)!

Gli angeli, dunque, preannunciano agli uomini gli imminenti giudizi divini, e sono anche agenti che eseguono questi giudizi.

 

 

Ulteriori capacità e poteri

 

Per completare il quadro delle caratteristiche degli angeli secondo l’Antico Testamento, vediamo brevemente ciò che la prima parte della Bibbia dice in merito ad alcune ulteriori capacità e poteri di questi straordinari esseri spirituali.

 

Innanzitutto possiamo notare che essi sono capaci di parlare, e lo fanno in maniera comprensibile a chi ascolta. In parallelo, essi sono anche capaci di ascoltare e sono in grado di capire perfettamente tutto ciò che vedono e che sentono.

I due angeli inviati a Sodoma (Ge 19:1-22), per esempio, in più occasioni prendono la parola e dialogano con Lot, il quale comprende bene le loro parole ed è a sua volta ben compreso dagli angeli.

Così pure, nel periodo successivo al ritorno dall’esilio babilonese, troviamo un angelo che parla all’angelo del Signore affinché questi si rivolga a sua volta a Zaccaria: tutto ciò avviene in modo comprensibile per il profeta, che riporta il dialogo nel suo libro (Za 2:3-5).

 

Per quanto riguarda le capacità degli angeli e la percezione che di essi hanno gli uomini, evidenziamo come, in alcuni passi della Scrittura, questi esseri spirituali siano dichiarati “cari” (1Sa 29:9), mentre in altri essi vengono definiti “saggi” perché sanno discernere il bene dal male (2Sa 14:20; cfr anche 19:27) ed altrove ancora vengono individuati come potenti e forti (Sl 103:20).

Le capacità degli angeli sono davvero svariate, e tutti gli esseri umani possono accorgersene in tanti modi!

 

Sottolineiamo, inoltre, che gli angeli pos-
siedono grande autorità
 delegata dall’Alto, autorità che essi dimostrano di poter e di saper gestire con un certo margine di libertà, come nel caso del cambio di programma che fu deciso direttamente dagli angeli e che riguardava Lot, del quale fu approvata la richiesta di rifugiarsi in Soar prima della distruzione di Sodoma (Ge 19:21-25).

In alcuni casi, poi, vediamo gli angeli esercitare un’autorità divina, ad essi delegata, quando danno ordini perentori e drastici, come fecero proprio gli angeli che costrinsero Lot a lasciare Sodoma (Ge 19:12, 22), oppure come fece l’angelo che apparve al profeta Elia e gli ordinò di andare incontro ai messaggeri del re di Samaria per proclamare loro, da parte dell’Eterno degli eserciti, parole molto dure contro il sovrano (2Re 1:3). Anche il profeta Zaccaria assistette all’emanazione di un ordine che un angelo diede ad un altro angelo e che riguardava la sua stessa persona (Za 2:4).

 

Nell’Antico Testamento ha una certa rilevanza anche la percezione umana dell’autorità angelica. In 2Re 13:18, per esempio, troviamo un vecchio profeta (cfr. v. 15) che, pur di convincere un uomo di Dio a ritornare a casa sua, gli mente dicendogli che ciò gli era stato comandato da un “un angelo per ordine del Signore”.

A seguito di quest’affermazione, creduta con troppa leggerezza, l’uomo di Dio torna indietro e rimane a casa del vecchio profeta (v. 17), anche se in seguito ne pagherà tristemente le conseguenze (cfr. v. 24).

 

Un’altra caratteristica dei poteri degli angeli è quella secondo cui essi fanno promesse impegnative, che solo Dio potrebbe fare, oppure, al massimo, delegare altri a fare.

L’angelo che apparve ad Elia, per esempio, non solo gli ordinò di andare incontro ai messaggeri del re Achazia (2Re 1:3) ma anche gli comandò di profetizzare la morte del re a causa della sua idolatria (v. 4), cosa che puntualmente accadde (v. 17).

Secoli più tardi, un angelo apparve al profeta Zaccaria e gli promise che il Signore avrebbe riempito di gente Gerusalemme e che l’avrebbe protetta, facendole sperimentare la sua gloria (Za 2:4-5), cosa che siamo ancora in attesa di vedere ma che siamo certi avverrà.

 

Sempre nell’Antico Testamento si parla più volte dell’angelo del Signore, al quale de-
dicheremo un articolo a parte.