paura o speranza?

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Con tristezza mi sono trovato a constatare come uno dei maggiori successi di Satana, da qualche anno a questa parte, sia costituito dall’aver incoraggiato una morbosa ricerca di conoscere quale futuro avranno il mondo e l’umanità che lo abita. Una ricerca condizionata sicuramente dalcatastrofismo, cioè da una vera e propria venerazione per tutto ciò che è catastrofico, disastroso… apocalittico! Il significato assunto dall’aggettivo “apocalittico” è, per tutti i dizionari, “atroce, terribile, fortemente pessimista…”. Nella cinematografia, nella letteratura o anche in semplici articoli di giornali, spettatori e lettori sono sempre più attratti dalla visione o dalla descrizione di futuri cataclismi, di future tragedie e catastrofi. Purtroppo spesso anche noi cristiani ci associamo a questa tendenza, perversa perché frutto di una vera e propria morbosità verso il male, trasformando l’Apocalisse in una “rivelazione” di disastri e, di conseguenza, contribuendo al diffondersi del pessimismo e della paura. C’è un sottile godimento, più o meno consapevole, più o meno inconscio, nel descrivere a tinte fosche il futuro di questo povero mondo: un godimento che deriva dall’affermare che noi credenti in Cristo non saremo neppure minimamente sfiorati da tutti i giudizi, da tutte le terribili catastrofi che si abbatteranno sulla terra. “Vedremo gli increduli e i peccatori impenitenti soffrire e marcire, ma noi che abbiamo creduto in Cristo godremo, godremo e godremo…”.

Ricordo che, durante la mia infanzia, la piccola comunità di Anghiari era spesso visitata da un fratello esperto in profezie e bravissimo disegnatore. Accompagnava i suoi messaggi con illustrazioni delle varie bestie dell’Apocalisse e delle tragedie cosmiche che vi sono descritte. Queste illustrazioni sono ancora impresse nella mia mente, perché mi impaurivano talmente che spesso la notte faticavo a prendere sonno. Certo, sappiamo bene che la nostra fede nell’opera di salvezza di Cristo nasce dal bisogno e dal desiderio di essere liberati dalla morte e dal giudizio divino, conseguenti alla nostra condizione ed alla nostra vita di peccatori. Ma è evidente che l’amore che siamo chiamati a vivere nei confronti del nostro prossimo non può in alcun modo farci godere davanti al futuro che lo attende e non può trasformarci in alimentatori di paura.

Sarà bene ricordare, per incoraggiare il nostro cammino verso il futuro, che l’Apocalisse è, prima di ogni altra cosa, la rivelazione del trionfo del Cristo crocifisso e risorto e che le rivelazioni di Dio a Giovanni iniziano con la visione della gloria del Figlio dell’uomo risorto e asceso al Cielo e si concludono con la visione della Gerusalemme celeste. La nostra visione del futuro dovrebbe essere soprattutto una visione apocalittica di vittoria, di trionfo, di gloria.

Non a caso l’apostolo Paolo, dopo essere stato costretto a scrivere ai credenti di Tessalonica, per evitare che fossero “sconvolti” e “turbati” dai morbosi del male, una delle pagine più drammatiche di tutte le sue lettere in cui annuncia la manifestazione dell’anticristo, “uomo del peccato” e “figlio della perdizione” (2Te 2:1-12), non vuole alimentare la paura e la disperazione, ma piuttosto la speranza e la consolazione. Perciò conclude questa pagine con queste parole: “Ora lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre che ci ha amati e ci ha dato per la sua graziauna consolazione eterna e una buona speranzaconsoli i vostri cuori e vi confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola” (2Te 2:16-17).

Per la grazia di Dio anche noi, credendo in Cristo, abbiamo ricevuto attraverso la sua Parola e le sue promesse “una consolazione eterna e una buona speranza”. Perciò il Signore vuole che ciascuno di noi sia testimone di speranza e non di paura e che, studiando l’Apocalisse, pensiamo soprattutto alla vittoria, al trionfo, alla gloria!!