domenica, Gennaio 20, 2019
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Archivi Mensili: Ottobre 2014

Qualche giorno fa ho assistito ad una conversazione pubblica con Luigi Ciotti, il sacerdote cattolico torinese diventato famoso per la sua lotta, per tanti aspetti encomiabile, prima contro l’emarginazione sociale e poi contro la mafia.
La precarietà della vita presente, le poche speranze di miglioramento per il futuro, l’impotenza davanti ai tanti problemi della vita quotidiana, il progressivo smarrimento di valori ed ideali... tante sono le cause del profondo senso di pessimismo e di delusione che caratterizza la vita di milioni di persone oggi. È possibile, in questo difficile contesto, essere ottimisti? E, se sì, come?
Oltre ad essere sollecitati ad esercitare il nostro discernimento davanti al regresso morale di chi, nei fatti, prende le distanze dagli insegnamenti della Parola di Dio pur continuando a definirsi “evangelico”, dobbiamo interrogarci sul nostro comportamento: davvero quello che affermiamo di credere corrisponde sempre alle nostre scelte etiche di vita?
Quale cammino ha vissuto la Chiesa fra la “prostituzione” costantiniana e la Riforma del XVI secolo? I secoli del medioevo sono stati del tutto oscurati dalle tenebre dell’abbandono della verità e della corruzione morale oppure vi sono stati uomini che, nonostante tutto, hanno cercato di rimanere ancorati alla Parola di Dio? La traduzione di una lettera del VII secolo ci aiuta a rispondere a queste domande.
Chi è l’unica persona e l’unica presenza assolutamente indispensabili per il cammino e la crescita di ogni chiesa locale? In quale modo ciascun membro deve esercitare il proprio servizio avendo ricevuto dal Signore una chiara consapevolezza del proprio ruolo? E gli altri? Come dobbiamo vivere la nostra relazione con loro e come dobbiamo coordinare gli interventi fra il nostro ed il loro servizio?