Discepolato e salvezza

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Domande che necessitano

di una risposta chiara

 

È necessario sottomettere la propria vita alla signoria di Cristo per essere salvati?

È necessario, se non altro, essere pronti a farlo? In anni recenti è divampata in ambiente evangelico, in particolare negli Stati Uniti, una discussione che ha visto contrapposti noti studiosi ed espositori della Scrittura.

Da un lato, vi è stato chi ha dato una risposta affermativa alla domanda.

Dall’altro, chi, al contrario, ha risposto negativamente.

 

In effetti, la domanda continua a sorgere dalla nostra stessa lettura dei Vangeli.

L’intera questione può essere sintetizzata da due ulteriori domande:

 

• I requisiti per il discepolato, come lasciare ogni cosa per Gesù, o essere disposti a farlo, sono prerequisiti per la salvezza?

 

• E, di conseguenza, è necessario mettere le persone di fronte al costo del discepolato nella nostra presentazione del vangelo?

 

Una risposta netta, l’unica risposta evangelica per chi scrive, è quella che viene da Charles Ryrie e che proponiamo di seguito in traduzione:

Diventare discepoli

e crescere come discepoli

 

Insegnare che Cristo dev’essere il Signore della nostra vita per poterne essere il Salvatore significa confondere alcuni aspetti del discepolato.

Chi è un discepolo?

Un discepolo è una persona che viene istruita da un’altra persona.

Nel Nuovo Testamento il termine ricorre spesso nei vangeli, occasionalmente (rispetto ai vangeli) negli Atti e mai dopo gli Atti.

Vi furono discepoli di Mosè (Gv 9:28), di Giovanni il battista (Gv 3:25) e di Cristo.

Fra i discepoli di Cristo alcuni lo seguirono soltanto per un tempo, poi s’allontanarono (Gv 6:66); alcuni erano più vicini a lui degli altri (Pietro, Giacomo e Giovanni); uno era un discepolo segreto di Gesù (Giuseppe d’Arimatea, Gv 19:38); uno era un traditore (Giuda).

Giuda, naturalmente, è l’esempio per eccellenza di un discepolo non salvato; pertanto il termine discepolo non implica necessariamente che sia avvenuta una vera conversione. Nondimeno, normalmente il termine è utilizzato con riferimento a persone convertite e nel libro degli Atti diventa sinonimo di credente.

 

Ora fare discepoli è l’obiettivo del Grande Mandato (Mt 28:19-20). Due cose caratterizzano i discepoli cristiani: sono battezzati (un chiaro segno della loro fede in Cristo) e imparano.

Il battesimo è un evento singolo. Imparare è un processo che dura una vita intera

Ciò che è testimoniato dal battesimo si può realizzare attraverso un atto di fede. Ciò che è compreso in “tutto ciò che vi ho comandato” non può essere pienamente realizzato in una vita intera. C’è una condizione da cui dipende il battesimo: la fede (At 16:31-34); ci sono molte condizioni da cui dipende la crescita.

La confusione subentra quando cerchiamo di fare delle condizioni da cui dipende la crescita condizioni da cui dipende il nostro diventare discepoli.

 

 

Il chiaro messaggio del Signore

 

Il Signore distinse fra le due cose – da un lato, come si diventa discepoli, dall’altro, la vita che ne consegue – in due brevi messaggi consecutivi.

Il Signore raccontò la parabola del gran convito, a cui tutti erano invitati, senza restrizione alcuna (Lu 14:16-24).

Egli illustrò poi (Lu 14:25-33) le restrizioni che contraddistinguono la vita di chi va avanti a seguirlo nel processo continuo del discepolato. Fare delle condizioni da cui dipende la vita di discepolato requisiti per diventare un discepolo significa offuscare completamente il vangelo infangando le chiare acque della grazia di Dio con le opere dell’uomo.

 

Per inciso, vale la pena notare che le caratteristiche del discepolato richiedono azione, non semplicemente volontà d’agire. Pertanto, la stessa variante dell’insegnamento che prevede la sottomissione dell’uomo alla signoria di Cristo per la salvezza, la variante, cioè, per la quale nel momento di accettare Cristo l’uomo deve per lo meno momentaneamente desiderare di sottomettersi a lui, non potrebbe essere sostanziata da questi versetti.

Se, ad esempio, Luca 14:33 può essere inteso come indicante condizioni da cui dipende la salvezza, il versetto non dice che dobbiamo soltanto desiderare di lasciare ogni cosa; dice che dobbiamo lasciare ogni cosa. O ancora, se Matteo 19:21 parla di come essere salvati, il Signore non disse solamente al giovane ricco di essere pronto a lasciare tutto; gli disse di farlo.

 

 

La grazia: fondamento

del vero discepolato

 

Chiunque si trovi dinanzi ai requisiti per il discepolato così come sono esposti dal Signore nei vangeli e voglia soddisfarli realizzerà subito la propria incapacità e impotenza.

Per questa ragione, chi sostiene che la sottomissione alla signoria di Cristo sia necessaria per la salvezza normalmente sosterrà nel contempo che è il Signore a realizzarla, mentre chiede all’uomo la disposizione del cuore.

Ma come sapere se la disposizione del nostro cuore è pienamente conforme alla volontà del Signore in qualità e quantità?

Come essere certi della piena integrità delle nostre motivazioni?

Ecco che ci troveremo immancabilmente nella posizione di chi può soltanto tuffarsi nelle chiare acque della grazia. E realizzeremo che è la grazia a dettare la natura della fede. Essa non può comprendere qualcosa che venga da noi, ma può essere soltanto canale.

La grazia che si riceve per fede e per la quale siamo salvati è dunque il fondamento del vero discepolato. Alla croce, infatti, il Signore Gesù ha realizzato la nostra salvezza e questa salvezza abbraccia il nostro essere morti con Cristo affinché non viviamo più per noi stessi, ma per lui.

Se le domande iniziali erano: “I requisiti per il discepolato, come lasciare ogni cosa per Gesù, o essere disposti a farlo, sono prerequisiti per la salvezza?” e “È necessario mettere le persone di fronte al costo del discepolato nella nostra presentazione del vangelo?”, la risposta a entrambe le domande è un enfatico “No!”. La salvezza è un dono che possiamo soltanto ricevere per fede e che ci dà la libertà e la potenza per fare del Signore Gesù il nostro tutto.