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Archivi Annuali: 2014

Ringraziamo i due attenti lettori che, con i loro contributi, consentono di dare continuità alla nostra rubrica. I loro interventi, collegati a quanto pubblicato sui numeri precedenti, ci spronano ancora di più a confrontarci con la Parola affinché la nostra condotta in ambito lavorativo sia gradita a Dio. Non dobbiamo infatti dimenticare che la realtà della nostra sottomissione a lui si evidenza nella vita di ogni giorno.
Stavo riflettendo in questi giorni sul fatto che, nel mio cammino con il Signore, ogni volta in cui ho pensato alla “beata speranza” del suo ritorno, mi sono ritrovato ad essere concentrato più sugli avvenimenti che, secondo le profezie bibliche, lo precederanno e poi lo caratterizzeranno piuttosto che sul loro Protagonista indiscusso.
La precarietà della vita presente, le poche speranze di miglioramento per il futuro, l’impotenza davanti ai tanti problemi della vita quotidiana, il progressivo smarrimento di valori ed ideali... tante sono le cause del profondo senso di pessimismo e di delusione che caratterizza la vita di milioni di persone oggi. È possibile, in questo difficile contesto, essere ottimisti? E, se sì, come?
Qualche giorno fa ho assistito ad una conversazione pubblica con Luigi Ciotti, il sacerdote cattolico torinese diventato famoso per la sua lotta, per tanti aspetti encomiabile, prima contro l’emarginazione sociale e poi contro la mafia.
Quale cammino ha vissuto la Chiesa fra la “prostituzione” costantiniana e la Riforma del XVI secolo? I secoli del medioevo sono stati del tutto oscurati dalle tenebre dell’abbandono della verità e della corruzione morale oppure vi sono stati uomini che, nonostante tutto, hanno cercato di rimanere ancorati alla Parola di Dio? La traduzione di una lettera del VII secolo ci aiuta a rispondere a queste domande.
Oltre ad essere sollecitati ad esercitare il nostro discernimento davanti al regresso morale di chi, nei fatti, prende le distanze dagli insegnamenti della Parola di Dio pur continuando a definirsi “evangelico”, dobbiamo interrogarci sul nostro comportamento: davvero quello che affermiamo di credere corrisponde sempre alle nostre scelte etiche di vita?
Chi è l’unica persona e l’unica presenza assolutamente indispensabili per il cammino e la crescita di ogni chiesa locale? In quale modo ciascun membro deve esercitare il proprio servizio avendo ricevuto dal Signore una chiara consapevolezza del proprio ruolo? E gli altri? Come dobbiamo vivere la nostra relazione con loro e come dobbiamo coordinare gli interventi fra il nostro ed il loro servizio?
La fede nel sacrificio di Cristo sulla croce che, nella prospettiva del perdono e della purificazione dei peccati ha una valenza universale, in quale modo agevola il superamento delle barriere razziali, sociali e culturali? Cosa dobbiamo fare per conservare e non disperdere questo dono divino dell’unità? Come possiamo renderla reale e visibile e quali sono le basi essenziali su cui siamo chiamati a viverla?