Il giovane che non volle cambiare

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Un incontro speciale

 

Gesù a un certo punto del suo ministerio sulla terra ebbe un colloquio con un “giovane” (Mt 19:20) il quale, quando si trovò davanti a quelle che erano le scelte che avrebbe dovuto prendere nella sua vita per seguire chi gli stava parlando, è scritto che “se ne andò rattristato” (Mt 19:22).

 

Quest’incontro (Mt 19:16-22), ci permette di riflettere su come, da una parte, la vita di quel giovane era preziosa agli occhi di Dio e, allo stesso tempo, su come, dall’altra, quel giovane fu il primo e unico responsabile del suo non avere voluto seguire il Signore.

 

 

Una vita preziosa

 

Gesù, quando quel giovane andò da lui non lo cacciò via. Ebbe un colloquio con lui, rispose alle sue domande, curò i suoi bisogni, lo mise davanti alle scelte da prendere che, se prese, avrebbero cambiato in meglio la sua vita per l’eternità (Mt 19:16-22).

Gli mise davanti la possibilità di seguirlo e di divenire un suo discepolo che sarebbe stato usato grandemente nella sua opera.

Per il Signore ogni età, compresa quella giovane, è preziosa.

A ogni età Dio vuole salvare le persone dalle conseguenze del peccato.

A ogni età Dio vuole usare le persone salvate all’interno del suo piano.

Il salmista afferma, rivolto al Signore:

Tu sei stato il mio sostegno fin dal grembo di mia madre” (Sl 71:6).

Mentre, altrove, è scritto che il Signore stesso afferma:

“Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò” (Is 46:4).

 

Questo ci ricorda che tutta la vita di una persona (dal concepimento fino alla morte fisica), è un qualcosa di prezioso agli occhi di Dio.

Non esistono fasi della vita di un uomo che per Dio non hanno valore.

La giovinezza non fa eccezione, come del resto la vecchiaia o l’età intermedia. Gesù ha compiuto il suo sacrificio sulla croce per tutto il genere umano. Egli è il “Salvatore di tutti gli uomini” e“vuole che tutti gli uomini siano salvati” giovani compresi (1Ti 4:10, 2:4).

Questo “tutti” non ha solamente una validità in termini spaziali (gli uomini di ogni nazione, razza, provenienza) ma anche in termini temporali (gli uomini di ogni epoca storica e di ogni età della vita). La giovane età non ha un valore minore di altre età agli occhi di Dio.

 

Per questo motivo quando scrive a Timoteo, Paolo, afferma:

“Nessuno disprezzi la tua giovane età” (1Ti 4:12).

Il termine “disprezzare” significa “togliere valore, abbassare il valore”.

 

La Scrittura afferma che la giovinezza deve essere un tempo della vita al quale nessuno deve togliere il valore che, agli occhi di Dio, possiede. La vita di un giovane è grandemente preziosa per il Signore, nessuno deve dimenticarselo e privare questa fase della vita del valore che Dio gli attribuisce.

 

Anche nella chiesa dobbiamo ricordarci di ciò. Spesso l’età giovanile è classificata come quella maggiormente “problematica”.

Effettivamente non possiamo nascondere che si tratta di una fase della vita “delicata”, durante la quale possono insorgere circostanze che richiedono particolare attenzione e cura.

Tuttavia, il nostro primo pensiero riguardo l’età giovanile non deve essere quello del “problema”ad essa connesso, ma del suo valore agli occhi di Dio.

 

Così facendo molti “problemi” verranno visti sotto un’altra ottica, con una visione diversa. Una visione migliore. Perciò, se da un lato un giovane deve ricordarsi che sta vivendo una fase della vita preziosa agli occhi di Dio, chi è meno giovane deve ugualmente porre mente a questa verità.

I giovani sono preziosi per Dio e devono essere considerati tali anche dalla sua Chiesa.

Un giovane nella chiesa non è un “problema”, è un valore!

 

 

Una vita responsabile

 

Come ho anticipato in precedenza, nel colloquio che ebbe con quel giovane, Gesù a un certo punto gli disse: “Seguimi!” (Mt 19:21).

Purtroppo quel giovane non seguì Gesù (Mt 19:22). Preferì continuare a seguire quello che fino a quel momento era stato l’aspetto più importante della sua vita cioè le ricchezze materiali; infatti è scritto che “aveva molti beni” (Mt 19:22).

 

Quel giovane considerò le ricchezze materiali di maggiore valore rispetto a Gesù.

Ebbe la possibilità di cambiare la sua vita per l’eternità ma non lo volle.

Fu il primo e unico responsabile di un triste fatto: non ne volle sapere di seguire Gesù perché nel suo cuore c’era qualcosa che secondo lui valeva più di Gesù.

Così questo giovane fu l’artefice della sua delusione, il realizzatore delle sue rovine, il regista del suo malinconico declino.

Pur avendo valore agli occhi di Dio, non seguendo Gesù, non conobbe mai che cosa Dio avesse in serbo per lui. Non conobbe la salvezza eterna dalle conseguenze del peccato, il significato dell’essere utilizzati all’interno dell’opera di Dio.

Non conobbe il vero “meglio” per mantenersi legato a quello che in apparenza era il meglio per lui, ma che in realtà presto si sarebbe rivelato, inesorabilmente, il peggio.

 

Visse le conseguenze delle sue scelte, fu responsabile di quello che decise.

Nessuno prese quella decisione al posto suo. Preferì altro a Cristo e questa fu una sua precisa volontà personale, di cui nessun altro fu responsabile.

Quello che vogliamo fare di Dio è una scelta nostra che nessun altro ci fa prendere o che può prendere per noi. Se ci allontaniamo da Dio non è responsabilità di qualcun altro ma solo e soltanto la nostra. Spesso è facile che un giovane “scarichi” le responsabilità del suo eventuale allontanamento da Dio sulla chiesa, sugli anziani, sui responsabili del gruppo giovani, su altri giovani, sulla famiglia, insomma su terze parti in generale.

 

Tuttavia, ricordiamoci che di quello che ne facciamo di Dio i primi e unici responsabili, siamo noi stessi. A noi e soltanto a noi Dio chiederà conto, un giorno, di quello che abbiamo fatto della sua persona.

Non potremmo giustificarci dicendo che altri hanno deciso al posto nostro. Nella Scrittura la salvezza, come del resto il vivere la vita da salvati è prima di tutto questione “personale” e“intima” tra il singolo e Dio.

 

 

Una scelta migliore

 

Analizzando brevemente alcuni aspetti della vicenda del giovane ricco abbiamo posto un fondamento importante: la vita di un giovane è preziosa agli occhi di Dio, ma il giovane è il primo e unico responsabile di quello che sceglie di fare della persona di Dio.

L’episodio in questione ci ha mostrato il triste esempio di come, una vita preziosa agli occhi di Dio, se non sceglie di seguire Dio non potrà mai sperimentare quello che Dio vuole donargli, quello che Dio vuole fare di lui, come Dio vuole e può usarlo all’interno del Suo piano.

 

Tuttavia, nella Scrittura non c’è solo il giovane ricco. Vi sono, infatti, tanti altri giovani che hanno preso una scelta diversa da quella del giovane ricco.

Vite giovani che, a differenza di quella del giovane ricco, hanno deciso di seguire il Signore.Queste vite il Signore le ha usate grandemente

Questi giovani si sono rivelati servi preziosi all’interno dell’opera sua.

Pensare a loro ci permette oggi di ricordare come le vite dei giovani sono preziose agli occhi di Dio e come, per questa ragione, quando queste vite si lasciano usare da Dio diventano degli strumenti grandemente preziosi nelle sue mani. Sono molti i giovani che hanno preso parte al piano di Dio.

Una analisi approfondita di tutta la rivelazione scritta di Dio ci mostra come dei servi giovani sono una costante nell’opera di redenzione. Dio si è da sempre servito dei giovani.

Vuole continuare a farlo ancora oggi.

Egli sicuramente fa la sua parte.

Tocca a me, giovane, lasciarmi usare da lui!

 

Non prendiamo la triste scelta del giovane ricco ma piuttosto la “migliore” scelta che tanti altri giovani, di cui troviamo traccia nella Scrittura, hanno preso.

Che non si dica di me che sono stato “il giovane che non volle cambiare”!

Che un giorno si possa dire di me che sono stato “il giovane che ha scelto di seguire il Signore per farsi da lui cambiare”.