La giovane che stava al posto “giusto”

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Esserci fa la differenza

 

Anno 1527 a.C., da oltre 130 anni il popolo di Israele si trova in Egitto dove, in seguito alla morte del re che aveva conosciuto Giuseppe, iniziò a sperimentare la schiavitù.

Quest’oppressione stava diventando ogni anno maggiore, tanto che gli Egiziani “obbligarono i figli di Israele a lavorare duramente” (Es 1:13). Inoltre, leggiamo che, gli Egiziani “amareggiarono la… vita” degli Israeliti “con una rigida schiavitù, adoperandoli nei lavori d’argilla e di mattoni e in ogni sorta di lavoro nei campi. Imponevano loro tutti questi lavori con asprezza” (Es 1:14).

 

L’avversione del popolo egiziano nei confronti del popolo di Dio si manifestò anche mediante l’ordine del re di gettare nel fiume ogni maschio ebreo che fosse nato (Es 2:22). Lo scopo era di non fare moltiplicare il popolo di Israele così da indebolirlo.

Tuttavia, in questo clima di terrore, vi erano ancora delle coppie, che continuavano a guardare al Signore. Infatti, la Parola di Dio ci parla di una coppia israelita che ebbe “un figlio” (Es 2:2). Per paura che fosse ucciso, lo tennero “nascosto per tre mesi” (Es 2:2) e quando ciò non fu più possibile lo deposero in un canestro sul canneto di un fiume (Es 2:3).

Proprio in questo momento ecco che fa il suo ingresso nella storia del piano di Dio una giovane ragazza, una “fanciulla” (Es 3:8), che più tardi ci viene detto chiamarsi Maria (Es 15:20) o secondo altre traduzioni Miriam.

 

Miriam era “la sorella del bambino” che era stato deposto sulla riva del fiume. Questa giovane ragazza “se ne stava a una certa distanza per vedere quello che gli sarebbe successo” (Es 2:4).

Miriam fa il suo ingresso nel piano di Dio con una presenza, con un “esserci”, in un determinato luogo, in un determinato momento. Il Signore non la volle lì per caso.

 

Una giovane presenza, nel posto voluto da Dio, è qualcosa di cui egli si serve grandemente. Spesso come giovani possiamo pensare che esserci o no sia la stessa cosa, l’importante è che ci siano gli adulti.

Se io ci sono, o meno, cosa mai potrebbe cambiare?

Cosa, con la mia giovane presenza, potrei mai apportare?

La chiesa e l’opera di Dio vanno avanti, anche se noi non ci siamo, i servizi sono svolti indipendentemente dal mio essere presente o no. Se tutti questi pensieri si affacciano facilmente nella mente di un giovane, ricordiamoci che sono da tutti da eliminare.

Se sono giovane, la mia presenza è un qualcosa di cui Dio si vuole grandemente servire. Esserci o no non è indifferente. Esserci, lì dove Dio mi vuole, fa la differenza!

 

 

Il grande valore di una presenza

 

Miriam “stava” a vedere quello che sarebbe accaduto. C’era, rimase lì, rimanendo lì servì e la sua vita fu grandemente preziosa per il piano di Dio. Probabilmente furono i genitori stessi del bambino, che la Parola di Dio ci dice essere “leviti” (Es 2:1) e chiamarsi rispettivamente “Amram” e “Iochebed” (Es 6:20), a indicare a Miriam di rimanere lì a guardare quello che sarebbe successo.

 

La giovane Miriam ubbidì, compiendo così un semplice gesto che si rivelerà grandemente prezioso.

Infatti, proprio il suo essere presente, il suo stare lì a guardare quello che sarebbe accaduto gli permise di intervenire nel momento in cui la figlia del faraone trovò il bambino.

Miriam in quel momento uscì allo scoperto e gli disse:

“Devo andare a chiamarti una balia tra le donne ebree che allatti questo bambino?” (Es 2:7). La risposta della figlia del faraone fu positiva e così, Miriam, andò a chiamare proprio Iochebed che poté prendersi cura di suo figlio fino a quando, una volta cresciuto, lo riconsegnò alla figlia del faraone (Es 6:10).

Il valore del servizio della giovane Miriam, lo apprezziamo nella sua interezza quando c’è detto che la figlia del faraone, quel bambino “lo chiamò Mosè” (Es 2:10). Miriam svolse un ruolo essenziale nella vita di colui che Dio userà per liberare il popolo di Israele dalla schiavitù d’Egitto, per la trasmissione della legge, per la costruzione del tabernacolo, per la conduzione del popolo di Israele fino alla terra di Canaan, per la scrittura di cinque libri della Bibbia e per tanto altro ancora.

 

In particolare Miriam svolse un ruolo essenziale nella formazione di Mosè. Perché nel suo stare, nei primissimi mesi di vita, con i suoi genitori sicuramente Mosè ebbe una formazione nelle cose di Dio ben diversa da quella che avrebbe ricevuto se fosse rimasto con la figlia del faraone e con le sue serve.

 

Una giovane presenza non è indifferente per Dio, piuttosto, ha un grande valore nel suo piano. Sicuramente, Miriam non si rese conto nell’immediato che quella presenza si sarebbe rivelata così importante. Ecco perché siamo chiamati a non sottostimare nulla di tutto quello che Dio quotidianamente ci chiede.

Se oggi Dio mi chiede una semplice presenza, devo rispondere senza esitazioni.

Dio sa dove devo trovarmi, per essere usato da lui. La mia giovane vita, nel contesto in cui Dio la pone, non è un qualcosa di inutile.

 

Che anche gli adulti possano ricordarsi che ogni presenza è utile nel piano di Dio, anche se si tratta di quella di un giovane.

Spesso la presenza di un giovane può essere ignorata, sottovalutata, ascritta troppo velocemente come una presenza di poco conto, dalla quale non possiamo aspettarci chissà che cosa. Tuttavia, mettendo da parte le nostre pericolose valutazioni, chiediamoci sempre cosa Dio vuole realizzare con quella giovane presenza. Impegniamoci ad aiutare quel giovane a comprendere il “perché” del suo essere in un determinato posto. A comprendere i suoi doni, esortandolo a esercitarli, indirizzandolo per non sprecarli.

Niente è a caso nell’opera di Dio, neanche la presenza di una giovane vita. Siamo responsabili davanti a Dio della corretta considerazione che siamo chiamati a dargli nella chiesa.

 

 

Alla radice di un servizio efficace

 

Quello di Miriam è un gesto che in apparenza può sembrare inutile, ma in realtà, se visto nella globalità del piano di Dio, diventa un servizio grandemente prezioso che una ragazza svolse perché “stava” lì dove i genitori gli avevano indicato, ma soprattutto lì dove Dio l’aveva voluta. ­­

Un servizio che ha valore agli occhi di Dio è quello che un giovane può, ancora oggi, realizzare stando al posto che Dio gli ha assegnato.

 

Una presenza che in apparenza può sembrare inutilizzabile, che il mondo classifica come senza valore, ma che all’interno della volontà di Dio si rivelerà grandemente preziosa.

Il valore di un servizio non sta tanto in quello che si fa di “per sé” ma in quello che il Signore ci indica di fare.

Può sembrare anche qualcosa d’inutile, ma se lo indica Dio si rivelerà grandemente prezioso.

 

Miriam “stava” lì dove il Signore l’aveva voluta, per questo fu una giovane di cui egli si servì. Se Miriam si fosse trovata altrove, non avrebbe mai potuto svolgere quello specifico servizio che il Signore le aveva affidato.

 

Oggi c’è bisogno di giovani che abbiano la stessa attitudine di Miriam. Essere lì dove il Signore indica. Giovani che stanno lì nella chiesa locale dove il Signore, nella sua sapienza, li ha posti, per servire mediante singoli gesti che Dio avrà cura di usare come meglio crede e ha stabilito. Spesso siamo in attesa del servizio mirabile, che attira le attenzioni, che impressiona gli altri e che magari piace più a noi stessi.

Oggi il Signore ci sta dicendo che un servizio di valore parte dall’essere al posto giusto, lì dove lui ci chiama.

Può sembrare troppo poco?

Ricordiamoci che Dio attribuisce grande valore alla fedeltà nelle piccole cose, in quanto, “chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi e chi è ingiusto nelle cose minime è ingiusto anche nelle grandi” (Lu 16:10).

 

Dio vuole usare la mia presenza. Perciò è mia responsabilità essere lì dove egli mi vuole ed esserci con la disposizione giusta, quella di lasciarmi usare.

Se voglio ben impostare il mio servizio fin da giovane, devo ricordarmi che parte tutto dall’essere al posto giusto.

Ci sono?

Che anche di me si possa dire che sono il giovane/la giovane che “stava” lì dove Dio lo aveva posto per servirlo all’interno del suo piano.

 Queste
riflessioni sono state condivise durante il Convegno per giovani, avente come
tema
“Giovani ma preziosi”, svoltosi
martedì 6 gennaio u.s. a Carapelle (FG) e sono state poi rielaborate e
trasformate in articolo per i lettori de IC.