domenica, Gennaio 20, 2019
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Archivi Mensili: Ottobre 2015

Fra gli inviti rivolti da Gesù alle persone del suo tempo, quello riferitoci da Matteo e formato da tre azioni (“venite... prendete... imparate”, Mt 11:28-30), è sicuramente quello più conosciuto e citato, non sempre correttamente compreso, soprattutto quando non si mette abbastanza in evidenza il fatto che Gesù chiede all’uomo di muoversi, di operare, di compiere delle scelte. Il primo invito (“venite”) ricorda che è l’uomo che deve compiere la scelta di muoversi per andare verso di lui. Gesù vuole rivelarsi, non vuole certo costringere.
Quale messaggio mi trasmette Dio attraverso la sua Parola, quando attraverso di essa afferma che gli stranieri che sono in mezzo a noi (i profughi, i migranti) sono persone esattamente “come noi”? E, quindi, sono persone che non dobbiamo considerare diverse, ma con le quali dobbiamo provare ad identificarci? In quale modo le attuali migrazioni di popoli in fuga possono risvegliare la nostra coscienza, rafforzare la nostra identità ed impegnare le nostre chiese a cogliere l’opportunità unica che viene loro offerta?
Cosa c’è di vero nella diffusione della cosiddetta “gender theory” (“teoria di genere”) all’interno delle scuole pubbliche nel nostro Paese? Dobbiamo essere preoccupati? È opportuno esprimere la nostra protesta firmando petizioni popolari o marciando in piazza insieme a movimenti che affondano i loro principi nell’arroganza della religione e non nella potenza della fede? Quali sono le azioni e quali gli impegni che il Signore ci chiama a vivere in questo contesto? E quale soprattutto il ruolo fondamentale dei genitori?
Come mai, davanti ai tragici eventi che caratterizzano con un impressionante crescendo anche la storia del nostro tempo, gli uomini invece di riflettere sulle proprie responsabilità, si interrogano sulla presunta assenza di Dio? Per di più di un Dio nel quale molti di loro dichiarano per questo di non credere? Quali spiegazioni ci dà Dio stesso nella sua Parola del perché accadono certi fatti così terribili e drammatici da sembrare talvolta inverosimili? E quale atteggiamento e comportamento dovrebbero caratterizzare la reazione degli uomini?
È biblico il concetto di co-belligeranza con cui si è voluta giustificare (sic!) la partecipazione di “cristiani evangelici” ad una manifestazione che riuniva persone dalle più variegare posizioni (idolatre e nemmeno credenti in Cristo)? Qual è l’obiettivo prioritario che il Signore nella sua Parola pone davanti a noi per essere autentici e fedeli proclamatori del Vangelo? E quale è il bisogno fondamentale degli uomini oggi?