quale porta?

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Quante volte durante ogni nostra giornata ci capita di aprire o di chiudere una porta? La porta è strumento di apertura ma anche di chiusura, quindi gli aggettivi “aperta” e “chiusa” sono ben appropriati nell’indicare la sua funzione. Ma… che dire dell’aggettivo “santa”? Può essere “santa” una porta?!? Nell’Antico Testamento Dio si rivela come il tre volte “Santo”, mentre le Scritture del Nuovo Testamento ci insegnano che il concetto di santità viene applicato alle persone non agli oggetti: tutti coloro che, credendo in Cristo, erano stati liberati e separati dal loro peccato diventavano, per questo, “santi” perché l’ingresso dello Spirito Santo nella loro vita trasformava il loro corpo in un santuario, in un “luogo santo”. La presenza di Dio non si manifesta quindi nei luoghi e nelle cose, ma nella vita degli uomini. Eppure è proprio con questo aggettivo, “santa”, attribuito ad un oggetto e ad un luogo, che i vari strumenti mediatici riempiranno le nostre orecchie ed i nostri occhi nei prossimi mesi parlandoci di una “porta”. Una porta “dove chiunque entrerà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza” (così si legge nella bolla papale “Misericordiae vultus” dell’11 aprile scorso). Se questo fosse vero, perché aprirla solo ogni 50 anni e qualche altra volta in via straordinaria come accadrà dal prossimo 8 dicembre in poi? Non converrebbe tenerla aperta… sempre? Ma è davvero compatibile con la buona notizia dell’Evangelo il pensiero che si possano “sperimentare i frutti della misericordia divina” ed il suo amore “che consola” e “che perdona” compiendo il rito di un pellegrinaggio e di atti penitenziali come il “sacramento della Riconciliazione” o confessione auricolare indicati nella stessa bolla come condizione essenziale per ottenere il perdono dei peccati?

In una significativa metafora Gesù si rivelò ai farisei che lo stavano contestando proprio come una porta: “…io sono la porta delle pecore… Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà ed uscirà, e troverà pastura” (Gv 10:7, 9). Non “una”, ma “la” porta: più volte, nelle testimonianze riportare nel libro degli Atti e nelle loro lettere, gli apostoli insegneranno che quel “la” ha il significato di unica, perché non ci sono altre porte, non ci sono al di fuori di Gesù altri nomi per i quali possiamo essere salvati e la porta che è Gesù è una porta sempre aperta “ovunque”! La cosiddetta “porta santa”, il cosiddetto “giubileo” e, in questo contesto di mistificazione, anche “la misericordia” sono concetti attraverso i quali la chiesa cattolica riafferma la sua arroganza di dispensatrice della grazia di Dio, in piena contraddizione con la Chiesa apostolica che la grazia di Dio non la dispensava ma la annunciava. Leggo sempre nella bolla papale: “La misericordia di Dio diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato…”. Ma nella sua vocazione divina la Sposa di Cristo, la Chiesa, è chiamata a raggiungere il peccatore non per perdonarlo e liberarlo, ma per rivelargli che è in Cristo che potrà conoscere perdono e liberazione.

L’assenza di una reale prospettiva evangelica si coglie anche nella scelta della data per l’apertura della cosiddetta “porta santa”: 8 dicembre, “festività” dedicata a Maria attraverso la celebrazione del dogma del suo presunto concepimento senza peccato (un dogma ancora oggi discusso e privo di qualsiasi fondamento biblico!). Maria continua ad essere invocata nel rosario come “ianua coeli”, cioè come “porta del cielo”, perseverando in questo modo nella negazione dell’unicità salvifica di Gesù. È innegabile che un quadro ancora triste si presenta sotto i nostri occhi: infatti si apre la “porta santa”, la “porta della misericordia”, ma si continua a tenere chiusa la porta della verità dell’Evangelo. Cristo ci chiama ad essere suoi testimoni (At 1:8)!_Rispondere a questa chiamata significa continuare a testimoniare che LUI è l’unica porta, perché non ce ne sono altre; significa continuare ad esortare ad un ritorno al messaggio dell’Evangelo, purificato da ogni tradizione umana e religiosa; significa essere consapevoli dell’urgenza di annunciare Cristo, perché presto una porta sarà davvero chiusa e per sempre: quella della Grazia (Mt 25:10)!