IL PRIMO AVVENTO DI CRISTO: Dalla morte all’ascensione

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Introduzione

 

I discepoli di Gesù in cammino sulla via di Emmaus considerarono la sua morte una tragedia che poneva fine a tutte le loro speranze 
(Lu 24:13-21), nonostante egli avesse predetto il contrario (Mt 16:18,21). Tanto erano sprofondati, tutti i discepoli, in uno stato di tristezza che rimasero increduli al primo annuncio del suo esito trionfale (Lu 24:22-24). Ma l’annuncio delle donne fu presto confermato da altre apparizioni del Cristo Risorto durante lo stesso giorno (vv. 25-43).

 

Seguirono quaranta giorni caratterizzati da una serie di incontri del Risorto con i futuri apostoli. Spiegazioni sul significato della sua morte e risurrezione alla luce dell’Antico Testamento si alternavano con la comunicazione di ciò che gli apostoli avrebbero dovuto fare dopo la discesa dello Spirito Santo. Al termine dei quaranta giorni avvenne l’ascensione di Cristo, testimoniata con gioia dai discepoli. Ebbe così inizio il periodo di attesa che dieci giorni dopo terminò con l’evento della Pentecoste.

 

 

La morte di Cristo: il racconto di Luca

 

“Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento per lui. Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli. Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadeteci addosso”; e ai colli: “Copriteli”. Perché se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?».

Ora altri due, malfattori, erano condotti per essere messi a morte insieme a lui. Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Poi divisero le sue vesti tirandole a sorte. Il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si beffavano di lui, dicendo: «Ha salvato altri, salvi se stesso, se è il Cristo, l’Eletto di Dio!» Pure i soldati lo schernivano, accostandosi, presentandogli dell’aceto e dicendo: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!». Vi era anche questa iscrizione sopra il suo capo: QUESTO È IL RE DEI GIUDEI.

Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male». E diceva: «Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!». Gesù gli disse: «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso».

Era circa l’ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all’ora nona; il sole si oscurò. La cortina del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò.

Il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Dio dicendo: «Veramente, quest’uomo era giusto». E tutta la folla che assisteva a questo spettacolo, vedute le cose che erano accadute, se ne tornava battendosi il petto. Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano accompagnato dalla Galilea stavano a guardare queste cose da lontano” (Lu 23:26-49).

 

 

La risurrezione

 

Nel suo primo discorso pubblico, dopo la discesa dello Spirito Santo, Pietro commenta così la morte e la risurrezione di Gesù:

“Quest’uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendolo sciolto dagli angosciosi legami della morte, perché non era possibile che egli fosse da essa trattenuto (At 2:23-24).

Dopo che Pietro era stato illuminato dallo Spirito Santo, egli comprese che la risurrezione non poteva mancare, essendo il compimento della salvezza, a opera di Cristo, avvenuto per il determinato consiglio e la prescienza di Dio.

 

Tutti e quattro i Vangeli contengono racconti parziali della mattina memorabile della risurrezione. Per comprendere tutto ciò che è successo quel giorno, bisogna espandere il racconto di ciascun Vangelo a includere tutti i dettagli registrati in questi racconti, anziché cercare di armonizzare i racconti riducendoli all’osso.

 

Risulta particolarmente immediato il racconto di quella mattina contenuto nel Vangelo secondo Giovanni. Questo non è strano, trattandosi in parte della testimonianza oculare dell’autore (che si presenta come “l’altro discepolo che Gesù amava”).

Leggendo ad alta voce tale racconto, pare quasi di rivivere quei momenti drammatici ed entusiasmanti che cambiarono per sempre la vita di coloro che ne erano testimoni, ma anche le nostre vite.

Ecco il racconto di Giovanni:

 

“Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo».

Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra e il sudario, che sì era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. I discepoli dunque se ne tornarono a casa.

Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno al capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il giardiniere, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò». Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che vuol dire: «Maestro!» Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: 
– Io salgo al Padre mio e Padre vostro –». Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore e che egli le aveva detto queste cose” 
(Gv 20:1-18; si veda anche Mt 28:1-15; Mr 16:1-14; Lu 24:1-35).

 

Il carattere discreto e concreto dei racconti evangelici ci permette di entrare nell’atmosfera di quel giorno in cui la vittoria di Cristo sulla morte scacciò la paura e l’incredulità dei discepoli. È evidente che nelle prime ore della giornata la tomba era al centro dell’attenzione in quanto rimasta misteriosamente vuota. Ci sono, in proposito, soltanto tre possibili spiegazioni.

 

• La prima spiegazione è che il corpo di Gesù fosse stato tolto dai suoi nemici, come temeva Maria Maddalena (Gv 20:11-13). Ma in quel caso sarebbe stato facile mettere a tacere gli apostoli nel giorno della Pentecoste. Fatto sta che i Giudei, pur facendo del tutto per ostacolare la predicazione del Vangelo, non dissero mai di sapere dove si trovasse il corpo di Cristo.

 

• La seconda spiegazione è che i seguaci di Cristo fossero riusciti in qualche modo a sopraffare le guardie romane per poi nascondere il corpo. Infatti questi soldati sarebbero stati pagati affinché mettessero in circolazione una spiegazione del genere (Mt 28:11-15). Ma è inverosimile pensare che alcuni uomini della Galilea, già mostratisi poco coraggiosi, fossero riusciti a sopraffare tutte le guardie o che tutte quante dormissero e continuassero a dormire mentre questi seguaci sfiduciati srotolavano la grande pietra dal sepolcro.

La storia successiva mostra l’infondatezza di questa spiegazione. Una menzogna grossolana non poteva costituire il fondamento di un movimento che si mostrò subito dinamico, tanto che dopo pochi anni l’intero mondo romano doveva fare i conti con esso. Oltre tutto, tale ipotesi trascura il fatto che, lungi dall’inventare il racconto della risurrezione di Cristo, i discepoli erano stati i primi a non credere alla notizia della sua risurrezione quando le donne gliela annunciarono.

 

• Quindi si è costretti ad avvalorare la terza spiegazione, e cioè: la tomba era vuota perché Gesù era veramente risorto come la Scrittura afferma e come egli stesso aveva predetto. Infatti, il suo corpo terreno non subì la corruzione ma fu trasformato, il terzo giorno, in un corpo glorioso.

 

 

I quaranta giorni (At 1:3)

 

Luca descrive l’intervallo fra la risurrezione di Gesù e la sua assunzione in cielo in questi termini: egli dava “mediante lo Spirito Santo delle istruzioni agli apostoli che aveva scelti. Ai quali anche, dopo che ebbe sofferto, si presentò vivente con molte prove, facendosi vedere da loro per quaranta giorni, parlando delle cose relative al regno di Dio” (At 1:2-3).

 

Giovanni getta ulteriore luce sulla natura del ministero di Gesù in quei giorni (20:19-21:23). Mettendo insieme le informazioni fornite da Luca e Giovanni, possiamo dire che si trattava di un ministero di riabilitazione, in particolare di Pietro che aveva rinnegato il suo Signore, nonché di aggiornamento e di conferimento di un preciso ruolo apostolico.

A proposito di quest’ultimo aspetto, è importante notare il contenuto del mandato che Gesù affidò agli apostoli e ai futuri discepoli (si veda Mt 28:18-20; Mr 16:15-16; Lu 24:44-49; Gv 20:21; At 1:8; cfr. Mt 16:18).

Gli apostoli erano chiamati a essere “testimoni di Cristo” e araldi della notizia più bella riguardante l’opera di salvezza compiuta da Cristo e della conseguente possibilità di perdono per chi ubbidisse all’appello di ravvedersi e credere al vangelo. Nel rendere la loro testimonianza gli apostoli dovevano dipendere totalmente dallo Spirito Santo il quale avrebbe operato il miracolo della nuova nascita negli uditori ubbidienti.

 

Le manifestazioni miracolose erano dei “segni” (Mr 16:17-20), quindi non facevano parte del mandato stesso e non sarebbero state concesse in modo costante durante il periodo apostolico, tanto meno era assicurato che continuassero con la stessa intensità durante tutta la storia della Chiesa.

Il mandato stesso, a cui bisogna attenersi, si riferisce all’opera già compiuta da Cristo i cui frutti si sarebbero manifestati nella vita cambiata di tutti coloro che avrebbero creduto a questa buona notizia (Gv 3:5-8; 15:26-27; 16:7-15; cfr. Ro 10:14-17).

 

 

L’ascensione (Lu 24:50-53; At 1:9-11)

 

Nella conversazione sul monte della trasfigurazione Mosè ed Elia descrissero ciò che Gesù doveva compiere a Gerusalemme come un esodo (Lu 9:31).

In seguito, nel suo cammino verso Gerusalemme, Gesù aveva accennato a un periodo di tempo che sarebbe intercorso fra quel momento e il suo ritorno con l’incarico di regnare (Lu 19:11-27). Inoltre il suo ritorno al Padre e le novità che tale evento implicava per i suoi discepoli, erano stati i temi principali delle conversazioni che Gesù aveva avuto con gli undici nel Cenacolo, quando disse, fra le altre cose: “Sono proceduto dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo, e torno al Padre” (Gv 16:28).

Inoltre aveva detto che il suo ritorno al Padre era una tappa necessaria affinché lo Spirito Santo potesse essere mandato, con tutti i relativi benefici per l’umanità (Gv 16:7-15; cfr. At 2:33).

 

L’evento stesso dell’ascensione era qualcosa di molto diverso da una mera cessazione delle apparizioni di Gesù che avevano caratterizzato i quaranta giorni precedenti (At 1:1-3,9-11).

Si trattò di un evento veramente unico che ebbe inizio sulla terra per concludersi con l’insediamento del Figlio di Dio alla destra del Padre, in cielo.

La natura dell’evento avrà pure delle ripercussioni escatologiche.

Infatti “due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo»”(At 1:10-11).

Entro pochi giorni gli effetti di questi eventi sarebbero diventati palpabili anche sulla terra, in virtù della discesa dello Spirito Santo il giorno della Pentecoste e della conseguente testimonianza efficace dei Dodici e di coloro che avrebbero creduto per mezzo della loro parola (At 2–28; cfr. Gv 17:20-21).

 

I discepoli “tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Lu 24:52) e questo rispecchia il fatto che l’evento appena testimoniato fosse percepito da loro come la conseguenza naturale della risurrezione e come l’inizio di una nuova fase nella storia della salvezza.

Non a caso Luca documenta tale avvenimento sia alla fine del suo vangelo (Lu 24:50-53) che all’inizio del suo secondo libro (At 1:9-11).

Questa doppia menzione fa comprendere che l’ascensione di Cristo alla destra del Padre figurava tanto come punto di arrivo del primo avvento di Cristo quanto il presupposto necessario dell’epoca della Chiesa e del relativo annuncio del Vangelo che deve finire prima del suo secondo avvento.

 

 

Per la riflessione personale

o lo studio di gruppo

 

1.   In che modo le circostanze della morte di Cristo contribuirono a rivelare la sua identità divina, oltre che umana?

 

2.  Alcuni ritengono che la risurrezione fosse un’invenzione dei discepoli. Quali fatti e altre considerazioni rendono impossibile una simile spiegazione della testimonianza apostolica?

 

3.  Spiega perché l’ascensione non sia da ritenersi semplicemente la cessazione delle apparizioni di Cristo durante i 40 giorni, bensì un vero e proprio evento (si veda Gv 16:5-30; At 1:1-11; 2:32-33).

 

4.  Perché anche noi dovremmo essere pieni di gioia, pensando alla conclusione gloriosa del tempo in cui il Figlio di Dio ha abitato fra di noi?