Giudaismo e Cristianesimo nel libro degli Atti GRAZIA SENZA CONFINI

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  • Luca dopo aver esaminato, nell’articolo pubbli­ cato nel mese di giugno, le cause di disconti­ nuità tra cristianesimo e giudaismo che hanno determinato una crescente persecuzione culmi­ nata con il martirio di Paolo a Roma, ora la Chie­ sa, che nel frattempo è cresciuta sempre più di numero, si trova ad affrontare un problema al suo interno: la grazia offerta ai pagani ed il loro inserimento nella comunità.

    Anche se la risurrezione di Cristo e l’evento del­ la Pentecoste hanno dimostrato l’universalità della grazia, resta ancora grande la tradizione giudaica nei discepoli che esclude qualsiasi pagano dalle promesse di Dio.
    In sostanza i credenti discriminati dalle autorità giudaiche a loro volta fanno discriminazioni ver­ so chi non è ebreo perché la salvezza è un fatto privato che riguarda solo Israele.
    L’ebreo circonciso, se pur credente, deve esse­ re messo sullo stesso piano del pagano incir­ conciso?

    Una grazia senza confini: Pietro mandato fra i pagani

    Quando Luca scrive gli Atti degli apostoli, l’ade­ sione massiccia alla fede dei pagani è un fatto compiuto.

    È un evento occasionale in seguito al rifiuto
    degli Ebrei del Vangelo o conseguenza di un chiaro disegno divino?
    Dove trovare il legame con quelle origini che affondavano le loro radici in terreno esclusiva­ mente giudaico?
    Con l’episodio di Cornelio appare chiara la risposta di Luca: non un puro caso, ma una pre­ cisa volontà divina sta all’origine della chiama­ ta alla fede dei pagani.

    Gesù era venuto per liberare Israele ma, secon­ do l’opinione dei più, aveva fallito: non era il Messia che ci si aspettava, così è stato crocifis­ so per mettere fine alla sua menzogna. Ma l’e­ vento della risurrezione infonde nuovo corag­ gio ai discepoli del Signore che con fatica, ma con sincero entusiasmo e coraggio, cominciano a far breccia nei cuori di tanti Ebrei.
    Ma ecco un nuovo, inaspettato invito: il Vange­ lo non è solo per gli Ebrei, ma anche per i paga­ ni, anche per i nemici degli Ebrei, i temuti Roma­ ni, che avevano messo in croce Gesù.
    Per questa missione fu scelto Pietro.

    Luca narra per esteso un viaggio di Pietro: si è recato a Lidda, però con lo scopo di visitare uni­ camente “i santi residenti” (At 9:32). Si trattava di un viaggio pastorale, ma non ancora missiona­ rio nei confronti di chi era fuori della comunità. A Lidda Pietro guarì Enea, paralizzato da otto anni (At 9:33­35). Quel paralitico può essere

    considerato anche come simbolo di Pietro stes­ so e della comunità cristiana, paralizzati in quel momento dall’immobilismo, dall’assenza del­ l’impegno missionario.

    In seguito Pietro si recò a Ioppe perché vi ven­ ne chiamato. Una discepola di nome Tabità, che aveva fatto molte opere buone e molte elemo­ sine, si era ammalata ed era morta. Giunto a Giaffa, Pietro si recò in casa sua, si inginocchiò a pregare e poi compì il miracolo della sua risur­ rezione, dicendo parole analoghe a quelle che aveva detto Gesù: “Tabità, alzati!” (At 9:40; cfr. Mc 5:41).
    Pietro si fermò a Ioppe parecchi giorni, pren­ dendo dimora presso un conciatore di pelle di nome Simone (At 9:43). In Atti 10:6 Luca preci­ sa che la casa dove abitava Pietro era sulla riva del mare, c’è come il simbolico preannuncio che tra poco Pietro prenderà il largo per dare inizio alla pesca di tutti gli uomini (Lu 5:10).

    Pietro è un uomo che non ha ancora in sé lo spi­ rito missionario.
    Come è stato capace allora di aprirsi ai pagani e di portare anche a loro il Vangelo?
    È stato il Signore a modellarlo.
    Egli, mentre si trovava a Ioppe ricevette un comando, non molto diverso da quello ricevuto tanto tempo prima dal profeta Giona, proprio in quella località: si trattava di recarsi dai paga­ ni, non da pagani qualsiasi, ma proprio dai “nemici”, cioè quelli che stavano opprimendo il suo popolo.

    Le scelte di Dio sono sempre sorprendenti! Questo fatto costituisce un episodio chiave per il futuro sviluppo della Chiesa: con l’ingresso dei non Ebrei nella comunità della salvezza, senza circoncisione e giudaizzazione, avviene una svolta nel cristianesimo, perché inizia la missione cristiana tra i non circoncisi.


    Non desta quindi meraviglia che l’episodio, insieme alla conversione di Saulo, sia narrato da Luca tre volte: prima nel suo diretto svolgimen­ to (At 10:1­48), poi nel resoconto che Pietro ne

    fa alla chiesa di Gerusalemme (At 11:1­18) e infi­ ne, ancora da Pietro, durante la conferenza di Gerusalemme (At 15:7­11).

    Cornelio e la sua famiglia sono certamente i beneficiari del dono della conversione e dell’in­ gresso nella Chiesa, ma l’interesse di Luca è puntato prevalentemente su Pietro e sul suo ministero.

    Luca vuole sottolineare che, tramite Pietro, la Chiesa ubbidisce alla chiamata dello Spirito San­ to, si apre ai pagani e li assume dentro di sé a pieno titolo per esplicito comando divino. Per realizzare questa svolta Dio si serve della colla­ borazione di Pietro.
    Per rompere definitivamente l’ostacolo che cercava di imporre a tutti un cristianesimo fatto anche di ebraismo e che in realtà impediva il cammino fecondo della salvezza operata da Gesù, per annullare la divisione che separava ancora religiosamente l’umanità in Ebrei e pagani, lo Spirito si serve della docilità e della sottomissione di Pietro, del suo coraggio e del­ la sua generosità.

    Pietro era sempre stato fedele osservante delle tradizioni giudaiche. Ora Dio lo chiama a inau­ gurare una nuova pagina della storia della sal­ vezza, che finora era stata già considerata e proclamata, ma solo verbalmente. Pietro inau­ gura un nuovo modo di agire, destinato a diven­ tare norma per la Chiesa di ogni tempo. Quindi è legittimo intitolare questo episodio non solo come la “conversione di Cornelio”, ma anche come la “conversione di Pietro”, che da aposto­ lo degli Ebrei diventa anche apostolo dei paga­ ni.

    Egli si reca da Cornelio. È davvero cambiato, ora sa che spetta a Dio indicare il cammino e che egli può solo mettersi alla sequela del Signore crocifisso e risorto.
    Pietro ha compreso che il banchetto della vita non è imbandito solo per alcuni privilegiati, ma per tutti, perché tutti stanno a cuore a quel

    Padre che “fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiu­ sti” (Mt 5:45). E non ci sono figli meno amati, piuttosto ci sono figli che amano di meno, figli che non sanno riconoscere il dono ricevuto di poter vivere dei beni che la casa del Padre offre e che li ritengono invece loro proprietà da custo­ dire gelosamente (come quel fratello maggiore della parabola rimasto a casa cfr. Lu 15:11­32).
    Ecco perché Pietro è partito senza indugio per Cesarea, ecco perché non ha indietreggiato di fronte all’invito di Cornelio. Così la Chiesa si è aperta ai pagani, a noi che ora partecipiamo a questa divina grazia, a noi che siamo oggi chia­ mati a testimoniare quella grazia originaria che sta a fondamento della nostra esistenza: “ricor­ datevi che un tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono cir­ concisi… eravate esclusi dalla cittadinanza d’I­ sraele ed estranei ai patti della promessa… Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati… Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio” (Ef 2:11­19).

    Quando giunge a Cesarea, Pietro, con una sicu­ rezza crescente, con una padronanza sempre più grande della situazione, entra senza indugi nella casa di Cornelio.
    Questo verbo “entrare” è talmente importante che viene ripetuto per tre volte (At 10:25, 27,
    28) e ritornerà come motivo di perplessità o di accusa da parte della chiesa di Gerusalemme: “sei entrato in casa di uomini non circoncisi” (At 11,3). Pietro supera la legge rituale alla quale era abituato e questo suo passo avrà conseguenze enormi:

    1. Per la prima volta il Vangelo viene annuncia­ to ai pagani. Pietro afferma subito che Dio non valuta gli uomini in base alla loro stirpe: “chiunque lo onora gli è gradito, a qualunque popolo appartenga” (At 10:34­35).luglio
      luglio

      La chiamata alla salvezza è offerta a tutti, perché corrisponde alla liberalità, alla gene­ rosità e alla inesauribile ricchezza di Dio.
    2. Lo Spirito Santo scende su tutti quelli che ascoltano la parola di Pietro e ricevono il dono di parlare in lingue e di glorificare Dio. Avviene come una nuova Pentecoste e così vengono convalidate le parole di Pietro di fronte ai pagani.
    3. Fondandosi sulla discesa dello Spirito Santo sopra questi pagani, Pietro li ammette al battesimo e quindi ratifica la loro apparte­ nenza alla comunità dei discepoli del Signo­ re, li introduce ufficialmente nella comunità cristiana, li rende pienamente partecipi della eredità dei santi senza previa sottomissione alla circoncisione e alle altre norme giudai­ che.
  • Una grazia universale contestata

    Luca racconta ora quanto è successo dopo quello che aveva fatto Pietro a Cesarea. Ancor prima che Pietro sia di ritorno a Gerusalemme, ai credenti della chiesa di Gerusalemme arriva la notizia che i pagani hanno ricevuto la Parola di Dio nonostante la loro impurità.
    L’ingresso del pagano Cornelio nella Chiesa e soprattutto la comunione di mensa che Pietro ha avuto con lui non sono accettati pacifica­ mente dalla comunità di Gerusalemme.
    Molti ritengono che si debbano creare due chiese distinte, una fatta di ebrei messianici e una fatta di pagani cristiani, a meno che i paga­ ni cristiani non diventino prima giudei messia­ nici in tutto, allora la vera Chiesa sarebbe quel­ la messianica. Problema più che mai attuale! Ma il fatto di Cornelio esce così dalla sua corni­ ce episodica e diventa una svolta storica.

    La contestazione scoppia all’arrivo di Pietro: “Tu sei entrato in casa di uomini non circoncisi, e hai mangiato con loro” (At 11:3). L’ingresso pres­ so i non Giudei e la condivisione a tavola con loro violano le regole della purità rituale.
    Pietro aveva detto la stessa cosa al suo arrivo da Cornelio: “Voi sapete come non sia lecito a un

    giudeo di aver relazioni con uno straniero o di entrar in casa sua” (At 10:28).
    Sorprende però che i “credenti circoncisi” denuncino la violazione delle regole alimentari e non la “Pentecoste dei pagani” e il loro batte­ simo. Il motivo è presto detto: non è la conver­ sione di Cornelio, né il suo battesimo il proble­ ma, ma ciò che ne consegue, cioè la comunione fra credenti non circoncisi e credenti circoncisi nella stessa comunità.
    La Chiesa rischia di spaccarsi. Prima si era divi­ sa dalla sinagoga, ora rischia la divisione in sé stessa. Sarà l’abilità, la sagacia di Pietro e la gui­ da dello Spirito Santo a scongiurare conse­ guenze disastrose per la Chiesa e per la testi­ monianza.

    Per giustificare il suo operato davanti all’as­ semblea degli apostoli e degli altri fratelli a Gerusalemme, Pietro si difende con grande semplicità ed efficacia, narrando come Dio stes­ so aveva guidato la storia della conversione dei primi pagani. Il lettore sente quindi gli stessi episodi già noti, ma in questo modo Luca pre­ senta una Chiesa che vive nell’ascolto, nel con­ fronto, nell’obbedienza all’iniziativa di Dio. Una storia guidata da Dio si giustifica da sola.
    Appare in merito particolarmente convincente la frase interrogativa finale rivolta a tutta la comunità di Gerusalemme:
    “Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi oppor­ re a Dio?” (At 11:17).

    C’è stato un inizio per Gesù al fiume Giordano, quando lo Spirito era sceso su di lui (Lu 3:21­22). C’è stato un inizio per i cristiani circoncisi con l’effusione dello Spirito Santo nel giorno di Pen­ tecoste (At 2:1­13).


    C’è stato ora l’inizio per i pagani, con la discesa dello Spirito su Cornelio e la sua famiglia. Rifiu­ tare l’evidenza dei fatti e quindi l’accoglienza nella Chiesa a quei pagani sarebbe stato oppor­ si all’azione di Dio, manifestata dal dono del suo Spirito.

    Col dono dello Spirito chiunque crede entra nel­ la sfera della salvezza, ma nello stesso tempo la piena comunione conferisce alla salvezza la sua piena dimensione: Gesù è il Messia che estende a tutti gli uomini la sua signoria.
    L’unico punto comune della salvezza per gli Ebrei e per i pagani ormai è solo la fede in Gesù: Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi (At 11:17).
    Per la prima volta negli Atti risuona l’espressio­ ne “il Signore Gesù Cristo”, quasi a sottolineare la sua signoria universale, la sua potenza di sal­ vare tutti mediante il dono del suo Spirito.

    Alla fine il discorso di Pietro non può che con­ vincere i titubanti, in effetti i critici si tranquilliz­ zano, riconoscono il significato storico­salvifico degli avvenimenti e lo esprimono anche con­ cretamente con una lode a Dio.
    C’è un coro di lode della comunità di Gerusa­ lemme, la quale conferma il discernimento ope­ rato da Pietro e il cammino della Parola di Dio verso le nazioni: “Dio dunque ha concesso il rav­ vedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita” (At 11:18). È un’espressione di assenso gioioso, un canto di ringraziamento e una solenne promessa di accettare la libera volontà di Dio, che agisce sempre mirabilmente nella storia della salvezza nei confronti di chi è in ricerca della vita.

    Alla fine di questo lungo episodio quindi il vero convertito alla dimensione universale della fede è Pietro: egli ha interpretato l’azione dello Spirito, che lo introduceva in nuove vie. L’am­ missione dei pagani nella Chiesa, cui Pietro ha dato avvio su incarico di Dio, ha così trovato il suo compimento apostolico. È quindi ufficial­ mente aperta la via dell’evangelizzazione dei pagani, anche se si vedrà ben presto che non tutti i problemi sono risolti.

    La distinzione fra chi è giudeo e chi non è giu­ deo non viene eliminata, ma si afferma che i Giudei e i non giudei che credono in Gesù sono diventati fratelli. La legge non è abolita ma tro­

    va compimento in Cristo (Mt 5:17), Paolo è mol­ to chiaro quando scrive:
    “Qualcuno è stato chiamato quando era circonci­ so? Non faccia sparire la sua circoncisione. Qual­ cuno è stato chiamato quand’era incirconciso? Non si faccia circoncidere. La circoncisione non conta nulla, e l’incirconcisione non conta nulla; ma ciò che conta è l’osservanza dei comanda­ menti di Dio” (1Co 7:18­19).
    E ancora:
    “In Cristo Gesù non ha valore né la circoncisione né l’incirconcisione; quello che vale è la fede che opera per mezzo dell’amore” (Ga 5:6).
    Verità queste vissute con molta difficoltà e in maniera precaria da parte dei credenti circonci­ si. Infatti la conferenza di Gerusalemme e la let­ tera ai Galati, testimoniano come sia stato diffi­ cile da parte dei credenti giudei accettare fino in fondo i credenti pagani senza condizioni.

    Il separatismo di Israele

    Nella casa di Cornelio, Pietro dichiara:
    “Voi sapete come non sia lecito a un giudeo di aver relazioni con uno straniero o di entrar in casa sua” (At 10:28).
    C’è un divieto, Pietro sceglie con cura i suoi ter­ mini. Ciò che è in causa è il contatto fra un giu­ deo e uno straniero, il termine greco “allophú­ los” indica colui che non è della stessa tribù (phulé), della stessa nazione, quindi lo straniero in senso etnico.

    Pietro evita il termine dispregiativo “pagani” (ethné), con loro non è permessa alcuna prossi­ mità. Ma qual è questo divieto e su che cosa si fonda? In realtà nessun precetto della Torah vieta il contatto con un pagano, anzi lo stranie­ ro che vive nel paese dev’essere trattato con rispetto: “Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio” (Le 19:34).
    Perché allora Pietro parla di divieto?
    La necessità di separare Israele dalle altre nazioni deriva dalla coscienza dell’elezione, il popolo eletto messo da parte da Dio, deve con­ servare la sua santità proteggendosi dalla loro idolatria (De 8:9­14) e dalla loro immoralità (De 20:16).
    Non rispettando il rituale levitico di purezza e le prescrizioni alimentari, i pagani rappresentano un continuo rischio di contaminazione per i fedeli.
    La prassi di rompere con l’impurità dei pagani si è progressivamente imposta dopo l’esilio (Ed 6:21; 10:11; Ne 9:2). I testi sacri del periodo del secondo tempio attestano ampiamente questo separatismo e nel 2° secolo a.C. avviene un irri­ gidimento della segregazione religiosa in Israele (Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche 14, 199­265; Guerra giudaica 2, 150).
    Nel Nuovo Testamento la discriminazione dei non Giudei si riflette in Matteo 15:26­27 con la donna cananea che i discepoli vogliono allon­ tanare, ma che Gesù loda per la sua fede. La folla di Gerusalemme non vuole entrare nel pretorio per non contaminarsi prima della Pasqua (Gv 18:28). In Efesini 2:14 Paolo parla del muro di separazione che è l’odio religioso, l’inimicizia di due popoli che Cristo ha abolito con la sua morte.

    Per quale ragione i pagani sono dichiarati ritual­ mente impuri?
    I fattori sono certamente molteplici. A partire dall’esilio le ragioni per non avere a che fare con i non Giudei si sono moltiplicate e accumu­ late. Al passaggio nell’era cristiana, due fattori hanno inasprito il separatismo:

  • da una parte, il fenomeno crescente della pietà farisaica incentrata sulle questioni della purezza;
  • dall’altra, l’occupazione romana della Palesti­ na che imponeva una presenza empia sulla terra santa.


    A partire dal 1° secolo dunque si percepisce mol­ to chiaramente un irrigidimento delle fonti rab­ biniche sulla salvaguardia della purezza.

    Prospettive per la Chiesa

    L’episodio della conversione di Cornelio (At 10:1­ 11:18) come pure quella dell’Etiope (At 8:26­40) testimoniano come una persona può giungere alla salvezza.
    Vi contribuiscono tre fattori:

    1. Dio assume l’iniziativa.
    2. Dio si serve di strumenti umani, i quali hanno la funzione, sotto la sua guida e per suo inca­ rico, di trasmettere tutto il consiglio di Dio (At 20:27).
    3. Dio si serve della situazione: religiosa per Cornelio, di lettura per l’Etiope, ma la salvez­ za non è mai semplice ricompensa per i meri­ ti morali e religiosi dell’uomo.
  • Non si tratta di un calcolo di meriti per quanto possano essere buone le nostre opere. Secon­ do Luca nessuno può rivendicare i suoi diritti davanti a Dio, ma è anche vero che Dio guarda ai sentimenti nobili dell’uomo e gli fa arrivare il messaggio di grazia.

    La seconda prospettiva rappresenta la chiave di interpretazione di tutta l’opera di Luca: l’aper­ tura della missione al mondo.
    Con il riferimento al principio costituito dalla Pentecoste (At 11:15), Pietro segnala l’apertura di una nuova tappa nella storia del cristianesi­ mo. La Pentecoste raccontata in Atti 2 ha inau­ gurato la missione a Israele; la Pentecoste in casa di Cornelio inaugura la missione verso le nazioni pagane.
    Essa verrà realizzata a partire da Antiochia da Paolo e Barnaba che parleranno a Giudei e pagani. Luca vede in questa evoluzione la con­ seguenza dell’invio a Israele di Gesù, scelto da Dio per essere il Signore di tutti (At 10:36).

    La scoperta alla quale Pietro viene condotto durante la sua estasi è che:

    In verità comprendo che Dio non ha riguardi personali; ma che in qualunque nazione chi lo

    teme e opera giustamente gli è gradito(At 10:34­35).
    Questa sua dichiarazione pone fine al privilegio esclusivo di Israele, decretando che ormai la salvezza non è legata ad alcuna appartenenza sociale, etnica o religiosa.
    Ma Pietro aggiunge anche che questa notizia è stata inviata ai figli di Israele:
    “Questa è la parola ch’egli ha diretta ai figli d’I­ sraele, portando il lieto messaggio di pace per mezzo di Gesù Cristo. Egli è il Signore di tutti” (At 10:36).
    Qual è questa parola diretta a Israele?
    Cristo è la nostra pace (Paolo aggiunge: “lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione” cfr. Ef 2:14), Cristo è il Signore di tutti.
    Luca mette sulla bocca di Pietro queste parole per annunciare la rivoluzione di Dio. Credenti circoncisi e credenti incirconcisi sono fratelli poiché hanno lo stesso Spirito che fa gridare loro: “Abbà! Padre!” (Ro 8:15).

    Il racconto di Luca illustra anche che il cammino dei testimoni di Gesù è un cammino non pianifi­ cato, ma sicuramente guidato dallo Spirito.
    In ogni tempo la Chiesa dev’essere aperta a nuovi sviluppi che Dio vuole favorire con essa e in essa.
    Dio si aspetta dal corpo di Cristo di non com­ mettere l’errore di Israele di respingere, per quanto scomoda, la richiesta di Dio, rivendican­ do, come fece Pietro inizialmente (At 10:14) una posizione privilegiata, oppure insistendo su una tradizione o convenzione religiosa.

    La tradizione può anche avere il suo valore nel­ l’ambito religioso. Ma esiste il pericolo che la tradizione incateni il credente a cose e forme esteriori che finiscono per sembrargli come un elemento costitutivo della fede.
    Ci si può difendere da questo pericolo facendo come Pietro: sottomettendosi con ubbidienza alla forza rinnovatrice dello Spirito Santo, che si esprime sempre e comunque attraverso la sua Parola e mai in contrasto con essa.