Il metodo didattico di Gesù

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        1. Ascoltatori selezionati dalle parabole. Come? Perché?

          Non c’è mai stato insegnante più abile di Gesù nell’uso delle illustrazioni, infatti nella Parola di Dio ne sono citate di vario tipo: paragoni, ana­ logie, metafore.
          Ben noto è l’uso che Gesù ha fatto della para­ bola, definita “una breve narrazione, di solito immaginaria, da cui si ricava una morale o una verità spirituale” e le sue numerose parabole si ricordano con facilità, anche duemila anni dopo che sono state raccontate.

          Domandiamoci: perché Gesù ha utilizzato que­ sto particolare metodo didattico e cosa lo ha reso così efficace?
          La Bibbia indica due motivi basilari.

          • Innanzitutto perché in questo modo si adempiva la profezia “Tutte queste cose disse Gesù in parabole alle folle e senza parabole non diceva loro nulla, affinché si adempisse quello che era stato detto per mezzo del profeta. Aprirò in parabole la mia bocca; proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo” (Mt 13:34­35).

Il profeta citato da Matteo è l’autore del Salmo 78, scritto, sotto ispirazione dello Spirito di Dio, secoli prima della nascita di Gesù.

Straordinario che centinaia di anni prima Dio avesse già stabilito che il suo Figlio avrebbe insegnato mediante illustrazioni!

  • Riguardo il secondo motivo, Gesù stesso spiegò perché si serviva di parabole: vagliare gli ascoltatori e scartare quelli dal cuore insen­ sibile.Dopo che ebbe narrato a “una grande folla” la parabola del seminatore, i discepoli gli chiesero “Perché parli loro in parabole?” e Gesù rispose: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo non vedono; e udendo, non odono né comprendono… Perché il cuore di questo popo­ lo si è fatto insensibile” (Mt 13:3; Is 6:9­10).

    Le parabole di Gesù operano una separazione fra le persone; in alcuni casi, per cogliere il pie­ no significato delle sue parabole, gli ascoltatori dovevano investigare diligentemente e le per­ sone umili erano spinte a chiedere maggiori informazioni (Mt 13:3; Mr 4:34).

    Questo ci insegna che le parabole di Gesù rive­ lano la verità alle persone che nel loro cuore desiderano ardentemente conoscerla e al tem­

    po stesso occultano la verità alle persone orgo­ gliose.
    Che insegnante straordinario è stato Gesù! Esaminiamo ora alcuni aspetti che rendono così efficaci le Sue illustrazioni.

    Scelta dei particolari

    I discepoli, benché avessero il privilegio di ascol­ tare il loro Maestro, non avevano la possibilità di consultare un testo scritto per ricordare le cose che aveva detto e pertanto dovevano custodire le parole di Gesù nella mente e nel cuore.
    Grazie all’abile uso di illustrazioni, all’uso selet­ tivo dei particolari, Gesù rendeva i suoi inse­ gnamenti più facili da ricordare, ad esempio disse esattamente quante pecore il pastore aveva lasciato indietro per andare in cerca della smarrita, quante ore gli operai avevano lavora­ to nella vigna e quanti talenti erano stati affida­ ti ai servi (Mt 18:12­14; 20:1­6; 25:14­30).

    Al tempo stesso ometteva i dettagli non essen­ ziali che potevano oscurare il significato delle illustrazioni; ad esempio, nella parabola del ser­ vo spietato non spiegò in che modo questi aves­ se contratto un debito di diecimila talenti. L’im­ portante non era come il servo si fosse indebita­ to, ma come il debito gli fosse stato condonato e come lui, a sua volta, si comportò nei confronti di un compagno di servitù che gli doveva una som­ ma relativamente piccola (Mt 18:23­35). Gesù voleva sottolineare il dovere di perdonare.

    Similmente, nell’illustrazione del figlio prodigo, Gesù non spiegò perché all’improvviso il giovane avesse chiesto la sua parte di eredità e l’avesse sperperata, ma scese nei particolari quando descrisse i sentimenti del padre e la sua reazione quando il figlio, ravvedutosi, tornò a casa.

    Anche in questo caso, la descrizione della rea­ zione del padre era essenziale per far capire quello che egli desiderava insegnare, vale a dire che Dio “non si stanca di perdonare” (Is 55:7; Lu 15:11­32).

    Gesù usava anche buon senso nel descrivere i personaggi delle sue parabole, infatti, invece di dilungarsi sul loro aspetto, spesso si concentra­ va sul loro comportamento o sulle loro reazio­ ni. Ad esempio, nella parabola del buon samari­ tano, narrò qualcosa di molto significativo: il modo compassionevole con cui soccorse l’uo­ mo ferito che giaceva lungo la strada ed i det­ tagli che Gesù incluse sono necessari per inse­ gnare che l’amore per il prossimo non deve limitarsi agli uomini della propria razza o nazio­ nalità (Lu 10:29; 33­37).

    Gesù usava i dettagli in maniera sapiente e per­ tanto le sue illustrazioni erano concise e vivaci, tanto da rendere più facile agli ascoltatori del momento e a coloro che in seguito avrebbero letto i vangeli, ricordare sia le illustrazioni che le preziose lezioni contenute nelle parabole.

    Immagini dalla vita quotidiana

    Il Signore Gesù era un maestro nell’uso di illu­ strazioni legate alla vita delle persone, infatti molte delle sue parabole traevano spunto da cose che senza dubbio aveva osservato mentre cresceva in Galilea.
    Quante volte, nei primi anni della sua vita, avrà visto sua madre preparare il pane prendendo un pezzo di pasta acida dell’impasto preceden­ te ed usarla come lievito (Mt 13:33)?
    Quante volte avrà osservato i pescatori gettare le reti nelle acque limpide e azzurre del mar di Galilea (Mt 13:47)?
    Quante volte avrà visto i bambini giocare al mercato (Mt 11:16)?

    Probabilmente Gesù avrà notato tante altre cose che poi avrebbe incorporato nelle sue illu­ strazioni: piantare semi, vivere gioiose feste nuziali, il maturare al sole di interi campi di gra­ no (Mt 13:3­8; 25:1­12; Mr 4:26­29).
    Non sorprende quindi che molte illustrazioni di Gesù si basassero su circostanze e situazioni della vita quotidiana e pertanto, per capire

    meglio come si avvaleva di questo metodo didattico, è utile considerare quale valore aves­ sero le sue parabole per gli ascoltatori ebrei.

    Ad esempio, nella parabola del grano e delle zizzanie, Gesù parlò di un uomo che seminò grano eccellente nel suo campo, tuttavia “un nemico” si intrufolò nel campo e vi seminò le zizzanie.
    Perché Gesù menzionò proprio quel particolare atto ostile? Egli fece quell’illustrazione vicino al mar di Galilea dove la principale occupazione dei Galilei era l’agricoltura.
    Per un contadino, quale danno maggiore pote­ va esserci di un nemico che entrava di nascosto nel suo campo e vi seminava le zizzanie?
    Leggi dell’epoca indicavano che questi atti osti­ li succedevano davvero ed è evidente perciò che Gesù usò una situazione che i suoi ascolta­ tori potessero capire (Mt 13:1­2; 24­30).

    Un altro esempio è nella parabola del buon samaritano in cui Gesù esordì dicendo: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e s’im­ batté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto” (Lu 0:30).
    È importante sottolineare che, per far capire, Gesù abbia menzionato che andava “da Gerusa­ lemme a Gerico”, infatti quando narrò questa parabola, egli era in Giudea, non lontano da Gerusalemme, per cui è probabile che i suoi ascoltatori conoscessero la strada citata, triste­ mente nota per i pericoli che nascondeva, spe­ cialmente per i viaggiatori solitari, strada che si snodava attraverso un territorio isolato dove abbondavano i nascondigli per i ladroni.

    Oltre a questo, c’è un altro aspetto degno di nota: nel riferimento di Gesù sulla strada che “scendeva da Gerusalemme a Gerico”, prima passò un sacerdote e poi un levita, ma nessuno dei due si fermò a soccorrere il malcapitato (Lu 10:31­32).

    I sacerdoti prestavano servizio nel tempio di Gerusalemme ed i leviti erano i loro assistenti;
    molti di loro risiedevano a Gerusalemme quan­ do non lavoravano nel tempio, perché Gerico si trovava solo a una ventina di chilometri dalla santa città e percorrevano spesso quella stra­ da.
    Notiamo inoltre che il sacerdote ed il levita venivano “da Gerusalemme”, per cui possiamo dedurre che erano già stati nel tempio e quindi nessuno poteva giustificare l’indifferenza dei due dicendo: “Non si sono fermati a soccorrere il ferito perché sembrava morto e se avessero toc­ cato un cadavere sarebbero diventati tempora­ neamente inidonei a prestare servizio nel tem­ pio” (Le 21:1; Nu 19:11­16).
    Anche in questo caso è più che evidente che l’il­ lustrazione di Gesù rifletteva situazioni note ai suoi ascoltatori.

    Parabole tratte dalla creazione

    Diverse illustrazioni e parabole rivelano che Gesù conosceva pienamente le piante, gli ani­ mali e gli elementi della natura (Mt 6:26; 28­30; 16:2­3).
    Come aveva acquisito tali informazioni? Mentre cresceva in Galilea, senza dubbio, aveva avuto molte opportunità di osservare le opere creative di Dio.

    Gesù è la “Parola” e “ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta” (Gv 1:1­3).
    Non dobbiamo stupirci che conoscesse a fondo la creazione e analizziamo in che modo mise a frutto tale conoscenza nell’insegnare: fra le più belle illustrazioni di Gesù c’è quella riportata nel capitolo 10 di Giovanni, dove egli paragona l’in­ tima relazione che ha con i suoi seguaci a quel­ la che un pastore ha con le sue pecore.

    Le parole di Gesù rivelano una notevole fami­ liarità con le caratteristiche delle pecore: si lasciano guidare e seguono fedelmente il loro pastore (Gv 10:2­4).
    Persone che hanno visitato i paesi descritti nel­

    la Bibbia hanno osservato lo stretto legame che unisce i pastori e le loro pecore.
    Un missionario, dal ritorno da quelle terre, rac­ contò di aver osservato un pastore che giocava col gregge. Il pastore faceva finta di scappare; le pecore lo inseguivano e lo circondavano… Alla fine si disposero tutte in cerchio, saltellan­ dogli gioiosamente intorno.

    Perché le pecore seguono il pastore?
    “Perché conoscono la Sua voce”, disse Gesù (Gv 10:4).
    L’anziano missionario disse ancora: “A volte verso mezzogiorno facevamo la siesta vicino a uno di quei pozzi della Giudea presso i quali si radunano tre o quattro pastori con le rispettive greggi. Le greggi si mescolavano e ci domanda­ vamo come avrebbero fatto i pastori a recupera­ re ciascuno le proprie pecore, ma dopo che que­ ste avevano finito di bere e di giocherellare, i pastori se ne andavano per la valle in direzioni diverse e ciascuno chiamava le sue pecore con un suono particolare. Le pecore allora si separavano dalla massa e si dirigevano verso il loro pastore e così i greggi se ne andavano in ordine come era­ no venuti”.

    Gesù non avrebbe potuto trovare modo miglio­ re per illustrare ai discepoli e a noi ciò che vole­ va dire: se noi accettiamo i suoi insegnamenti, se gli ubbidiamo e seguiamo il suo esempio, possiamo ricevere la tenera e amorevole cura del “buon pastore” che è pronto a dare la sua vita per le pecore (Gv 10:11).

    Immagini da avvenimenti conosciuti

    Le illustrazioni efficaci possono assumere la forma di esperienze o di esempi da cui trarre determinate lezioni.
    Una volta Gesù si servì di un avvenimento acca­ duto poco tempo prima per confutare la falsa opinione secondo cui le tragedie capitano a chi le merita, infatti disse:
    “Pensate che quei diciotto sui quali cadde la

    torre in Siloe e li uccise, fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti come loro” (Lu 13:4).
    Gesù fece un ragionamento eloquente contro il fatalismo: quelle diciotto anime non erano peri­ te a causa di qualche peccato che aveva susci­ tato l’ira divina ma, in realtà, la loro tragica mor­ te era dovuta al tempo e all’avvenimento imprevisto (Ec 9:11).
    In questo modo, confutò un falso insegnamen­ to citando un avvenimento ben noto ai suoi ascoltatori.
    Gesù insegnava anche rifacendosi a esempi scritturali: ad esempio, nell’occasione in cui in cui i Farisei accusarono i suoi discepoli di aver spigolato e mangiato grano di sabato.
    In realtà i discepoli non avevano violato la legge di Dio, ma la rigida interpretazione farisaica di ciò che costituiva lavoro illecito di sabato e, per illustrare che non era mai stata intenzione di Dio che la legge sabatica venisse applicata in maniera così estremistica, Gesù citò un episo­ dio riportato in 1Samuele 21:3­6:
    “Davide e i suoi uomini, affamati si erano ferma­ ti presso il tabernacolo e avevano mangiato pani di presentazione che erano stati sostituiti con altri freschi. Di norma i pani tolti venivano consu­ mati solo dai sacerdoti. Tuttavia, in quella parti­ colare circostanza, Davide e i suoi uomini non furono condannati per averli mangiati. Fatto degno di nota, quello è l’unico caso menzionato nella Bibbia in cui i pani rimossi vennero consu­ mati da non sacerdoti”.

    Il Signore Gesù sapeva qual era l’episodio da menzionare ed i suoi ascoltatori ebrei sicura­ mente lo conoscevano (Mt 12:1­8).
    Gesù fu veramente un grande insegnante! Non possiamo che meravigliarci per la sua incompa­ rabile capacità di trasmettere verità importanti in maniera comprensibile.

    “Signore la Tua parola è una lampada al mio pie­ de e una luce sul mio sentiero” (Sl 119:105). “Gioisco della tua parola come chi trova un gran­ de bottino” (Sl 119:162).