Filippo, l’evangelista

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Verso un altro disegno…

 

Da un quotidiano della città di Samaria, a titoli cubitali e con la firma del famoso giornalista Publio Tiberio:

 

“Allo Stadio Cesareo la predicazione di Filippo. Lo stadio strapieno ha applaudito l’intervento vigoroso e convincente di questo ebreo ellenista che è approdato qui dopo la fuga da Gerusalemme. È sorprendente come, alla sua predicazione, abbiano risposto affermativamente tante persone… le autorità dovrebbero preoccuparsi per il dilagare di questa nuova credenza e per la gioia che accompagna queste scelte…”.

 

Questa introduzione è frutto di fantasia nella forma ma non nella sostanza: il capitolo 8 degli Atti, nei versetti 5-8 ci descrive infatti questa situazione:

“Filippo, disceso nella città di Samaria, vi predicò Cristo. E le folle unanimi prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, ascoltandolo e osservando i miracoli che faceva. Infatti gli spiriti immondi uscivano da molti indemoniati, mandando alte grida; e molti paralitici e zoppi erano guariti. E vi fu grande gioia in quella città”.

 

Filippo è al colmo, umanamente parlando, del successo. La risposta di Samaria alla sua predicazione ed ai suoi miracoli scuote persino gli apostoli che erano rimasti a Gerusalemme. Si muovono Pietro e Giovanni che devono andare a constatare questi fatti.

E i due apostoli, a parte l’incontro con Simon mago, devono convincersi che effettivamente la Samaria – la tanto odiata Samaria – ha accolto la Parola di Dio.

 

Immagino che Pietro e Giovanni abbiano incoraggiato Filippo a continuare: “Va bene, il Signore ti benedice, pregheremo per te….”, ma Dio ha, per il futuro di Filippo, un altro disegno (At 8:26):

Un angelo del Signore parlò a Filippo così: “Alzati e va’ verso mezzogiorno, sulla via che da Gerusalemme scende a Gaza. Essa è una strada deserta”.

 

 

La strada deserta

 

È sorprendente come l’annuncio dell’angelo contrasti così fortemente con la situazione che sta vivendo Filippo: dalle folle plaudenti ad una via deserta!

“Ma, Signore, perché a Gaza? Perché su una strada deserta? Non vedi le risposte che si hanno in Samaria? Il successo dell’evangelo? La gioia delle persone? Perché?”.

 

Ma Filippo si alzò e partì!

Penso alle situazioni che vivono alcuni: unici credenti in famiglia, opposizioni di parenti e amici, incomprensione… una strada deserta. Altri hanno successi nel campo spirituale… Eppure il Signore ci vuole là!

 

Improvvisamente, su quella strada assolata e polverosa, appare una carovana con le insegne del potere: numerosi cammelli, bandiere, soldati. Un ministro della regina Candace di Etiopia, sovrintendente a tutti i tesori di corte, sta scendendo da Gerusalemme e viaggia verso il suo paese.

Una persona importante che probabilmente, forse pensa Filippo, sta rileggendo i papiri dove sono scritti gli accordi commerciali fra Etiopia e Israele ottenuti grazie alla sua capacità mediatrice. Un ministro che deve correre in patria per relazionare la Regina. Una persona inavvicinabile che forse neppure si è accorta di quel viandante sudato e impolverato che è sul bordo della pista e che i soldati spintonano perché si faccia da parte…

 

Ma, anche qui, l’ordine del Signore è sorprendente (Atti 8:29):

Lo Spirito disse a Filippo:

“Avvicinati e raggiungi quel carro”.

Come diceva acutamente Henri Blocher, qualche volta di fronte a personalità affermate, sicure di sé, abbiamo delle esitazioni.

Ci risulta difficile iniziare un discorso.

Pensiamo che ormai queste persone abbiano risolto tutti i loro problemi. Forse Filippo pensava queste cose per il ministro: pure, ci dice il testo di Atti 8;30, Filippo accorse e, sorprendentemente, scoprì che leggeva il profeta Isaia… Ogni uomo, diceva Agostino, ha dentro di sé un vuoto che ha la forma di Dio e che solo Dio può riempire. Così quel ministro, una persona ricca, riverita, importante, arrivata, stava cercando di riempire il suo vuoto.

 

 

Salire sul carro

 

Filippo accoglie l’invito del ministro (Atti 8:31) e sale sul carro, disposto a viaggiare con lui, incurante del tempo che avrebbe perso con quell’uomo, del luogo che avrebbe raggiunto, del punto del deserto dove sarebbe infine sceso dal carro.

Per Filippo è importante salire sul carro, condividere la strada con il ministro, sapere che cosa pensa, che cosa ha capito: in una parola essergli vicino!

 

Il buon samaritano della parabola si era comportato nello stesso modo di fronte al malcapitato ferito e mezzo morto (Lu 10:33, 34): quel poveretto era diventato il suo futuro, i suoi impegni a Gerico erano passati in secondo ordine di fronte a quella improvvisa necessità.

 

Le testimonianze frettolose, una distribuzione di volantini, qualche parola di incoraggiamento, versetti proclamati…tante volte la nostra evangelizzazione è di questo tipo. Non è opportuno interessarsi troppo della persona, si viola la sua “privacy”, si mette il naso nelle sue faccende… e poi c’è il rischio che ci chieda dei soldi perché è in difficoltà e, in ogni caso, rischiamo di perdere del nostro tempo prezioso…

 

Filippo non agisce così: sale sul carro.

 

 

L’inizio dell’annuncio

 

Filippo sa iniziare il suo annuncio partendo dal punto ove era il ministro. Anche qui Filippo è esemplare: non usa discorsi precostruiti e concetti standard, ma sa portare per mano il ministro venendo incontro alle sue domande.

 

Tante volte è per noi difficile avere questo atteggiamento: abbiamo in testa degli schemi, probabilmente anche giusti, ma che non ci sforziamo di adattare al pensiero, alla cultura, alla conoscenza di chi ci ascolta e così spesso le nostre parole volano al disopra della testa di chi ci ascolta.

Usiamo parole come riconciliazione, giustificazione, redenzione, propiziazione, sacrificio…, pensando che l’altro comprenda, ma non ci sforziamo di spiegarle ricorrendo eventualmente ad immagini e termini di oggi, comprensibili. Si può pensare che Filippo sia stato favorito dal testo che il ministro stava leggendo; può essere, ma il discorso deve essere stato comunque approfondito e completo se, alla fine, il ministro davanti all’acqua battesimale può confessare: “Io credo che Gesù Cristo è il figlio di Dio”.

 

 

Lo Spirito rapì Filippo

 

Succede spesso che, nel nostro servizio, ci si leghi con le persone che abbiamo portato al Signore. Ciò ci provoca forse compiacimento: quelle persone verranno sempre da noi per chiedere consigli, criticheranno altri credenti perché non sono come noi… il nostro orgoglio ci combina brutti scherzi.

Per Filippo non è così.

 

L’esperienza è stata bella e spiritualmente valida, forse lo ha sollevato dalla delusione di aver lasciato la Samaria, ma Filippo è pronto a compiere i disegni di Dio (At 8:40).

Poi Filippo si ritrovò in Azor e, proseguendo, evangelizzò tutte le città finché giunse a Cesarea.

 

Poi non troviamo più Filippo fino ad Atti 21:8-10. Paolo ed i suoi compagni di servizio, dopo viaggi travagliati, giungono a Cesarea. Non c’è bisogno di cercare un albergo o di andare dalle varie famiglie di credenti per chiedere ospitalità: a Cesarea c’è Filippo, con le sue figlie profetesse, con la sua casa aperta e si può stare da lui diversi giorni…

Ancora un esempio: la disponibilità di Filippo nell’evangelizzare è anche disponibilità ad accogliere in casa i credenti.

Una casa in cui la sua presenza ed il suo servizio hanno testimoniato alle figlie contribuendo senz’altro a creare anche in loro lo spirito di servizio e di testimonianza.