Guerra fredda! Bombe al napalm! VIETNAM

1438
Tempo di lettura: 9 minuti

Qualche informazione generale

 

Per circa mille anni, fino al 939 d.C., il Vietnam ha fatto parte della Cina. Dopo la sua indipendenza è passato sotto il controllo dei colonizzatori francesi da metà ’800 fino agli inizi della seconda guerra mondiale, anno dell’occupazione giapponese.

Per diversi anni i Vietnamiti hanno combattuto contro i Francesi in quella conosciuta allora come la guerra in Indocina, fino a scacciarli nel 1954. Dopo la divisione in due Stati, Vietnam del Nord con capitale Hanoi e Vietnam del Sud con capitale Saigon, in grave conflitto fra di loro, ci fu l’intervento americano che durò dagli anni ’60 fino al ’75.

In effetti quando si parla di questa nazione le persone, dai cinquant’anni in su, ricordano immediatamente gli orrori di questa guerra che ha portato morte e distruzione in quella nazione e tanti morti e feriti nell’esercito statunitense. Si pensi alle armi chimiche che sono state usate dall’esercito americano per stanare i guerriglieri, ad esempio un mio ricordo di ragazzo è quello della pioggia acida che distruggeva il fogliame degli alberi e permetteva agli elicotteri di «vedere» il nemico e colpirlo.

Siccome però la popolazione vietnamita è una popolazione giovane, infatti il 70% è sotto ai quarant’anni, solo il 30% ricorda quella guerra che più che tale era una guerriglia vera e propria.

Dopo la fine travagliata di questa orribile guerra, il Vietnam fu di nuovo riunificato in un’unica nazione.

 

Come molti dei Paesi in via di sviluppo, il Vietnam presenta grandi contrasti: come scrive un fratello che da più di venticinque lavora lì, “c’è il vecchio a fianco al nuovo” e questo lo si vede a tutti i livelli.

Ad esempio, ci sono i grandi ricchi e i poverissimi; nelle strade, soprattutto della capitale; ci sono automobili moderne di grossa cilindrata che sfrecciano a fianco a motorette e biciclette che stanno in piedi per miracolo!

Ci sono bellissime autostrade a fianco a strade di campagna quasi impraticabili che collegano molti paesi.

Ci sono ben ventuno aeroporti ma molti vietnamiti non possiedono un mezzo di trasporto se non una bicicletta, ma nemmeno tutti ce l’hanno!

L’economia è retta da un lato dal libero mercato e, dall’altra, da vecchie ideologie marxiste-leniniste con influenze del confucianesimo. Una bella mistura, non c’è che dire!

La nazione è popolata da più di 90 milioni di persone, con un territorio di poco superiore a quello italiano. La capitale è Hanoi e tra le altre città di un certo rilievo c’è Ho Chi Minh City (prima conosciuta come Saigon).

Circa trenta tribù con culture e dialetti diversi sono sparse per tutto il territorio.

 

 

Aspetti religiosi

 

Il Vietnam rimane una nazione comunista, tuttavia questo non esclude l’importanza della religione, anche se le statistiche mostrano che il 23% non professa alcuna religione.

Oltre a quelle tradizionali (religioni ancestrali, con il 45% di adepti, il Buddismo, più dell’8% – spesso le due vengono unite e considerate insieme) il cattolicesimo, arrivato circa quattrocento anni fa, è cresciuto enormemente e l’8% dei Vietnamiti si professa Cattolico-romano, anche se molti di costoro continuano a praticare culti ancestrali.

 

Ben più recente è l’arrivo degli evangelici, poco più di cent’anni fa.

I primi missionari sono stati R. A. Jaffray e altri due della Christian and Missionary Alliance che iniziarono il loro lavoro a Tourane (oggi Da Nang) nel 1911.

Si convertirono diverse persone autorevoli, inclusi alcuni membri della famiglia reale. Vennero aperte delle scuole bibliche in diverse città. Il lavoro si estese alle tribù montane.

 

Nel 1916, alcuni responsabili della International Protestants iniziarono a tradurre la Bibbia in vietnamese, opera che venne terminata nel 1926. In questo modo i primi credenti evangelici poterono avere la Scrittura nelle loro mani.

I traduttori della Bibbia della Wycliffe entrarono nel Vietnam nel 1957 e quattordici anni dopo ben 55 missionari si ritrovarono a lavorare in venti tribù sull’analisi linguistica e sulla traduzione.

 

Negli anni ’30 ci fu un risveglio nella parte centrale della nazione all’interno di gruppi etnici minori. Tra costoro ci sono ancora molti credenti, le statistiche parlano fino al 50%. Alla fine del ’75, quando terminò la guerra con gli USA, si calcola che i credenti evangelici fossero all’incirca 150.000 nel Vietnam del sud e solo 6.000 nel nord.

Dopo la riunificazione in una sola nazione, nonostante la dittatura comunista, il Vangelo ha fatto la sua parte in modo straordinario. In effetti si è passati dai circa 160.000 credenti del ’75 a circa un milione e mezzo di credenti oggi. Il Signore ha operato potentemente e lo ha fatto nonostante che tutti i missionari siano stati costretti ad andarsene quando i comunisti sono passati al potere tra la fine degli anni ’80 e gli inizi del ’90.

 

Un ministero che comunque è proseguito in quegli anni e che ha portato molto frutto, è stato quello della radio, grazie al quale migliaia di persone sono state raggiunte.

 

Ancora oggi gli evangelici sono in forte crescita numerica e la loro situazione ora è molto migliorata rispetto a pochi anni fa. Il governo vietnamita divide i cristiani in due gruppi: i cattolico romani e i protestanti, nei quali si ritrovano gli evangelici e le Assemblee. La chiesa cattolica ha con il governo un rapporto migliore di quello che ha con gli evangelici. I documenti ufficiali del governo vietnamita hanno descritto i protestanti come “il movimento cristiano controrivoluzionario”.

 

Nel Vietnam essere “controrivoluzionario” è una delle accuse più pesanti che si possa muovere contro una persona. Nel 2007, da parte del governo vietnamita, c’è stato il riconoscimento ufficiale dei protestanti e degli evangelici per tutto il Paese, anche se con qualche diversità temporale tra il nord e il sud.

Tutte le chiese registrate sono soggette a delle restrizioni, ma hanno una relativa libertà in quanto all’evangelizzazione, alle scuole domenicali e ad altre attività.

 

C’è una sola chiesa evangelica “legale” ad Hanoi. Qualche anno fa era frequentata da meno di cento credenti. Ora ne conta quattrocento in comunione e ha avuto il permesso dal governo di celebrare due culti la domenica. Il primo inizia alle 7.00 e ogni domenica la chiesa è stracolma. Il secondo inizia alle 8.45 e anche questo è ben frequentato. Alcuni di questi credenti erano nei campi profughi a Hong Kong e si sono convertiti lì. Adesso vanno avanti bene con il Signore. Diversi sono coinvolti nei vari ministeri della chiesa.

 

Dalle notizie che abbiamo raccolto, sappiamo che in questi anni c’è stata comunque una crescita che ha avuto luogo nonostante la violenta opposizione che è sfociata in più d’un caso in una persecuzione vera e propria. Talvolta tutte e due queste cose ci sono ancora oggi. È comunque molto interessante notare che, in pratica, due minoranze etniche nel nord e nel centro hanno risposto positivamente al Vangelo dove si contano migliaia di chiese evangeliche.

 

I missionari che operano nel sud del paese affermano che questa parte è una di quelle meno raggiunte dal Vangelo.

Nella capitale Hanoi pochissimi sono gli studenti che hanno sentito parlare del Signore Gesù Cristo, anche semplicemente come personaggio storico.

I Vietnamiti sono molto orgogliosi dei loro eroi nazionali e ne parlano spesso nei loro colloqui. Di recente in uno di questi, un fratello, un docente universitario, ha approfittato per parlare del “suo eroe” personale presentando con chiarezza il Signore Gesù. La reazione è stata positiva, ma molti non hanno avuto il coraggio di prendere una posizione per timore di quello che i loro colleghi, compagni di studio e parenti avrebbero potuto pensare.

 

 

L’opera delle Assemblee

 

È impossibile stabilire con esattezza la percentuale dei credenti, incluso il numero di Assemblee. Sono comunque molti i credenti che appartengono alle minoranze di gruppi tribali come gli H’mong.

Nel Vietnam ci sono almeno 57 di questi gruppi che vivono, per la maggior parte, nelle aree rurali e montuose. In queste aree ci sono chiese ufficialmente riconosciute.

Ad esempio, nell’area montuosa nord-occidentale di Hanoi ci sono circa 90 chiese registrate.

 

La Costituzione vietnamita garantisce la libertà di religione ma la realtà è ben diversa. Qualunque gruppo o denominazione di cristiani voglia essere riconosciuto ufficialmente dal governo, deve avere almeno 20 anni di “organizzazione stabile” all’interno del Paese e poi il Dipartimento del governo per gli Affari Religiosi garantisce un “permesso di operare” che è il primo passo verso la possibilità di operare legalmente.

 

Alcuni credenti non considerano vantaggioso il riconoscimento legale perché questo dà al governo maggiore controllo su ciò che si può insegnare e predicare nelle chiese.

Molti responsabili di “chiese in casa” credono che il governo usi la registrazione “legale”come scusa per perseguitare le chiese “in casa” che di fatto operano clandestinamente.

Bisogna però chiarire che molte chiese clandestine non sono affatto sconosciute al governo. Infatti alcuni dei gruppi più numerosi delle chiese clandestine hanno fatto richiesta alle autorità locali di permessi per organizzare delle manifestazioni speciali in luoghi pubblici in periodi dell’anno come Natale e Pasqua approfittando di queste occasioni per annunciare il Vangelo.

 

A differenza delle chiese registrate, nei dintorni di Hanoi, ci sono 1.100 chiese o “chiese in casa” che non sono registrate e che quindi, come ho già detto, sono considerate illegali. Alcune di queste sono da considerarsi alla stregua delle Assemblee, anche se è difficile dire esattamente quante lo siano.

Infatti da anni c’è una specie di direttorio segreto delle “chiese in casa” che identifica come Chiese Evangeliche del Vietnam il Gruppo dei Fratelli, quello che sembra corrispondere alle nostre Assemblee.

 

Il fratello Sheldon (da qualche mese con il Signore, di cui ho già parlato scrivendo sulle Assemblee di Hong Kong, missionario raccomandato all’opera dalle Assemblee statunitensi), ha lavorato molti anni con i Vietnamiti (soprattutto profughi) aiutandosi con i corsi per corrispondenza Emmaus di taglio evangelistico, opera che ha portato molto frutto.

Un buon numero di questi ha risposto al messaggio del vangelo ed è diventato credente nel Signore Gesù Cristo.

Molti di loro erano in cerca di libertà, ma non hanno avuto il permesso per rifarsi una vita in altre nazioni e sono stati rimandati nel Vietnam. Qui essi hanno iniziato ad evangelizzare la loro propria gente.

Sheldon, negli anni 2000, si è recato più di una volta in diverse località per aiutare nel ministero molti responsabili delle “chiese in casa”.

 

Non possiamo neanche immaginare le difficoltà che incontrano questi fratelli. Molti di loro vivono in condizioni di estrema povertà. Il fratello ha scritto che in occasione di uno dei suoi viaggi nel Vietnam è riuscito a lasciare dei fondi per l’acquisto di una barca da pesca di seconda mano. La realizzazione di tale acquisto avrebbe permesso a ben cinque famiglie di credenti di autosostenersi. L’acquisto c’è stato e ha dato lavoro a cinque persone. Prima che avessero la barca, il loro guadagno era di poco più di un dollaro o due dollari al giorno! Ora possono guadagnare molto di più fino a 25 dollari a persona! I fondi usati per comprare la barca vengono restituiti nell’arco di tre anni e poi dati ad altri credenti perché possano anch’essi svolgere lo stesso lavoro.

 

Il governo vietnamita usa diversi mezzi per arrestare la crescita delle chiese tra le minoranze. Addestra squadre speciali che manda nei villaggi per dissuadere la gente a seguire altre pratiche religiose che non siano quelle tramandate dai loro antenati. Dicono che l’evangelismo sia una religione americana e che chi segue Cristo non sia un patriota vietnamita. Questa tattica viene usata laddove si viene a sapere della presenza di neo cristiani. È stato quindi importante tradurre alcuni dei corsi per corrispondenza Emmaus anche per dare una mano ai fratelli che insegnano la Scrittura per aiutarli nell’istruire i neo-credenti. Due sono stati i corsi basilari tradotti: “Ciò che la Bibbia insegna” “Passi per la vita cristiana”. Entrambi questi corsi sono stati usati da giovani credenti.

In effetti per alcuni periodi della storia anche più recente, lo studio a distanza è stato l’unico possibile per la crescita spirituale dei credenti.

 

Dopo una delle visite fatte, nel febbraio del 2008, il fratello Sheldon ha scritto:

“Quando visito il Vietnam mi concentro sull’insegnamento ai responsabili di chiesa degli elementi di base della fede cristiana. Spesso inizio con un titolo semplice come: «Cos’è il vangelo?». Durante questa mia visita, ho avuto il privilegio di insegnare a 17 responsabili di chiesa di due diversi gruppi tribali. Oltre a insegnare gli elementi basilari della fede, li ho aiutati con gli argomenti a carattere pastorale che essi si trovano ad affrontare laddove i credenti non ricevono insegnamento e hanno bisogno di sviluppare modelli di comportamento cristiani positivi”.

Uno dei pochi strumenti di studio disponibili per i credenti e maggiormente per i responsabili è il Commentario biblico pubblicato nella lingua vietnamita, scritto dal fratello William MacDonald e che è stato pubblicato anche in italiano. Si tratta de “Il commentario biblico del discepolo”, tradotto in lingua vietnamita e pubblica

to in un unico volume.

 

Nel Vietnam la maggior parte dei credenti prende molto seriamente il Grande Mandato. Sono attivi nel testimoniare alle loro famiglie e ai loro amici. Inoltre ci sono state diverse squadre a breve termine che dal Vietnam sono andate in missione in Cambogia, nel Laos e addirittura in Cina allo scopo di portare la Buona Novella ad altri appartenenti agli stessi gruppi tribali o linguistici. Al pari dei credenti della chiesa primitiva, cui si vietava di parlare nel nome di Gesù, i nostri credenti vietnamiti escono e predicano persino con maggiore baldanza. Un esempio di questo è rappresentato da un uomo convertitosi ad Hong Kong che ha iniziato almeno tre chiese in casa ed è stato arrestato diverse volte. Sul tetto della sua casa ha issato un cartello su cui è scritto in inglese a lettere cubitali: “JESUS IS LOVE” (Gesù è amore). Gli è stato chiesto perché l’abbia scritto in inglese. La risposta è stata che, dato che nel suo villaggio nessuno conosce l’inglese, tutti gli chiedono cosa significhi quella scritta. Quando glielo chiedono, egli può parlare loro di Gesù. Questo è solo un esempio del grande coraggio dei credenti vietnamiti.

Una grossa opportunità che si è presentata nel corso di questi ultimi anni è stata quella di raggiungere migliaia di studenti vietnamiti che hanno studiato all’estero. Diversi di loro, una volta convertiti, sono rientrati in patria. Purtroppo alcuni non hanno trovato delle chiese. Un fratello missionario ha detto che oggi il popolo vietnamita è aperto al Vangelo e che c’è maggiore libertà rispetto a qualche anno fa per condividere la propria fede. Naturalmente non si pensi di poter usare un altoparlante e parlare nelle piazze! La testimonianza, oltre a quella personale, è fatta ad esempio nei locali pubblici e un metodo molto efficace è quello di raccontare le storie bibliche.

 

 

Conclusione

 

I nostri fratelli hanno bisogno delle nostre preghiere affinché possano avere la forza di continuare a vivere il cristianesimo nonostante le varie difficoltà in quanto minoranza e affinché possano avere il discernimento per raggiungere i loro connazionali in tutti i modi possibili. Di recente nove di loro sono stati arrestati perché non hanno potuto esibire la loro carta d’identità. Hanno detto che i loro documenti erano già stati ritirati dalla polizia in un’occasione precedente.

I nostri fratelli ci dicono ancora che gli stranieri sono i benvenuti e le persone sono più disposte ad ascoltarli. Il missionario Leslie Lyall scriveva alcune decadi fa che il “Vietnam è una terra di gioventù e di opportunità”.

Dobbiamo impegnarci nella preghiera affinché il Signore della messe “spinga degli operai” in questa nazione in modo tale da consolidarne l’opera mentre è ancora giorno! Preghiamo anche per quanti sono fortemente osteggiati a causa del Vangelo.