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Alcune informazioni importanti

 

L’Indonesia è il più grande Stato-arcipelago al mon-

do ed è formato da 13.466 isole (alcuni parlano di più di 17.000, ma si tratta di informazioni di molti anni fa e del fatto che vengano considerate come tali alcune frutto della bassa marea) di cui circa 6.000 disabitate. Nel corso del tempo è stata sotto il dominio coloniale dei Portoghesi, degli Olandesi, dei Britannici e dei Giapponesi. È diventata indipendente dalla fine della seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni la nazione è diventata più prospera. Ad esempio c’è un notevole commercio di automobili, soprattutto Toyota. Tuttavia ancora un sesto della popolazione vive in una condizione di estrema povertà e, si calcola, sopravviva con meno di un euro e mezzo al giorno!

Abitata da poco più di 255 milioni di abitanti, quarto Stato al mondo per popolazione, è la nazione che ha il maggior numero di persone di religione islamica, circa l’88%. L’Islam è però molto vario e va da quello più rigido a quello più aperto. Di recente, nonostante il presidente eletto nel 2014 non sia contrario ai credenti in Cristo, si assiste a un’ondata di conservatorismo causa il quale le donne di religione islamica sono costrette a indossare il velo nonostante il clima molto umido e caldo. Tuttavia, si assiste anche a un’influenza notevole del mondo Occidentale. Il restante 10% della popolazione è formato da persone che seguono religioni meno rilevanti e da una presenza di Cattolico-romani (circa 3%) e di Protestanti (7%) nei quali è inclusa una piccola minoranza evangelica. Degna di nota è la presenza di una piccola minoranza cinese, abbastanza prospera, che è costituita nella maggior parte dei casi da credenti evangelici.

 

L’opera evangelica

 

I primi a raggiungere l’Indonesia con il Vangelo, nell’età moderna, sono stati dei missionari calvinisti olandesi agli inizi del ’600, interessati più alla cura dei già credenti, la maggior parte dei quali europei, che all’espansione dell’opera. A metà 700, si poteva notare una significativa presenza Luterana a Giakarta. Nel 1817 gli Olandesi fondarono la Chiesa Protestante, nelle Indie Olandesi, che consisteva in un’unione di chiese riformate, battiste, arminiane e mennonite. Nel 1835 il re olandese Guglielmo I decretò che in questa colonia olandese ci dovesse essere un consiglio che guidasse tutte le chiese evangeliche che avrebbero dovuto fondersi in una sola.

Nel dopoguerra arrivarono missionari, in particolare della WEC, soprattutto olandesi e nordamericani. Nel 1945 i padri fondatori dello Stato indonesiano avevano stabilito una costituzione basata su un’unica ideologia chiamata Pancasila o “Cinque princìpi”, il primo dei quali era il credere in un solo Dio. Al di là del significato, estremamente zoppicante dal punto di vista biblico, causa la miscellanea religiosa, questo ha significato il riconoscimento dei cinque principali gruppi religiosi: Musulmani, Protestanti, Cattolici, Hindu e Buddisti, ai quali negli ultimi anni si sono aggiunti i professanti il Confucianesimo.

Nonostante questo clima di libertà religiosa, negli anni ’90 ci sono stati attacchi a 500 chiese evangeliche. Queste violenze sono continuate agli inizi del 2000 e nel 2010 sono stati presi di mira undici locali di culto o di opere cristiane nelle città e ben ventiquattro nelle zone rurali. Nel 1969 una legge ha dato la possibilità di aprire con relativa facilità i locali di culto, cosa che negli ultimi venticinque anni è diventata sempre più difficile. In effetti nel 2006 un decreto governativo ha stabilito che per poter costruire un nuovo locale di culto nei villaggi e nei paesi ci dovessero essere almeno 90 persone considerate membri della chiesa e 60 di altre religioni, sempre dello stesso villaggio che si mostrassero consenzienti alla realizzazione di questa costruzione. Inoltre, tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000, il governo indonesiano ha praticato una politica di ‘migrazione’ verso alcune zone remote della nazione, e questo per limitare la crescita della presenza cristiana. Nonostante tutto, il numero delle persone che si sono convertite, soprattutto nelle zone rurali (in alcuni casi in zone tribali), è aumentato notevolmente. Di solito queste persone erano animiste o al di fuori di una religione ufficiale.

 

 

L’opera delle Assemblee

 

Alla fine degli anni ’80, nell’isola di Giava, hanno iniziato un’opera missionaria gli Harrison, una coppia di missionari delle assemblee statunitensi raccomandato all’opera dall’assemblea americana di Littleton (da cui proviene Alex Strauch, autore del recente volume “L’amore nella conduzione” e dove ha vissuto per un periodo di tempo la famiglia di Daniele Pasquale). Il loro lavoro è stato impegnativo e duro non solo per evangelizzare ma anche per affrontare le questioni di carattere burocratico. Tuttavia il Signore ha dato tante benedizioni tra le quali segnaliamo la conversione di quello che corrisponde al nostro sindaco di un villaggio. Questi, di nome Pak, personaggio molto influente, era anche la guida religiosa di una religione animistica, elemento “strano” in un paese a grande maggioranza islamica. Non trovando la pace dell’anima si era dato a ricercarla nell’Islam e nel Buddismo, ma invano. Aveva sentito parlare del Cristianesimo, del suo insegnamento di amore e dello stile di vita, ma nessuno gli aveva mai parlato apertamente di Cristo. Un giorno Pak andò a trovare un cristiano che abitava in un’altra località per chiedergli come fare per diventare cristiano e abbracciare quella che gli sembrava essere la “giusta religione”. Quel giorno però, la casa di quel credente era così piena di gente e di attività varie che Pak non gli aveva potuto fare la domanda cruciale. Due settimane dopo, Harrison e un altro missionario si recarono nel paese di Pak e, senza sapere della sua “sete spirituale”, si recarono da lui perché, in quanto “sindaco”, avrebbe potuto indirizzarli all’unico cristiano del villaggio. I missionari avevano sentito dire che questo credente voleva fare uno studio più approfondito della Bibbia. Quale non fu la loro sorpresa nel ricevere la risposta desiderata e nell’essere accompagnati da Pak fino alla casa del credente. Pak cominciò a frequentare questi incontri, si convertì e, grazie alla sua testimonianza, molti che praticavano la religione animistica si convertirono. Pak iniziò un’opera fiorente che culminò con la costruzione di un locale di culto che avrebbe costituito un precedente per dare l’ufficialità ai locali di culto delle Assemblee in Indonesia, visto che fino ad allora questo non era consentito.

È interessante notare che di recente anche una delle più grandi assemblee di Singapore è stata in contatto con un gruppo di credenti indonesiani che si sta radunando nelle case e che vuole identificarsi con il Movimento delle Assemblee. Gli anziani dell’assemblea di Singapore stanno lavorando in perfetta comunione con loro e li stanno incoraggiando in tanti modi. L’anno scorso, in occasione di IBCM6 li avevano incoraggiati a venire a Roma ma la loro partecipazione non è stata possibile.

Come quasi dappertutto, anche le Assemblee indonesiane sono variegate in quanto alla loro origine e ad alcuni aspetti della loro pratica. Ci sono quelle che sono state iniziate dai missionari australiani che lavorano con il GLO. Queste Assemblee sono prevalentemente nelle zone centrale e orientale dell’isola di Giava. Un’altra si trova nella parte occidentale di Giava, e questa è un’assemblea strettamente collegata con una piuttosto “conservatrice” di Singapore. C’è un’assemblea nella Papua occidentale indonesiana. Poi ci sono quelle, a Medan (la città principale della grande isola di Sumatra), Jogja e Surabaya, iniziate dalla squadra guidata da Andreas. Questo fratello indonesiano (il solo indonesiano che ha partecipato a IBCM6) ha iniziato ad entrare in contatto con le Assemblee mentre studiava a Singapore nel 2005. Inizialmente ha lavorato nell’assemblea Yio Chu Kang Chapel a Singapore, una delle più grandi di quella nazione, poi, una volta rientrato in Indonesia nel 2006, ha lavorato per alcuni anni con una squadra in vista della fondazione di chiese in casa. Nel 2013 queste chiese si sono identificate ufficialmente con le Assemblee. Nonostante alcune difficoltà, sono tutte in crescita spirituale e dinamiche. Il motivo? Quasi tutti i membri in comunione di queste assemblee sono giovani (nell’età e nella fede). Hanno iniziato un movimento fra gli studenti in cui ognuno ha una parte e nessuno è passivo. Esiste anche un lavoro nell’isola di Nias a occidente di Sumatra. Qui c’è un centro di formazione biblica che è rimasto chiuso per un po’ dopo il catastrofico tsunami del 26 dicembre 2004. In quell’occasione, un fratello singaporiano, che da molto tempo lavorava in quell’isola e in quel centro, è stato miracolosamente preservato pur essendo rimasto nelle onde del Pacifico per ben 48 ore! Subito dopo si è prodigato a portare aiuti che arrivavano dalle Assemblee del mondo intero ai fratelli in fede di quella zona.

Attualmente ci sono dieci servitori a ‘pieno tempo’, mentre è ridotta la presenza di missionari provenienti dall’estero. Ovviamente a questi viene richiesta una discreta conoscenza della lingua e degli elementi basilari dei costumi indonesiani. Inoltre non è tuttora facile ottenere il permesso di soggiorno. Negli anni ’70-’90, invece, c’è stato un notevole impatto ad opera di alcuni servitori o missionari provenienti dalle Assemblee australiane, neozelandesi, malesi, singaporiane e indiane. E questo soprattutto nelle zone remote di Irian Giava. Oggi la situazione è un po’ cambiata, tuttavia ci sono missionari americani e soprattutto singaporiani e coreani. I primi hanno fondato un’organizzazione chiamata Grace Fellowship che ha l’obiettivo di evangelizzare e fondare delle Assemblee secondo i princìpi neotestamentari. Mi sembra doveroso segnalare anche il contributo di due sorelle delle Assemblee italiane: Claudia Pignatelli, dell’assemblea di San Severo (Fg) via Masselli, che da qualche anno è in Italia dopo aver lavorato diversi anni con la WEC e Wilma Basano, originaria dell’assemblea di Ivrea (TO) che ha inizialmente lavorato fra i lebbrosi. Wilma, sposata con un medico indonesiano, abita tuttora in Indonesia.

Tra l’89 e il 2000 una squadra di evangelisti e fondatori di chiese indonesiani ha visto la nascita di dodici assemblee. Il missionario Harrison, sedici anni fa ha scritto queste stimolanti parole: “A proposito della possibilità o meno di fondare delle Assemblee in Indonesia, la domanda è, piuttosto: «Quante ne potremmo fondare per fede?» Stiamo pregando affinché il Signore apra la porta per più di 50 assemblee entro il 2020”. Causa la malaria contratta da sua moglie, dopo qualche anno di opera missionaria, è stato costretto a rientrare negli Stati Uniti, però l’opera che aveva iniziato è stata portata avanti da altri appartenenti al GLO australiano.

Vanno segnalate inoltre due famiglie coreane che lavorano fra gruppi tribali e un’altra che lavora fra i musulmani. C’è anche la presenza di una missionaria dell’assemblea di Littleton (USA) e di un missionario coreano, Jakob, di una delle principali assemblee di Seul, che visita di frequente l’Indonesia in qualità di missionario itinerante. Questi svolge anche una notevole opera fra gli Indonesiani che sono in Corea, visto che sono molti a emigrare lì in cerca di lavoro. Di solito costoro sono dei giovani che vanno in Corea con il preciso scopo di arricchirsi. Uno di loro, qualche anno fa, è stato avvicinato da Jakob che ha cominciato a fargli visita. A poco a poco questo rapporto ha prodotto un bellissimo frutto: questo giovane, di nome Benny, si è convertito. Da questo momento in poi quando il coinquilino di Benny, di nome Apheng, ritornava a casa, trovava Jakob, Benny e altri che studiavano la Scrittura! Dopo qualche tempo anche Apheng si è convertito. Sia Benny che Apheng sono rientrati in Indonesia a Giakarta, la capitale, con il preciso scopo di evangelizzare i loro parenti. Hanno pregato molto e si sono impegnati nel testimoniare fino al punto che tutta la famiglia di Benny si è convertita. Grazie ai risparmi messi da parte mentre lavorava in Corea, Benny ha aperto un fiorente commercio di telefonia. Questo gli permette di contattare centinaia di persone e quindi di evangelizzarle e gli consente anche di aiutare l’opera finanziariamente. Oggi, grazie a quest’opera esiste un’assemblea in crescita formata da un centinaio di credenti che si radunano fedelmente ogni domenica per spezzare il pane in un locale a piano terra che è stato acquistato. Il desiderio del collegio degli anziani, di cui Benny fa parte, è quello di avere la possibilità di predisporre due appartamenti al piano di sopra (che fanno sempre parte della proprietà) per le frequenti visite di fratelli di Singapore che vanno lì per aiutare quest’opera fiorente. Inoltre c’è il desiderio di iniziare una scuola di musica, portata avanti da credenti, che permetta, con il ricavato, di aiutare nei vari bisogni dell’opera.

 

Le attività e alcuni progetti

delle Assemblee

 

L’opera di testimonianza delle Assemblee non è facile anche a causa del sospetto nei confronti di chiese non ancora molto conosciute in Indonesia. Tuttavia si segnalano alcuni elementi incoraggianti. Una decina di anni fa, alcuni giovani credenti statunitensi si sono recati a Giava, in Indonesia, per sei settimane. Facevano parte di una squadra internazionale short term (a tempo determinato) che si era recata lì per un Campo pre-evangelistico, in inglese, rivolto a studenti universitari. Questo Campo ha visto la partecipazione di più di cento studenti di quella zona. Ci sono state diverse conversioni e, inoltre, il Signore ha chiamato un missionario raccomandato dalle Assemblee americane a continuare questo servizio, che ha luogo ogni due anni, e che ha visto tante benedizioni. Gli era stato detto: “L’Indonesia è una nazione irraggiungibile, chiusa, radicale; non ci andare! Non si può predicare il vangelo in un posto simile!”.La  sua testimonianza, a distanza di anni, è stata: “Sono felice di non aver ascoltato quanto mi era stato detto”.

Viene fatto un lavoro interessante fra le sorelle, che si basa sul principio di 2Timoteo 2:2. Delle sorelle fedeli, che abitano in diversi villaggi, vengono istruite regolarmente in modo che, a loro volta, possano fare altrettanto nei confronti di altre credenti fedeli; così l’opera si estende ed è continuativa. Notevole è anche il lavoro che viene svolto con i corsi biblici Emmaus. Con quelli a carattere evangelistico si stanno raggiungendo molte etnie. Per continuare ad ampliare questo buon materiale sono necessari altri credenti che possano dedicare del tempo a tradurlo e adattarlo. Di tanto in tanto viene svolto anche un lavoro di formazione biblica per future guide. Infatti diversi responsabili di chiese, provenienti dalla parte indonesiana del Borneo, si sono recati a Giava per apprendere i princìpi neotestamentari inerenti ai radunamenti. Di sicuro questi sforzi produrranno, nel medio-lungo termine, dei buoni frutti.

Tra i progetti in comune, da parte di alcune Assemblee, c’è quello principale del Movimento per Fare Discepoli fra i giovani. Il desiderio è che le Assemblee, a livello zonale-regionale possano lavorare di più insieme (al momento ognuno lavora per proprio conto; si considerino a questo riguardo, la vastità del territorio e, in generale, le scarse possibilità economiche che non permettono facili spostamenti), nonostante le differenze tra loro, a livello pratico. Molte di queste differenze sono dovute al fatto che la loro nascita e il loro collegamento è con missionari e opere stranieri. Un progetto molto bello, che è stato portato avanti grazie a molti aiuti sia finanziari sia organizzativi dei credenti delle Assemblee di alcune nazioni asiatiche (prime fra tutte quelle malesi) è stato quello dell’organizzazione della Conferenza Partners in the Harvest Mission (PITCH, la Conferenza che ha luogo ogni quattro anni e che ospita i responsabili delle Assemblee delle nazioni asiatiche dell’Estremo Oriente) che ha avuto luogo dal 18 al 21 luglio 2016 a Giakarta. Questa è stata un’occasione unica per 200 partecipanti provenienti da undici nazioni, la maggior parte dei quali facevano parte delle assemblee della Malesia e di Singapore. Ci sono stati dei resoconti molto interessanti dal Bhutan, dal Giappone e dalla Corea del Nord; inoltre sono stati menzionati gli sforzi fatti per raggiungere gli indigeni malesi e le minoranze cinesi. Lo stare insieme ha incrementato la visione comune per l’opera e l’impegno in preghiera per i tanti fratelli asiatici dell’Estremo Oriente che sono sul “fronte” e stanno dedicando la loro vita al servizio del Signore.

 

Conclusione

 

L’Indonesia è una nazione che ha bisogno delle nostre preghiere! Tra le richieste segnaliamo le seguenti:

_ I 130 gruppi etnici non raggiunti: preghiamo affinché il Vangelo si spanda.

_ Il bisogno di un numero sempre maggiore di evangelisti e fondatori di assemblee sia nelle zone urbane sia in quelle rurali.

_ La chiamata da parte del Signore di uomini con esperienza con doni di insegnamento per formare e incoraggiare future guide locali e servitori che si preparino nei centri di formazione biblica e la concessione a loro dei necessari permessi di soggiorno.

_ La consacrazione a un servizio “a pieno tempo” da parte di giovani indonesiani che svolgano un ministero di discepolato iniziale. C’è un grande bisogno di insegnamento di base e dottrinale.

_ Anche se la Bibbia è stata tradotta, mancano molti altri sussidi come Commentari e Dizionari biblici. Pertanto sono assolutamente necessari dei credenti preparati dal punto di vista linguistico che possano dedicarsi al lavoro di traduzione di materiale che va naturalmente adattato alle esigenze indonesiane.

_ La protezione delle nostre sorelle e dei nostri fratelli indonesiano che vivono quotidianamente in un contesto religioso molto difficile.