Quale riforma oggi?

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Introduzione

 

Q

uest’anno ricorre il quinto centenario della Riforma Protestante. L’anniversario è conteso tra due date, per alcuni è il 31 ottobre 1517, quando Lutero affisse alla porta della Chiesa del Castello di Wittenberg le sue famose ‘95 tesi’, per altri è il 10 dicembre 1520, quando Lutero bruciò nella piazza di Wittenberg la bolla papale di scomunica. Ma al di là delle date che, pur essendo storia, sono sempre relative, ciò che ci preme analizzare sono il tempo e il pensiero della Riforma, e soprattutto in che modo ha inciso sui cristiani di allora e di oggi. Cosa è stata la Riforma? Un evento storico, politico o religioso? Questa domanda se la sono posta già i protagonisti stessi della Riforma, sia quelli che l’hanno voluta, difesa e attuata, sia quelli che l’hanno subìta, criticata e contrastata.

La Riforma ha toccato parecchi campi: la trasformazione della morale e delle strutture della chiesa e della società, il rinnovamento della spiritualità e della dottrina cristiana. La Riforma voleva ‘riformare la chiesa’? Sicuramente, ma non nel senso di cambiare. I Riformatori diffidavano dei cambiamenti esteriori, cui spesso non corrispondevano alcun reale cambiamento del cuore. Lutero, ad esempio, intendeva restituire alla vita della chiesa e della società una sostanza evangelica diventata sempre più evanescente e inconsistente.

Nessuna intenzione scismatica, dunque, nessun progetto di ‘nuova chiesa’ o ‘chiesa alternativa’, ma solamente un progetto di evangelizzazione e di rianimazione della fede attraverso le sue sorgenti: Cristo, la Scrittura, lo Spirito Santo e la predicazione apostolica.

Non saranno i Riformatori ad essere incompatibili con la chiesa, ma le massime autorità ecclesiastiche del tempo (Papa e vescovi) ad essere incompatibili con le nuove idee evangeliche. La chiesa scomunica Lutero (gennaio 1521) e subito dopo la massima autorità politica del tempo, l’imperatore Carlo V, bandisce Lutero dai territori dell’impero (aprile 1521). Ma né la scomunica, né la messa al bando delle idee della Riforma fermarono un messaggio che si stava diffondendo rapidamente e aveva suscitato interesse ed adesioni in tutta l’Europa.

 

Tre riforme prima della Riforma

 

Il presupposto della Riforma è la religiosità del basso Medioevo. Per gran parte del Medioevo le due autorità universali furono incarnate dal Papa e dall’Imperatore, due figure guida per tutti i popoli cristiani dell’Europa occidentale. L’autorità detenuta dal Papa e dal clero si fondava sulla presunta investitura ricevuta da Pietro direttamente da Gesù Cristo. Per quanto riguarda invece l’imperatore il suo potere si basava sulla continuità del potere con l’autorità ecclesiastica, Carlo Magno nell’800 volle che fosse il Papa ad incoronarlo. Il rapporto tra autorità ‘politica’ e ‘spirituale’ però non fu sempre concorde. Chiesa e Impero entrarono in conflitto nella ‘guerra per le investiture’. Papa Gregorio VII nel 1075 vietò ai re di nominare i vescovi, la ‘disputa’ si risolse nel 1122 con il concordato di Worms che riconobbe al Papa il diritto di scegliere e nominare i vescovi, e all’imperatore quello di attribuire ai vescovi alcuni poteri politici, rendendoli così propri vassalli.

Dopo questa tregua l’Impero centrale perse gran parte del suo potere, infatti dalla metà del 12° secolo i comuni e gli stati nazionali diventarono padroni della scena politica. Gli imperatori entrarono in lotta con la società urbana, che si presentava in netto contrasto con l’idea di impero. Con l’indebolimento dell’impero i Papi affermarono la supremazia della chiesa, infatti tra il 12° e il 14° secolo la chiesa esercitò oltre al potere spirituale anche quello temporale, si ebbe come conseguenza che Papi e prelati divennero a tutti gli effetti ‘uomini politici’, e nello stesso tempo diedero inizio anche ad una riforma teocratica della chiesa.

 

v LA PRIMA RIFORMA iniziò con Papa Innocenzo III che rispolvera il decreto Ad abolendam emanato da Papa Lucio III nel 1184, che infliggeva ai peccatori la pena del rogo, aprendo così la strada al tribunale ecclesiastico dell’Inquisizione, cioè alla procedura seguita per reprimere ed estirpare l’eresia. Con il papato di Gregorio IX la procedura inquisitoria si trasformò in una nuova istituzione che avrà in principio larga diffusione nella Francia meridionale e che verrà ufficializzata nei suoi compiti con il nome di Sacra Inquisizione.

Il successore di Gregorio IX, Innocenzo IV, non trascurò di proseguire nell’opera iniziata dal suo predecessore. Nel 1252, infatti, con la bolla “Ad extirpanda” ribadiva l’importanza della ricerca dei peccatori eretici e rafforzava il significato della punizione corporale, indicando la tortura come mezzo per portare alla luce la verità. Nel 1480 su licenza papale venne istituita l’Inquisizione in Spagna, che nel corso dei secoli avrebbe poi sterminato migliaia e migliaia di persone (tra cui anche molti Ebrei). Nel 1542 Paolo III con la bolla Licet ab initio istituì l’Inquisizione romana, che doveva combattere l’eresia in ogni luogo, ponendo su basi amministrative e centralizzate la vecchia Inquisizione medievale.

La chiesa, pur dichiarandosi cristiana, si comportava da pagana e in modo contrario alla volontà di Cristo che invita ad “amare il prossimo come te stesso” (Mt 22:39). Il comandamento “Non uccidere” è calpestato come gli altri insegnamenti biblici. L’odio contro il prossimo, gli omicidi, l’arroganza, tutti peccati che provengono da un cuore non rigenerato (Mr 7:21), furono le virtù di quei Papi che, ritenendosi allora come oggi assolutamente “infallibili in materia di fede”, diedero vita alle feroci e ignobili persecuzioni contro i cristiani e i non cristiani. È notevole anche sapere che papa Ratzinger, Benedetto XVI (oggi “papa emerito”), è stato il capo dell’Inquisizione fino al 2005. Oggi l’Inquisizione ha un nuovo nome: Congregazione per la dottrina della fede.

 

v LA SECONDA RIFORMA riguardò la proibizione della Bibbia. La chiesa cattolica, pur incoraggiando alla lettura e alla meditazione della Bibbia, di fatto ha sempre sospettato che il testo sacro fosse poco utile agli spiriti increduli, superstiziosi, ignoranti o instabili. La lettura della Bibbia non è strettamente necessaria per tutti, né è sempre conveniente per le persone impreparate o caratterialmente volubili, visto che queste persone sono più facilmente esposte al rischio di fraintendere le Scritture, travisandone il significato e scivolando nel dubbio o nell’eresia.

Il Sinodo di Tolosa del 1229, d’accordo con Papa Gregorio IX, proibì, nel Sud della Francia, la lettura personale della Bibbia in lingua volgare per limitare la diffusione delle eresie. Nel 1234 il Concilio di Tarragona ordinò che tutte le versioni della Bibbia nelle lingue parlate venissero, entro otto giorni, consegnate ai vescovi per essere bruciate! Il divieto dell’uso di versioni non autorizzate venne poi formalmente sancito, per tutti i cattolici, quando Papa Paolo IV, terrorizzato dall’avanzata del protestantesimo in Europa, istituì l’Indice dei libri proibiti (1559), nel quale erano vietate ben 45 versioni della Bibbia in lingua volgare, tradotte da autori sospetti, non cattolici o anonimi, nonché la traduzione in italiano del veneziano Francesco Brucioli (alla quale nel 1540 i protestanti italiani avevano peraltro aggiunto un commento estremamente polemico contro la chiesa cattolica). La lettura di Bibbie in lingua volgare fu quindi permessa solo su licenza del Sant’Uffizio e su autorizzazione del vescovo locale, mentre la lettura della Vulgata non fu mai vietata, considerato che poche persone conoscevano il latino.

 

v LA TERZA RIFORMA fu l’introduzione delle indulgenze. Secondo la chiesa il peccato è costituito dalla ‘colpa’ e dalla ‘pena’. La colpa si cancella con il sacramento della penitenza, la pena è necessaria per soddisfare la giustizia divina offesa dal peccato. Quindi, oltre al pentimento, occorrono anche delle ‘prove’ che attestino l’effettivo pentimento. Le indulgenze, dunque, erano una specie di ‘decreti di amnistia’ scritti dal Papa, sulla base del cosiddetto ‘tesoro dei meriti’ di Cristo e Maria, i quali avrebbero dato agli uomini più di quanto non occorresse per la loro salvezza.

In virtù di questa ‘eccedenza’ di meriti, la chiesa si sentiva in diritto di diminuire o addirittura di cancellare la pena del peccatore (in vita o nel Purgatorio). Chi, pagando una certa somma, riusciva ad entrare in possesso del documento scritto (i vivi direttamente, i morti tramite i parenti ancora in vita), poteva ottenere uno ‘sconto’ sulla pena (per i vivi anche sulle pene future), a prescindere naturalmente dalla fede personale di chi lo acquistava o di chi ne beneficiava. In tal modo i benestanti potevano facilmente mettersi la coscienza a posto.

Il commercio delle indulgenze era assai diffuso in tutta Europa occidentale. Nel 1517 papa Leone X promulgò un’indulgenza plenaria, cioè un riscatto della totalità delle pene per tutti coloro che invece di recarsi in pellegrinaggio a Roma, avessero versato un obolo per la costruzione della basilica di San Pietro.

Interpretando questa iniziativa come un ennesimo abuso della chiesa romana, Lutero protestò, dando così inizio alla Riforma.

 

 

La confusione del Medioevo

 

Le riforme della chiesa prodotte dai Papi incrementarono la pietà religiosa popolare. Tra il 1450 e il 1490 crebbe il numero delle messe finanziate dalla nobiltà austriaca e si diffuse l’abitudine di creare confraternite religiose destinate a far dire delle messe di suffragio in favore dei membri defunti. La presenza di tali confraternite si ricollegava a un insieme di credenze riguardanti la morte e la vita eterna, quali il Purgatorio e l’intercessione dei santi. Alla fine del 15° secolo abbondavano i programmi di costruzione di chiese e cappelle, come pure i pellegrinaggi, ed era di moda collezionare reliquie di ogni genere.

A distanza di 500 anni non mi sembra che la situazione della chiesa cattolica sia cambiata. La Bibbia, negando il Purgatorio, nega anche ogni possibilità di suffragio in favore di coloro che i teo-
logi cattolici dicono essere in Purgatorio ad espiare i loro debiti. Il suffragio, dunque, è un’invenzione al pari del Purgatorio.

L’attuale papa Francesco ha condannato, l’anno scorso, l’abuso della lista dei prezzi fatta da alcune parrocchie per celebrare messe di suffragio, così che i costi per questa celebrazione sono tornati a offerta libera. È normale che condanni l’abuso e non l’uso, perché il Codice di diritto canonico della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) suggerisce che l’offerta per una normale messa di suffragio si aggiri sui 10-15 euro, somma che va a confluire nel fondo per il sostentamento del clero. Il suffragio è una dottrina contraria agli insegnamenti del Signore. L’unico sacrificio propiziatorio che ha valore è quello compiuto da Gesù Cristo, i Riformatori lo hanno gridato con forza ma senza risultato sperato, visto che molte chiese riformate condividono un cammino ecumenico con coloro che vanno contro gli insegnamenti della Scrittura e della Riforma stessa.

Un altro aspetto della confusione del Medioevo è costituito dal fenomeno dell’anti-papismo e anticlericalismo, un fenomeno limitato non solo in Germania, anche in Inghilterra i seguaci di John Wyclif presentavano le stesse caratteristiche. L’ostilità contro il papa era più intensa nelle classi colte e nei gruppi dirigenti, irritati per le sue ingerenze nelle questioni ecclesiali e politiche locali, mentre l’ostilità contro il clero era più presente tra il popolo che mal sopportava i privilegi del clero. Gli abusi del papato e del clero sono elencati da Lutero nel suo famoso trattato del 1530, Appello alla nobiltà cristiana di nazione tedesca, dunque Lutero si è servito della lunga lista di rimproveri mossi alla chiesa per ottenere un appoggio al suo programma di riforme.

Intanto la religiosità popolare si amalgamava con la dottrina cristiana. L’idea del Purgatorio, una sorta di stato intermedio in cui si troverebbero i defunti in attesa del giudizio finale, esercitò un grande fascino sull’immaginazione popolare, come dimostrerà in seguito il fiorente commercio delle indulgenze. Crescevano anche le scuole teologiche, il Medioevo fu un’epoca di espansione delle università e delle scuole in Europa: ne seguì una diversificazione intellettuale. Queste scuole avevano idee assai diverse su una serie di questioni importanti. Sulla dottrina della giustificazione c’era divergenza totale, soprattutto sul modo in cui il singolo poteva essere giustificato davanti a Dio, il risultato fu la confusione. Nessuno poteva essere certo quale fosse esattamente l’insegnamento della chiesa su determinate questioni. Non sorprende quindi che tale dottrina sia stata al centro di uno dei principi della Riforma.

A partire dal 14° secolo dunque si manifesta una crisi di autorità: chi poteva dire autorevolmente quale fosse la vera dottrina? La chiesa? Le scuole teologiche? La crisi di autorità si accentua con il Grande Scisma (1378-1417), per quasi quarant’anni l’autorità del Papa era stata messa in discussione e ha lacerato la chiesa con lo scontro tra Papi e Antipapi per il controllo del soglio pontificio. Lo Scisma produsse la morte di Gregorio IX e la divisione della cristianità occidentale. La fazione italiana era capeggiata da Urbano VI, quella francese da Clemente VII, tutto questo fino al Concilio di Costanza (1414-1417), convocato per scegliere uno dei tre pretendenti al papato: Gregorio XII, Benedetto XIII e Giovanni XXIII (quest’ultimo era un antipapa, per cui il suo nome fu preso molti anni dopo da papa Roncalli). Il Concilio risolse la questione lasciando da parte questi tre ed eleggendo Martino V. Con questa decisione si affermò un principio generale: i Concili hanno un’autorità superiore al papa.

Nella chiesa del Medioevo si svilupparono così due teorie su chi avesse autorità nella chiesa, c’era chi sosteneva che la massima autorità dottrinale risiedeva nel Concilio, altri invece nella persona del papa. C’era dunque una duplice crisi di autorità, in questa atmosfera di confusione la Riforma avanzò a passi accelerati e trovò numerosi consensi da parte del popolo.