Sostenuti da un amore più grande!

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Un mese originale

 

C

he il secondo mese dell’anno
(febbraio) sia il mese atteso con maggiore “fibrillazione” un po’ da tutte le
coppie di innamorati, penso sia indiscutibile. Dichiararlo però (come fa il
calendario di una nota catena di supermercati) come “Il mese dell’amore”,
sarà pure bello e romantico, ma a me in realtà fa pensare a un mese piuttosto “originale”.

L’originalità di Febbraio è dovuta al fatto che
è l’unico mese che non è composto dai “canonici” 30 o 31 giorni (come
tutti gli altri), ed è l’unico mese che ogni quattro anni si “allunga
di un giorno, passando così dai 28 ai 29 giorni.

 

L

a
sua brevità mi fa ricordare poi un noto proverbio che così recita: “
Febbraio: corto e amaro”.
Ma i proverbi popolari sul mese di febbraio si sprecano. Fra i tanti mi piace
citarne un altro che dice: “
Primavera di febbraio
reca sempre qualche guaio
”. La
saggezza popolana e contadina ci ricorda così che la sua brevità non lo rende
certo più dolce.

Ovviamente, nonostante la sua brevità, febbraio
è “amaro”
solo per colpa del clima che – solitamente – in questo mese è
particolarmente rigido. Infatti molto spesso è il mese più freddo dell’anno, e
vien voglia di dire:

 

“Brrr, meno male che è corto, se no sai che
brividi…”.

 

Una festa dalle
origini antiche

 

Però, febbraio, nonostante la brutta fama che
si porta appresso di essere “corto, amaro e freddo”, da molti
è visto anche come “il mese dell’amore” grazie al suo
quattordicesimo giorno, che viene dedicato alla cosiddetta (romantica) “festa
degli innamorati
”.

Questa festività ha origini antichissime.
Sembra che sia stata istituita nel 496 d.C. ed è celebrata in ricordo del
martirio del vescovo italiano Valentino da Interamna (l’odierna città di Terni)
che sarebbe avvenuto il 14 febbraio del 273 d.C.

Sulla
figura del vescovo Valentino sono sorte molte leggende. Secondo
una di
queste, durante alcune persecuzioni, il vescovo Valentino venne imprigionato e
divenne amico della figlia del suo carceriere che era cieca. Valentino, con i
suoi “
poteri”, l’avrebbe guarita dalla cecità e se ne sarebbe poi innamorato. Così,
prima di essere giustiziato il 14 febbraio del 273 d.C., sarebbe riuscito a
lasciare alla ragazza un messaggio firmato: “
dal tuo
Valentino
”. Quello sarebbe stato
il primo “
Biglietto di San Valentino”. 

Come già detto, inizialmente la festività del
14 febbraio fu istituita nel 496 d.C., quando papa Gelasio I decise di
sostituire la festività pagana della fertilità (i cosiddetti lupercalia,
dedicati al “dio” Luperco) con una festa ispirata al messaggio
d’amore diffuso dall’esempio di “San Valentino”.

Poi, come si
sa, da cosa nasce cosa, e il vescovo e martire Valentino da Interamna (Terni) è
divenuto pian piano
il protettore degli innamorati, e oggi la Festa
degli innamorati
è celebrata
in gran parte del mondo occidentale, per la gioia sia degli innamorati che dei
commercianti, che – fra gadget e altro – incrementano non poco i loro
guadagni!!!

Ora, benché
questa festività possa essere messa facilmente in discussione, soprattutto
perché affonda le sue radici nella leggenda più che nella storia, i più diranno
che comunque è meglio celebrare una festa in onore dell’amore e non in onore
dell’odio…

 

 

Quando l’egoismo
soffoca l’amore

 

A dire il vero, però, gli innamorati della
propria moglie o del proprio marito, della propria fidanzata o del proprio
fidanzato, non dovrebbero aspettare il 14 febbraio per ricordarsi della persona
amata, ma dovrebbero festeggiarsi a vicenda non un solo giorno all’anno, bensì tutti i
giorni dell’anno
.

Comunque, è probabile che nessuno di noi abbia
qualcosa contro la Festa degli innamorati, e ciò per un semplice
motivo: è stupendo amare la propria moglie o il proprio marito, la propria
fidanzata o il proprio fidanzato, ed è altrettanto meraviglioso sapere di
essere l’oggetto di tanto amore da parte di nostra moglie/marito, o da parte
del nostro fidanzato/fidanzata.

Purtroppo, però, è anche vero che l’amore tra
fidanzati e quello matrimoniale non sempre dura tutta la vita (come invece
dovrebbe). Le cause ovviamente sono tante, ma alla base di tante incomprensioni
e litigi e di tantissimi naufragi matrimoniali, c’è soprattutto l’egoismo,
e su questa sorta di “altare” (l’egoismo) molto spesso vengono
sacrificati matrimoni e figli con una leggerezza terrificante, e i danni che ne
derivano sono sotto gli occhi di tutti: incomprensioni e litigi che si
trascinano per anni raggiungendo – non di rado – picchi di violenza verbale (e
spesso fisica) che conduce sovente anche ai tanti “femminicidi”.

E cosa dire
di quei tanti figli (molto spesso minorenni) che assistono per anni ai
logoranti litigi di coloro che li hanno messi al mondo e che all’improvviso
(proprio a causa dell’
egoismo e di un mal compreso senso
dell’amore
) vengono lasciati “orfani”
di uno o di entrambi i genitori? E ciò accade non solo a causa dei femminicidi,
ma anche a causa dei tantissimi divorzi che li privano di uno o di entrambi i
genitori sballottandoli in situazioni che li fanno vivere come in un mare in
tempesta.

Si tratta di vere e proprie tragedie che
devastano la vita familiare di tanti uomini, donne e bambini e che
continuamente la televisione e i giornali ci sbattono sotto il naso, e non
possono essere certo “addolcite” neanche da una festa “simpatica e
romantica
” come quella del 14 febbraio.

 

 

L’egoismo?

È possibile
vincerlo?

 

Ma allora, come vincere questo egoismo che
somiglia a una sorta di cancro che attacca e cerca di distruggere anche il
migliore dei matrimoni? Come proteggere questa meravigliosa istituzione divina?

Siamo
sinceri: in noi stessi non abbiamo le risorse per difenderci e per respingere
il virus letale dell’egoismo. Per vincere il nostro egoismo abbiamo bisogno di
un aiuto esterno, abbiamo bisogno di essere
sostenuti
da un amore più grande
, da un amore
eterno, perfetto e
tutto ciò non rientra nella nostra natura fragile e decaduta.
Un amore più grande, eterno e perfetto è solo in Dio, perché, come ci ricorda la
Scrittura:

 

◊ “L’amore è da Dio”.

◊ “Chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio”.


“Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”.


“In questo modo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato
il suo unigenito Figlio nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo”.


“In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato
noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i
nostri peccati”.


“Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli
altri” (1Gv. 4:7-11).

 

 

Un altro testo biblico che ci parla
dell’amore di Dio per noi è nel Vangelo di Giovanni (3:16):

“Dio ha tanto amato il
mondo [me e te] al punto che ha dato il suo unico Figlio affinché chiunque
crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna”.

L’amore di cui si parla in questi versetti
non è quello romantico/sdolcinato di san Valentino che dura al massimo un
giorno e viene una volta all’anno. Non è un amore che si fonda su una leggenda
priva di fondamenta storiche, ma è l’amore di Dio, amore vero,
amore solido, amore che fece sudare sangue a Gesù nel Getsemani
quando la sua preghiera fu così intensa da farlo essere in agonia (Lu
22:41-44). L’amore che ci viene rivelato nella Bibbia è amore
che dona se stesso e che si sacrifica
su una croce,
perché questo è proprio quello che ha fatto Gesù Cristo dando se stesso sulla
croce per la nostra salvezza.

 

 

Per vivere la vera

festa degli
innamorati

 

Evidentemente
è proprio riflettendo sulla grandiosità e sull’unicità dell’amore di Dio per
noi, che l’apostolo Paolo poté scrivere diversi anni più tardi
sull’importantissimo tema dell’amore, scrivendo:

“Se parlassi le lingue
degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno
squillante cembalo. Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri
e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma se
non avessi amore, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per
nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non
mi gioverebbe a niente. L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia;
l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non
cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode
dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa,
spera ogni cosa, sopporta ogni cosa” (1Co 13:1-7).

Allora, per fare in modo che la nostra
personale “Festa degli innamorati
non sia sdolcinata e fasulla ma reale e che duri tutti i giorni di tutti gli
anni
, è necessario innanzitutto che noi nasciamo a nuova vita, convertendoci
a quel Dio che ci ama e che ha inviato il suo unico Figlio, Gesù Cristo, per
salvare proprio ciascuno di noi.

Solo dopo essere nati a nuova vita per mezzo di
Cristo potremo attingere vero amore per amare (il marito o la
moglie, il fidanzato o la fidanzata, e il tuo prossimo chiunque esso sia) non in
maniera egoistica, perché potremo attingere amore da Colui che è Amore
:
DIO!