In tema di unione

Riportiamo una riflessione e un successivo breve “dibattito” sui rapporti che una chiesa cristiana, che desideri rimanere fedele alla Parola del Signore e coerente con le proprie convinzioni, dovrebbe avere con le diverse realtà della cosiddetta Cristianità. In un tempo in cui si fanno sempre più frequenti iniziative cosiddette “ecumeniche” (culti, incontri, preghiere…) l’incoraggiamento che ci viene dai nostri fratelli del passato, e soprattutto dalle loro convinzioni fondate sugli insegnamenti della Parola, ci spinge ad essere prudenti e fermi per non inquinare la nostra identità con Cristo.

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da IL CRISTIANO

n. 7/luglio 1928; pagg. 53-54

Tesoraggiare dell’esperienza di uomini di Dio eminenti che ci hanno preceduti nel combattere le sante battaglie della Fede sarebbe ottimo sistema. Avviene invece talvolta che credenti poco ammaestrati nei principi che fermamente crediamo conformi alla Parola di Dio e completamente ignari delle esperienze attraverso le quali altri prima di loro son passati, assumano con biasimevole leggerezza atteggiamenti che possono arrecare grave danno alle chiese e ai credenti deboli nella fede.

Argomento di grande attualità in seno al Protestantesimo è quello che tratta della unione dei vari sistemi religiosi facenti parte della cosidetta Cristianità. Chi desidera nullameno la riunione dei tre grandi rami di essa: Cattolico, Protestante, Ortodosso; altri limita il suo desiderio alla semplice fusione delle numerose denominazioni in cui il Protestantesimo si è suddiviso; molti auspicano il tempo felice in cui tutti saranno “uno in Cristo”.

A questo scopo elementi ingenui e sinceri, in generale appartenenti alla cosidetta categoria dei laici, hanno proposto adunanze di preghiera in comune, solenni servizi di Santa Cena, pure in comune, in ricorrenza delle solennità religiose: Natale, Pasqua, ecc…; innario unico a tutte le chiese; ciò sotto l’influenza diretta o indiretta dell’Alleanza Mondiale Evangelica che dirama all’inizio di ogni anno un particolareggiato programma per le adunanze stesse.

Ed ecco che credenti, più che altro sentimentali, ignari dello stato reale delle cose, anzi giudicando queste da un ristretto punto di vista locale, privi della necessaria esperienza e conoscenza, si lasciano facilmente entusiasmare, giudicando magari per gretto e settario quel credente più avveduto che non condivide lo stesso entusiasmo e rimane fermo a quel che considera il suo posto di fedeltà al Signore. Altri credenti, dotati anche di maggior conoscenza, si lasciano allettare dall’ambizione di occupare in mezzo a numerose assemblee posti eminenti di presidenza, di rappresentanza ecc…; altri ancora, deboli di carattere, cedono ad insistenze di amici senza essere ben certi che la posizione che assumono sia conforme alla volontà del Signore.

Orbene, fin dai primordi della Evangelizzazione in Italia, il Conte Piero Guicciardini, che una rivista inglese presenta come “una nobile figura, con un contegno franco e dignitoso e distinto ed affabile di maniere”, e perciò alieno da atteggiamenti gretti ed antipatici, nei riguardi di una adunanza di preghiera in comune proposta dall’Alleanza Evangelica nel 1862, ci fa sapere che “la chiesa di Firenze non trova la convenienza ad aderirvi”.

Ventidue anni dopo, e cioè nel 1884, dopo un lungo periodo di attività e di esperienza cristiana, in una lettera allo Zanini scrive:

Quant’è a me, io non ammetto né credo che sia ben fatto che fratelli e clericali si riuniscano assieme in riunioni di preghiera; ciò perché non hanno un solo e medesimo spirito e lo Spirito Santo vi rimane contristato. Io ne ho veduto praticamente l’inconvenienza, perché è troppo facile che certe dottrine, che gli uni accettano e gli altri negano, conducano a delle controversie e a degli scandali anche per mezzo della preghiera… Non c’è transazione possibile con i clericali. Facciano la loro opera, noi faremo la nostra: ciascuno potrà fare del bene, poiché per la predicazione potremo presentare qualche anima a Cristo, che per la forza della Verità potrà essere salvata; ma, quando si tratta di fedeltà e di obbedienza alla Parola di Dio, i fratelli non possono entrare nella responsabilità degli insegnamenti dei teologi e dei clericali”.

E aggiunge: “Comincerò col dire che neppure le varie denominazioni si possono unire sinceramente come ora si vuol pretendere, poiché ciascuno ha i suoi principi e le sue dottrine, la sua organizzazione, cui non possono rinunziare. Il nuovo progetto si è risolto in un nulla e tutti quanti sono rimasti al medesimo punto. Io metto tutti questi Signori sotto una medesima denominazione che non voglio giudicare, e li chiamo clericali, fra i quali ci sono moltissimi cristiani, ma il loro sistema non è secondo la Parola di Dio”.

C.H. Mackintosh nel suo ottimo studio: “Riflessioni intorno alla Cena del Signore” conferma le idee del Guicciardini scrivendo: “Cos’ha prodotto l’Alleanza Evangelica? Ha messo in evidenza un bisogno di unione fra i Cristiani professanti, alla quale per loro confessione, sono incapaci di pervenire. Perché? Perché non vogliono rinunziare a tutti quei particolari principi che impediscono loro di adunarsi insieme come semplici discepoli”.

Il giudizio di coloro che furono adoperati dal Signore per iniziare e sviluppare quel meraviglioso risveglio di anime e per costituire in Italia Chiese Cristiane sul tipo Apostolico, libere da ogni pustola di clericalismo e di sistemi umani, deve esser monito severo a coloro che, continuatori della stessa opera, debbono agire nella assoluta dipendenza dal Signore e non spinti da sentimenti carnali o vinti da debolezze colpevoli.

Come conclusione trascrivo un brano di lettera di un nostro stimato fratello e servitore del Signore: “La maggioranza dei fratelli è unanime nel riconoscere la separazione dai sistemi denominazionali esser cosa doverosa. Se questa separazione è solamente un’opinione, continuiamo pure a mescolarci con quelli: il risultato sarà che diventeremo noi stessi una denominazione fra le altre. Ma se crediamo che questa separazione sia invece l’obbedienza ad un chiaro ed esplicito insegnamento del Signore, allora dobbiamo mantenerla!”.

Amos

da IL CRISTIANO

n. 9/settembre 1928; pagg. 68-71

Essendoci pervenuta domanda di «aver maggior luce intorno al soggetto trattato nell’articolo “In tema di Unione” stampato nel Cristiano di luglio» crediamo che, ad un tal desiderio e bisogno, da altri pure sentito, risponda la pubblicazione che sarà fatta in questo e nel successivo numero, di alcuni scritti in proposito. Sono brevi studi scritturali e pensieri spirituali che ci pervennero da alcuni nostri fratelli e servitori di Dio, il cui scopo è d’incitare i fedeli a “stare saldi, immobili” (I Cor. XV, 58) sul fondamento della Sacra Scrittura, come chiesa dell’Iddio vivente, combattendo per la fede che è stata una volta insegnata ai santi.

N. d. R.

Quando Iddio creò la luce, ebbe subito cura di separarla dalle tenebre (Gen. I, 4). Quando Iddio fa brillare la Sua luce in qualche anima, essa deve subito separarsi dalle tenebre: tradizioni, filosofie umane, e da ogni dottrina, principio e insegnamento che non proceda dalle Sacre Scritture: “Che comunione vi è egli della luce con le tenebre?” (2 Cor. VI, 14).

In che modo Iddio onora Egli colui che in ubbidienza alla Sua Parola, si separa dagli infedeli, dai sistemi religiosi umani e da ogni contaminazione della carne e dello spirito (2 Cor. VII, 1)? Egli lo fa essere, nella Sua Casa, “un vaso ad onore, santificato ed acconcio al servizio del Signore, preparato ad ogni buona opera” (2 Tim. II, 21).

Qual fu il fatto iniziale, sorgente di tanti guai, che determinò Dio a sommergere l’umanità col diluvio? Fu appunto lo sviamento dei “figliuoli di Dio”, che essi commisero quando si unirono con le persone del mondo (Gen. VI, 1-4).

La tendenza del povero e fraudolente cuore umano, da allora in poi, è stata sempre quella di uscire dalla stretta via dell’ubbidienza al Signore, per fare la propria volontà, ed è cosa strana e dolorosa quando ciò si verifica nei credenti, in mezzo ai santi, in coloro che Iddio ha salvati, appartati, onde Lo glorifichino col mettere in pratica i Suoi insegnamenti, vivendo separati da ogni associazione del mondo, da ogni religiosa organizzazione umana, per attenersi fedelmente agl’insegnamenti della divina Parola, conformandosi a ciò che venne insegnato dagli apostoli, e praticato dai primitivi cristiani, e tenendo conto specialmente delle rivelazioni che riguardano la Chiesa, le quali sono contenute nelle espistole dell’apostolo Paolo.

I credenti, massime in questi “tempi difficili” (2 Tim. 3:1), debbono tenersi continuamente vigilanti, come in un osservatorio, per discernere le mosse del nemico, una delle quali consiste nell’indurre alcuni d’infra i santi ad abbandonare la vita stretta dell’ubbidienza al Signore, per adottare delle cosidette larghe vedute, quali sono praticate nella cristianità mondanizzata, il che ci ricorda un identico stato di morale disordine nel quale si trovò l’antico popolo di Dio in un momento assai critico della sua storia, cioè quando, non essendovi “alcun re in Israele, ciascuno faceva ciò che gli piaceva” (Giudici XXI, 25).

Così, per analogia di eventi, è molto significativo il fatto che si riferisce all’ultima fase della storia della Chiesa nel mondo, ove lo Spirito Santo ci presenta Cristo come espulso dalla Chiesa! Difatti Gesù stesso, standosene fuori, dice: “Io sto alla porta, e picchio” (Apoc. III, 20).

Perché picchia Egli? Per questo motivo: Egli sa che anche in mezzo a quella babelica confusione religiosa, regnante nella cristianità, vi sono delle anime pie, che amano la Verità, che amano il Signore; persone che hanno veramente creduto in Cristo come loro Salvatore, ma che, per non portare vituperio per cagion Sua, e forse anche nel fallace intento di migliorare, o riformare l’ambiente religioso-mondano nel quale si trovano, non sono uscite a Lui fuor del campo (Ebrei XIII, 13).

In Laodicea Cristo è considerato come messo alla porta, e ciò per indicare che la Sua Parola e la Sua autorità non saranno più riconosciute dai degeneri e tiepidi cristiani di nome, costituenti quella cristianità nella quale la dottrina di Cristo è stata surrogata da regole stabilite dall’uomo, dai suoi ordinamenti ed elucubrazioni. “Perciocché verrà il tempo che non comporteranno la sana dottrina; ma, pizzicando loro gli orecchi, si accumuleranno dottori seocondo i loro proprii appetiti; e rivolteranno le orecchie alla verità, e si volgeranno alle favole” (2 Tim. IV, 3, 4).

Cosicché, tali essendo gli insegnamenti e gli avvertimenti della Scrittura, io penso che non sia il caso per noi di occuparci riguardo alle proposte che ci verrebbero fatte di manifestare comunione od avere partecipazione con qualche denominazione o sistema religioso di umana organizzazione.

Meglio, assai meglio per noi è di attenerci sempre più al Signore con fermo proponimento di cuore, ond’Egli possa eziandio servirsi di noi come strumenti per far risuonare alle orecchie ed ai cuori di quei credenti che ancora rimangono associati colle denominazioni, questo urgente, quanto attuale messaggio di Cristo: “Uscite da Babilonia, o popol mio, acciocché non siate partecipi dei suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe” (Apoc. XVIII, 4).

M. D.

Approvo il principio di separazione dai sistemi, e sono più che mai convinto, anche in seguito ad esperienze fatte ultimamente, che le assemblee debbano camminare separate da essi, i quali non hanno alcun rispetto per il ministerio dello Spirito, affidato a strumenti semplici da Lui scelti. Detti sistemi sostengono apertamente la necessità, per predicare l’Evangelo, di un mandato da parte di qualche autorità ecclesiastica.

Un pastore che negò la divinità di Cristo in presenza di altri suoi colleghi mi scrisse: “Voi vi siete arrogato dei diritti che non sono, né saranno giammai vostri”. Ciò diceva perché io mi ero dichiarato servitore di Dio. Unendoci con coloro che tengono tali principii distruggiamo la base del radunamento e giustifichiamo il clericalismo.

Non dico che non si possano aver relazioni cristiane con individui appartenenti ai sistemi, se tali individui sono fedeli nel loro cammino, perché sta scritto: “Procaccia giustizia, fede, carità, pace con quelli che di cuor puro invocano il Nome del Signore” (2 Tim. II, 22), ma questo non giustifica il miscuglio con ciò che è l’espressione del sistema.

Non bisogna dimenticare che oggi molti predicatori nei sistemi sono infetti di modernismo, e queste sono le personalità più in vista, le quali, col pretesto che bisogna avere il cuore largo, tollerano persino quelli che insegnano la preghiera per i morti. Ho sentito con le mie proprie orecchie un Pastore pregare ad una sepoltura lo spirito del morto affinché si tenesse presso la vedova per consolarla. Questo è paganesimo. Il Signore ha detto: “Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore che dimori con voi in perpetuo” (Giov. XIV, 16).

Quando il popolo d’Israele divenne infedele, il Signore diede questi consigli al Profeta Geremia: “Perciò così ha detto il Signore: Se tu ti converti, io ti ristorerò, e tu starai davanti a me; e se tu separi il prezioso dal vile, tu sarai come la mia bocca; convertansi eglino a te; ma tu non convertirti a loro”.

Non tutti i nostri fratelli vedono in questo modo, e noi dobbiamo avere pazienza e comportarli; senza trascurare di mettere in evidenza con spirito di grazia, ciò che dice la Scrittura a questo riguardo e tener presente questo versetto: “Ma pur camminiamo di una stessa regola e sentiamo una stessa cosa in ciò a che siamo pervenuti”.

C. R.

da IL CRISTIANO

n. 10/ottobre 1928; pagg. 76-79

La mia franca e sincera opinione a proposito di “In tema di unione” è che non possiamo aver nulla a che fare, in quanto a unione con il Cristianesimo professante, perché una tale unione rovinerebbe la nostra eredità e renderebbe:

– la confusione ancor più confusa;

– la nostra debolezza maggiormente indebolita;

– la nostra fedeltà e desiderio di sottometterci interamente alla Parola di Dio, infedeltà e ribellione a Dio e alla Sua Parola per accontentare uomini che continuamente attentano a diminuire il Suo valore per sostituire le proprie false dottrine;

– vano il nostro desiderio di confessare la Signoria di Cristo e che Egli è il Capo della Chiesa per dirigerla, onde signoreggerebbero invece gli uomini con le loro falsità, il modernismo, la negazione della Divinità di Cristo. Pertanto la necessità della nuova nascita sarebbe trascurata ed altri gravissimi inconvenienti si manifesterebbero; insomma si farebbe di ogni erba un fascio: una vera babilonia!

La nostra chiara e doverosa posizione per Cristo è quella di unirci nel Suo Nome in:

– separazione: “fuor del campo portando il suo vituperio”;

– manifestazione: lampade con olio nei vasi, “una lampada rilucente in un luogo scuro”;

– aspettazione: “aspettare dai Cieli il Suo Figliuolo”.

Noi possiamo liberamente godere comunione con tutti i figliuoli di Dio che recano questa dottrina, come membra del Corpo di Cristo, ma non con alcun sistema e tutto ciò che esso significa.

A me sembra che è il grido della mezzanotte che ci separa! Lasciamo che le vergini pazze della parabola lavorino con tutta la loro attività mondana, con tutto il loro clericalismo ecc.; noi terremo acconce le nostre lampade, avendo l’olio prezioso che Cristo ci dona senza denaro e senza prezzo e staremo in disparte aspettandoLo.

T. B. Harding

Io penso che non vi sia argomento che maggiormente stia a cuore ad ogni sincero e buon credente come quello dell’unione di tutti i figliuoli di Dio in un sol corpo. Ma come giungervi? Bisognerebbe toglier via la causa per cui i credenti furono divisi, cioè l’introduzione nella Chiesa dell’Io umano, per il quale l’uomo è venuto ad occuparvi il posto che spetta soltanto al Signore Gesù. Per giustificare questa umana autorità non bastò più la Parola di Dio come unica regola di fede, ma fu necessario introdurre principi umani che cagionarono le divisioni.

Leandro Vecchi

Ho letto varie volte l’importante articolo “In tema d’unione” e per mio conto lo giudico degno di tutta la mia approvazione e tale da esser preso in seria considerazione da ogni figliuolo di Dio che desideri restare fermo e fedele al chiaro ed esplicito insegnamento della Parola del Signore.

Se fosse scritturale riunirsi in preghiera con le diverse denominazioni, si dovrebbe compiere in comune qualsiasi altro servizio di culto e di testimonianza.

Non aggiungo altro, perché l’articolo succitato è abbastanza chiaro per quelli che lo vogliono intendere.

Angelo Buraghi

Le nostre adunanze sono aperte a tutti i veri figliuoli di Dio che:

– sono salvati per l’Opera di Cristo;

– non hanno falsa dottrina intorno ai fondamenti della fede;

– hanno buona condotta.

Con costoro solo possiamo avere comunione: in altre parole siamo Cristiani uniti con ogni vero Cristiano, salvato, santo nel cammino, sano in dottrina.

Si domanda: dobbiamo assistere o partecipare alle adunanze delle denominazioni?

Non possiamo certo unirci con istituzioni umane, non scritturali, settarie e per di più infette di modernismo. A questo riguardo, parlando della Babilonia, il Signore dice in Apoc. XVIII, 4: “Uscite d’essa o popol mio, acciocché non siate partecipi dei suoi peccati e non riceviate delle sue piaghe. Perciò dipartitevi dal mezzo di loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo ed Io vi accoglierò”.

Mentre dobbiamo allontanarci dalla Babilonia sotto qualsiasi forma essa si presenti, e non aver comunione colle denominazioni, possiamo accogliere i veri figliuoli di Dio che da esse provengono, purché abbiano le tre qualifiche sopra indicate.

Carlo B. Pinckham