Una fatica che non è mai vana!

L’inizio e lo sviluppo di un’opera missionaria in una determinata area se da un lato diventa un’occasione per la riscoperta di nuove motivazioni nella vita di un fedele servitore di Dio, nello stesso tempo rappresenta una sfida ricca di insidie e di difficoltà che inevitabilmente si presenteranno sul proprio cammino. Come è possibile non perdere la bussola anche in quei momenti difficili ed abbondare comunque nell'opera del Signore? Quale prospettiva ci permetterà di essere salvaguardati dall'idea di aver speso inutilmente le nostre energie?

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Guardare al futuro per vivere il presente

Perciò fratelli miei diletti state saldi, incrollabili, abbondanti sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore

(1Co 15:58)

Il capitolo 15 della prima epistola ai Corinti è per certo un passaggio dal contenuto escatologico (discorsi delle cose ultime o finali), rivelatorio e consolatorio per la conferma di una delle realtà più straordinarie relative a quel futuro glorioso che attende ogni vero figliuolo di Dio: la resurrezione dei morti.

Il bisogno di esplicitare sotto la guida dello Spirito questa importante verità dottrinale trova origine nella necessità di porre un argine alla deriva presente nella comunità di Corinto, dovuta al forte condizionamento di movimenti filosofici (come lo gnosticismo, v. 33) che negavano di fatto ogni possibile forma di resurrezione corporale.

Paolo per dimostrare la veridicità e il fondamento di questa speranza futura, collega l’avverarsi di tale evento prima di tutto, alla “caparra” già attuata dal nostro Signore Gesù e dimostrata con le sue diverse apparizioni e molteplici prove (vv. 1, 8); in secondo luogo, interpreta i fenomeni presenti in natura come esempi paradigmatici della trasformazione corporale che sarà attuata un giorno mediante la potenza di Dio (1Co 15:35, 45). In pratica come c’è connessione tra seme caduto in terra, la sua morte e la successiva vita nella pianta, così c’è un legame tra la morte del corpo fisico che diventa una semina per il corpo risorto e glorioso… così come c’è una molteplicità di corpi terreni (fra uomini, animali, piante) e una varietà di corpi cosmici (sole, luna, stelle) così anche ogni corpo risorto avrà quello suo particolare.

Il punto sul quale vogliamo soffermarci è tuttavia la funzione di stimolatore che questa prospettiva gloriosa assume nella vita dell’apostolo Paolo per lo svolgimento del mandato affidatogli dal Signore con determinazione e ben esemplificato dalle seguenti domande:

E perché anche noi siamo ogni momento in pericolo? Ogni giorno sono esposto alla morte; sì, fratelli, com’è vero ch’io mi glorio di voi, in Cristo Gesù, nostro Signore. Se soltanto per fini umani ho lottato con le fiere ad Efeso, che utile ne ho io? Se i morti non risuscitano, mangiamo e beviamo, perché domani morremo

(1Co 15:30-32)

Queste domande potremmo interpretarle come una sorta di testimonianza a “cuore aperto” rivolta ai destinatari dell’epistola, attraverso cui l’apostolo Paolo confessa la profonda motivazione che contraddistingue la sua vita di servizio traendo quella determinazione interiore per resistere senza arretrare nemmeno di un centimetro di fronte agli incessanti pericoli, presenti sul suo cammino durante i suoi viaggi missionari, come dimostra l’esperienza citata e vissuta ad Efeso. Paolo in definitiva, tiene a precisare che i combattimenti e le fatiche sopportate non sono di natura epica ma proiettati proprio verso quel futuro glorioso preparato da Dio a favore di coloro che lo amano.

La prospettiva escatologica nel servizio

Nello stesso tempo oggi, queste domande diventano per noi un interrogativo, un’occasione per esaminarci e ricordare quale sia l’effettiva finalità dei nostri impegni, verso quale aspettativa siano indirizzati i nostri sforzi e le nostre energie. Spesso il vortice degli impegni può provocare un lento esaurimento delle forze fisiche-psichiche e la mancanza dei risultati sperati rischia di portarci a valutare erroneamente la fatica impiegata, considerando i nostri sforzi inutili e vani. Come operai attivi nella mèsse del Signore rischiamo di essere logorati da tante attività necessarie e di dover far fronte a tanti problemi (pastorali, umani, interpersonali, ecc.) come quelli organizzativi dei vari programmi ecclesiali per il miglioramento o lo sviluppo della propria comunità, quelle legate alla raccolta delle tante piume disseminate dagli operatori di discordie e così via.

In tale ginepraio di sollecitazioni a cui siamo esposti è alto il rischio di dimenticare o perdere di vista la fonte da cui prendere forza per essere perseveranti e sempre abbondanti! Proprio a questo pericolo faceva riferimento l’esortazione. “Ricordati di Gesù Cristo, risorto d’infra i morti, progenie di Davide, secondo il mio Vangelo” (2Ti 2:8), presente nell’epistola pastorale scritta al giovane Timoteo.

La necessità di coltivare una visione escatologica diventa quindi di fondamentale importanza per non rischiare di ritrovarsi sul terreno paludoso dello scoraggiamento, considerando inutile e vana la nostra fatica. A ben riflettere d’altronde è proprio al raggiungimento di questo obiettivo che tende questa disanima sulla resurrezione intrapresa da Paolo, come dimostra l’invito finale ad essere …

sempre saldi, incrollabili, abbondanti… sapendo che la vostra fatica nel Signore non è vana

NOTIZIE 

Fra i profughi a Roma

Il fratello Bill Quinert dell’assemblea di via Prenestina ci aggiorna sull’opera compiuta tra i diversi campi profughi operativi nella città di Roma sempre più invasa negli ultimi tempi da immigranti provenienti dall’Africa. Negli ultimi anni, ogni mercoledì sera intorno alla Stazione Ostiense il fratello Bill con i suoi collaboratori tra cui il fratello Walter, membro di una comunità che si raduna in zona, è impegnato per la predicazione dell’Evangelo e per la distribuzione di molta letteratura in diverse lingue (rumeno, italiano, arabo, francese e inglese). Grazie al Signore, nel corso degli anni si è assistito alla raccolta di nuove anime specialmente tra gli Afgani, tuttavia il drastico calo di frequentazioni, sembrava quasi scoraggiarne la continuazione, ma alcune settimane fa si è assistito ad una nuova ondata di immigrati provenienti dalla Costa d’Avorio, dal Ghana, dalla Nigeria, dalla Sierra Leone, dal Senegal, dal Malì, dall’Egitto e dal Gambia ed è emersa tra loro la presenza di molti veri credenti ma non ancora battezzati.

Nel prendere atto di questa nuova opportunità si è nel tempo formato un gruppo che costantemente si raduna per insegnare e pregare insieme, a cui spesso si aggiungono con grande meraviglia, molti musulmani disponibili all’ascolto della Parola di Dio. Tale gruppo partecipa la domenica agli incontri tenuti dalla comunità del fratello Walter e domenica 4 giugno si sono avuti dei battesimi di credenti della Nigeria e di altri paesi africani. Gli attacchi non mancano visto che i musulmani ‘simpatizzanti’ sono spesso ostacolati dagli islamisti radicali che cercano di impedire la loro partecipazione alle riunioni. Ci viene chiesto di pregare affinché il Signore guidi e illumini i nostri fratelli impegnati in prima linea per lo svolgimento di quest’opera così ampia e problematica.