Anni difficili

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Quando i fondamenti son ruinati,

che ha fatto il giusto?

(Salmo XI, 3)

da IL CRISTIANO

n. 3/marzo 1932; pag. 27

Quali sono i fondamenti che non minacciano rovina oggi?

Fondamenti politici: dei troni son caduti, delle repubbliche vacillano, e quanti Stati sono deboli e infermi!

Fondamenti finanziari: migliaia di Banche hanno chiuso i loro sportelli.

Fondamenti economici: la carestia minaccia il mondo e molti granai sono pieni.

Fondamenti morali: la fiducia sparisce, il bene e il male sono, per molti, ormai come parole vuote di senso.

Fondamenti spirituali: la Bibbia è criticata, Gesù è considerato come un semplice uomo; i grandi fatti cristiani, il soprannaturale negati senz’altro.

Davanti ad un tale stato di cose, che deve fare il credente, il figliuolo di Dio? Lamentarsi? Scoraggiarsi? Dubitare? NO; mille volte NO, ma – come Davide – cercare in Dio il suo rifugio, in Dio che circa 1932 anni or sono mandò il suo Figliuolo Gesù per salvare chiunque crede in Lui; un Dio che è intervenuto ogni volta nella storia dell’umanità mediante la Riforma, poi per mezzo di risvegli spirituali rimarchevoli; un Dio che sta preparando l’avvenimento del Signore Gesù quale Sposo della Chiesa ed infine il Suo ritorno per stabilire il Suo Regno sopra questa terra.

(Trad. di L. R.-D.)

da IL CRISTIANO

n. 12/dicembre 1934; pag. III

SEGNI DEI TEMPI

Il 30 maggio 1934 fu convocato nella cittadina di Barmen, in Germania, un sinodo della chiesa evangelica tedesca. Ai delegati che accorsero da tutte le parti della Germania, fu spiegato che erano chiamati dal Governo a rinunziare alla fede ed accettare una nuova religione prettamente tedesca, per riconoscere come conduttore non più il Signore Gesù Cristo, anzi il signor Hitler – non soltanto nelle cose politiche, ma anche in materia morale e religiosa, respingendo le Sacre Scritture in quelle parti non approvate dal Capo della religione a lui costituito.

I delegati furono esortati a rifiutare a qualunque costo di sottomettersi a tali imposizioni o di accettare un altro evangelo.

Quella grande Conferenza di credenti si è unita per sottoscrivere a una confessione di sei dichiarazioni, delle quali segue un riassunto.

Gesù Cristo, come è rivelato nel santo Vangelo, è l’unica Parola di Dio che abbiamo da ascoltare, da credere e ad obbedire in vita e in morte (Giov. XIV, 6; X, 1, 9).

Mentre il Signore Gesù è per noi il pegno di Dio riguardo al perdono dei nostri peccati, Egli è inoltre costituito da Dio come avendo un solenne diritto sopra la nostra vita. Per mezzo di Lui siamo sciolti dalle catene empie del mondo, per offrirgli un servizio libero e grato (1 Cor. I, 30). (Noi riproviamo l’eresia che in certe sfere della vita non apparteniamo a Lui).

La Chiesa cristiana è un’assemblea di fratelli nella quale il Signore Gesù Cristo, per mezzo dello Spirito Santo, agisce come Signore sempre presente. Essa ha da testimoniare di Cristo in mezzo ad un mondo di peccato, per mezzo della sua fede e della sua obbedienza. Essa deve testimoniare di essere la proprietà esclusiva di Cristo, e di trarre vita dalla consolazione che soltanto Egli largisce, ubbidendo ai Suoi ordini, in attesa della Sua apparizione (Efesi IV, 15, 16). (La Chiesa cristiana non è soggetta agli ondeggiamenti di forme del pensiero o filosofico o religioso meramente umano).

I diversi ministerii della chiesa sono dati da Dio non come un titolo ad un uomo per esercitare autorità sopra altri, ma semplicemente per il servizio della comunità intiera (Matteo XX, 25, 26). (La Chiesa non autorizzerà né accetterà alcun conduttore stabilito da un’autorità umana).

Le Sacre Scritture ci informano che lo Stato è stabilito da Dio col compito di promuovere la legge e la pace per mezzo dell’esercizio dell’autorità. La Chiesa riconosce a Dio con gratitudine e riverenza il beneficio di questo Suo ordine. Però, riconoscendolo, la Chiesa è obbligata a ricordare agli uomini il Regno di Dio, i Comandamenti e la giustizia di Dio e, conseguentemente, la responsabilità imposta a quelli che governano e a quelli che sono governati. (Non è secondo la Parola di Dio che lo Stato si ingerisca nella direzione della Chiesa né che la Chiesa si intrometta negli affari dello Stato, Matteo XXII, 21).

Il compito della Chiesa consiste nel predicare Cristo e nel portare la Sua Parola a tutti i popoli, annunziando il messaggio della misericordia di Dio (Matteo XXVIII, 20; 2 Tim. II, 9). (Noi riproviamo l’eresia che la Chiesa, in vista della glorificazione umana, sottometta la Parola e l’Opera del Signore alla disposizione di arbitrari voleri, scopi o piani).

ADUNANZE PRIVATE

da IL CRISTIANO

n. 4/aprile 1937; pagg. 2 e 3

Dal periodico «La Luce» che si pubblica in Roma riproduciamo da un articolo intitolato «Una questione spinosa», alcuni brani riferentisi specialmente alle ADUNANZE PRIVATE, soggetto che interessa molti credenti.

I


n queste ultime settimane i lettori delle «Cronache giudiziarie» nei nostri quotidiani sono stati certamente colpiti dal numero insolito di processi in cui si sono trattate questioni concernenti le Chiese evangeliche. Questo susseguirsi di processi non può che stupire chiunque ricordi quanto raramente nel passato gli evangelici varcassero la soglia di Tribunali e Preture e facessero parlare di sé nelle aule giudiziarie.

Ma i processi a cui particolarmente ci riferiamo oggi sono quelli in cui figuravano quali imputati degli evangelici sotto l’accusa di aver contravvenuto alla Legge di P. S. col presiedere dei culti in case private, senza l’autorizzazione dell’Autorità stessa di P. S.

Non entriamo nei particolari di questi processi che fan seguito a parecchi altri dello stesso genere, celebratisi in parecchie località durante questi ultimi anni; li menzioniamo soltanto perché ci pare che essi dimostrino come la questione dei «Culti privati» costituisca uno dei punti di più difficile applicazione della Legge dei Culti ammessi; essa è al tempo stesso una continua ragione di turbamento per gli evangelici d’Italia, una vera questione spinosa ed angosciosa.

Noi sappiamo esattamente quello che è un culto privato: il culto che viene celebrato, laddove non esista un locale di culto evangelico, in una casa privata ed al quale partecipino soltanto quelle persone che il padron di casa ha invitate o a voce o per iscritto; ma sembra che la questione non sia altrettanto chiara per molti rappresentanti della Legge ed ogni tanto succedono delle penose contestazioni con conseguenti processi in cui si vedono condotte sul banco degli imputati delle persone rispettabilissime e talvolta anche dei Ministri di culto riconosciuti dallo Stato.

La Corte di Cassazione, in una delle cause a cui alludiamo, ha chiaramente confermato che le riunioni per cui occorre, a tenore dell’art. 25 della Legge di P. S., il preavviso alle Autorità sono unicamente le riunioni «pubbliche» e non quelle private le quali non sono prese in considerazione dalla Legge in quanto presentano insufficiente interesse nei riguardi di quell’ordine pubblico che la Legge si propone di tutelare.

Rimane però sempre la questione: che cosa si intende per «riunione privata»? e ci sembra inammissibile che la risoluzione di quella questione sia lasciata caso per caso ai singoli Ufficiali di P. S. senza che vi siano al riguardo delle norme precise e complete. È necessario che queste norme siano emanate e ci sembrerebbe molto naturale che nel formularle si ricercasse anche il parere di quelli che sono i primi interessati e molto competenti in materia, cioè gli acattolici.

Quelle norme verranno, ne siamo convinti, e si ispireranno al più assoluto rispetto delle convinzioni religiose di ogni cittadino.

Uomini che pregano e studiano assieme le S. Scritture, lungi dal rappresentare un pericolo ed una causa di debolezza per una Nazione, ne costituiscono, malgrado ogni diversità di riti, quel capitale spirituale da cui sgorga il rispetto dell’Autorità e la volonterosa collaborazione sociale. Venga dunque e presto l’attesa definizione di queste «riunioni private».

D. B.

TUTTE LE COSE COOPERANO AL BENE…

da IL CRISTIANO

n. 8/agosto 1941; pagg. 61 e 62

Gli avvenimenti che stiamo per narrare ebbero luogo nella «mistica e verde Umbria».

Circa 10 anni fa, Adolfo M. lasciava per ragioni di lavoro il paese natio e la famiglia per recarsi in un’altra regione, dove faceva la conoscenza di alcuni cristiani, i quali gli parlarono della loro fede nel Signore, del Vangelo e del messaggio di salvezza in esso contenuto. Il suo cuore, ansioso di verità, non restò insensibile agli accenti dell’amore di Dio, accettò il Suo invito amoroso e si convertì a Lui. Dopo qualche tempo è costretto a far ritorno al proprio paese e porta con sé, nel cuore, la fede e il desiderio di far qualcosa per il Signore, che lo ha redento traendolo dalla morte alla vita. Fra altre persone parla con insistenza a sua sorella Giulia, sposata a Luciano C. Le regala un Nuovo Testamento, ma essa non vuole ascoltare. Il fratello la esorta a leggere la Parola del Signore, ma essa si schermisce dicendo che non riesce a capirci nulla. Nel frattempo Adolfo si ammala. Dei credenti mi scrivono dalla Francia di visitarlo e in questo modo faccio la sua conoscenza all’Ospedale di P. dove è ricoverato. In quella città abita anche il fratello Giovanni che mi accompagna nella mia visita. Vi ritorno altre volte e in una di queste si fa conoscenza della sorella Giulia.

La conversazione, come sempre, verte su cose spirituali. Giulia dimostra ora grande interesse per le cose di Dio. Ora trova molto diletto nella lettura della Sua Parola e la legge continuamente in casa e nei campi. Il suo cuore e la sua anima trovano il cibo che ristora e l’acqua che disseta. Vorrebbe avere qualche radunanza a casa sua e non appena il fratello, completamente guarito, esce dall’ospedale, siamo da essa invitati. E fu così che circa un anno fa, accompagnato dal caro fratello Giovanni R., da sua moglie e dalla figlia maggiore siamo in viaggio alla volta di P. per recarci a trovare quest’anima assetata di verità e di giustizia. Scendiamo ad una piccola stazione e dopo un’ora e mezza di cammino, ci troviamo in una specie di conca, nella quale si adagia una rustica casa colonica. Vi troviamo una numerosa famiglia composta di 18 persone. Abbiamo una radunanza indimenticabile; una giornata spesa interamente per le cose di Dio. Le preghiere, i cantici e le meditazioni toccano i cuori e specialmente quello di Giulia. Ci separiamo con commozione ed anche con nostalgia, ma felici dei preziosi momenti passati insieme nella presenza del Signore.

È passato quasi un anno. Il fratello Giovanni R. mi scrive che la nostra sorella è gravemente ammalata e che è stata, d’urgenza, ricoverata all’ospedale di P. Appena possibile mi reco a trovarla. La trovo in condizioni gravissime. Infatti è stata colpita da un violento attacco di paralisi… La scienza medica non può far nulla. Tutti i suoi organi sono completamente paralizzati. Essa non può più parlare; tuttavia i suoi sguardi sono tranquilli, sereni e rivelano la sua profonda pace interiore e la sua incrollabile fede nel Signore. I parenti, i vicini, i conoscenti attribuiscono la terribile malattia al suo «cambiamento di religione». Ormai non vi è più speranza; è considerata perduta e viene relegata nella camera dei moribondi.

Essa è felice di andare col Signore, perché sa che è cosa di gran lunga migliore; ma nel suo cuore vi è un grande immenso desiderio: vedere tutta la sua famiglia convertita al Signore. Non può parlare per esprimere il suo desiderio, ma prega mentalmente, perché malgrado la paralisi della lingua e di tutti gli altri organi, conserva una perfetta lucidità di mente. Aveva già iniziato un’opera di testimonianza, parlando agli altri di tutto il bene che aveva ricevuto dal Signore. Erano nate le prime lotte e le prime persecuzioni, le quali ad altro non servivano che a ingigantire la sua fede ed il suo fervore per la testimonianza. Ed ora tutto sarebbe finito? No. Il Signore ha sostenuto potentemente la nostra cara sorella, talché dopo 6 mesi di grave malattia, seguita da diverse complicazioni che hanno richiesto l’intervento del chirurgo, è stata finalmente dichiarata fuori pericolo.

I medici affermano essere questo il secondo caso di guarigione avvenuto nel mondo intero.

Le nostre preghiere hanno avuto il loro esaudimento.

L’ho rivista l’altro giorno. Ci siamo intrattenuti per ben due ore intorno alle cose del cielo. Quale gioia ho provato nel mio cuore, nel vedere questa cara sorella felice, contenta e riconoscente al Signore per tutti i beni da Lui ricevuti! Vi era anche la figlia maggiore, che conta appena 14 anni ma che già ha cominciato a soffrire per la sua fede. Questa ragazza dice di essere convertita e ne dà anche le prove. Tempo fa si trovava sola in casa con la sorella più piccola. È il giorno della ricorrenza del santo protettore del paese. Le zie insistono fino a fare violenza, affinché la nipote e la piccola sorella vadano in “chiesa” e poi alla processione. Essa non cede; decide invece di andare con la sorellina dallo zio Adolfo, che dista circa 5 km da casa loro. Il cuore della mamma è commosso ed anche il mio. Il marito, piuttosto indifferente alle cose spirituali, in seguito alle prove ed alle benedizioni che Iddio ha mandato, è toccato dall’amore di Dio ed il suo cuore si è aperto alla dolce influenza del Vangelo. Mentre la cara Giulia mi riferiva tutto questo, versava lacrime di gioia e di riconoscenza. Ci salutammo con la speranza di rivederci presto in casa sua, dove, insieme alla figlia ed al marito, vuole rendere pubblica testimonianza della sua fede col battesimo.

Ho riferito questa commovente storia per porre, ancora una volta, in evidenza ciò che Iddio opera per la salvezza dei peccatori, per la gloria del Suo Nome ed anche per incoraggiare i credenti a confidare sempre e in ogni tempo nell’Eterno.

Quando i fondamenti son ruinati,

che ha fatto il giusto?

(Salmo XI, 3)

da IL CRISTIANO

n. 3/marzo 1932; pag. 27

A. B.

(A. B. è Abele Biginelli. Anche tutte le altre iniziali puntate sono presenti nel testo originale)

Parole di fede vissuta

da IL CRISTIANO

n. 1-2/gennaio-febbraio 1945; pag. 3

Ad edificazione dei nostri lettori pubblichiamo alcuni brani di lettere che attestano il trionfo della fede nelle circostanze più severe della vita.

Ecco di che si tratta: una nostra cara sorella in fede, il cui marito è in Germania, risiede a Bologna coi suoi tre piccoli bambini ed i genitori.

Da quella città, in mezzo alla bufera che la travaglia, ecco quanto ci scrive:

BOLOGNA: settembre.

«Siamo riconoscenti al Signore ché la Sua bontà non vien mai meno e sempre ci è vicino in questi momenti tristi e pericolosi in cui si vive.

tuona il cannone, l’aria ne rimbomba, si odono i sibili, non sembra più di essere nella nostra pacifica Bologna. Eppure si fa l’abitudine anche a queste cose e si può cacciare la tristezza che invade l’anima e attendere gli avvenimenti con serenità. Si spera sempre per il meglio, ma sarà come il Signore vorrà e noi credenti ci mettiamo sulla Roccia salda perché così non si vacilla in questo pantano in cui si dibatte il mondo.

Abbiamo parlato del Signore ad un giovane di sedici anni e dato l’Evangelo; sembra così felice di possedere la Parola di Dio! Dice che gli sembra che prima aveva una nebbia davanti agli occhi e che ora si diradi; speriamo che fra poco veda chiaro quale sia la verità e dia il suo cuore al Signore. Quante tenebre su questa povera umanità e come stentano a trovare la via chiara; in questi tempi poi si trovano ancora più disorientati.

Il Signore nella Sua infinita bontà è con noi e ci protegge, quando la carne freme ché sente il pericolo sul capo allora con fede chiediamo al Signore la Sua protezione. Egli è al nostro fianco e così si trema meno. Non si dovrebbe tremare per nulla poiché vicino a Lui la bufera tace, ma la carne è debole e quando si sentono certe cose o i tremendi scoppi di bombe, ci si sente stringere il cuore e venir freddo. Ma il Signore conosce la nostra debolezza e avrà misericordia di noi, si vorrebbe essere forti del tutto in Lui, ma talvolta non si riesce. Io chiedo questo al Signore e del coraggio per affrontare la presente situazione.

Ottobre: tutti invidiano la nostra calma ed ogni volta si meravigliano che possiamo stare in casa. Io dico loro: Io ho chiesto al Signore la calma, il coraggio: è Lui che me li dà, poiché da sola le mie forze valgono ben poco e se chiedo a Lui protezione so che me la concede ed allora sono tranquilla. Essi dicono: Noi chiediamo, preghiamo, ma abbiamo paura lo stesso. Povero mondo! Non si può far loro comprendere la nostra pace. Si spiega, si parla, ma non ci comprendono. Quale grazia abbiamo noi!

Ci stringiamo intorno al Signore e invochiamo il Suo aiuto potente e Lui disporrà tutto per il meglio. Se ci vuol prendere o lasciare sia fatta la Sua volontà; siamo Suoi e quello che fa è ben fatto, è sempre per il nostro bene.

È una vera grazia per noi avere la pace che solo il Signore può dare. Quale dono ci ha fatto il Signore! Ci ha salvati dall’ira avvenire e tutto ci ha dato con Lui. Mentre vi scrivo i bambini dormono tranquilli. Loro non hanno paura, ci vedono in pace e così, quando spara la contraerea, al primo colpo si buttano per terra: dicono che è lo spostamento d’aria e fanno finta di aver paura.

Noi qui tutti benissimo e pensiamo sempre tanto a voi, ma la fiducia che si ha nelle promesse del nostro Salvatore in questi tempi sono così preziose e ci danno tanta quiete che il mondo ne è stupito. Pensiamo a voi tutti, all’emozione che provate ad ogni bombardamento, ma d’altra parte sappiamo che avete un Rifugio così grande sotto al Signore che pure noi si sta meno in pena…

NOTIZIE DELL’OPERA DEL SIGNORE

da IL CRISTIANO

n. 9-10/settembre-ottobre 1945; pagg. 30-31

VOGHERA – Questa piccola città lombarda ebbe ultimamente il privilegio di avere ospiti per un mese e più molti soldati Brasiliani della V Armata.

A dir il vero non si conosceva che ben poco il Brasile, meno ancora il soldato brasiliano, ma quando si venne a contatto con essi, alcuni neri, altri mulatti, ci sentimmo addirittura attratti da loro. Di animo cortese e generosi non ebbero grande difficoltà per attirarsi la simpatia di tutti. Con quale piacere ricordiamo questi giorni di sosta a Voghera e tutto il bene che abbiamo ricevuto nel conoscerli!

Un motivo di gioia è stato per noi di fare la conoscenza dei soldati brasiliani evangelici che abbiamo avuto fra noi, e con i quali abbiamo avuto la più intima comunione fraterna. Ricorderemo sempre quella certa sera di maggio in cui un militare venne a suonare alla nostra porta: era il sergente Onesimo Andrade Costa che cercava la Chiesa Evangelica… Entrò e subito si vide in lui il Natanaele del Signore Gesù. Caro amico ed anche compagno di viaggio del sottoscritto, noi abbiamo un grazioso ricordo di te. Il giorno dopo era il turno del Sergente Eugenio Cleto da Silva. Giovane pieno di fede e di amore per tutti egli ci ha sovente rallegrati ed edificati col suo messaggio vivente e fedele, sia nelle nostre radunanze che nelle sue visite private.

Venne in seguito il giovane Josias Navarro Junior, anche lui anima buona che aveva a cuore l’Opera del Signore e che sempre ci fu di conforto. E poi altri soldati accampati in questi dintorni. Il caporale Gerardo Leyle da Amparo del quale abbiamo sì buon ricordo per le sue visite e per il suo interessamento per le cose di Dio. Venne da noi il soldato Joao Lias che mai e mai mancava sebbene lontano alle radunanze portando sempre altri compagni. Il sergente Alippio, il sergente Neander da Camposkerr e molti altri che frequentavano i nostri culti come i culti della vicina Guazzora ove quei fratelli ebbero a rendere così buona testimonianza di questi cari credenti portando un vero raggio di sole per la lor fede e il loro zelo per il Signore. Giunse a noi dopo Jouvenal Ernesto da Silva, cappellano militare, dell’Istituto Grandbery Juiz da Fora Minas (una scuola biblica metodista che esiste tuttora, N.d.R.). Cara e brava persona, vero soldato di Cristo, ci chiese di aver l’uso della nostra sala per le sue radunanze, lieti tutti di acconsentire a tale desiderio.

La domenica seguente sopra un camion carico di soldati scendeva con la sua pesante valigia con Evangeli, libri di inni, il servitor di Dio per celebrare il culto al Signore.

Fu una giornata benedetta veramente.

Cosa dire poi delle serate passate insieme a questi cari giovani sempre interessanti, gustando così quelle ore sante che il mondo non sa. Ricordiamo i lor cantici, le lor preghiere, le loro generose offerte per il Signore. Ricordiamo con quale affetto venivano a noi regolarmente per la preghiera, per lo studio della Parola di Dio, per essere un poco in famiglia e parlarci della loro attività cristiana nella lor Patria, dell’opera del Signore in quella grande Contrada.

Quando venne l’ora della partenza tutti erano commossi perché sentivamo di perdere nei soldati brasiliani dei veri amici, avendo essi pensato a tutti: ai poveri, ai bisognosi, ai bisogni dell’opera di Dio.

La Chiesa di Voghera ricorderà quei cari credenti e la special Radunanza di addio, sia per le eccellenti parole del servitor del Signore, sia per il messaggio del caro Sergente Cleto così buono per tutti noi.

Il loro esempio di fede e di fedeltà a Dio resta per noi in benedizione.

Da queste colonne mandiamo a tutti il nostro amore in Cristo, la nostra sincera gratitudine e l’augurio di poter realizzare pienamente Efesi III, 14-21.

Daniele Bianco