Cinque “C”

997

Nel mese di ottobre in tante comunità locali riprendono le attività rivolte in modo specifico ai bambini e ai ragazzi ed indicate da alcuni con il nome antico di “Scuola Domenicale”, da altri con quello più recente di “Ora Felice”. Ma, qualunque sia il nome dato a queste attività, l’importante è che i nostri figli abbiano, dai loro genitori in primo luogo, e dagli anziani di chiesa quelle attenzioni e quelle cure che essi devono ricevere, per essere accompagnati ai piedi di Gesù. È bene ricordare, in questo contesto, che il grande mandato di Gesù a diffondere il messaggio dell’Evangelo fino alle estremità della terra era fondamentalmente un mandato didattico: “fate miei discepoli tutti i popoli” (Mt 28:19). La parola “discepoli”, come sappiamo, deriva dal latino discere (imparare); i discepoli sono quindi coloro che imparano ascoltando un insegnamento. Come simpaticamente dicono a Napoli, “nessuno nasce imparato”. Guardiamoci quindi dalla tentazione di pensare che i nostri figli acquisiranno da soli le conoscenze di cui hanno bisogno, con gli strumenti (tanti, troppi!) che il mondo mette oggi a loro disposizione. Sempre Gesù ci ricorda che dobbiamo essere suoi testimoni cominciando da “Gerusalemme” (At 1:8), cioè dall’ambiente a noi più vicino, quindi dalla nostra famiglia e dalla nostra chiesa locale. Come potremmo infatti preoccuparci di “tutti i popoli” se non ci siamo prima preoccupati di manifestare il nostro amore a coloro che ci sono più vicini, che vivono nella nostra stessa casa? È davvero importante, essenziale per il futuro della vita dei nostri figli e, di riflesso, per il futuro del cammino delle nostre famiglie e delle nostre chiese che impariamo quotidianamente a considerare i nostri figli come dei discepoli, che hanno bisogno di imparare e che, per imparare, hanno bisogno dei nostri insegnamenti e del nostro esempio.

Mentre i genitori non si possono scegliere, i responsabili delle attività rivolte nella chiesa locale ai bambini (insegnanti, monitori o monitrici: chiamiamoli come vogliamo) si possono e si devono scegliere sulla base del riconoscimento dei doni da parte degli anziani e di tutta la chiesa. Come possono dei genitori e degli anziani di chiesa affidare i loro bambini a persone che si sono improvvisate insegnanti? Un tempo si organizzavano con regolare frequenza degli incontri nazionali o regionali rivolti in modo specifico alla formazione degli insegnanti di Scuola Domenicale, ritenendo il loro servizio essenziale per il cammino e per il futuro di ogni chiesa. Quale è – mi chiedo – l’importanza che oggi viene data in ogni chiesa locale all’insegnamento rivolto ai bambini e ai ragazzi e quale è, di conseguenza, la cura con cui vengono scelte le persone alle quali affidare quest’insegnamento?

Chi assume l’impegno di insegnare ai bambini e ai ragazzi nella chiesa deve, in primo luogo, vivere un quotidiano rapporto di comunione con Dio, attraverso la preghiera e attraverso la Parola (non è possibile infatti trasmettere quello che non si è personalmente ricevuto); in secondo luogo deve sentire una precisa chiamata interiore, da parte del Signore, e esteriore, da parte della chiesa locale, a svolgere questo servizio; in terzo luogo deve essere pienamente convinta di quello che fa, di come lo fa, del perché lo fa; in quarto luogo deve essere una persona consacrata al Signore che ha già manifestato nella chiesa locale una perseverante disponibilità al servizio manifestando il desiderio concreto di essere guidata nella propria vita dallo Spirito Santo; infine deve essere un persona aperta sul piano relazionale per vivere una necessaria e proficua collaborazione con i genitori dei bambini, con gli eventuali altri insegnanti, con gli anziani e con tutta la chiesa. Comunione, Chiamata, Convinzione, Consacrazione, Collaborazione: cinque “C” da ricordare e da vivere.