POPULISMO contro “RALLEGRATEVI ED ESULTATE!”

Ormai stanno prendendo sempre più campo quei movimenti pseudopolitici che cercano il consenso popolare facendo leva su diffusi sentimenti di insoddisfazione e di rabbia e ricorrendo, nei confronti dei propri avversari, ad atteggiamenti violenti espressi soprattutto nel linguaggio e non solo. Come discepoli di Cristo dobbiamo lasciarci condizionare da questo populismo volgare e rabbioso? Come possiamo testimoniare la nostra gioia e la nostra esultanza in Cristo se anche noi ci lamentiamo?

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Gioia nel possedere e nell’apparire?!?

Quale spirito sta orientando la tua vita?

E se anche il cristiano si arrende allo spirito di lamentela, perché il mondo dovrebbe seguirci? Cosa abbiamo di diverso da offrire?

Nel nostro paese Italia e nel sistema ‘Mondo’ vi sono molte cose che non vanno bene o che potrebbero andare meglio. Tuttavia in Italia, come in pochi altri Paesi del pianeta Terra, sono davvero molti i privilegi di cui la popolazione può ancora abbondantemente godere.

Molte le eccellenze, anche nella quotidianità, presenti nel nostro Paese: in campo culturale, sanitario, culinario, agricolo, industriale, artistico, naturalistico ecc.

Davvero ogni cittadino può trovare molti motivi per ringraziare il ‘cielo’ per il luogo in cui si trova.

Tuttavia nella prigione che ci siamo costruiti, nell’insoddisfazione che abbiamo coltivato, ecco che non solo pretendiamo sempre di più ma, forse commettendo l’errore più grave, diamo per scontato e dovuto tutto quello che possediamo e di cui usufruiamo. Consideriamo così il nostro modo di vivere un diritto acquisito per il quale, semplicemente, non siamo più grati e siamo sempre pronti a lamentarci quando alcune di queste cose vengono a mancare.

Perché siamo giunti a questo punto? Cioè perché siamo giunti a vedere tutto nero e ad essere profondamente insoddisfatti fino ad incolpare sempre tutto e tutti del nostro malessere?

Ovviamente le implicazioni sono molte.

Rispetto a qualche decina di anni fa, dove sembrava inarrestabile l’aumento del consumo e ovviamente anche della produzione industriale, eravamo, purtroppo, facilmente veicolati e coccolati dal capitalismo con la possibilità e la promessa di avere di più, di possedere ancora, beni e servizi, illudendoci che quella era la gioia.

La gioia – così ci è stato insegnato sapientemente da bravi pubblicitari, politici, economisti, agenti finanziari… – era semplicemente avere, possedere. Più case, più automobili, più dispositivi elettronici, più vacanze, più investimenti…

Contemporaneamente, ma più spiccatamente in seguito, ci si è concentrati sull’apparire.

A chi non piace piacere? E quindi un’ulteriore ondata di ‘necessità’ da soddisfare. Aiutati nell’esplosione dei social, oggi il “like” vale più di una preghiera silenziosa, più di un “ti voglio bene” scritto in una lettera.

Il selfie conta di più della reale vita emozionale che si sta vivendo (si vorrebbe ostentare una gioia che si desidera ma che non si possiede).

Non lascia perplessi, quindi, un recente articolo su un famoso quotidiano romano nel quale si evidenziava come i ragazzi si sentono ‘più liberi’ tuttavia più infelici.

Ora che la crisi economica decennale sta lasciando tracce indelebili nelle nostre illuse generazioni esce fuori ancor di più cosa c’è nel cuore dell’uomo. Adesso che, nonostante i labili segnali di ripresa economica (ancora ingannati che questo sia il bene per l’umanità a dispetto dell’erosione che abbiamo fatto del Pianeta), il futuro non è più roseo come era possibile ipotizzare e disegnare negli anni ’80-’90 e l’insoddisfazione dell’Uomo dilaga.

Come colmare il malessere e il senso di vuoto?

Mentre fino a pochi anni fa questo “vuoto” si cercava di riempirlo con ancora più beni, emozioni, servizi, aspirazioni oggi che, molte di quelle mète sono state raggiunte, possedute e, poi, cestinate nell’immenso cumulo di spazzatura che produciamo, resta il vuoto, l’insoddisfazione.



Ecco che, con sapienza diabolica già conosciuta in passato dall’Uomo (dalla storia l’unica lezione che sembra impariamo è questa: non impariamo mai dalla storia) oggi si riscopre un vecchio nuovo modo che vorrebbe soddisfare quel ‘vuoto’.

Cavalcando questo senso di insoddisfazione il ‘sistema’ ora manovra non solo per vendere, offrire servizi ‘gioiosi’, ma, nell’amplificare il senso di insoddisfazioni con tecniche comunicative arroganti offensive e brutalizzanti, “veicola” masse per acquisire potere e consenso.

Non si presentano reali alternative per risolvere questioni pur contingenti, il lavoro principale, per taluni movimenti ‘populisti’ è esclusivamente l’abbattimento del ‘nemico’: qualsiasi cosa egli faccia è sbagliato. Questo prende piede nei cuori perché nell’individuare alcune problematiche della nostra società, effettivamente presenti, esse vengono, di fatto, idealizzate come il motivo del malessere che si vive.

È vero: abbiamo allontanato Dio dalle nostre vite. Ecco il senso di vuoto, infinitamente incolmabile, che si ripresenta, amplificato, subito dopo aver goduto senza di lui.

Smettiamo, così, di ringraziare e di rallegrarci per i frutti innumerevoli che ancora godiamo per il “benessere” che ci è stato concesso, meritato che sia stato oppure no.

Fatti, seppur terribili ma isolati, sono sapientemente manovrati per amplificare questo senso di malessere verso tutto e tutti, tranne che per colui che fomenta questo odio per avere… potere.

È una tecnica antica: Satana riuscì, con inganno, a far crescere questa insoddisfazione dentro Eva ed Adamo, nonostante avessero tutto… O quasi tutto…

È lo stesso spirito che adesso sta riprendendo piede, incendiando cuori e anime verso l’insoddisfazione e l’ingratitudine.

Cose che non funzionano ci sono, ma esse vengono presentate come la sola realtà, facendo dimenticare il resto. A tale tecnica vengono, quindi, aggiunge bugie o mezze verità, bugie appunto.

La Chiesa non è immune a questo processo. Il discepolo di Cristo che vive nel mondo corre lo stesso pericolo di ogni altro uomo e donna quando il suo sguardo, come lo fu per Eva, è distolto dalle promesse di Dio e anche dai suoi comandamenti.



Quando non agiamo o non pensiamo come farebbe Gesù in talune occasioni, ecco che siamo fragili davanti ai diabolici trabocchetti.

La medicina è nella Bibbia.

Se non abbiamo scoperto Gesù siamo destinati ad una mèta la cui amarezza già assaporiamo in questa vita. 


Se invece, come abbiamo già fatto in molti, abbiamo scoperto la meravigliosa Grazia di Dio, allora dobbiamo essere “abbondanti nel ringraziamento” (Cl 2:7)

Gesù disse:

Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”

(Lu 10:20)

Se solo riuscissimo ad afferrare la grazia di Dio, ed afferrarne anche solo una minima parte, ci inginocchieremmo e piangeremmo affranti; poi ci alzeremmo e cominceremmo a danzare, a sorridere, a urlare e a ridere, guardandoci l’un l’altro e dicendo: “Incredibile! Siamo perdonati! Vivremo per sempre in Cielo!”.
Cos’altro potremmo fare se non esprimere tutta la nostra gioia e la nostra esultanza?

Per essere discepoli di Cristo

Non si tratta di nascondere la testa sotto la sabbia davanti alle problematiche, ma di affrontarle con la prospettiva che ci viene da Gesù.

Alcuni esempi che un discepolo di Gesù Cristo può applicare nella propria vita lì dove il Signore lo ha posto per essere luce invece che confondersi con le tenebre:

F Benedire invece di maledire, cioè non dire “male di nessuno” (Tt 3:2).

F Intercedere con preghiere e suppliche anche per chi ci governa (1Ti 2:2).

F Porre attenzione sulle cose che durano per sempre per meglio focalizzare quelle che sono per un tempo, gioiose o tristi che siano (1P 1:6; Gm 4:14; 2Co 4:17-18).

Come per molte scelte a cui siamo chiamati quotidianamente, se siamo seguaci di Cristo, c’è anche questa.

Saremo luce o ci confonderemo con il buio?

Le spinte che riceviamo dall’esterno sono forti, sapientemente orchestrate e muovono la nostra carnalità in maniera sottilmente brutale e senza sosta. Come il nudo solletica certi appetiti, allo stesso modo il soffiare fuoco dell’insoddisfazione ne solletica altri altrettanto ancestralmente radicati nei nostri cuori. Torniamo ad essere bestie in balìa del macellaio.

Quale pastore vogliamo alla guida della
nostra vita: il mercenario o il buon Pastore?
(Gv 10).

In definitiva, quindi, per rispondere alla domanda iniziale, appare inconciliabile con la propria fede la scelta di un cristiano di seguire Gesù ed anche, nello stesso tempo, lo spirito che monta in questi ultimi anni che, invece, fomenta l’insoddisfazione e la rabbia con principi palesemente anticristiani.

Ravvediamoci, torniamo indietro. Torniamo al Signore!

E se proprio abbiamo il cuore pieno di rabbia, di delusione e di rammarico?

Il Signore ci ha confezionato una splendida collezione di vestiti adatti per ogni occasione, vedi ad esempio quelli offertici attraverso il libro dei Salmi (su tutti: quelli indicati nel Salmo 73).

Andiamo alla Bibbia per scegliere l’abito adatto al nostro essere discepoli di Cristo e non alla boutique del demonio!