Solo Cristo

Cosa vuol dire credere e vivere il primato di Gesù Cristo nella Chiesa e nel mondo? È Cristo il solo Signore, Salvatore e Mediatore? Cosa ha spinto i Riformatori a rifiutare altri intercessori? In che modo la signoria di Cristo viene vissuta nella nostra vita?

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Introduzione

Qual è stata la risposta della Riforma alla dottrina della chiesa che riguardava il purgatorio, le indulgenze, l’autorità del papa, la salvezza e il perdono dei peccati?

Solo Cristo”.

La Riforma può essere racchiusa in questo meraviglioso nome, perché la morte di Cristo sulla croce è l’unica fonte di perdono, di vita e di salvezza.

Lutero diceva che

La sola croce è la nostra teologia”.

(Commento alla lettera ai Galati), un altro modo per dire: “Solo Cristo”. Il principio di Solo Cristo è stato il cuore della Riforma e l’anello di congiunzione per capire gli altri principi.

Noi siamo salvati per “Sola grazia, ma questa grazia che riceviamo da Dio ci è donata per mezzo di Gesù Cristo: “Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Gv 1:17). Il peccatore riceve la grazia e benedizione da Dio solo per i meriti di Cristo, cioè la sua morte sulla croce al posto nostro.

Noi siamo salvati per “Sola fede, ma la nostra fede è solo in Cristo, infatti la certezza della salvezza si basa solo sul sacrificio Cristo: “Vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono” (Ro 3:22). La fede è la fiducia in Cristo e non nella nostra fedeltà. La salvezza non si ottiene semplicemente credendo (anche i demoni credono – Giac 2:19), ma ricevendo Gesù come Salvatore, come unica speranza di perdono. Noi esprimiamo la nostra fede attraverso le azioni e nel modo in cui viviamo (Ro 6:4).

Noi siamo salvati perché abbiamo ascoltato la “Sola Scrittura e non altre fonti se pur attendibili. La fede viene dall’ascolto, come ci ricorda Pao-
lo: “Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Ro 10:17). La Scrittura è affidabile perché è ispirata da Dio e perché ci parla di Cristo dall’inizio alla fine, perciò siamo sempre esortati a nutrirci di essa perché sentiamo che Gesù ci parla.

Quando parliamo di “Solo Cristo”, è importante comprendere il centro della disputa. La Riforma non ha rifiutato la dottrina della chiesa di Roma riguardo a Cristo. I concili di Nicea e di Calcedonia, indetti per affrontare la questione della persona e dell’identità di Cristo, non furono rifiutati dai Riformatori che credevano nella Trinità e nella natura umana e divina di Cristo.

Il problema, dunque, non era la persona di Cristo, ma l’opera di Cristo.

L’accusa che la Riforma ha fatto a Roma è che essa aveva costruito un sistema in cui la grazia di Cristo era mediata attraverso un elaborato sistema di sacerdoti, indulgenze e soprattutto di opere sacramentali.

Attraverso questo sistema sacramentale, la chiesa romana controllava la vita cristiana dalla nascita (battesimo) fino alla morte (estrema unzione) e anche oltre la morte (indulgenze e messe di suffragio).

Lutero e gli altri Riformatori si resero conto che questo elaborato sistema di controllo e di opere meritorie, oscurava la persona e l’opera di Cristo, così chiaramente insegnata nella Scrittura. Lutero, in particolare, sosteneva che il papato, attraverso questo sistema sacramentale, aveva usurpato il sacrificio di Cristo, accusandolo di essere se stesso dispensatore della grazia. Anche Zwingli nei 67 articoli (1523) contrasta esplicitamente la visione sacramentalista romana con il principio di “Solo Cristo”, nel suo 54° articolo dichiara:

Cristo ha portato tutto il nostro dolore e la sua fatica. Quindi, chi attribuisce alle opere di penitenza ciò che è solo Cristo, sbaglia e bestemmia Dio”.

Infine la Confessione di Westminster afferma che solo Cristo è oggetto della nostra fede:

Gli atti principali della fede salvifica hanno come fondamento solo Cristo per la giustificazione, la santificazione e la vita eterna, in virtù del patto di grazia” (14:2).

I Riformatori, dunque, e i loro eredi avevano le idee molto chiare e hanno inteso proclamare Gesù Cristo e lui crocifisso, in piena sintonia con l’apostolo Paolo (1Co 2:2), e hanno riconosciuto Cristo come il solo mezzo di salvezza per l’uomo e il messaggio centrale del Nuovo Testamento (At 4:12). Perciò i loro scritti riguardavano “Solo Cristo”, i loro sermoni erano centrati su “Solo Cristo”, il loro culto era “Solo Cristo”. Tutto questo era in netto contrasto con l’insegnamento della chiesa cattolica che metteva al centro l’opera dell’uomo. Se vogliamo vedere una nuova Riforma oggi, anche noi dobbiamo credere, insegnare e vivere il principio di “Solo Cristo”.

Solo Cristo: siamo salvati solo dall’opera di Cristo

Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me (Ga 2:20).

 

Il Libro degli Atti degli apostoli fa vedere chiaramente che la risurrezione manifesta ai primi testimoni che in Cristo si compie il progetto di amore di Dio nei confronti dell’umanità. Egli è l’evento di salvezza, colui che interpreta e manifesta tutta la misericordia di Dio verso gli esseri umani.

Solo Cristo”, dunque, vuol dire in primo luogo che Dio può essere compreso solo attraverso Cristo:

Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere (Gv 1:18).

 

Nessun frammento della Scrittura, nessuna parola di giudizio o di promessa, nessun intervento di Dio possono essere compresi nella prospettiva della salvezza, se non li si collegano alla vita, alla morte e alla risurrezione di Cristo.

Questi tre momenti di Cristo non possono essere separati, ma devono essere considerati nella loro fondamentale unità.

Tuttavia il Nuovo Testamento e soprattutto la predicazione di Paolo, concentrano l’evento della salvezza, in modo del tutto particolare, nella morte di Gesù:

Mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi (Ro 5:6).

La morte di Gesù, secondo i Riformatori, è per noi in duplice senso: “a nostro favore” e “al nostro posto”. Dunque i due modelli più importanti utilizzati per capire l’amore di Dio e il dono della salvezza in Gesù Cristo, sono quelli della sostituzione vicaria e del sacrificio espiatorio.

Nella sostituzione vicaria viene utilizzato un linguaggio di derivazione giuridica: la salvezza è possibile perché Gesù si carica delle conseguenze del peccato, liberandone in tale modo gli esseri umani. Ciò significa che Gesù si accusa di tutti i reati, prendendone il peso su di sé e permettendo agli imputati di essere scagionati. Un brano del Nuovo Testamento che presuppone questa logica è 2Corinzi 5:15 dove è scritto che Cristo

morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

Nel sacrificio espiatorio invece vengono utilizzate categorie liturgiche: la morte di Cristo è il sacrificio offerto per sanare la lacerazione tra Dio e l’uomo. Come gli antichi sacrifici avevano la funzione di propiziare la benevolenza di Dio, così quello di Cristo, dal significato unico, svolge tale funzione una volta per tutte:

Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio (Ro 6:10).

Ci sono anche altri modelli utilizzati dal Nuovo Testamento per spiegare la morte di Cristo, come la vittoria sulle potenze del male e come esempio di condotta ubbidiente. Ma la Riforma concentra il “Solo Cristo” principalmente sulla sostituzione vicaria e il sacrificio espiatorio a causa delle deviazioni della chiesa del medioevo riguardo alla giustizia retributiva di Dio. La questione era: “Che Dio è quello che ha bisogno di scatenare la propria ira contro il proprio Figlio per non scatenarla contro di noi? Non è forse un Dio iracondo più che un Dio benevolo? Non è forse un Dio vendicativo più che un Dio di amore?”. La chiesa delle origini e più tardi i Riformatori rispondono che Dio non è assetato di vendetta, ma in Gesù Cristo la salvezza è possibile senza che Dio eserciti alcuna vendetta nei nostri confronti. In questo sta la novità riformatrice, offuscata dalla chiesa di Roma, Dio non ha bisogno di ricambiare il nostro male con altro male, non ha bisogno di accanirsi contro gli esseri umani perché essi hanno peccato. Nella vicenda di Gesù Cristo, Dio si rivela come misericordioso perché annulla l’idea di una giustizia retributiva. Lo stesso accade descrivendo la morte di Gesù come sacrificio espiatorio che è avvenuto una volta per sempre. Si dichiara la fine di ogni atto sacrificale: Dio non chiede più il sangue di animali per riconciliarsi con l’uomo:

Per questo egli è mediatore di un nuovo patto. La sua morte è avvenuta per redimere dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, affinché i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa (Eb 9:15)

Tutto l’impianto cattolico della messa, della confessione e dell’assoluzione veniva smontato. In questo modo Lutero, dopo l’esperienza della torre, poté annunciare che sulla croce la giustizia di Dio si manifesta in modo definitivo e insuperabile, tale da non richiedere altro se non la fede.

Solo Cristo: siamo salvati solo dalla persona di Cristo

In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati (At 4:12).

La Scrittura afferma chiaramente che ogni creatura umana è dichiarata spiritualmente morta e se Dio non vivificasse il peccatore attraverso la rigenerazione, egli non avrebbe alcuna speranza. Ai cristiani di Efeso, Paolo scrive: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati” (Ef 2:1). Nonostante tutto la chiesa del medioevo ha negato queste verità, inserendo come ulteriore (e spesso alternativa) mediazione alcuni estranei che vengono fatti passare come particolarmente vicini a Gesù e in grado di smuoverlo, come se ce ne fosse bisogno. Questi estranei sono Maria e i “Santi”.

La dottrina sul Cristo mediatore fu applicata anche a Maria, così Cristo è l’unico mediatore perché è causa principale, indipendente, autosufficiente e necessaria, Maria invece è anche mediatrice come causa secondaria, dipendente, non autosufficiente ed ipoteticamente necessaria. Così la figura di Maria viene a tutti gli effetti divinizzata ad imitazione e sostituzione delle popolari figure delle dee madri del paganesimo.

Eppure la chiesa non ha fatto tesoro degli insegnamenti dei Padri della chiesa. Agostino da Ippona nel III sermone sul Salmo 34 scrive: “Maria morì a causa del peccato originale trasmesso da Adamo a tutti i suoi discendenti”. Eusebio, grande storico, afferma: “Nessuno è esente dal peccato originale, neppure la madre del redentore del mondo” (Orazioni 2, de Natività). Anche Anselmo si esprime in tal senso: “Sebbene il concepimento di Cristo sia immacolato, tuttavia la stessa vergine, dalla quale egli nacque, fu concepita nella ingiustizia e nacque con il peccato originale” (Opera 92). In ultimo anche Tommaso d’Aquino, non certo simpatizzante della Riforma, disse che: “La beata vergine Maria contrasse il peccato originale essendo stata concepita dalla unione dei suoi genitori” (Summa Theologiae, parte III).

Nonostante i richiami dei Padri, la chiesa cattolica ha continuato imperterrita nel suo cammino dogmatico, attribuendo a Maria ben 117 titoli onorifici, tra cui quelli di Mediatrice, Corredentrice, Avvocato, Nuova Eva, Perfetta fra le creature e senza peccato. Inoltre attraverso una sua apologetica, ha voluto dimostrare che tutto l’impianto della mariologia derivi dalla Bibbia. Ad esempio, l’episodio dell’annunciazione dimostrerebbe chiaramente che Maria è piena di grazia, mentre alle nozze di Cana essa è colei che avrebbe fatto compiere al Figlio il primo miracolo della sua vita pubblica, ed è perciò presentata come la mediatrice di tutte le grazie presso Gesù Cristo, oppure, nel giorno di Pentecoste: “Essa fu perciò il centro attorno a cui gli stessi apostoli e discepoli si riunirono per la discesa dello Spirito, e per questo è riconosciuta madre della Chiesa” (Litanie Lauretane).

La Riforma, in risposta alle eresie della chiesa, dimostrò che Maria non era piena di grazia ma favorita della grazia e fu un semplice strumento nelle mani di Dio perché il Figlio di Dio si incarnasse come uomo e realizzasse la redenzione. Maria non solo viene citata solo brevemente nei vangeli e una sola volta negli Atti degli apostoli, ma la sua presenza in alcune fasi del ministero di Gesù di fatto non la raccomandano, anzi mostrano la sua sostanziale incomprensione del ministero di Gesù e ben lontano dall’accreditarne il ruolo di collaboratrice.

Oltre a Maria anche i santi e le arti figurative furono uno dei campi di battaglia nello scontro tra la Riforma e la chiesa cattolica. La polemica inizia nel 1522 a Wittenberg, nel cuore della Riforma, dove si diffonde l’idea che le rappresentazioni dei santi ingoraggino il culto delle immagini e costituiscano un mezzo di controllo delle masse o una forma di idolatria. Anche Zwingli, di lì a poco, fu intransigente, nella seconda disputa dell’ottobre del 1523, rifiutò con fermezza qualsiasi uso di immagine sacra che inducesse il popolo a chiedere grazie inappropriate che mai saranno concesse, in quanto prodotti dell’uomo. La Riforma quindi scavò un solco sempre più profondo tra Cristo e Maria, tra parola e immagine, stabilendo il principio di “Solo Cristo”.

Prima c’è Cristo e solo dopo c’è la chiesa”. Questo fu il potente richiamo di Martin Lutero, solo Cristo è l’unico Salvatore e l’unico mediatore. Di fronte alla proliferazione degli insegnamenti della chiesa di Roma, egli vuole riportare al centro della fede “Solo Cristo”. Le implicazioni che ne scaturiscono sono molto importanti e minano tutta la teologia romana. Se Cristo è l’unico mediatore, allora la dottrina della salvezza è da riformare, anche le gerarchie sono da riformare, in quanto nessuno può sostituirsi alla sua opera e al suo insegnamento. La Chiesa allora deve rinunciare a difendere se stessa e la sua tradizione e farsi serva del vangelo, il quale annuncia l’unica e autentica verità di fede, cioè che Dio si è fatto uomo in Cristo “affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” (Gv 3:15). La convinzione di Lutero riguardava il fatto che la chiesa, come istituzione temporale, aveva più che altro consolidato, nel corso della sua storia, il valore delle tradizioni e dei suoi apparati a scapito di Cristo e della Parola di Cristo, l’unica e vera Parola, l’unico vero insegnamento.

La chiesa per rinnovarsi deve portare Cristo al centro della sua dottrina. Lutero, grazie al suo passato di frate agostiniano, ha capito che la chiesa nei secoli si era sostituita a Cristo, volendo diventare essa stessa oggetto di venerazione. Lutero però aveva preso di mira la chiesa nella sua versione medievale perché si era allontanata dalla chiesa delle origini e dalla Scrittura. Il rinnovamento era possibile solamente accettando il principio di “Solo Cristo” in quanto è l’unica persona che può porsi tra di Dio e l’uomo, ogni altro intermediario perde di significato. Risulta pertanto incoerente e contraddittorio l’intervento di papa Ratzinger, il quale, incontrando i rappresentanti del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania nell’ex convento degli agostiniani di Erfurt, ha affermato: “Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica. Ciò che promuove la causa di Cristo era per Lutero il criterio ermeneutico decisivo nell’interpretazione della sacra Scrittura”.

Conclusione

Per chi non vuole rapportarsi con Dio il problema non si pone. Chi invece cerca di rapportarsi con Dio, però, si accorge ben presto di non poterlo raggiungere né da solo né attraverso le innumerevoli mediazioni che il mercato delle religioni propone e che lasciano solo illusione e delusione. L’annuncio del vangelo proclama che vi è un solo Mediatore, autorizzato e pienamente qualificato per farci accedere a Dio: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1Ti 2:5). L’opera di Dio attraverso il Signore e Salvatore Gesù per la salvezza del suo popolo è completa e non ha bisogno di essere integrata da niente e da nessuno. Pretendere di potervi contribuire è una forma di arroganza tipica della mentalità dell’uomo decaduto che, negando la gravità e la radicalità del peccato, non si rende conto di chi sia Dio e di chi siamo noi. Così si può dire di Maria, e dei vari personaggi eccellenti di cui Dio si è servito per realizzare i suoi propositi. L’unico Mediatore, Avvocato ed Intercessore a noi disponibile ed efficace è il Signore e Salvatore Gesù Cristo, al quale possiamo e dobbiamo accostarci con piena fiducia, certi della sua disponibilità.

Gesù Cristo è del tutto sufficiente a mediare il nostro rapporto con Dio e pienamente disponibile verso chiunque si accosti a lui con fede:

Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori (Gv 6:37).

Avremmo forse bisogno di altri incoraggiamenti ad andare a Cristo, se non quelli che le Sacre Scritture già ci danno? Solo una concezione distorta di Cristo potrebbe tenerci lontani da lui tanto da aver bisogno di ulteriori “incoraggiamenti”.

Chi ripone in lui la sua fede e lo segue come proprio Signore e Salvatore trova in lui non solo chi gli apre la via che porta a Dio togliendovi di mezzo ogni ostacolo, ma chi lo precede presso Dio e accanto a Dio e costantemente intercede per lui sostenendo la sua causa. È quanto ci insegna la dottrina biblica dell’opera di intercessione che Cristo svolge in favore dei suoi. Per il cristiano questa è una dottrina veramente consolante. È già straordinario quello che Gesù ha compiuto per noi al Calvario nel passato, ma apprendere come egli continui ad operare presso Dio in nostro favore oggi è qualcosa che ci incoraggia nel nostro cammino di suoi discepoli. Il Signore Gesù, infatti, non ci ha abbandonati alle nostre risorse!

Mentre si celebra il 500° anniversario della Riforma, è facile farsi prendere nei vari personaggi, negli eventi storici, e nella letteratura del 16° secolo. La nostra sfida come cristiani è quella di mettere “Solo Cristo” al centro e nel cuore del nostro insegnamento, della vita e della pratica.