Saverio Longo: apostolo nel Gargano

Anche quando predicare il Vangelo è quasi un crimine e chi cerca di testimoniare pubblicamente del Signore e Salvatore viene perseguitato, il servitore del Signore non si lascia intimidire, non ha vergogna del Vangelo, anche se ciò comporta sofferenza e privazioni. Per la predicazione del Vangelo non cerca di evitarle, ma le sopporta, “sorretto dalla potenza di Dio” (2Ti 1:8).

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Lontano da casa, vicino al Signore

Saverio Longo nacque a Poggio Imperiale, un paesino garganico, il 2 maggio 1894. All’età di 21 anni partì per la prima guerra mondiale, durante la quale avvenne la conversione (1916) presso l’ospedale militare di Alessandria, per mezzo dell’opera di due operai del Signore: Reggio e Demaria.

Così scrissero i fratelli di San Severo (anno 1917) a Il Cristiano:

Un altro discepolo di Cristo, il fratello Saverio Longo, convertitosi in un ospedale di Alessandria, abita a Poggio Imperiale. Questo fratello ha molto lottato e sofferto per la Parola di Dio ed il Signore l’ha sostenuto dandogli la vittoria in ogni cosa. È stato compagno di milizia del nostro caro Mininno e, ferito come lui, è stato riformato. Testimoniava della grazia di Dio con fermezza ed efficacia…”.

(da Il Cristiano, giugno 1917)

La sua preparazione biblica avvenne durante la lunga degenza in ospedale, discepolato da Maurizio Demaria, che dopo pochi anni sarebbe diventato direttore de Il Cristiano. Per meglio studiare la Bibbia, riprese anche i propri studi generali, ottenendo persino qualche titolo. Fu battezzato a Pescara il 26 maggio 1918.

Tornato a casa come invalido di guerra, cominciò a testimoniare della sua fede nel Vangelo, ma fu costretto, in virtù del suo amore per Cristo, a lasciare la sua famiglia, perché cacciato di casa, e a rifugiarsi in un primo momento in casa della zia, in seguito si affittò una piccola abitazione. Tuttavia molti compaesani furono avvicinati dalla sua testimonianza verbale e dall’esempio di una vita da vero discepolo di Gesù: in breve tempo a Poggio Imperiale nacque un’assemblea molto attiva e con una discreta componente giovanile!

In una notizia alla redazione de Il Cristiano –già nel 1919 – egli scrisse:

“…Malgrado i giorni di prova assai dolorosi che attraversiamo, il nostro buon Padre celeste ci dà delle buone occasioni per rallegrarci grandemente di lui. Difatti la seconda domenica dello scorso febbraio fui grandemente consolato per l’ammissione alla mensa del Signore di quattro giovani convertiti (i fratelli Miceli Pietro, Braccia Luigi, Di Nunzio Vincenzo e Miceli Antonio), i quali richiesero di essere battezzati per testimoniare che essi sono morti al mondo e che vivono in Cristo…”

(da Il Cristiano, aprile 1919)

Non mancarono fratelli che lo sorressero in quest’opera. Infatti, intervenne a più riprese il missionario inglese in Italia Carlo Pinkham, che proveniva dalla Malesia ed era in Italia fin dal 1914 operando a Foggia e poi, dal 1921, a Corleto Perticara in Basilicata dove iniziò un’opera fiorente fino alla seconda guerra mondiale; andò col Signore nel 1944. Oltre a quello del Pinkham, Saverio Longo ricevette l’aiuto di Camillo Pace e di altri predicatori evangelisti itineranti fra le Assemblee.

I primi a rispondere con la conversione alla predicazione del fratello Longo a Poggio Imperiale furono, come già detto, Vincenzo Di Nunzio e Luigi Braccia. Quest’ultimo soffrì non poche persecuzioni. Anch’egli, come Longo, fu cacciato di casa per essere diventato un “protestante”. Saverio l’ospitò per lungo tempo in casa sua.

Da Poggio Imperiale a tutto il Gargano

Questo fedele operaio del Signore non limitò il servizio nella sua cittadina soltanto, ma alternò l’attività di impiegato in ferrovia con un’azione chirurgica di evangelizzazione nei paesi, borgate e villaggi della Capitanata e del Gargano. Delle volte a piedi, altre volte in bicicletta o per mezzo di passaggi su calessi o a cavallo raggiunse col messaggio dell’Evangelo i luoghi più impensabili – a quel tempo – del promontorio garganico, predicando di casa in casa e distribuendo opuscoli.

Da una relazione del fratello Alfredo Prencipe sullo sviluppo delle Assemblee in Italia, nella parte relativa all’opera nel promontorio garganico si legge:

Tutta la penisola del Gargano è un centro vivo dell’amore di Cristo. Vi sono qui anime piene di zelo ed è bello vedere come anche gli analfabeti ricordano a memoria inni e versetti: il Signore sa ricompensare. Le adunanze di questi luoghi, che pure sono considerati arretrati, hanno grande vantaggio rispetto a molte altre, sul terreno dello zelo e dell’amore. Il fratello Saverio Longo di Poggio Imperiale esercita un ministero benedetto in tutta questa vasta zona ed è aiutato da giovani pieni di fede e di entusiasmo”

(dalla relazione “L’opera del Signore in Italia”,

tenuta al 2° Campo di Poggio Ubertini, 1949)

Scrivendo alla redazione de Il Cristiano (anno 1919), circa l’opera a Monte Sant’Angelo, San Giovanni Rotondo, Lesina e San Marco egli scrisse:

“…possiamo dare le migliori notizie riguardo l’opera del Signore a Monte S. Angelo. Nella nostra recente visita il fratello Pace ed io siamo stati oltremodo consolati. Così il 27 e 28 giugno si tennero delle adunanze speciali, una dal fratello Principe Giuseppe e un’altra in casa di un calzolaio…”

(da Il Cristiano, agosto 1919)

“…Il 13 Luglio scorso ebbi l’occasione di testimoniare con la potenza dello Spirito la sua grazia verso i peccatori in Lesina, in casa di De Donato Lorenzo, e contemporaneamente distribuii dei Nuovi Testamenti e vari trattati. Dietro invito del fratello Pace mi recai a S. Giovanni Rotondo e a S. Marco in Lamis… San Giovanni Rotondo è una località che ormai possiamo considerare come nuovo campo della nostra attività nel Signore. Sono stato ben lieto di conoscere il caro fratello Battista Giuseppe, convertito a Pavia mentre era militare. In S. Marco in Lamis vi è anche un fratello che ha conosciuto il Signore a Pavia. Fu in casa sua che ci radunammo e quivi intervennero parecchie persone e molti studenti. Tutti sono rimasti edificati, così sono persuaso che anche lì il Signore manifesterà la sua potenza facendo sorgere un’adunanza di credenti”.

(da Il Cristiano, settembre 1919)

Tantissime volte, causa il maltempo, si trovò in situazioni in cui era impossibile fare rientro a casa, come ad esempio in una circostanza rimase per 15 giorni ospite della famiglia Martella a San Nicandro Garganico, in seguito ad una forte nevicata. Con quest’ultimo collaborò molto per la crescita della omonima chiesa locale. Infatti, il 13 Agosto 1922 le chiese di Poggio Imperiale, San Nicandro e Lesina organizzarono dei battesimi (i primi in località San Nazario): sei nuovi convertiti resero testimonianza e tra questi c’erano le rispettive mogli, Grazia La Torre in Martella e Teresa Melonacina in Longo.

Così la notizia a Il Cristiano:

Il 13 Agosto il Signore ha voluto darci benedizioni e grandi gioie. Difatti, altre sei anime hanno accettato il Signore Gesù quale loro Salvatore ed hanno reso testimonianza al mondo col battesimo. Molti fratelli, sorelle e conoscenti venuti da diverse località, si radunarono sotto gli alberi in prossimità del torrente S. Nazario, edificandoci con canti, preghiere e meditazioni riguardo al battesimo. Il fratello Pace espose con potenza e chiarezza di pensieri, per lo Spirito, qual è la responsabilità dei servitori del Signore nell’insegnare la sua volontà e qual è la responsabilità del credente di sottomettervisi (Fatti VIII, 26, 40). Anche il fratello Longo, Di Nunzio ed il sottoscritto ebbero parole edificanti. Seguì la santa Cena alla quale presero parte anche i neofiti: Martelli Giuseppe e Martelli Grazia, di S. Nicandro, Mastrolorito Antonio e Parigini Michele di qui, Menolacina Teresa di Poggio Imperiale e Russo Maria, di Apricena.

Dopo il ristoro dei corpi, furono presentati al Signore tre bambini, figli dei nuovi fratelli lesinesi.

Che il Signore voglia mettere il suggello del suo Santo Spirito e prendere il suo compiacimento in quelle giovani anime, affinché siano da lui guardate e conservate alla lode della sua gloria”

(da “Il Cristiano”, Ottobre 1922)

Una testimonianza sofferta, ma fedele fino alla fine

Saverio Longo soffrì tanto per la sua fede, specie in Poggio Imperiale dove la gente viveva di fanatismo religioso e dove, istigata dal clero, spesso si scagliava contro i “protestanti” con angherie, insulti, minacce e false accuse.

Agli inizi della sua testimonianza, dei giovani di una associazione religiosa e alcuni bigotti si presentavano regolarmente ogni sera davanti a casa sua con vari strumenti musicali facendo caciara e deridendolo.

Una domenica sera tornando da Lesina, dove aveva tenuto una riunione, si vide la strada sbarrata da un gruppo di persone con la chiara intenzione di fargli del male. Riuscì a sfuggire miracolosamente…

Illegalmente le autorità gli imposero il divieto di ospitalità ai fratelli evangelici di passaggio da Poggio Imperiale. L’obiettivo era chiaro: fargli perdere ogni contatto con il mondo evangelico esterno allo scopo di soffocare la testimonianza in forte espansione nel piccolo paese garganico.

Oltre ai centri già menzionati, raggiunse col vangelo San Paolo Civitate, Cagnano Varano e Vieste. Offrì, inoltre, un notevole contributo d’insegnamento alla chiesa di Manfredonia.

Fu un esempio di umile dedizione al servizio del Signore e di amore per le anime, esercitò un’influenza positiva su coloro che collaboravano con lui e in particolare la componente giovanile. Infatti, svariati giovani delle chiese della provincia di Foggia, impressionati dalla sua consacrazione al Signore si dedicarono pienamente al servizio (altri parzialmente), tra i quali Michele Borgomastro, diventato poi suo genero.

Portò avanti con grande responsabilità l’opera di evangelizzazione, poiché raggiungere le anime per annunciare loro la salvezza in Gesù era obiettivo fondamentale per la sua vita.

Saverio Longo andò col Signore nel 1963, gioioso di vedere lo sviluppo dell’opera e di udire le parole:

Vieni, buon fedele servitore… entra nella gioia del tuo Signore”.