Vita social

“Postare, condividere, mettere un like o una reazione, twittare, ecc.” sono espressioni che sempre più circondano la nostra vita quotidiana, negli ambienti che frequentiamo, in cui studiamo, lavoriamo, ed anche la vita comunitaria. Queste sono solo alcune delle prassi comunicative che rientrano nell’alveo di quella che sempre più viene identificata come cultura digitale, il cui elemento caratterizzante sta nell’essere continuamente connessi. Al punto che, la normale vita sociale nella quale noi esseri umani ci muoviamo dal primo momento in cui veniamo alla luce, potrebbe, oggi, tranquillamente essere mutata in... vita social!

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Sempre più dipendenti dalla cultura digitale

Possiamo far rientrare nell’accezione social tutto ciò che comunichiamo, volenti o meno, utilizzando canali digitali: così dalla mail, al profilo whatsapp, alla foto su instagram, al lungo post su facebook fino ad arrivare al sito web o al blog, entriamo in relazione con altre persone, conosciute o no, una oppure centomila, pur rimanendo con gli occhi incollati sul nostro smartphone, dentro le mura di casa o in mezzo al deserto, lontani da tutto e tutti (fisicamente parlando!). 

Tranne i casi estremi, patologici, nei quali la dimensione social dell’esistenza si sostituisce in toto a quella sociale, ovvero alle relazioni fatte di frequentazione, dialogo e ascolto reciproco, dobbiamo prendere

consapevolezza che la realtà digitale/virtuale si affianca a quella fisica, non solo in termini quantitativi, ma anche, e sempre più, attraverso coinvolgimenti di causa-effetto tra le due dimensioni.

Difatti sarebbe difficile per la maggior parte di noi, soprattutto in età idonea per l’utilizzo di apparecchiature multimediali (e l’età di entrata in possesso di questi strumenti si va abbassando vertiginosamente sempre di più), non riconoscere che negli ultimi dieci anni il tempo giornaliero trascorso nella dimensione virtuale sia aumentato, e non di poco!

Non solo però in termini di ore, come ci riportano le statistiche esistenti, ma anche sotto l’aspetto, ben più importante, delle conseguenze che coinvolgono, nel bene e nel male, in positivo e in negativo, i rapporti interpersonali vissuti nella realtà digitale e quelli vissuti dal vivo!

Questi due elementi oggettivi, riscontrabili da ognuno di noi, mettono in evidenza il sempre maggior peso che sta acquisendo la cultura digitale nella nostra esistenza, e in maniera più evidente nella nostra parte del mondo, avanzata tecnologicamente. Al punto che non possiamo più parlare di una tendenza del momento, destinata a passare, ma di una realtà nella quale stiamo e con la quale dovremmo confrontarci, in quanto figli di Dio, consapevolmente e col discernimento che provengono dalla sua Parola e dalla guida dello Spirito Santo!

L’invito di Gesù ad essere sale della terra e luce del mondo, sulla base delle premesse fin qui fatte, trova la sua giusta collocazione nell’esigenza, anche in questo ambito, di non disperdere le qualità del sale e la brillantezza della luce a scapito di un adeguamento agli standard che vanno per la maggiore, che poco o niente manifestano delle virtù cristiane.

Se da un lato ci sono evidenti pericoli di svilimento, dall’altro si apre uno straordinario scenario di potenzialità che possono essere espresse nella dimensione social, per contribuire come strumenti nelle mani di Dio per far emergere i suoi valori e i suoi standard!

Polarizzare il tema in esame su questi due fronti e snocciolarli in corrispondenti riflessioni che cerchino di esercitare un duplice ascolto, verso la nostra società e verso la Parola di Dio, può essere un modo per far crescere l’attenzione su questa realtà affinché, riportando le esortazioni dell’apostolo Paolo agli Efesini, possiamo

“non agire con leggerezza”.

Più dimensioni, un’unica identità

Per approcciare consapevolmente l’argomento, può essere d’aiuto partire da una considerazione di fondo, utile come premessa per il suo sviluppo.

La realtà virtuale, mediata da uno strumento tecnologico qualsiasi (smartphone, pc, tablet, …) non ha vita autonoma, non è che non appartenga a nessuno, o ad una identità astratta, non meglio nota. Qualsiasi messaggio ci arrivi, sotto qualsiasi forma (post, tweet, chat …) ha una provenienza, un’origine, così come avviene nella dimensione fisica, in quella che è la nota dinamica mittente-messaggo-destinatario.

Nella realtà social, però, rispetto ad un messaggio inviato all’interno di una conversazione de visu, è più facile non essere l’autore di quel che poi arriva al destinatario. Con sempre più immediatezza, infatti, è possibile condividere testi, immagini, audio, video, ricevuti e creati da altri. Anche il semplice mi piace porta a condividere il contenuto del post, divenendo così come tanti co-autori.

Questa dinamica social, sempre più a portata di mano, o meglio dire di pollice, pone diverse questioni sulle quali interrogarsi in questo primo ambito di riflessione.

Si conosce personalmente l’autore? È nota la fonte da cui proviene la notizia che viene condivisa e tutto il suo contenuto? ). È vera e verificabile? O invece abbiamo il dubbio che possa essere una menzogna, una bufala?

Tutte queste domande hanno a che fare con una triste tendenza che sta emergendo sempre di più sui social network, ma anche attraverso i tam-tam sulle chat telefoniche: il riferimento è appunto alle fake news, ossia a quelle notizie false che vengono create e diffuse come vere. Ha fatto molto scalpore, l’anno scorso (settembre 2017), la morte in circostanze sospette di Paul Horner, definito dalla stampa mondiale come il re delle Fake News. Quest’uomo ha acquisito notorietà diffondendo diverse notizie, rivelatesi successivamente assolutamente false, durante la campagna presidenziale negli Stati Uniti nel 2016. Senza entrare nel merito politico di questa vicenda, per la quale ognuno potrà approfondire personalmente, è da evidenziare che la sua deliberata azione menzognera è stata condivisa da un pubblico social sempre maggiore che non si è preoccupato di verificare la veridicità delle notizie date.

Inoltre, una recente indagine giornalistica riportata, tra gli altri, dal quotidiano La Repubblica, ha portato alla luce uno dei sempre più numerosi network di siti web che, sotto un’unica regia ad hoc, manipolano notizie e le modificano ad arte con lo scopo di attirare milioni di clic sui propri portali, creando così un business di non poco valore. La manipolazione, facendo leva su notizie che hanno a che fare con problematiche sentite dalla maggioranza delle persone, come ad esempio il tema dell’immigrazione o quelle legate alle questioni economiche, si attua attraverso titoli sensazionalistici che attraggono l’attenzione del navigatore virtuale, conditi, nella maggior parte dei casi, con un linguaggio scurrile e violento.

Queste due questioni sollevate ci danno modo, come cristiani, di porre diverse ulteriori domande e, contestualmente, spingerci a trovare risposte appropriate nella Bibbia.

Quali indicazioni utili, allora, si possono trarre dalla Parola del Signore, principi generali che possono essere poi utilizzati in queste dinamiche social che, pur non trovando spazio nella Bibbia in modo diretto per evidenti scostamenti temporali, sono legate profondamente alla nostra condotta? Difatti la Scrittura ha tanto da dirci al riguardo; in merito, cioè, al comportamento umano e al suo confronto con Dio.

Uno dei passaggi biblici più pertinenti è, come accennato in premessa, nel Sermone sul Monte, in particolare nella parte in cui Gesù accosta la vita di coloro che desiderano essere suoi discepoli, ascoltando i suoi insegnamenti, a due elementi naturali, diversissimi tra loro ma entrambi importantissimi per il mantenimento del corpo umano: sale e luce.

Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.

Mt 5:13

Per quanto concerne l’elemento del sale, particolarmente adatto a quanto fin qui scritto, l’applicazione delle sue specifiche caratteristiche può facilmente portare a considerare la necessità di dare un contributo idoneo, corrispondente e non svilito, in grado di influenzare positivamente e correttamente, secondo il disegno divino, il contesto social nel quale i messaggi dei cristiani arrivano a destinazione, tenendo ben presente le dinamiche comunicazionali prima citate.

Al riguardo, è molto utile il contributo di J. Stott:

La salinità del cristiano è il suo carattere come descritto nelle beatitudini, un serio discepolato cristiano esemplificato sia nelle parole sia nelle opere. Per essere efficace il cristiano deve conservare il suo sapore. Se i cristiani vengono assimilati dai non cristiani e contaminati dalle impurità del mondo, perdono la loro influenza. L’influenza dei cristiani sulla e nella società dipende dal loro essere distinti, non identici.

Alla chiamata di Gesù ad essere sale, con tutta la responsabilità a non venir meno nella sua caratteristica e correre il rischio di divenire così insipido, fa eco Paolo quando scrivendo agli Efesini, se da un lato esorta a non comportarsi più come “estranei alla vita di Dio”, dall’altro comanda di “bandire la menzogna, ognuno dica la verità…”, di non procacciare “nessuna cattiva parola”, ma piuttosto di ricercarne “qualcuna buona … che conferisca grazia (Ef 4:25-29).

Queste dinamiche comportamentali non possono e non devono rimanere fuori dai contesti social dei figli di Dio, senza evidentemente correre il grosso pericolo di divenire incoerenti davanti al nostro destinatario, e davanti a Dio.

È necessario, infatti, considerare ogni piccola condivisione social, quali le diverse citate, come facenti parte di una ben determinata dimensione virtuale, differente da quella fisica, ma non staccata dall’identità della persona, che è e rimane… una!

Nelle istituzioni pubbliche, così come nelle organizzazioni politiche e civiche, da qualche tempo ci si sta interrogando, con sempre maggior attenzione, sulle questioni qui trattate.

Ad esempio, è stata portata avanti nello scorso anno una campagna informativa per un uso responsabile dei social da parte degli appartenenti alle forze dell’ordine, comprendente una platea di almeno mezzo milione di uomini e donne in divisa, col fine di sensibilizzarli a non ritenere distaccate e non influenzabili le due dimensioni, quella pubblica di servitore dello Stato, e quella di privato cittadino col proprio, legittimo, profilo social.

A maggior ragione il figlio di Dio, il discepolo di Gesù, sensibilizzato quotidianamente dalla lettura e meditazione della Bibbia, può tirarsi indietro dalla sfida di ricercare e perseguire una coerenza tra le dimensioni social e fisica della propria quotidianità?

Può fare a meno di chiedersi, in ogni sua interazione virtuale, se sta condividendo, e quindi trasmettendo, una notizia non vera, inventata o manipolata? Se i suoi contenuti social, testi, audio, video, abbiano qualcosa di buono oppure no?

Il campo di riflessione e le relative considerazioni sono sicuramente vaste, ma l’invito rivolto da queste pagine è quello di non soprassedere al riguardo, dedicando invece attenzione al nostro comportamento social, affinché il sale non diventi insipido!

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