La verità è morta, viva la mia verità

Non tutti sono consapevoli che la deriva etica che caratterizza purtroppo la società del nostro tempo, che pare avviarsi verso la perdita di quelli che un tempo erano i suoi valori fondanti, è frutto del soggettivismo e del conseguente relativismo con cui ci si pone davanti al concetto di “verità”. Se non esiste una verità assoluta, non esiste neppure una morale universale con la conseguenza che ognuno ritiene vero, buono e giusto quello che lui pensa e crede. Così, disgregando la verità, si dissolve la morale e si rendono sempre più conflittuali le relazioni a cominciare da quelle familiari ed ecclesiali.

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Il nostro concetto di verità determina gran parte della nostra vita. Potremmo parafrasare il detto e dire:

Dimmi la tua

verità e ti dirò

chi sei

Ci piaccia o no, la vita che viviamo è in gran parte conseguenza della verità che crediamo.

La risposta alla celebre domanda di Pilato a Gesù:

“Che cos’è
verità?” (Gv 18:38)

contiene le chiavi della vita e perfino della morte. Non c’è da stupirsi, quindi, che la grande battaglia delle idee che oggi si combatte nel mondo abbia come sfondo quella che possiamo chiamare “la guerra della verità”.

Il famoso storico francese Jacques Barzun avvertì nel suo libro più conosciuto Dall’alba alla decadenza, che

“l’assalto postmoderno all’idea della verità ci potrebbe portare al dissolvimento di 500 anni di civiltà”.

La radice del conflitto non è né culturale né ideologica ma è morale. Ciò che si sta manifestando non è una nuova filosofia, ma è la questione su chi ha l’autorità nella mia vita e nel mondo:

“Qualcuno comanda da lassù o posso comandare io?”.

In questo senso, un vero e proprio terremoto ha scosso le fondamenta della civiltà occidentale, perché negli ultimi trent’anni anni le fondamenta e la natura della verità sono cambiate radicalmente. Il cambiamento è riassunto in una frase: “La verità è morta, viva la mia verità”. L’apogeo del soggettivismo e il fallimento della verità come valore assoluto costituiscono la caratteristica più rilevante della società del XXI secolo da un punto di vista etico.

Cosa è realmente successo? Dopo più di due secoli di razionalismo (ossia di glorificazione della ragione predicata dall’Illuminismo), l’oscillazione del pendolo del postmodernismo ha portato ad una sopravvalutazione del soggettivo che è divenuto la norma suprema della vita e del comportamento. Ciò che io penso e sento, la mia opinione, è ciò che ha valore.

Prima, la verità era esterna a me, ci si riferiva ad essa in terza persona; oggi la verità è dentro me, è un’estensione del mio “io”.


I miei sentimenti, soprattutto la mia felicità, hanno la supremazia sulla ragione. Ciò che è oggettivo, quello che può essere misurato, toccato e dimostrato, è stato relegato nel campo della ricerca e della scienza, ma non importa troppo nella vita quotidiana.
Il soggettivismo oggi è un idolo inviolabile per molte persone perché permette di far sedere l’io sul trono e di rimuovere Dio dal suo trono.

Verità e morale

Questo modo di pensare ha una conseguenza inevitabile: se non c’è una unica verità, ma molte verità, allora la mia verità è valida e corretta quanto la tua. In questo modo il concetto di verità è ridotto ad una opinione personale e, pertanto, è opinabile. La conclusione è chiara: non esiste una verità assoluta – la Verità – ma molte verità relative.

Questo fenomeno si può osservare chiaramente nei salotti tv o nei talk show, dove tutti parlano contemporaneamente e nessuno ascolta nessuno.

È un disordine calcolato e deliberato; la confusione non avviene a causa dell’incompetenza del presentatore, ma per la filosofia di fondo che domina in tutti i dibattiti, pubblici o privati: non importa la verità del soggetto in questione, la cosa importante sono le opinioni personali che vengono elevate automaticamente alla categoria di verità, la mia verità.

Questo, tuttavia, non è il punto cruciale perché il problema non riguarda solo le idee, ma gli stessi comportamenti. Come già detto, ciò che credo influisce sul modo in cui vivo.

La verità ha delle conseguenze etiche: è la guida per discernere tra ciò che è corretto e ciò che è sbagliato, fra il bene e il male, fra il giusto e ciò che è ingiusto. Se la verità è dentro di me, allora non c’è alcuna moralità oggettiva, ma ognuno costruisce il proprio codice comportamentale. Questo etica “à la carte”, al di fuori degli schemi, a piacimento del consumatore, è la conseguenza più drammatica del fallimento della verità.

Nessuno deve insegnarmi ciò che è giusto e ciò che è sbagliato perché questo lo so solo io. Inoltre, ciò che è buono per te può essere cattivo per me e viceversa. E così viviamo in un’epoca in cui si ripete la descrizione fatta al tempo dei Giudici quando “ognuno faceva quello che gli pareva meglio” (Gc 17:6).

La confusione etica e una crisi di valori senza precedenti sono la naturale conseguenza dell’eliminazione del valore assoluto della verità.

Trasformatori o trasformati?

Questa corrente di soggettivismo e crisi della verità sta interessando la Chiesa in modo sensibile. L’erosione dell’autorità della Parola di Dio come norma suprema della vita e della condotta è una delle sue conseguenze più preoccupanti.

Per molti credenti, la Bibbia ha smesso di essere normativa ed è diventata semplicemente orientativa.

Secondo una statistica, negli anni ’60 il 65 per cento dei nordamericani credeva che la Bibbia fosse la verità.

Oggi questa cifra è scesa al 32 per cento. E ciò che è più significativo, il 70 per cento afferma che non esiste qualcosa come la verità né i valori morali assoluti. Probabilmente qui c’è la radice della crisi del secolarismo e della superficialità che predomina in molte chiese in Occidente, Italia inclusa.

Quando la Verità diventa relativa e non assoluta, la Chiesa finisce per diventare mondana, è trasformata dal mondo anziché essere essa stessa lo strumento di trasformazione; la Bibbia diventa un libro orientativo ma non normativo e la grazia di Cristo diventa una grazia a buon mercato, che accetta di tutto e volge lo sguardo altrove piuttosto che a quei comportamenti che in precedenza erano considerati peccaminosi e che sono ora perdonati da questo mantello di soggettivismo che avvolge ogni cosa.

Per questo motivo i cristiani devono recuperare e proclamare con vigore la Verità di Dio rivelata nella Bibbia e incarnata in Cristo. Abbiamo bisogno di coraggio per essere araldi di questa Verità e di coerenza per incarnarla nella nostra vita.

Solo allora saremo “sale e luce” in un mondo di corruzione e di oscurità.

Colui che disse:

“Io sono la luce del mondo”

(Gv 8:12)

affermò anche di sé:

“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”

(Gv 8:32).

La verità vive in Cristo:

“Io sono la via, la verità e la vita…”

(Gv 14:6).

La Verità come un diamante…

Nel mostrare la Verità di Dio al mondo possiamo paragonarla a un diamante che ha diverse sfaccettature, ognuna delle quali riflette aspetti preziosi:

1. La verità è inseparabile dalla Parola

Dio ha parlato lungo la storia “molte volte e in molte maniere” (Eb 1:1) e ci ha rivelato la Verità nelle Scritture.

Questa sfaccettatura del diamante è quella che possiamo chiamare LA VERITÀ RIVELATA. Costituisce l’insieme delle affermazioni dottrinali che siamo chiamati a credere. L’apostolo Paolo lo chiama “il buon deposito” (2Ti 1:14) o la “sana dottrina” (2Ti 4:3; Tt 1:9).

Questo corpo di dottrine inizia con la rivelazione di Dio ai patriarchi, continua con i profeti e culmina nel Nuovo Testamento con l’insegnamento di Gesù e degli apostoli. Sebbene sia espressa in un modo perfettamente comprensibile (c’è infatti un elemento indiscutibilmente logico, razionale nella verità rivelata), tuttavia si può accedere ad essa soltanto per mezzo della fede.

Sono gli occhi della fede quelli che illuminano la nostra comprensione (Ef 1:18) e ci permettono di apprendere tutta la ricchezza della Verità di Dio.

2. La verità è inseparabile dalla vita

La verità è inseparabile dalla vita, poiché ha delle inevitabili implicazioni mo-
rali per la nostra condotta. La verità non è solo qualcosa da credere, ma da praticare. Implica richieste etiche, cambiamenti, un nuovo stile di vita.

La seconda sfaccettatura del diamante è LA VERITÀ UBBIDITA.

Siamo chiamati anche a vivere la verità, non solo a crederla. In realtà, vivere la verità è la migliore dimostrazione che ad essa abbiamo davvero creduto.

Dobbiamo credere ciò che è corretto – la sana dottrina –, ma dobbiamo anche vivere rettamente (Eb 12:14; 1P 1:14-16).

Credere la verità di Dio ci dà pace e sicurezza per il futuro:

“Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6:68),

ma deve anche trasformare le vite qui ed ora (2Co 3:18; Fl 1:6).

L’ubbidienza alla verità non solo purifica le nostre anime, ma ci addestra a esercitare l’amore fraterno non finto per amarci l’un l’altro a vicenda (1P 1:22).

Il paradosso più straordinario è che questa ubbidienza alla verità è la fonte per eccellenza della libertà:

“Conoscete la verità e la verità vi farà liberi… Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Gv 8:32, 36),

disse Gesù. Una vita di autentica libertà può essere raggiunta solo in Cristo, la cui verità ci libera da ogni schiavitù.

3. La verità è inseparabile dalla guida dello Spirito Santo

Finora abbiamo considerato gli aspetti più direttamente connessi con la nostra responsabilità, con ciò che facciamo da parte nostra: cercare di capire e afferrare la verità rivelata di Dio e desiderare di obbedirla.

Ottenere questo da noi stessi non solo è difficile, è impossibile; comprendere e vivere la Verità di Dio richiede una capacità che viene da Dio. Come qualcuno ha detto:

Essere cristiano
non è difficile,
è impossibile!”.

È impossibile se non abbiamo le risorse soprannaturali che provengono da Dio. L’abilitazione divina è imprescindibile per soddisfare le esigenze etiche di Cristo, tra cui quella di vivere nella verità.

La verità è anche qualcosa da discernere e, in questo senso, ci riferiamo alla terza sfaccettatura del diamante come LA VERITÀ ILLUMINATA.

Per questo motivo, Dio ci ha fornito una risorsa soprannaturale: l’aiuto dello Spirito Santo che è colui che dall’inizio ci convince “quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Gv 16:8) e continua dopo a “guidarci in tutta la verità” (Gv 16:13) nella nostra vita quotidiana.

Dipendiamo dallo Spirito Santo affinché le nostre convinzioni – la verità rivelata – non restino qualcosa di freddo o arrugginito dal tempo, ma siano innaffiate con l’unzione dello Spirito Santo che ci rinnova ogni giorno.

4. La verità è inseparabile dall’amore

Uno dei maggiori pericoli per il credente è di parlare o vivere la verità senza amore.

Agostino di Ippona disse:

“Non si può accedere alla verità se non per mezzo dell’amore (Non intratur ad veritatem nisi caritatem)”.

È una tentazione tanto sottile quanto frequente cadere nell’arroganza o durezza quando si è convinti di avere la Verità (con lettere maiuscole).

Questo è stato l’errore – e il peccato – di molti cosiddetti cristiani nel corso dei secoli.

La storia della Chiesa è piena di pagine tristi in cui si è cercato di imporre la verità del Vangelo con la forza.

Ciò può avvenire sia a livello collettivo (chiesa) sia nelle nostre relazioni personali.

Come un uccello ha bisogno di due ali per volare, così anche la verità e l’amore sono inseparabili. L’amore senza la verità può essere una sensazione piacevole, ma conduce solo al sentimentalismo e al sincretismo (“tutto è buono”, “tutte le strade portano a Dio”); e la verità senza amore è irritante e scortese, con una condotta priva di mansuetudine, la quale, invece, deve sempre caratterizzare la difesa della verità (1P 3:15). L’apostolo Paolo afferma con enfasi:

“Seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Ef 4:15).

Questo ci porta all’ultimo e più prezioso aspetto di questo tesoro: Cristo.

5. La Verità è inseparabile dalla persona di Gesù Cristo

La verità è più che una dottrina o un’esperienza spirituale-religiosa; è, innanzitutto, una persona: Cristo. Dio, dopo averci dato la verità rivelata,

“…in questi ultimi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1:2).

In Cristo culmina la rivelazione della verità fino al punto che egli pronunciò le parole più audaci che mai qualcuno abbia pronunciato:

“Io sono la via, la verità e la vita”
(Gv 14:6).

Cristo diventa LA VERITÀ INCARNATA:

“La Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità… Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Gv 1:14, 17).

Continuando con la similitudine del diamante, Cristo è la parte più preziosa della verità divina perché

“è l’immagine del Dio invisibile” (Cl 1:15)

“in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Cl 2:9).

Lo scrittore russo Dostoyevsky disse con grande lucidità:

“Se mi si dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità… io preferirei restare con Cristo anziché con la verità”.

La luce che irradia la Verità non solo illumina le nostre tenebre, ma ci affascina e ci attira a condividere la nostra vita intera con Lui (Ap 3:20). Come qualcuno ha detto:

“Un cristiano è una persona che è stata affascinata e conquistata da Gesù Cristo”.

Qui si trova la caratteristica più distintiva del cristianesimo: non è tanto una religione, quanto una relazione.

Pertanto, alla fine, la verità non è solo qualcosa da credere, qualcosa da vivere e qualcosa da discernere, ma al di sopra di tutto è qualcuno da amare: il Cristo vivente, la Verità incarnata.

Traduzione di Michele Papagna

assemblea di Manfredonia (FG), via Iaccarino