I lupi bianchi

Una parabola moderna ci aiuta a comprendere la situazione nella quale viviamo oggi la nostra fede e soprattutto ad evidenziare i rischi che si possono correre quando ci si comporta senza discernimento, lasciandosi guidare non dalla Parola di Dio ma da sentimentalismi a volte anche entusiastici e da facili emozioni. Ognuno, dopo averla letta, è libero di dare alla parabola il significato che vorrà; comunque è evidente che, indipendentemente dall’interpretazione che le si vorrà dare, la sua lettura non può lasciare indifferenti. Anzi…

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Pecore con i denti piatti, pecore con i denti a punta

Nelle valli fra le colline chiamate “i Pascoli” c’era un Ovile. Pur essendo antico, era ben tenuto: protetto da un solido, alto recinto e da una porta robusta. Lo conduceva un brav’uomo, il Pastore, che amava le sue Pecore e faceva del suo meglio affinché fossero sane e soddisfatte. Grazie al suo impegno l’ambiente era pulito e ordinato, e si percepiva un’atmosfera di rilassato benessere. In quell’Ovile, a memoria di Pastore e di Pecore, non c’erano mai stati grossi problemi. I grossi problemi erano al di fuori dell’Ovile. Periodicamente venivano giù dalle montagne e li si poteva vedere aggirarsi sul crinale della collina, ad una certa distanza: i Lupi bianchi. Pattugliavano i Pascoli con aria indifferente, ma tenendo sempre d’occhio l’Ovile; conoscevano bene il valore di ciò che conteneva.

Qualche volta si avvicinavano furtivamente al recinto dell’Ovile. Il Pastore li allontanava a sassate quando li vedeva, ma loro non avevano nessuna paura e facevano solo finta di scappare: in realtà restavano nei paraggi e si riavvicinavano non appena il Pastore non era più in vista. Si avvicinavano al recinto dell’Ovile e salutavano cortesemente le Pecore. E restavano lì a giocare, a lisciarsi il pelo, ad assaggiare fili di erba tenera…

Pian piano alcune Pecore iniziarono a rispondere timidamente ai loro saluti. Poi un giorno presero coraggio e rivolsero loro la parola: “Siete davvero simpatici e gentili; ma che Animali siete?”.

Siamo Pecore anche noi: non vedete che siamo bianche e morbide come voi? Gli Animali bianchi e morbidi sono Pecore; lo sanno tutti, no?”.

Le Pecore non sembravano convinte; e infine la più coraggiosa fra loro obiettò: “Eppure non sembrate Pecore; c’è qualcosa per cui sembrate un po’ diverse…”.

I Lupi si guardarono l’un l’altro con espressioni addolorate e spiegarono: “Lo sappiamo, purtroppo. Non siete le prime che ce lo fanno notare… Eppure l’unica vera differenza fra noi e voi è che mentre voi siete Pecore con i denti piatti, noi siamo Pecore con i denti a punta: sappiamo che non sono belli, ma che colpa ne abbiamo? Siamo nate così. Però la gente non capisce. Anche voi, così simpatiche e care, vorreste emarginarci per questo?”.

Con aria sempre più afflitta, raccontarono: “Tante persone cattive ci discriminano e ci accusano di ogni male a causa di questi nostri denti strani, sapete? E noi ne soffriamo tanto. Ma voi siete intelligenti e buone di cuore; sicuramente potete capire. È proprio a causa di questi strani denti a punta che siamo sole, qui in giro per i Pascoli: tanti Pastori ignoranti e insensibili non ci vogliono nei loro Ovili. Dicono che non siamo Pecore, che siamo pericolose, e ci cacciano via. Ma finalmente abbiamo trovato delle vere amiche, delle sorelle che ci possono capire, volere bene e accettare così come siamo”.

Pecore non disposte ad ascoltare il Pastore

Le Pecore erano molto toccate dal racconto di questa infelicità; ne parlarono con altre Pecore, e poi ancora con altre Pecore; a poco a poco tutte furono al corrente di queste loro nuove “strane” Pecore vicine. E presero a cuore il loro triste problema. Alcune non riuscivano proprio a fidarsi di loro, ma altre ormai si fermavano tutti i giorni a scambiarci quattro chiacchiere, mentre il Pastore era indaffarato e non guardava; erano proprio decise a far accettare e far trovare a loro agio le nuove sorelle Pecore nell’Ovile. Sarebbe stato davvero triste se si fossero arrese davanti ai giudizi malvagi e ignoranti delle poche Pecore diffidenti fra loro, ora che potevano fare tanto bene alle nuove sorelle! La voce circolava e infine arrivò alle orecchie del Pastore. Il quale si appostò, vide che l’incredibile notizia era vera, e cacciò via come al solito i Lupi a sassate. E iniziarono le discussioni.

Che cosa hai fatto? È terribile! – dicevano le Pecore – Hai minacciato e colpito le nostre amiche Pecore con i denti a punta. Non stavano facendo nulla di male. Perché lo hai fatto?”.

Quelli sono Lupi, non Pecore – spiegò il Pastore – Sono vostri nemici. I vostri peggiori nemici. Non è solo una questione di denti diversi. Avete visto le loro code? Avete visto i loro piedi? Le impronte che lasciano? Non sono Pecore”.

Ma le Pecore pensavano: “È proprio come ci avevano detto: anche il nostro Pastore non si fida di loro a causa di quella loro differenza; ma è poi così importante?”.

E, poco convinte dalle spiegazioni del Pastore, continuarono a frequentare i Lupi; ma prestando ora maggiore attenzione a sfruttare i momenti in cui il Pastore era occupato altrove. Ormai erano le Pecore, e non più i Lupi, ad organizzare gli incontri, all’insaputa del Pastore.

Il Pastore vedeva che non erano convinte dalle sue spiegazioni; sentiva che qualcosa si era frapposto fra lui e le sue Pecore e, preoccupato, insisteva: “Mie care, fidatevi di me: li conosco bene, li conosco da tanto. Voi siete giovani, avete pochi anni, ma io sono qui da molto prima di voi. E anche loro sono qui da molto prima di voi: li ho sempre conosciuti. Mio padre era qui prima di me e li conosceva, e mio nonno prima ancora di lui: loro ci sono sempre stati e non sono mai cambiati. Sono sempre gli stessi. So bene di cosa parlo: sono Lupi, dovete credermi. Lupi cattivi, non Pecore buone. Lupi”.

Ma le Pecore ormai ascoltavano con almeno mezzo sospetto le informazioni del Pastore e riflettevano fra loro: “Lui però le scaccia da lontano e non si è mai soffermato a parlare con le nostre amiche. Noi invece parliamo con loro e quindi le conosciamo davvero; e abbiamo visto che sono gentili, non sono affatto pericolose. Il Pastore crede di sapere tutto, meglio e più di noi; ma si basa sul sentito dire, su nient’altro che pregiudizi. Questa è presunzione”.

Il Pastore, che le amava, non si arrendeva a questa loro pericolosa ingenuità e tentava di condurle a ragionare: “Dovrebbero essere proprio quei loro denti a punta a farvi diffidare di loro: a cosa pensate che gli servano? Non vi siete chieste come mai non mangiano l’erba come voi? Vi hanno detto cosa mangiano? Sono pericolosi!”.

Ma sentendo questo le Pecore pensavano: “Noi le abbiamo viste con i nostri occhi mangiare l’erba intorno all’ovile; per qualche ragione che non sappiamo, il Pastore non ci sta dicendo la verità. Ha tanti pregiudizi e vuole che li abbiamo anche noi”.

E la fiducia diminuiva ancora fra le Pecore e il Pastore. I Lupi bianchi sono esperti e astuti.

Sempre più lontane dal Pastore

Il Pastore, sperando di riguadagnare terreno, tornò alla carica: “Non sono affatto gentili e simpatici come sembrano! Perché non vi fidate di me? Forse sono diventato vostro nemico dicendovi la verità? Fanno i gentili con voi, ma per fini disonesti: vogliono che la vostra fiducia si distolga da me e si rivolga verso di loro. Ma in realtà loro vi vogliono mangiare. Dovete smettere di frequentarli. Ve lo proibisco”.

Questo è troppo! – dissero fra loro le Pecore – Lui non le conosce come ormai le conosciamo noi, eppure si permette di giudicarle. Probabilmente è solo geloso perché ha paura di perdere un po’ del nostro latte, l’avaro. O chissà a che cosa altro mira… I Pastori non dovrebbero amare le Pecore? Invece il nostro le odia. Basta con questa prepotenza, basta con questa dittatura. Siamo intelligenti come tutte le Pecore e perfettamente in grado di capire come stanno le cose!”.

E a mano a mano coinvolgevano sempre più Pecore del gregge nel loro crescente malumore nei confronti del Pastore.

I Lupi, sentendo dalle Pecore i resoconti giornalieri di queste discussioni, commentavano: “Non mettetevi nei pasticci per noi, sorelle; siamo abituate ad essere maltrattate. Piuttosto, per voi stesse non è bello che siate trattate in questo modo: scusate se ve lo diciamo, ma non c’è proprio rispetto per le vostre opinioni e i vostri sentimenti…”.

Proprio così, povere care; meritereste di meglio per quanto valete”.

Certo che… come dire?… che brutto ambiente nel vostro Ovile, ecco! E dire che, insieme, potremmo renderlo tanto più bello…”.

E le Pecore concludevano: “Avremmo dovuto rendercene conto da sole, e da tanto; meno male che qualcuno ci sta finalmente aprendo gli occhi”.

Alla fine le Pecore decisero che, se si voleva una ventata di rinnovata gioia e libertà in quel vecchio Ovile, era necessario lasciar entrare le nuove sorelle, le Pecore con i denti a punta; loro sì erano buone, rispettose e sagge. Con loro, tutte le cose sarebbero cambiate in meglio; ormai era talmente chiaro…

I Lupi nell’Ovile

E così una sera, all’ennesima raccomandazione del Pastore affinché smettessero di dare confidenza a quelli che lui insisteva a chiamare con disprezzo “i Lupi”, saltarono su con rabbia, belando a piena gola: “Basta con le discriminazioni! Basta con la dittatura! Il Gregge siamo noi! L’Ovile è nostro, non tuo!”.

E in gran numero si ammassarono davanti all’ingresso dell’Ovile, dicendo: “Apriamo la porta di questo carcere, lasciamo entrare le nostre sorelle e mettiamo una buona volta fine a tutte queste ingiustizie!”.

Il Pastore gridò: “Dovete fidarvi di me! Vi prego, è pericoloso. Non aprite la porta!”.

Ma ormai era troppo tardi. Le Pecore non lo ascoltavano più; aprirono la porta e in un attimo i Lupi furono dentro.

Il Pastore allora prese il suo fucile, deciso a salvare comunque il Gregge.

Ma i Lupi dissero alle Pecore: “Avete visto? Cosa vi dicevamo? Non ha nessun rispetto della vostra opinione! È un uomo violento, ha addirittura un fucile: vuole farci del male! Ma noi non gli abbiamo fatto nulla. Lo sopporterete ancora?”.

E le Pecore risposero: “È vero. Non ci ha mai dato ascolto. E adesso, pur di avere ancora ragione, ha imbracciato persino il fucile!”.

E, detto questo, si disposero in massa compatta davanti ai Lupi, gridando contro il Pastore:“Se vuoi sparare addosso alle nostre sorelle dai denti lunghi, dovrai sparare prima addosso a noi, uomo sanguinario!”.

Il Pastore non credeva ai suoi occhi.

In breve si levò alto un coro di tante voci, di Lupi e Pecore insieme: “Violento!… Prepotente… Chi credi di essere?… Sei tu il pericolo per noi!… Devi andare via! Vattene! Vattene! Vattene!”.

Provò ancora a far ragionare il gregge, gridando per farsi sentire in mezzo al tumulto: “Non è vero, non state parlando col cuore; vi ho sempre trattato bene, lo sapete, ho speso la mia vita per il vostro bene! Quando mai vi siete trovate male per esservi fidate di me?”.

Ma nessuno sembrava più ascoltarlo, mentre il clamore aumentava: “Vattene! Vattene! Vattene!”.

Epilogo drammatico

Non c’era più niente da fare. Il Pastore sapeva che cosa sarebbe successo, ma non poteva sparare sulle sue Pecore. Abbassò il fucile e, nel silenzio che si era creato a questo suo gesto di resa, rispose: “Se davvero è questo che volete, sia fatta la vostra volontà. Vado via. Non per questo smetto di amarvi e vi auguro che si avverino le vostre speranze più belle. Personalmente spero solo che Qualcuno vi protegga quando sarò uscito”.

E si avviò mestamente verso la porta, in mezzo alla folla di Pecore che faceva ala al suo passaggio. Un po’ più curvo, un po’ più vecchio, molto più infelice.

Solo poche Pecore anziane e un paio delle più giovani uscirono dalla porta dell’Ovile dietro al Pastore. E la porta fu richiusa alle loro spalle.

Il Pastore disse: “Venite, amiche mie; andiamo via prima che scoprano quanta differenza c’è fra le Pecore con i denti piatti e quelle con i denti a punta. Noi ricominceremo un nuovo Ovile in un’altra valle”.

E col cuore stretto si allontanarono, per non sentire i festeggiamenti e le risate che si tramutavano in grida di dolore.

Ma se fossero rimasti a sbirciare avrebbero potuto assistere ad uno spettacolo incredibile e raccapricciante: i Lupi uccisero tutte le Pecore, ma ne sbranarono solo una parte, per nutrirsene. Tante altre, come i vampiri dei film dell’orrore, una volta morte si trasformavano a loro volta in Lupi bianchi e riprendevano vita! Presto sarebbero partite a loro volta in giro per i Pascoli, in cerca di un altro Ovile…

I lupi in natura dovrebbero dedicarsi alla caccia di cervi e cinghiali nei boschi. Ma i cervi scappano veloci e i cinghiali si difendono furiosamente. È molto faticoso e pericoloso.

Dei cervi e dei cinghiali selvatici si occupano i Lupi neri dei boschi.

I Lupi bianchi preferiscono operare nei pascoli puliti e ordinati. Loro sono specializzati in ovili.

I Lupi bianchi esistono veramente.