Il messaggio di Naum

aum rivolse il suo messaggio in particolare agli abitanti di una città, Ninive, i quali, dopo aver vissuto un’esperienza di ravvedimento davanti a Dio, ritor-narono in breve tempo alla loro antica malvagità. Dio li avverte ancora dell’imminenza del suo giudizio. Anche se la sua pazienza ha sempre un li-mite, il suo amore viene prima di tutto, come ben testimonia anche il mes-saggio di Naum: Dio offre rifugio, Dio avverte, Dio annuncia la buona noti-zia della sua grazia, poi e soltanto poi… giudica.

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I figli di Dio hanno un rifugio sicuro. Ma viene utilizzato sempre questo rifugio?
Nel bisogno o quando vediamo ingiustizie intorno a noi, ci rifugiamo in Dio o semplicemente perdiamo la speranza e la pace? Leggiamo le parole del profeta Naum:

Il Signore è buono; è un rifugio nel giorno dell’angoscia e conosce quelli che confidano in lui

(Na 1:7)

Mi ha colpito molto leggere questo versetto. Possiamo trovare altre volte nella Bibbia espressioni più o meno simili, ma questa mi colpisce se considero il contesto in cui è inserita.

Un Dio buono, rifugio per chi lo cerca

Il profeta Naum aveva il compito di portare un messaggio di giudizio sulla città assira di Ninive.

Circa cento anni prima, quando il profeta Giona aveva predicato ai Niniviti, tutti gli abitanti della città, a partire dal suo re, si erano pentiti ed avevano dato ascolto al messaggio di Dio trasmesso attraverso Giona. Ma, al tempo di Naum, Ninive e tutto il regno assiro si ritrovarono al punto di partenza: era stato ingrandito l’impero, ma era stata abbandonata quella conoscenza di Dio ricevuta e accolta tramite il profeta Giona. Ninive aveva ottenuto l’espansione del suo impero tramite atrocità e crudeltà che sono considerate tra le più terribili della storia. La condanna da parte di Dio non tardò a farsi sentire:

“Guai all’Assiria, verga della mia ira! Ha in mano il bastone della mia punizione. Io la mando contro una nazione empia e la dirigo contro il popolo che ha provocato la mia ira, con l’ordine di darsi al saccheggio, di far bottino, di calpestarlo come il fango delle strade. Ma essa non la intende così, non così la pensa in cuor suo; essa ha in cuore di distruggere, di sterminare nazioni in gran numero.
Infatti dice: “I miei prìncipi non sono forse tanti re? Forse Calno non è come Carchemis? O Camat come Arpad? O Samaria come Damasco? Come la mia mano è giunta a colpire i regni degli idoli dove le immagini erano più numerose che a Gerusalemme e a Samaria, non posso io forse, come ho fatto a Samaria e ai suoi idoli, fare anche a Gerusalemme e alle sue statue?”». Ma quando il Signore avrà compiuto tutta la sua opera sul monte Sion e a Gerusalemme, «io», dice il Signore, «punirò il re d’Assiria per il frutto della superbia del suo cuore e dell’arroganza dei suoi sguardi alteri. Infatti egli dice: “Io l’ho fatto grazie alla forza della mia mano e alla mia saggezza, perché sono intelligente; ho rimosso i confini dei popoli, ho saccheggiato i loro tesori e, potente come sono, ho detronizzato dei re. La mia mano ha trovato, come un nido, le ricchezze dei popoli; e come uno raccoglie delle uova abbandonate, così io ho raccolto tutta la terra, e nessuno ha mosso l’ala o aperto il becco o mandato un grido”». La scure si vanta forse contro colui che la maneggia? La sega si inorgoglisce forse contro colui che la muove? Come se la verga facesse muovere colui che la alza, come se il bastone alzasse colui che non è di legno!”

(Is 10:5-15)

Lo spirito degli Assiri si elevò al di sopra di Dio, sviluppando una superbia smisurata.

L’Assiria fu lo strumento attraverso il quale Dio aveva giudicato il regno del Nord, il regno di Israele. Ma il popolo assiro non volle riconoscere quale era la fonte di questa autorità che le era stata data, arrivando ad abusarne a dismisura e insuperbirsi. Per questo motivo la profezia di Naum inizia con questa affermazione:

“Il Signore è un Dio geloso e vendicatore; il Signore è vendicatore pieno di furore; il Signore si vendica dei suoi avversari e serba rancore verso i suoi nemici, il Signore è lento all’ira e molto potente, ma non lascia il colpevole impunito”

(Na 1:2-3)

E poi ancora:

“Egli sgrida il mare e lo prosciuga… i monti tremano davanti a Lui, si sciolgono i colli; alla Sua presenza si solleva la terra e il mondo con tutti i suoi abitanti… Chi può resistere davanti alla Sua indignazione?”

(Na 1:4-6)

Queste affermazioni anticipano e completano il versetto bellissimo da cui siamo partiti in queste riflessioni:

“Il Signore è buono, è un rifugio, e conosce chi confida in lui”.

Il Signore è buono ed è un rifugio, perché possiede le caratteristiche di giustizia, integrità e onnipotenza. Che significato avrebbero infatti i concetti di bontà e rifugio se non fossero uniti al concetto di giustizia, di assenza di male? È Dio che fa giustizia, non noi. Dio ci assicura che ci sarà giustizia.
Nelle parole di Naum, un aggettivo interessante attribuito al Signore qui è “geloso”.
La parola “gelosia”, se associata all’essere umano, è generalmente negativa, ma il termine ebraico qui usato sembra che andrebbe inteso piuttosto con l’accezione di “essere appassionato”, “non indifferente”, “profondamente coinvolto nella relazione istaurata”.
Dio dà tutto se stesso e vuole che la relazione con lui impregni e includa tutto il nostro essere; è grave se chi sperimenta la grazia di Dio, come era accaduto agli abitanti di Ninive, si insuperbisce poi contro Dio in quel modo. Ed ancora: Dio non accetta la superbia ma neanche una relazione a metà o una relazione condizionata dal dubbio e dalle paure. I diretti destinatari di questo messaggio erano i Niniviti, ma Dio attraverso questo si rivolse anche ai “sudditi” del regno del Sud, del regno di Giuda, al tempo del re Giosia.
Cosa voleva comunicare Dio attraverso il profeta Naum? Il nome Naum significa “consolatore”. Egli portava il messaggio da parte di Dio che il terribile distruttore (Ninive, l’Assiria) era prossimo ad essere abbattuto. Essere sicuri della potenza, della giustizia e della bontà di Dio, essere sicuri che egli interverrà al momento opportuno, consola e ristora l’anima.
In sintesi, possiamo concludere questa prima riflessione con questa esortazione:

Preoccupiamoci prima di tutto di appartenere a Dio, senza temere per il resto.

Non insuperbiamoci, non addoloriamolo con la nostra poca fede, con le nostre paure del presente o del domani o con i nostri dubbi.
Dio è giusto, conosce chi gli appartiene, ci assicura di essere un rifugio per chi confida in lui e non permetterà che il male vinca sulla giustizia.
Dio non tollera la superbia. Sebbene vediamo tanto male nel mondo, sebbene i potenti si ergano superbamente e sembra che non abbiano più alcun freno, questi verranno fermati a suo tempo. Il fattore tempo per noi è difficile da accettare, ma Dio sa meglio di noi.
Dio è buono e un rifugio per chi ha fiducia in lui. Il messaggio di Naum evidenzia tuttavia anche un altro aspetto di Dio che è inscindibile dalla sua bontà. Siamo arrivati così alla seconda riflessione.

Un Dio che giudica

Gli abitanti di Ninive e tutti gli Assiri non solo passarono da uno stato di conoscenza del Signore ad uno stato di abbandono per andar dietro all’ambizione di potere, ma passarono addirittura ad uno stato di odio totale e di rigetto di Dio. Naum scrive infatti:

“Da te è uscito colui che ha tramato il male contro il Signore, che ha premeditato scelleratezze”

(Na 1:11)

E più avanti, per esprimere ancora i motivi del giudizio, su Ninive scrive:

“Questo a causa delle tante fornicazioni dell’avvenente prostituta, dell’abile incantatrice, che vendeva le nazioni con le sue fornicazioni e i popoli con i suoi incantesimi”

(Na 3:4)

Altrove nella Bibbia (Ez 31) l’Assiria viene raffigurata come un albero rigoglioso che Dio aveva fatto crescere ma che poi si era insuperbita. Le immagini della fornicazione, della prostituzione (qui intese come peccati morali, sincretismo religioso, idolatria) e dell’albero rigoglioso sono le stesse utilizzate per descrivere anche l’impero babilonese che ugualmente si era insuperbito al punto tale da volersi ergere al di sopra di Dio. Anche questo impero infatti compì ogni genere di nefandezze, sia dal punto di vista morale che della violenza fisica.
Popoli e imperi hanno ricevuto da Dio potenza ma l’hanno usata solo per distruggere e/o arricchirsi, per alimentare il proprio orgoglio, per darsi all’idolatria e per ergersi contro Dio, considerandosi come Dio stesso.
Quanti imperatori, re, uomini potenti o con alte cariche volevano essere adorati e quanti ancora oggi si ritengono infallibili e onnipotenti? E le stesse raffigurazioni usate per descrivere il re d’Assiria (Na 1:11) sono quelle che tutta la Sacra Scrittura usa per descrivere lo spirito superbo che vuole elevarsi ed ergersi al di sopra di Dio, con un atteggiamento tipico della ribellione di Satana. Tale spirito purtroppo appare spesso nel corso della storia e sarà così fino agli ultimi tempi, come troviamo descritto nell’Apocalisse.
All’inizio della profezia di Naum (1:2) possiamo leggere per ben tre volte un aggettivo riferito a Dio: “vendicatore”. Come per il termine geloso, non dobbiamo valutarlo secondo l’ottica umana. Come detto prima, Dio è giusto non può passare oltre il peccato e la malvagità. Inoltre è ancora scritto: “lento all’ira”.
Sappiamo bene che gli avvertimenti di Dio sono molteplici e Dio fa di tutto per richiamare l’uomo a ravvedersi.
La Bibbia dice (Ez 18:23-24; 1Ti 2:1-4) che Dio non gode della morte dell’uomo, ma che desidera il suo ravvedimento.
Nel caso specifico di Ninive mandò il profeta Giona, le cui parole furono accolte ma poi dimenticate, probabilmente già dalla generazione successiva.

Questo era quindi un avvertimento anche per il popolo di Dio che leggeva questa profezia.

Come accennato, la predicazione di Naum viene da molti collocata durante il regno di Giosia, un re fedele al Signore che aveva ricondotto il popolo alla Parola di Dio e riformato radicalmente il paese. Ed è per questo che forse la profezia non contiene nessuna riprensione per Giuda.
In quel momento il popolo di Dio stava vivendo un grande risveglio. Ma sappiamo che purtroppo sarebbe presto ritornato a fare il male e che, da lì a poco, anche il regno del Sud avrebbe subito la distruzione tramite la deportazione in Babilonia, a causa della sua infedeltà al Signore.
Perciò anche se conosciamo il Signore e abbiamo creduto in lui, ciò non esclude la nostra responsabilità e il nostro impegno a non compiere il male, a non insuperbirci e a rimanere fedeli fino alla nostra morte.
Ricordiamo le parole di Gesù:

“E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna”

(Mt 10:28)

Ognuno di noi, potente o debole, grande o piccolo, deve mettere a posto la propria posizione con Dio, e vivere umilmente secondo la sua volontà. E questa è la cosa che ci deve preoccupare. Non diamoci pace fino a quando non siamo in pace con Dio. Invece per il resto possiamo essere sicuri che ogni malvagità compiuta avrà un giorno la sua retribuzione.
Quindi, possiamo riassumere così questa seconda riflessione:
Ricordiamo in primo luogo che Dio non può tollerare tutto ciò che si erge contro di lui e sopra di lui; in secondo luogo che ogni ribellione mossa contro Dio non potrà durare: in terzo luogo che il ravvedimento di Ninive durò poco, forse solo per la generazione a cui Giona profetizzò e, infine, che il giudizio spetta a Dio, a noi spetta l’ubbidienza.
Alcuni commentatori ritengono che la profezia di Naum non abbia un posto nell’ambito della storia della salvezza, non ci porta cioè a guardare a Cristo.

Ma è proprio così? La risposta ad una terza e ultima riflessione.

Un Dio messaggero di buone notizie

Sempre all’inizio della profezia di Naum leggiamo:

“Ecco, sui monti, i piedi di un messaggero che porta buone notizie, che annuncia la pace! Celebra le tue feste, o Giuda, adempi i tuoi voti; perché il malvagio non passerà più in mezzo a te; egli è completamente distrutto”

(Na 1:15)

Questa profezia si adempì al tempo di Giosia. I profeti mediante lo Spirito Santo annunciavano un messaggio valido certamente per il loro tempo, ma la profezia può avere un adempimento che si proietta oltre quel tempo.
Naum annunciò:

“Ecco, sui monti, i piedi di un messaggero che porta buone notizie, che annuncia la pace!”

È guardando a Gesù, al Messia promesso per Israele, al Salvatore del mondo e di tutti noi che queste parole trovano un ulteriore adempimento. Il profeta Isaia usò parole molto simili (Is 52), parole che furono poi riprese da Paolo scrivendo ai Romani cap. 10 versetto 15:

“Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci? E come annunceranno se non sono mandati? Com’è scritto: «Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano buone notizie!»”
(Ro 10:15)

La buona notizia è il Vangelo, la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede.

Certo, non è ancora venuto il momento in cui Dio compirà la sua giustizia e non è il nostro compito occuparci di questo.
Ma il nostro compito è annunciare la buona notizia, la sua salvezza, disponibile per tutti gli uomini.
“Armiamoci” della pace di Dio, abbiamo fiducia in lui e temiamo lui solo, il buono, l’onnipotente, il giusto e lento all’ira. E soprattutto impegniamoci ad essere davvero annunciatori di pace e del suo Vangelo! Ma anche annunciatori del suo giudizio che, a suo tempo, non risparmierà chi lo avrà rifiutato e premierà chi ha avrà creduto e sarà rimasto fedele.