Gesù e Nicodemo: rinascere è possibile

In quale modo è possibile realizzare un vero cambiamento nella nostra vita? Un cambiamento così radicale da poter essere definito come “una nuova nascita”? Attraverso l’osservanza degli insegnamenti della religione? Attraverso una profonda conoscenza teologica? Oppure attraverso qualcos’altro? Quale è la risposta di Gesù?

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Introduzione

Non sempre le parole di Gesù sono di facile e immediata comprensione e i motivi sono diversi: nel suo pensiero c’è qualcosa di nuovo, di diverso dal consueto modo di ragionare e i concetti che esprime sono al di sopra della normale esperienza umana; inoltre un certo modo di parlare e di pensare è strutturalmente diverso: esempi presi dalla vita quotidiana diversissima dalla nostra, parole che in quel contesto avevano sfumature di significato diverse ecc.

Nell’episodio che esamineremo è evidenziata questa differenza, a tal punto che un contemporaneo di Gesù, “un pezzo grosso” del tempo (per niente stupido), non riesce a capire un concetto fondamentale della fede cristiana.

“C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: “ Rabbí, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui”. Gesù gli rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio”. Nicodemo gli disse: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?” Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: Bisogna che nasciate di nuovo. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito”. Nicodemo replicò e gli disse: “Come possono avvenire queste cose?” Gesù gli rispose: “Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti?”.

(Gv 3:1-12)

Gesù e Nicodemo: uno storico incontro avvenuto nella quiete della notte. Nel dialogo intercorso tra i due emergono delle verità sulle quali desideriamo soffermarci. Perché Nicodemo andò di notte? Siamo portati a pensare che il motivo risieda nel timore del fariseo, ma la Bibbia tace. Come membro del Sinedrio (il tribunale civile-religioso) doveva agire con una certa prudenza perché il rischio era grosso, l’espulsione dalla sua carica e, forse, qualcosa di peggio. Ciò che deve essere sottolineato non è tanto che sia andato di notte, ma che sia andato. Le voci corrono presto e nella sua posizione di nemici ne aveva sicuramente tanti. Ma l’ansia di sapere qualcosa di più intorno a questo “strano” maestro lo ha spinto a correre questo rischio.

Ciò che Nicodemo sa

Ma andiamo avanti nella nostra storia. L’ansia di sapere spinge l’illustre personaggio a dire subito ciò che già sa, stabilendo così un punto di partenza per un discorso:

«Noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui».

Che cosa sa Nicodemo di Gesù? «Un dottore venuto da Dio».

Il termine «dottore» deriva dal verbo latino docere, insegnare e traduce il greco didaskalos. Sarebbe più corretto tradurre Maestro o, come altre traduzioni, Rabbi.

Nicodemo riconosce in Gesù un Maestro, ma non un semplice Maestro; Egli è “venuto da Dio”, perché compie dei miracoli. Qualcosa di più di un semplice Rabbi: questo era ciò che Nicodemo e i suoi amici (il pronome plurale usato da Nicodemo fa pensare che forse non era andato solo a titolo personale) sapevano di Gesù. Nel suo discorso è sottintesa la domanda: “Sei proprio ciò che pensiamo? Sei qualcosa di più o di meno? Ci stiamo sbagliando in ciò che pensiamo di te?”.

Dal Novecento in poi una certa teologia, che si era tranquillamente sposata con la filosofia, ha cercato di proporre una versione riduttiva di Gesù: egli, dicevano, era un buon Rabbi, un eccellente oratore che riusciva a trascinare le folle con i suoi discorsi, il fondatore di una religione di alta qualità; ma nulla di più.

Il Cristo Figlio di Dio che muore per i peccati dell’uomo e che risorge, testimoniando così la sua provenienza divina, è frutto della fantasia dei suoi discepoli. Più o meno ciò che pensava Nicodemo: un Rabbi particolarmente benedetto dal Signore, niente di più.

Ciò che Nicodemo avrebbe dovuto sapere

 Gesù taglia corto:

«In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio».

Le sue parole sono una sferzata che porta il discorso su un piano diverso, non quello iniziato dal Fariseo. Perché il Maestro sposta il discorso e va diritto al cuore del problema? Non è forse perché sapeva che in quel momento ciò che era veramente utile per Nicodemo era qualcosa che lo riguardava da vicino? È come se avesse detto a Nicodemo: “C’è un problema urgente che devi risolvere; risolvilo, poi il resto si vedrà”. Il Gesù che i Vangeli ci presentano non amava tanto le chiacchiere religiose, ma andava diritto al cuore del problema delle persone, e questo dimostra il suo interesse per l’uomo.

Che cosa doveva capire Nicodemo di così urgente? Egli sapeva qualcosa intorno a Gesù e ha dimostrato un sincero interesse, per questo motivo accetta il rischio del colloquio notturno; ma c’era qualcosa di molto importante che gli stava sfuggendo: “Devi nascere di nuovo!”. Nicodemo è spiazzato, la sua replica lo dimostra, e nella sua mente c’è un turbinio di domande e di pensieri: “Che strambo Rabbi è questo Gesù, sta facendo dei discorsi incomprensibili. Sono venuto qua per sapere qualcosa di più o per confermare certe mie idee, ma sono più confuso di prima. Che cosa intenderà dire con «nuova nascita»?”.

Come Gesù non vogliamo proporre un “discorso religioso”, un sistema religioso in alternativa ad un altro, ma qualcosa di più e di meglio: una nuova nascita, necessario preludio di una nuova vita. Di fronte a questo discorso si può avere la stessa reazione di stupore di Nicodemo: «Può uno entrare nel ventre di sua madre?». È chiaramente una domanda che vuole provocare una reazione del Maestro. La risposta non tarda a venire, ma è un po’ enigmatica, almeno per noi:

“In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è Spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è chiunque è nato dallo Spirito” (5-8).

Una chiara verità è espressa: la nuova nascita non appartiene alle categorie della “carne”. La carne e lo Spirito appartengono a due realtà diverse. In questo testo non si sta parlando dello spirito umano, ma dello Spirito Santo, di Dio stesso. Non c’è una proposta di un’idea dualista della realtà: da una parte ciò che è fisico, considerato un male, e dall’altra ciò che è spirituale, considerato un bene. La visione dualistica della realtà non ha origini bibliche. Qui, nel discorso di Gesù, la contrapposizione è tra ciò che l’uomo può fare e ciò che Dio fa. In pratica sta dicendo a Nicodemo che l’esperienza della nuova nascita non può essere il frutto di qualcosa di religioso che lui possa fare.

Nel precedente episodio abbiamo rilevato quest’aspetto: il cristianesimo non è una religione, non è ciò che l’uomo può e deve fare (troppo spesso è stato presentato in questo modo), ma ciò che Dio fa, attraverso la redenzione operata da Cristo e l’opera nel cuore delle persone dello Spirito Santo. Tutto ciò che l’uomo fa rimane nella categoria della carne e non può essere ascritto a merito. A questo proposito Karl Barth ha scritto:

“Poiché la religione… è carne. Essa partecipa alla confusione e alla mondanità essenziale di tutto l’umano. Essa è il suo vertice, la sua perfezione, ma non il suo superamento né la sua rinnovazione”.

Solo la nuova nascita, che è opera di Dio, ti fa uscire dalle categorie della carne nelle quali è nata la religione. Interessante notare che il termine usato da Gesù “di nuovo”, traduce il greco anothen che può significare anche “da alto” (altri, infatti, lo traducono in questo modo). Non è un caso che il termine usato abbia il doppio significato “di nuovo” e “da alto”, perché per l’uomo può accadere qualcosa di nuovo solo se viene da alto.

La nuova nascita è un’opera misteriosa, ma ha degli effetti evidenti. Gesù, anche se sta usando una metafora, è chiaro sull’argomento:

«Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è chiunque è nato dallo Spirito».

Come questo avvenga sfugge alla nostra comprensione. È chiaro, però che è un’opera di Dio (“dove vuole”) e che produce dei risultati evidenti.

Non so come sia avvenuta questa nuova nascita in me più di 50 anni fa, ma so che è accaduta perché qualcosa di profondo è avvenuto e ha dato una nuova direzione alla mia vita. Se riesco a capire nel giusto modo mi sembra che questo sia il significato del discorso di Gesù: “Caro Nicodemo, ciò che sto proponendoti non è qualcosa che puoi fare tu o qualcun altro, nessun uomo, nessuna religione o filosofia potrà mai operare questa «nuova nascita», ma solo lo Spirito Santo. È un’opera misteriosa, che tu non potrai capire fino in fondo; ma capirai che è avvenuta guardando gli effetti visibili e concreti nella tua vita”.

Per capire realmente chi è Gesù, per superare la soglia di una comprensione che si limita alla sua umanità, occorre l’intervento dello Spirito. Possiamo essere teologi, filosofi, eminenti studiosi, ma senza l’intervento da “alto” la nostra comprensione di Cristo sarà sempre limitata. Non è detto che il credente, illuminato dallo Spirito, possa arrivare a una perfetta conoscenza di Cristo, ma sicuramente potrà superare la soglia della “carne”. Lo stesso Pietro, quando risponde correttamente alla cruciale domanda di Gesù «E voi chi dite che io sia?», lo fa perché Dio glielo ha rivelato.

Conoscere Cristo è qualcosa di più di possedere alcune nozioni su di lui. Il verbo conoscere, quando è in relazione con Dio e con le persone, è generalmente considerato di più di una semplice conoscenza formale, ma indica un rapporto. Nicodemo voleva sicuramente sapere qualcosa di più, ma il Maestro gli indica la strada per una vera conoscenza che conduce a un rapporto. La rinascita è possibile solo in Cristo. Essa è il frutto dell’amore di Dio, manifestato con il dono di suo Figlio; è Lui il prezzo pagato per la nostra salvezza:

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”.

(Gv 3:16)