Precedere o essere preceduti?

Preferiamo guidare gli altri o essere guidati? È inutile negarlo: per natura siamo orgogliosi, presuntuosi e desideriamo essere sempre noi al comando della nostra vita. Quest’orgoglio condiziona anche le nostre relazioni con Dio: preferiamo un dio da sottomettere alla nostra volontà piuttosto che un Dio al quale essere sottomessi. Ma è questa la scelta giusta?!?

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Un valore perduto

Essere “preceduti” da qualcuno è una delle realtà più difficili da accettare per l’uomo contemporaneo e in generale per la società in cui viviamo. Tutti vogliono “precedere” e nessuno vuole essere “preceduto”. Pur di non essere “preceduti” da nessuno gli uomini sono pronti ad usare ogni mezzo anche se illecito e non ammesso, sono pronti a “sgomitare” e a fare ricorso ad ogni elemento che possa farli arrivare davanti a tutti e dietro a nessuno.

La cultura contemporanea ci richiede, o in molti casi purtroppo ci impone, di dovere essere coloro che precedono piuttosto che coloro che sono preceduti. Del resto, si pensa che se si è preceduti da qualcuno si è da meno, non si ha valore, non si è stati abbastanza capaci o abbastanza forti da essere arrivati davanti e per primi. Così progressivamente, in nome dell’importanza di non essere preceduti da nessuno, si è perso il valore dell’essere preceduti. Tuttavia, a differenza di quello che insegna la società in cui viviamo essere “preceduti” ha un valore. Un grandissimo e inestimabile valore. Questo valore è direttamente proporzionale a colui che ci precede. Così ecco che quando colui che precede è la persona di Dio il valore dell’essere “preceduti” raggiunge il suo massimo livello.

Mosè rivolgendosi al popolo in occasione della seconda opportunità di ingresso nella terra promessa gli ricordò quello che gli aveva detto quarant’anni prima, in occasione della prima possibilità di entrare in possesso del paese, quando affermò:

“Non vi spaventate e non abbiate paura di loro. Il Signore, il vostro Dio, che vi precede, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto e nel deserto dove hai visto che il Signore il tuo Dio ti ha portato come uomo porta suo figlio per tutto il cammino che avete fatto finché siete arrivati in questo luogo”

(De 1:29-32).

Dio precedeva il popolo di Israele. Lo fece dall’Egitto a Canaan. Lo ha fatto in tanti altri momenti della sua storia.

Dio: davanti a noi o dietro a noi?

Dio è il Dio che precede anche oggi.

Dio ci precede quando camminiamo nella sua volontà.

Dio ci precede per farci raggiungere gli obiettivi che lui ha preparato per noi, nello svolgere i nostri doveri in famiglia, nel portare avanti i compiti che ci ha affidato nella chiesa, nel portare avanti gli impegni che ci chiama ad assolvere nel lavoro.

Dio ci precede quando ci chiama a passare per la strada tortuosa della prova, quando ci chiede di transitare per i sentieri impervi della difficoltà.

Dio ci precede nella via che in alcune fasi della vita porta al dolore e al pianto, quando ci vuole portare ad ammirare i panorami meravigliosi della gioia e della pace, quando ci chiama a realizzare qualcosa che sembra impossibile e irrealizzabile.

Dio ci precede ancora oggi, marcia alla nostra testa, passa e cammina davanti a noi ancora oggi come ieri.

Se è vero tutto questo però è anche vero che non possiamo pretendere che Dio ci preceda quando camminiamo al di fuori dalla sua volontà, quando vogliamo raggiungere i nostri obiettivi e non i suoi, le nostre mete e non quelle che ha preparato per noi. Non ci è facile come uomini lasciarci precedere, mentre, ci è molto più semplice e immediato essere coloro che precedono.

Purtroppo, molte volte vogliamo precedere Dio e poi pretendiamo che Dio ci segua e ci sostenga in quello che non ci ha chiesto, in quello che non ha preparato per noi. Molte volte pretendiamo che Dio ci appoggi quando usiamo mezzi e metodi a lui non graditi, da lui condannati, da lui non consentiti.

L’illusione che precede la sconfitta

Dio ci precede ma non vuole essere preceduto.

Dio vuole essere seguito ma non segue.

Dio ci porta ma non vuole, e non può, essere portato da noi in vicende che non fanno parte della sua volontà, esperienze che non approva e che non condivide.

Precedere Dio dando per scontato che egli ci segua comunque e ovunque è una delle più grandi illusioni in cui possiamo cadere. Apre le porte alle sconfitte, ai fallimenti, ai problemi. Di questo ne abbiamo una chiara dimostrazione quando il popolo volle porre rimedio alla ribellione mostrata in occasione della prima opportunità di ingresso nella terra promessa mediante una spedizione contro gli Amorei che il Signore non aveva comandato e nella quale non li avrebbe “preceduti” dicendo:


“Non salite e non combattete perché io non sono in mezzo a voi; voi sareste sconfitti davanti ai vostri nemici”

(De 1:42)

come poi del resto accadde (De 1:43-44).

A differenza di quello che insegna la società in cui viviamo, essere “preceduti” ha un valore. Un grandissimo e inestimabile valore quando colui che ci precede è la persona di Dio. Ricordiamocelo sempre.